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Ugo Matini 1913 Indice:Matini - In Mugello, Firenze, 1913.djvu Firenze/Storia locale Letteratura In Mugello Intestazione 25 gennaio 2017 25% Da definire

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UGO MATINI


IN MUGELLO

FIRENZE

ufficio della «rassegna nazionale»

Viale Principe Amedeo, 7


1913

[p. Dedica modifica]

al

Dottor FRANCO MAGRINI

benemerito presidente

della sezione fiorentina

dell’ass. naz. italiana per il mov. dei forestieri

affettuosamente

dedico

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IN MUGELLO1


La carrozza saliva lentamente, soffermandosi, di tratto in tratto, lungo la strada che conduce da Firenze a Monte Senario, per darci modo di godere la bella (Fot. F.lli Alinari)
Strada per Monte Senario
veduta che si svolgeva sotto ai nostri occhi. Della lieta comitiva facevano parte alcune gentili signore, un famoso pittore straniero, un insigne musicista, il proprietario di una bella villa, posta presso Bivigliano ed io.

Era il momento incantevole dell’anno nel quale la primavera spiega tutta la pompa delle sue grazie e la giornata bellissima si avvicinava al suo fine.

Attraverso il velo argentino formato dalle foglie degli ulivi vedevansi luccicare, in basso, le acque dell’Arno, e innalzare al [p. 6 modifica] cielo le loro cime marmoree i monumenti meravigliosi della bella città. Dappertutto il grano cresceva con vivace verdura, e le zolle apparivano scarlatte, per la fiamma dei tulipani selvatici sparsi qua e là. I cesti degli asfodeli brillavano come macchie d’oro, e le radici degli ulivi, striscianti a fior di terra, parevano azzurre, tante erano le pimpinelle e i giacinti che si annidavano intorno. (Fot. Biondi)
Paese presso Bivigliano
I mandorli fioriti davano sprazzi bianchi, come fiocchi di neve caduta di recente, e, di tanto in tanto, un pesco, dai fiori vermigli, facea capolino.

L’aria era fresca, soavemente tranquilla, piena di una fraganza fantastica, e noi salivamo, giocondamente ciarlando.

Giungemmo a piè di una rustica casa, ove cresceva l’ellera e la verbena, e si aprivano fra l’erba, alta e sottile, i bianchi sessagoni delle croci di Gerusalemme. (Fot. Danti) Su l’architrave di una finestra due tortore tubavano e un cane, steso sopra un mucchio di giaggiolo, guardava con occhio buono e curioso. Da un viottolo due buoi, lenti e tranquilli, venivano verso di noi, col largo frontale adorno di fiori. [p. 7 modifica]

Salimmo sopra un rialzo, donde potevasi scorger meglio la pianura sottostante. Il sole scendeva basso, brillante, d’un color giallo d’ambra, e maravigliose tinte dorate, porporine, delicate come i colori del petto di una colomba, si diffondevano pel cielo. Gli edifizi più alti della città gentile, percossi dal sole cadente, avevano toni caldissimi e proiettavano su quelli minori lunghissime ombre; le lanterne e le finestre delle case e dei palazzi mandavano scintillii; le colline e i poggi vicini si facevano foschi, mentre i lontani monti della Falterona e dell’Osmannoro, sfumavano lievi fra i tenui vapori della nebbia vespertina.

Alti e solenni, in quella gloria di tramonto, in mezzo a quel mare di case, quasi a darci una prova della opulenza artistica della città, s’ergevano al cielo: la svelta e poderosa cupola di cupola di Santa Maria del Fiore, che pareva guardare attorno con i suoi grandi occhi; il fulgido gioiello marmoreo inalzato da Giotto; quel meraviglioso stelo di fiore gigantesco che è la torre d’Arnolfo; il maestoso scrigno d’argento, ossidato dal tempo, dell’Or San Michele e i campanili delle chiese e le torri dei palagi della vetusta città.

Vanivano lenti i rintocchi di lontane campane; strani e indistinti rumori giungevano a noi, misti, di tanto in tanto, a lievi argentini scoppi di risa, di fanciulli e di donne del luogo. (Fot. G. Danti)
Bivigliano

Tre vecchie, presso la porta di una povera casa filavano insieme. Parevano le tre Parche: ma tre Parche liete e cortesi.

