La buona madre/Nota storica

Nota storica

../Atto III IncludiIntestazione 7 settembre 2020 100% Da definire

Atto III
[p. 473 modifica]

NOTA STORICA

Che questa commedia possa dirsi un capolavoro, come la valutò Vittorio Ferrari (Letter. ital. mod. e cont. 3 a ediz. Milano, Hoepli 1911 p. 63), parmi esagerazione; che debba farsene poca stima per la troppo insistente morale, come giudica nel suo poderoso volume il Chatfield- Taylor (Gold. A. Biography New York 1913 p. 325), direi esagerazione ugualmente.

È vero che La Buona Madre, scritta dall’autore in soli quattro giorni (v. Capit. per le nozze Berlendis-Renier nei Componim. div. I. II pp. 136- 139), non ebbe da principio al S. Luca le accoglienze che meritava, quando vi si rappresentò il 31 Gennaio 1760 m. v. (Cod. Gradenigo 67 al Museo civ. Correr). Goldoni stesso c’informa (Mem. II, XL) che ne vennero date quattro sole recite; ed ecco, soggiunge, una commedia onesta andata a terra onestissimamente. (Curiosa! Nel Catalogue des pièces de Théatre de M. Goldoni che fa seguito ai Mém. (Paris, Duchesne 1787 Tome III p. 349) la Buona Madre è scambiata per la Buona Moglie, leggendosi accanto alla prima queste parole: «Suite de l’Honnete fille». (ossia della Putta onorata). Ma se il pubblico d’allora non le fece buon viso, fu di parere opposto Gaspare Gozzi, al cui dire il nostro Carlo «in questo genere di produzioni non verrà forse mai pareggiato da alcuno, e certamente fino a qui è il solo che sia pervenuto a tal segno. Il dialogo è della stessa natura che parla, per modo che gli spettatori non si ricordano punto d’essere assistenti ad una rappresentazione; ma sembra loro aver posto in que’ ragionamenti. Questa è la più bella e difficile qualità d’un componimento comico, alla quale non si può giungere senza lunghissima sperienza, congiunta a quelle infinite osservazioni, che nascono del continuo lavoro, e da un intelletto per natura a tali componimenti inclinato, e pieno di meditazioni fatte col tempo» (Gazz. Ven. n. 104, 31 genn. 1761).

Giudizio onesto al pari della commedia! Quanti di noi che ascoltammo la Buona Madre, non vedemmo nella protagonista un caro riflesso della mamma nostra, tutta casa, tutto affetto che traspira da ogni sua parola, che la riscalda e la orba al punto da credere inventate le scappatelle del figliuolo che le vengono riferite! Tutto dire; pel Nocchi invece, questa tenerezza, pur tanto naturale, fa che la commedia riesca languida (Comm. sc. di C. G. Firenze 1856 p. XVIII); e lo Schedoni poi sentenzia «che chi brama dipingere l’imagine della bontà deve guardarsi dal prestarle la sembianza dell’inavvedutezza, perchè in scambio di farla onorare andrà a pericolo di farla deridere» (Princ. mor. del teatro Modena 1828 p. 73). Baie! Amor de mare, amor de mato, dice un nostro proverbio; perchè è un amore senza limiti, che sente soltanto, e non ragiona nè vuol saperne di ragionamenti. Lo stesso Goldoni del resto ce lo fa spiattellare da quella pettegola di Margherita, la serva, quando Barbara, la buona madre, apprende dal merciaio Rocco che Nicoletto comperò al suo negozio due fazzoletti senza pagarli, e ritiene che li avrà presi per il santolo; onde la domestica brontola da sè a sè: «La xe orba a sto segno, poverazza!» (A. II. [p. 474 modifica]Sc. X). Mettete ora d’accordo, se vi riesce, lo Schedoni della pagina citata con lo Schedoni della pag. 218 (ibid.), allorchè trattando del «protagonista vizioso» loda a cielo il commediografo veneziano per avervi esaltata la buona madre, e posta la cattiva come episodio. Sta bene; ma non è ad un tempo l’esaltamento dell’amor materno che fa prorompere quella buona in tanti vezzi superlativi quando parla della sua creatura; vezzi che anche al nostro Molmenti, ma a torto, parvero «tirate declamatorie?» (C. G. Studio Venezia, Ongania 1880 p. 112).

