Giuseppe Gioachino Belli

1834 Indice:Sonetti romaneschi III.djvu sonetti caudati letteratura Io Intestazione 2 novembre 2022 25% Da definire

La ggiustizzia ingiusta Li quadri de pittura
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1834

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IO

     E io? Nun t’aricordi che rrisposta
Che jje seppe1 fà io? Sì ttu, ma io
J’aridisse tratanto er fatto mio,
Come fussi una lettra de la posta.

     Bbe’, arrotavi:2 ma ccorpo d’un giudio;
Nu la fesce po’ io la faccia tosta?3
Chi jje lo diede er puggno in d’una costa?
Nu je lo diede io, sangue de ddio?

     Ah, ttu ssolo nun sformi?4 e fforz’5 io sformo?
E ssi6 ttu nner giucà stai a la lerta,7
Io me pozzo8 avvantà9 che mmanch’io dormo.

     Io so cche ïo co’ sta manina uperta
Io pijjo er deto10 che mme pare, e ll’ormo11
Io nu lo tiengo maipe ccosa scerta.

8 aprile 1834

Note

  1. Seppi.
  2. Arruotare: fremere.
  3. Far la faccia tosta: metter giù i riguardi.
  4. Sformare: prorompere in isdegno.
  5. Forse.
  6. Se.
  7. All’erta.
  8. Posso.
  9. Vantare.
  10. Prendere il dito: indovinare il punto al giuoco della morra.
  11. Tener l’olmo, è al gioco delle passatèlle “esser condannato a non bere mai.„