Osservammo a lungo le varie scene che si presentavano a nostri sguardi, poi sostammo a Bivigliano, località allora poco affollata, frequentata invece oggi, da una numerosa e ricca colonia di villeggianti, che trova lassù tutte le comodità necessarie alla vita odierna e tutti i più interessanti servizi pubblici: posta, telegrafo, telefono, luce elettrica e rapidi e variati mezzi di trasporto che conducono, in breve ora, a Firenze ed altrove.

Visitammo la chiesa di San Romolo e ci attardammo ad ammirare la pala d’altare di Andrea della Robbia, così semplice e interessante per la varietà degli atteggiamenti delle figure, per [p. 8 modifica](Fot. F. Alinari)
Bivigliano — Chiesa di S. Romolo — Pala d’altare di Andrea della Robbia.


la originalità dei fregi, pel fine colorito e la simpatica intonazione. Poi, percorrendo l’amena strada pianeggiante, che si stende fra [p. 9 modifica] una bella e rigogliosa selva di castagni, giungemmo alla villa dell’amico. Una lauta cena ci attendeva, dopo la quale e dopo alcune ore deliziose passate nel parco della villa e presso il laghetto grazioso, ci coricammo, per esser pronti la mattina a salir Monte Senario, prima del sorger del sole.

Albeggiava appena e le cime degli alti alberi annosi spiccavano nerastre sul pallido opalino del cielo, allorchè ci mettemmo di nuovo in via. Breve è il tratto tra Bivigliano e il Monte e in poco più di mezz’ora giungemmo al Santuario. La negra foresta dei folti abeti, sovra cui si leva la torre del cenobio, appariva in quell’ora come una lugubre folla d’incappati che aspettasse la voce di qualche sacro oratore.

Visitammo l’eremo; scendemmo nella foresta a vedere le grotte, ove si dice abitassero due santi; bevemmo un sorso dell’eccellente liquore che i monaci estraggono dalla resina degli abeti, che circondano il Convento e che chiamano appunto Gemma d’abeto, poi tornammo anche una volta sulla grande terrazza, donde si ha una meravigliosa veduta della valle dell’Arno e della Sieve. E fu così che io vidi, per la prima volta, da quel luogo incantevole, il Mugello.

Nei miei ripetuti viaggi, nelle più famose località d’Europa, ho veduto apparire sotto ai miei occhi molte splendide vedute, distendersi e avvicendarsi, come mostruose onde di fantastico Monte Senario(Fot. L. Gori). [p. 10 modifica]mare, catene di montagne solenni e grandiose; pure tra queste tante visioni di sublimi bellezze, la grandiosa scena che si ha dal Senario, mi è rimasta nell’animo e nella retina, come incancellabile e grato ricordo.

Potrò io, con la povera e disadorna mia parola, giungere a descriverla! Da Monte Senario, verso levante, piegano le loro masse imponenti Monterotondo, Monte Giovi e, lontano, la grandiosa Falterona, e le belle giogaie, in alcuni luoghi, sembrano stringersi dappresso amorosamente; indi la cerchia s’incurva a tramontana come un arco maestoso del ferace Appennino, dove nel verno guarda pensosa la mucca le alte cime coperte del bianco manto della regina dei monti, e nella stagione lieta brucano, su pei clivi erbosi, le pecorelle sbrancate. Poi inalza al cielo le sue cime Castel Guerrino, e i rudi gioghi così pittoreschi e belli Scherzatoia, ove si attardano ancora poche capre, delle tante di cui era ricco un tempo il solitario giogo, che danno eccellenti formaggi. [p. 11 modifica]Poi viene l’alta cima di Gazzarro, che sente gli urli della bufera nell’inverno algente e porta al valico della Futa e nelle boscaglie adiacenti turbini di neve, ma che dà benefizio di mite temperatura ai paesi sottostanti, durante la stagione del sole. E poi ancora nuovi declivi selvosi e l’alpestre Casaglia, nido fecondo di piccoli mugellesi, altra specie di caprioli birichini e irrequieti, che hanno pronto ingegno e spirito arguto, e poi Migneto e poi Mangona, che s’innesta a Monte Morello e chiude così la grande e magnifica conca.