Per me intanto non solo la protagonista è tratta dall’intimo di quell’esistenza ch’è pur la nostra, sempre la stessa in ogni tempo e in ogni luogo; ma Nicoletto, il figliuolo viziato; Agnese, la vedovella smaniosa di nuovo marito, che pur d’averlo s’attacca a quel bricconcello; la servetta ciarliera che confessa d’esserlo con una sincerità deliziosa (cfr. Merlato, Servette goldoniane, ne La Vedetta Fiume 25 febbr. 1907); la Daniela, povera ragazza onesta, che, dice bene il Caprin, «come Rosina nel Ricco insidiato, tenta di accaparrarsi con i vezzi un po’ di marito benestante» (C. G. La sua vita, le sue op. Milano, Treves 1907 p. 262); Lodovica, sua madre, un tipo di scroccona che precorre la mamma educatrice del Giusti; il vecchio Lunardo che malgrado gli acciacchi, è tuttora vago di femmine; i personaggi tutti insomma vivono d’una vita reale e non fittizia, sono macchiette sbozzate con mano maestra; e arguzie, sali e proverbi del popolo veneziano scoccano dalla loro bocca ch’è una delizia l’udirli.

Per queste ragioni certamente il Sindaco nostro, co. Filippo Grimani, in cui non so se più prevalga lo spinto di venezianità o la cortesia de’ modi, nel discorso tenuto in occasione del secondo centenario della nascita del poeta, noverava giustamente la Buona madre tra le commedie goldoniane «che rallegrano e commuovono, ma insieme sono elemento di educazione e di civiltà» (Gazz. di Venezia 25 febbr. 907); Gino Damerini, sebbene notasse anch’egli che il tipo di Barbara «suscita oggi una fuga di sorrisi maliziosetti per un eccesso d’ingenuità inverosimili», in che, per quanto già dissi, non convengo, la giudicava «tra le più pungenti per verismo, e le più audaci per scene piccanti» (ibid. 8 febbr. ’907); Giulio Piazza, altro critico di vaglia, stimavala «tra le più vive e briose commedie di Goldoni» (Il Piccolo Trieste 8 febbr. 1910).

Nessuna maraviglia quindi le si rendesse nel secolo scorso maggiore giustizia che nel precedente; infatti la si diede in Bologna al Marsigli-Rossi dai Filodrammaturgi nel carnevale 1815 (Cosentino, Un teatro bol. del sec. XVIII p. 222); l’aveva nel suo repertorio la Comp. Sarda (Costetti, Comp. R. Sarda p. 171); altre recite registra il Sabalich a Zara nel ’58 e nel ’66 (Dalmata 27 febbr. 1907); e così a Trieste più volte, e in altre città.

Ma per restringerci a Venezia, se appena tre rappresentazioni ci sono note del "700, cioè 9 dic. ’95, 12 e 13 genn. ’96 al teatro di S. Cassiano col titolo: Sior Nicoletto mezza camisa (Gazz. urb. ven.), eccovi un lungo elenco di quelle datesi in seguito:

1802, 13 febbr., S. Luca, comp. Fabbrichesi e Gnocola (Giorn. dei t. com. di Velli e Meneghetti).

1803, 2 ott., S. Giov. Grisostomo, stessa comp. (ibid).

1804, 8 dic, S. Samuele, comp. Fabbrichesi (ibid.).

[p. 475 modifica]

1806, 27 genn., S. Samuele, stessa comp. (ibid).

1810, 28 febbr., S. Giov. Grisostomo, comp. Fabbrichesi (Quotidiano Veneto).

1813, 2 marzo, S. Benedetto, stessa comp. (Giorn. dipart. dell’Adriatico).

1820, 11 marzo, S. Giov. Grisostomo, comp. Dorati. Nicoletto era Luigi Bellotti, che faceva smascellar dalle risa, e «che in questa parte si dice non avesse rivali» (Rasi, Com. Ital.).

1824, 24 genn., S. Luca, comp. Morelli. Nella stessa sera al S. Benedetto, comp. Velli. (Gazz. di Venezia alla quale così per questa, come per le recite successive, abbiamo attinto).

1830, 11 nov., S. Benedetto, comp. Carlo Goldoni, dir. dai comici Bon, Romagnoli e Barlaffa.