Verso ponente nasce un piccolo rio che, scorrendo dapprima modesto e silenzioso, lungo clivi sassosi, solca poi, verso levante, la valle, e s’ingrossa, e si arricchisce delle acque che da sinistra gli recano la Lora, chiaccherina e fresca, la Stura e il Tavajano violento, il soleggiato Levisone, il Bagnone, il Bosso e l’Elsa, fino al Moscia tranquillo, dove la vallata del Mugello finisce. Vengono a destra la Garza, ricca di lasche, della quale un dettato che corre tra gli abitanti del Mugello settentrionale, dice:

Tutti i fiumi vanno in giù
Carza pazza torna in su.

poi le acque del Faltona, che scorrono per luoghi petrosi, quelle del Paterno, della Fistona e della Corolla, allietate spesso da alti filari di pioppi. Le acque limpide di queste varie scaturigini, nate in mezzo alle macchie di alberi secolari, o nelle verdeggianti praterie, o nei ricchi marroneti, giù per pendici o per dirupi aspri [p. 12 modifica]e selvaggi, vanno saltellando e spumeggiando, fresche e chiassose finché perdono il modesto loro nome, e la gaiezza nativa nella Sieve austera.

Su nei ripiani alpestri esse furono specchio e bevanda alle belle giovenche, use a tuffarvi il piede forcato e le nere labbra, giù, nella valle opima, lasciano alla terra le loro linfe fecondatrici, che daranno ai lavoratori dei campi il giallo oro della messe preziosa.

Popolosi borghi, villaggi graziosi e lindi, diroccate castella, ricordo di tempi feroci ma insieme gloriosi, abbellano la regione che è un vero paradiso, colmo di ogni specie d’incanti. Primo ad occidente Barberino di Mugello, racchiuso nella valle della Stura, che vien giù dalla Futa. Ha il paese una bella piazza e due vie popolate, un palazzo pretorio, e nelle vicinanze una chiesa dedicata a S. Andrea, con pregevoli lavori dei Della Robbia; un vecchio castello dei Conti da Barberino, ridotto a fortezza, due alberghi assai bene tenuti, negozi forniti di ogni merce [p. 13 modifica]necessaria e un servizio automobilistico che lo unisce all’appennino e alla vallata di S. Piero.

Vicino al corso di un piccolo affluente della Stura s’innalza il Torracchione desolato, che Bartolomeo Corsini, poeta di Barberino, così bene descrisse.

A Camoggiano troviamo la bella villa della Marchesa Angelina Altoviti Avila, già dei Cicci di Prato, che ha unLe maschere — Villa Gerini(Fot. F.lli Alinari). bellissimo parco e, più lungi, la celebre villa delle Maschere, signorile residenza dei Marchesi Gerini. Il sontuoso edilizio, che ospitò Pio IX, e ha anch’esso un parco di grande estensione, è forse la più bella e signorile dimora campestre di tutto il Mugello.

Più oltre ancora, nella via che conduce verso la Sieve, la celebre villa di Cafaggiolo, maestoso edifizio, ridotto per ordine di Cosimo de’ Medici da Michelozzo Michelozzi, da villa a fortezza, e gemello del Trebbio, altro maniero che trovasi a poca distanza, sopra un’altura, e fu dimora, più volte, di Giovanni dalle Bande Nere.

Al Trebbio Maria Salviati e Cosimo de’ Medici, diciasettenne, accolsero la Commissione dei Palleschi, che offriva a Cosimo le redini del Governo di Firenze, dopo la tragica morte del duca Alessandro suo cugino. E dal Trebbio, come ben dice il Baccini, l’occhio si volge volentieri a contemplare la sottostante mole di [p. 14 modifica]San Martino, monumento dell’architettura militare del secolo XVI, che la mente di Cosimo ideò e fece porre ad effetto, col disegno di Bernardo Buontalenti, la fenice degli architetti del suo tempo. La fortezza di San Martino, di un miglio di circuito, munita di contrafforti, di case matte, di baluardi e di triplici mura, domina tutta quanta la mugellana pianura. Costruita su di un alto (Fot. F.lli Alinari).

Cafaggiolo — Il Castello Mediceo — XV sec.
monte è circondata dalle acque limpide della Sieve, che mormora al basso. Cosimo ne gettò le fondamenta, per difendere Firenze dalla parte del Mugello, ma non la vide compiuta; toccò al suo primogenito Francesco I. di condurre a compimento l’opera, incominciata del padre.

E colla contemplazione degli storici edifici, che fanno vaga corona alla villa di Cafaggiolo, dove il profumo della vigorosa vegetazione fa scorrere più celere il sangue nelle vene, appariscono alla mente le figure di Cosimo il vecchio, di Donatello, di Lorenzo e Giuliano de’ Medici, di Leone X, di Piero, Cosimo I, Francesco e Ferdinando, del Poliziano, di Pico della Mirandola del Vespucci, del Pulci e del Franci, di Clarice Orsini, di Lucrezia Tornabuoni. di Maria Salviati, di Bianca Cappello e della bella Eleonora da Toledo, che fu trafitta dal pugnale del feroce Don Piero de’ Medici suo marito, convinto e edotto dal fratello suo, della infedeltà della moglie. [p. 15 modifica] Erano allora i mariti elie pugnalavano le mogli infedeli, oggi sono gli amanti stessi che s’incaricano della bisogna. I tempi sono davvero mutati.

Ci fu già a Cafaggiolo, in passato, una celebre fabbrica di maioliche e, nei primi del 1600. ve ne fu pure una di specchi, che durò pochi anni e cioè fino alJa morte di Ferdinando I de’ Medici, che l' aveva istituita.

Quella delle maioliche ebbe invece lunga durata e produsse veri capolavori, tanto riguardo alla forma quanto alla vaghezza e all’ armonia delle tinte. Si disse istituita da Cosimo, ma ciò non risulta con assoluta certezza. Parigi, Museo del Louvre - Ceramiche di Cafaggiolo (Fot. Alinari) È certo invece che le maioliche di Cafaggiolo furono e sono ancora celebri in tutto il mondo e di esse si parla in tutti i trattati concernenti appunto 1’ arte della ceramica e le maioliche in genere. I pittori di Cafaggiolo si sono dedicati a vari generi di decorazioni.

Alcuni lavori sono essenzialmente decorativi e rappresentano busti di personaggi circondati da nastri che portano un detto, una sentenza ; piatti erroneamente attribuiti a fabbriche di Pesaro e di Deruta, altri invece sono a riflessi metallici, che sembrano appartenere ad un’ epoca molto remota.

Havvi altro genere detto ‘porcellana quasi esclusivo della fabbrica di Cafaggiolo, con ornati di arabeschi turchini, su di un fondo bianco e, qualche volta, applicati anche al rovescio del piatto in luogo della marca, che si compone talvolta di un P maiuscolo, altre volte di un P combinato con un L o con un S e spesso porta il nome di Cafaggiolo. Sui tondi giganteschi per [p. 16 modifica]servizi da tavola, non meno die sui vasi, vedi le tinte più calde: rosso vivo, giallo, azzurro e bianco distribuite nei fondi negli arabeschi, nei contorni, coll’effetto più sorprendente. Parigi, Museo di Cluny - Piatto di Cafaggiolo(Fot. Alinari)

Gli stemmi gentilizi spiccano colla massima vivacità; l’oro è ottenuto mediante un giallo splendente come quel metallo; l’argento, imitato con l’ossido di stagno, è rilucente conio nella moneta che esce dal conio; il rosso e l’azzurro sono altrettanto vivaci quanto quelli che si ammirano sui vasi della China.

Il turchino, adoperato per i contorni o per fondo, è sempre carico e quasi nerastro; le riprese del pennello sono assai visibili e da quelle si può giudicare che il colore era poco liquido e messo con qualche spessore; il giallo ranciato vivo, assai opaco, senza analogia con quello delle altre fabbriche si armonizza col turchino e risalta ancor più quando è contornato da uno smalto bianchissimo. Gli altri Strada della Futa (Fot. Danti)colori, di conseguenza, perdono al loro contatto •e il verde special mente presenta una mezza trasparenza, tutta particolare.

Oggi la fabbrica è scomparsa, la villa deturpata dal barocco intonaco, imbiancata, agghindata, ripulita, ha perso la rude e severa imponenza dei suoi bei [p. 17 modifica]IN MUGELLO 17 tempi, ed è residenza estiva, della famiglia Borghese,"che ne è la proprietaria. Le preziose maioliche sono sparse qua ejlà pei Musei più famosi del mondo, ed alcune bellissime si trovano .anche in quello Nazionale di Firenze. Montecairelli - La vettura postale (Fot. G1110 Danti)


Da Barberino sale in dolce pendio la strada che s’ avvia verso là Futa, serpeggiando fra i colli ricchi di marroneti. Una vecchia pieve, che da dieci secoli sfida il tempo, ci attarda il cammino, e giungiamo a, Monte Garelli delizioso luogo di villeg- Panna - Laghetto delle trote (Fot. Alinari) [p. 18 modifica]giatura, proprio in tempo per prendere l’automobile postale, dieci condurrà sull’alto della montagna, donde avremo splendide vedute della sottostante vallata.