1831, 3 nov., ivi, stessa comp.

1843, 3 nov., all’Apollo, da Luigi Duse.

1845,21 febbr.. id. id.

1846,9 febbr., id. id.

1855, 21 agosto al Malibran, comp. Pascale e Covi; col titolo: La Bona Mare ossia Sior Nicoleto mezza camisa in calle de l’Oca.

1856, 21 22 e 23 febbr. al S. Samuele, da F. Lottini.

1857, 10 e 11 genn. ivi, stessa comp.

1859, 28 genn. e 4 marzo, S. Samuele, da Giorgio Duse.

1863, 30 genn. all’Apollo, comp. Duse e Lagunaz dir. da Giacomo Landozzi.

1865, 2 genn. e 25 febbr. all’Apollo, comp. soc. Goldoniana.

1868, 3 sett. al Malibran, dalla nuova comp. Goldoniana, prima attrice Cecilia Bellotti Duse.

1871, 6, 7 e 8 febbr., e 10 marzo al S. Samuele, comp. Armellini e Morolin, prima attrice Marianna Morolin, una Barbara impareggiabile.

1872, 2 e 8 genn. all’Apollo, comp. Angelo Morolin.

1873, 30 dic., id. id.

1875, 9 genn. e 9 febbr., id. id.

1878, 22 genn., id. id.

1883, 18 genn. al Goldoni, comp. venez. G. Benini e G. Raspini dir. da Franc. Paladini.

1884, 21 apr. al Goldoni, comp. venez. E. Zago e C. Borisi dir. da Giacinto Gallina. Che Barbara eccellente in Amalia Borisi; qual tipo ameno di Lodovica in Enrichetta Foscari; e quanto esilarante Nicoletto in Emilio Zago, che in seguito vestirà con altrettanta valentia i panni del cagionoso Lunardo!

1885, 2 nov., al Goldoni, stessa comp.

1886, 12 ott. al Goldoni, comp. venez. di Emilio Zago dir. da Giacinto Gallina; col titolo: Sior Nicoletto meza camisa e i so amori in calle de l’Oca.

1887, 31 genn. al Rossini comp. veneta di Gaet. Benini dir. da Ang. Pezzaglia.

» 31 ott. al Goldoni, comp. soc. italo-veneta cond. da Gaet. Benini, dir. da Albano Mezzetti.

1888, 21 ott. al Goldoni comp. Zago e Privato. Anche Guglielmo Privato, un Lunardo coi fiocchi.

1889, 11 ott. al Goldoni, id.

1892, 17 ott. al Rossini, id.

1893, 10 ott., id. id.

[p. 476 modifica]

1899, 19 nov. al Malibran, id.

1900, 28 ott. al Rossini, id.

Nel secolo attuale, il pubblico veneziano si diverte e applaude ancora, quando Emilio Zago gliela ripresenta, come fece al Rossini il 7 ott. 1903; al Goldoni 10 febbr. e 13 ott. ’907; e nello stesso teatro, 23 genn. ’910.

Di versioni non ci è nota che quella in tedesco del Saal: Die gute Mutter (Sämmtl. Lustsp. Leipzig 1769 vol. V); non già Die zärtliche Frau come scrive il Rabany, C. G. Le Théâtre ecc. p. 375) ch’è invece La moglie saggia.

Aggiungiamo per ultimo che Goldoni dedicò la commedia «a Sua Eccellenza il signor Stefano Guerra», che aveva grande passione per i viaggi, e visitò l’Italia tutta, due volte la Germania, Parigi e Londra. Di queste peregrinazioni il Guerra tenne anche minuta descrizione in un suo diario, di cui certamente il commediografo nostro ebbe contezza, ma che non ci risulta si sia pubblicato.

C. M.


La Buona madre fu pubblicata la prima volta a Venezia sulla fine del 1766, nel t. IX dell’ed. Pasquali. Uscì ancora a Torino (Guibert e Orgeas IX, 1773) a Venezia (Savioli XIV, 1775; Pitteri XIV. 1778; Zatta cl. I. VIII, 1789; Garbo VIII, 1795) a Lucca (Bonsignori XIII, 1789) a Livorno (Masi XV, 1790) e forse altrove nel Settecento. - La presente ristampa fu compiuta sui testi più fedeli del Pasquali e dello Zatta. Valgono le solite avvertenze.