Lasciamo alla nostra destra la tenuta di Panna, dei Marchesi Torrigiani, famosa per la buona acqua sorgiva, che viene asportata in gran quantità a Firenze ed altrove e celebre per le eccellenti trote che guizzano nel vago biglietto che ci si para allo sguardo. Pochi passi ancora ed eccoci all’altipiano della Traversa, sul crinale del monte, provvisoria residenza di molti villeggianti che vengono qui da Bologna, da Firenze e da altre città di Toscana.

Spesso i nostri bravi soldati, onore e gloria d’Italia, son condotti a fare piacevoli marce ed esercitazioni in questa bellissima via, che ha, in estate specialmente, attrattive ed incanti Strada della Traversa (Fot. Alberto Sani) indicibili, e noi incontrammo appunto nel nostro cammino una lunga schiera di bersaglieri, che marciavano al suono della loro lieta fanfara.

Un enorme macigno, che misura molti metri d’altezza, si congiunge alla montagna presso la Traversa, e prende il nome di Sasso di Castro e qui la natura acquista ancora nuove vaghezze per la bella vegetazione di castagni di cui è ricca la terra e per certo non so che di gaio e di ridente che ha il paesello grazioso.

Qui il respiro è più sano, l’atmosfera è più pura e più risplendente è la luce, le fronde son piene d’incanti; torrenti e [p. 19 modifica]cascate, augelli e fiori, palesano bellezze nuove ed hanno voci inattese. Si scorge in basso la vallata dello spumeggiante Santerno, che scorre mormorando in nn letto petroso. Facciamo rapidamente Santuario di Bocca di Rio (Fot: A. Santi)una visita al Santuario di Bocca di Rio, dall’ingresso imponente, grandioso, e dalla chiesa maestosa che ha però il torto di non aver nulla di interessante da osservare. Proseguiamo pel Covigliaio. La strada che abbiamo fatto ci ha stancati ma i Signori Chiostri, nel loro bellissimo albergo ci offrono modo di refocillarci, di godere di tutte le comodità della vita, Il Covigliaio e Monte Beni (Fot. Alinari) così come potrebbero aversi in uno dei più sontuosi alberghi della Svizzera.? [p. 20 modifica]Ci siamo riposati; usciamo dunque di nuovo all'aperto ad ammirare questo ameno recesso che da qualche anno è mèta piacevole di liete escursioni, e desiderato luogo di svago di molte famiglie italiane e straniere. Montebuoni presso Pietramala . Le Dolomiti (Fot. A. Sani) La boscaglia che lo circonda, la freschezza dell’aria, la tranquillità del sito, lo rendono una delle più fortunate stazioni climatiche dell’Italia nostra. I cerri secolari del Cigno, In interminabile faggeta del Savena, le alture di Montefreddi, sarebber

A Mazzetta una buona pensione ci assicura che «Qui si sana » e c’invita a restare; fermiamoci. Domattina, quando ancora non sarà sorto il sole, faremo una rapida ascesa alle dolomiti di Monte Beni, vecchio gigante un tempo fumoso e irrequieto oggi incruento, di cui si vedono le traccie dell’antico cratere. Da qui, se la bruma non ce lo impedisce e il canocchiale è buono, scorgiamo una veduta tra le più belle del mondo, giacché oltre la vasta, distesa di uno sterminato paese, scorgonsi appunto, nei giorni sereni, le azzurre acque dell’Adriatico, e le limpide onde dell’opalino Tirreno.

Ancora verdi prati e boscaglie cedue, ed ecco la graziosa chiesa di Pietramala, posta, come in vedetta, sul dorso di un enorme macigno, sotto il passo della Radicosa.

Pietramala è soggiorno climatico assai ricercato nell'estate; è località battuta anche dagli alpinisti di tutta Italia, dai seguaci di Sant’Uberto, nella stagione delle caccie, e comincia ad essere anche luogo di sport invernale, quando la neve ne ricopre le pendici. Vi sono anche qui due alberghi eccellenti e il paese ha tutte le comodità possibili. E per la bella via che prosegue ancora e va su fino a Bologna, rechiamoci a bere un bicchier d’acqua, purissima alle Filigare, e dato uno sguardo alla vecchia [p. 21 modifica]Pietramala (Fot. A. Sani) dogana leopoldina, che ci ricorda il luogo di confine tra il cecchio granducato toscano, e l’antico stato pontificio, torniamo indietro collo sbuffante veicolo, che ci riporta verso la Sieve.

L’automobile si arresta: scendiamo. Il vociare dei vetturini lo schioccar delle fruste, i motti salaci, e certe litanie, non contemplate dalla liturgia cattolica, ci avvertono subito che siamo in una delle La dogana delie Filigare (Fot. A. Sanitante stazioni d’una strada ferrata italiana. Ma questo frastuono, questo cicalio, questa vivacità, tutta nostra, ha un non so che di festoso e di gaio che piace. Siamo alla stazione di San Piero a Sieve. La strada ferrata che partendo da Firenze va a Faenza, ha lasciata, dietro di se la vetusta Fiesole, dallo bella torre merlata e dall’antica anfiteatro romano, dalla basilica insigne ove il gentile scalpello di Mino, eternò nel marmo le austere sembianze del Vescovo Salutati, con una sorprendente verità e si attardò amoroso attorno allo splendido [p. 22 modifica] dossale, ove tutte fulgono le qualità insigni dell'arte sua, feconda e graziosa. Stazione di S. Piero a Sieve (Fot. G. Danti) La strada ferrata poi ha. proseguito per Vaglia, aprico villaggio, con chiesa parrocchiale, frequentato in estate da molte famiglie, indi seguendo il Garza è giunta a S. Piero.

Vaglia - Chiesa parrocchiale (Fot. G. Ungania) Il paesello è appoggiato ad un’amena collina, che porta sulla sua cima un’antica fortezza, detta di San Martino, fatta costruire dai Medici, oggi divenuta abitazione di villici. La fortezza, che conserva ancora le tracce delle poderose costruzioni del XVI [p. 23 modifica]Fertezza S. Martino ‘Fot. N. Biondi) secolo, è circondata da una svelta abetina, generosa di fresca ombra, dove gli abitanti si recano e si attardano, ammirando, anclie una volta, la bellissima distesa di quella parte del Mugello che, lungo la Sieve, va da Cafaggiolo fino alla collina di Vicchio.

Nella chiesa della Pieve si ammira un magnifico fonte battesimale, San Piero a Sieve - Chiesa della Pieve - Fonte Battesimale dei della Robbia (Fot. F.lli Alinari) dei Della Robbia, condotto con rara finezza, raffigurante scene della vita di Cristo, ove i motivi ormai noti delle rappresentazioni sacre e degli ornamenti decorativi sono variati con grazia e con eleganza ammirevoli. La Sieve scorre lenta presso al paese e pare mormori, sommessamente, sdegnose parole contro lo [p. 24 modifica]affannoso agitarsi della vita presente clie, non contenta di aver gittato ponti e passaggi presso le sue acque tranquille, per aprir la via al mostro di ferro, dagli ocebi di fuoco, ha condotto quivi, da poco, l’auto sbuffante che divora la via e impolvera e ammorba Ponte sulla Sieve a S. Piero a Sieve (Fot. Gino Danti)deliziosamente gli invidiosi mortali, che vanno a piedi, e che anticipano a quelli che vi son sopra l’arrivo a quel paese., verso il quale si volgono con tanta fretta.

In soli cinque minuti il treno o l’automobile ci conducono a Borgo S. Lorenzo, che può considerarsi oggi una piccola città, per la ricchezza, dei suoi mercati, per lo sviluppo sempre maggiore Cave di Pian di Mugnone delle sue industrie, per il continuo accrescersi dei suoi fabbricati e della, sua popolazione. Di ciò Borgo San Lorenzo va debitrice alla strada, ferrata Fi renze-Faenza, iniziata l’8 aprile 1890, che apportò benefìci infiniti all’intiero. Mugello. Questa linea, lunga 103 chilometri, dopo aver passata la [p. 25 modifica]galleria di Cercina ed essere salita a Vaglia, passa per la pianura che va da S. Piero a Sieve a Borgo S. Lorenzo, poi prosegue quasi parallela alla via provinciale che conduce in Romagna, sale con ampi Borgo S. Lorenzo — Viadotto Paoli sulla linea Firenze-Faenza. (Fot. G. Ungania). serpeggiamenti fino a Fornello, per ridiscendere il versante opposto, sorpassando nonti e acquedotti meravigliosi, e inabissandosi più volte nelle montagne, che sono per la maggior parte- costituite da argilla schistosa e di sabbione siliceo, di mica e di. Borgo S. Lorenzo - Ponte del Trillero sulla Faenza- Firenze. Fot. G. Ungnia [p. 26 modifica]spato. Un bellissimo esempio di tale formazione geologica si ha alla Madonna dei Tre Fiumi, al passo della Colla, ore si osservano, lungo la strada, degli strati veramente splendidi di roccia, alternata con banchi di galestro. È questo braccio di strada ferrata, che ha dato, come dicevo, maggiore sviluppo alla graziosa cittadina di Borgo San Lorenzo, posta a 195 metri sul livello mare, in una dolce vallata, in mezzo a colline, e lambita dalla Sieve, die dà, all’intorno, pittoreschi paesaggi e fertilità alle terre. Borgo S. Lorenzo - Antica Podesteria (Fot. G: Ungania) La vita vi è attiva e piacevole. Il paese ha un bel teatro dedicato a Giotto, un circolo ove si danno trattenimenti simpatici, e alberghi forniti di ogni comodità. Vi si stampano tre giornali. Ha ufficio postale di primo ordine, telegrafo, telefono, un consolato del Touring e altre società di sport, e officine per riparazioni a cicli e ad automobili.

Una banda cittadina, egregiamente diretta, dà ogni tanto pubblici concerti, nelle piazze del paese. Nelle vie, linde e ridenti, vi sono negozi e magazzini forniti di quanto la moda, la gola e il lusso possono desiderare. Vi sono fabbriche e officine assai fiorenti, banche ed altri Bortro S. Lorenzo - Antica Podesteria n» j istituti di credito, eli beneficenza, a istruzione. Nò mancano anche qui edilìzi ed oggetti d’arte veramente [p. 27 modifica]Borgo S. Lorenzo - Chiesa del Crocifisso e antica chiesa. (Fot. G. Ungania) interessanti. Sulla facciata del palazzo dell’ antica podesteria, che è oggi adibito ad uso di carcere ed ha ancora un’impronta di severa grandezza, vi sono- molti stemmi dalle forme più varie e più strane ; alcuni in pietra, alcuni in terracotta, molti della scuola-dei Della Robbia, tutti interessanti dal lato storico ed artistico.

Nella chiesa della Pieve, costruzione anteriore al 1000, vi sono, unaBorgo S. Lorenzo - Via Mazzini. (Fot. G. Ungania) bella tavola di Taddeo Gaddi, una Deposizione di scuola fiamminga, un San Sebastiano, della scuola umbra, un’altra opera di scuola senese, una tela del Rosselli ed altre eccellenti pitture, nonché decorazioni moderne del valente pittore mugellano Galileo Chini, vivente. Nella chiesa del Crocifisso, fondata dalla compagnia de' Neri, ci sono quadri moderni, ma interessanti del Bezzuoli e del Sabatelli e vicino a questo edifìzio si osservano gli avanzi di una antica chiesa francescana, con un affresco alla maniera giottesca. Infine nel Palazzo del Comune havvi un bel lavoro dei Della Robbia. In fondo alla via Giuseppe Mazzini, sorge l’antica toriaccia Romanelli, sormontata [p. 28 modifica]da merli che dà un aspetto assai caratteristico alla strada stessa. Borgo S. Lorenzo - Torraccia Romanelli. (Fot. G. Ungana) Da Borgo San Lorenzo si possono fare magnifiche escursioni; andare a Faltona e all’antico Castello della Pila, dove la leggenda vuole soggiornasse Federigo Barbarossa. Un’antica stampa del XVI secolo, che si conserva nella villa Amerighi, alla Casabianca, lo raffigura cacciante il cervo nelle pendici del Mugello, ma è ormai accertato, che non è che leggenda. Si può andare sulla Calvana di Monte Ciovi e proseguire per Monte Rotondo, dove s’inalzano i ruderi di una torre antica, o recarci a San Cresci alla Villa Gondi, detta ora delle Signore della Quiete, ove nel 1703, villeggiò Cosimo III de’Medici.

Seguendo il corso della. Pieve, si scorge sopra una collina, Vicchio edificato dalla Repubblica Fiorentina nel 1321, dopo la distruzione della rocca di (Fot. G. Ungania))

Federigo Barbarossa caccia il cervo in Mugello - ncisione del XVI secolo. [p. 29 modifica]Ampinana, per ridurre all'obbedienza Battifolle e Gattaia. È uno dei tra il Muccione e l’Orsella ed è chiuso da torri, che guardano, al di sopra delle muraVicchio - Il Sodo - Ingresso da Dicomano (Fot. G. Ungania) castellane, il paese. Nel centro ha una piazza dedicata a Giotto, che è traversata dal Corso Vittorio Emanuele e porta nel mezzo la statua dell’insigne artista, opera dello scultore Italo Vagnetti, ed ha ai lati l’antico Palazzo Pretorio, oggi Municipio, e la chiesa. Nel primo si conserva un affresco di scuola Giottesca, la seconda possiede notevoli dipinti di Galileo Chini, già nominato. Dopo la piazza Giotto v’è la piazza Beato Angelico. che ha avuto tal nome, perchè appunto, presso Vicchio, ebbe anche i natali Guido di Piero Torini, dello l'Angelico.Vicchio — Piazza Giotto. (Fot. G. Ungania) Di Giotto di Bondone si disse essere egli nato a Vespignano e si additò anche la supposta casa ove si credeva avesse avuto [p. 30 modifica]Vespignano — Supposta casa di Giotto. (Fot. G. Ungania) i natali. E vi fa pure chi lo volle fiorentino. Sfóure ricerche hanno reso quasi certo che Giotto nacque a, Colle, villaggio o casolare sotto la giurisdizione del’ comune di Vespignano, che trovasi presso Ticchio. Un pino in mezzo a due stelle è lo stemma del comune di Viccliio.

Il pino forte ed austero, potrebbe essere il simbolo figurativo di questa terra (die resistè con tenace vigore, e più volte,, contro gli assalti dei nemici, e le stelle sono Giotto e l’Angelico, fulgenti astri della nostra arte divina.

Vi era nei poggi di Vicchio il turrito Bel forte, bello e forte come leone, che tale si mostrò un giorno contro i ladroni d’Italia, discesi a predarlo. Scintillanti sotto ai raggi del sole venivano’ nei poderosi cavalli i nemici, chiusi negli elmi e nelle salde armature, squassando le azze sanguinose e le spade, spavento di tanta gente, ma i contadini inermi e le loro donne e i loro figli,, corsero in alto e chiesero alla terra le armi e, dalle rupi alte, lasciaron calare sui predoni le grosse pietre, che, ruinando in basso,, travolsero seco, pari a valanghe, gli abborriti nemici.

E da questi villici forti nacque Giotto, il coetaneo e l’amico di Dante, le cui fantasie nei colori, come quelle del Poeta nella « [p. 31 modifica]parola divina, segnarono, come dice il Carducci, il nostro risorgimento intellettuale, di sì radiosa aurora, che bastò per tutti i secoli avvenire a rischiarare la via lunga della risurrezione politica. Vespignano, (Fot. G. Ungania]

Anche Grotto, come Dante pellegrino per le terre d’Italia porta da Firenze ad Assisi, da Padova e da Verona a Roma, da Napoli a Ravenna, la grande fiaccola del suo genio e d’un’arte nuova; e con essa non soloVicchio -Mon.to a Giotto. (Fot. G. Ungania) illustra i templi d’Italia, i palazzi dei liberi comuni e le Reggie, ma incarnando di verità di gentilezza, non prima vedute, i simboli più solenni della religione, della carità patria, d’ogni affetto e d’ogni virtù, educa i cittadini, i loro rettori, i loro signori a sensi più umani e civili e in quest’arte sua li affratella. Maestro meraviglioso che deposta la tavolozza altri colori immagina nei marmi pel campanile di Firenze; egli, l’artefice che sa tutti gl’ingegni, quale vive ancora nelle memori tradizioni del popolo. [p. 32 modifica]Vicchio - Piazzale Beato Anielico. (Fot. Ungania)

E qui nacque pure Fra Giovanni l’Angelico, il pittore del paradiso, degli angeli diafani e celestiali, delle Madonne col volto soffuso di umiltà e di candore, che rende così bene nelle sue opere, con soavità di carattere ilVicchio - S. Martino a Scopeto. (Fot. Ungania] mistico sentimento dell’anima, e che scrisse^coljpeuneJlo i più mirabili inut alla religione e alla- fede. Nei suoi quadri le figure paiono trasfigurate l’anima emerge j dall’involucro terrestre; la trasparenza e lo splendore dell’atmosfera, che avviluppa la scena, hanno qualchecosa di magico, di soprannaturale.

Da Vicchio a S. Martino a Scopeto si va per una bella via fiancheggiata da svelti cipressi, attraverso ai quali l’occhio spazia per la ubertosa campagna, ricca di casolari e di ville, e giù nella valle sta Dicomano, ove termina il Mugello.

I paeselli di Londa, di S. Leolino salutano ancora Ja Sieve che si accresce delle acque del Vicano, piccolo fiume, che passa per Pelago, e prosegue poi giù per Pontassieve, dove termina il non breve suo corso, congiungendo le sue fresche correnti con quelle dell’Arno glorioso, (Fot. G. Ungania) V icchio - S. Martino a Scopeto. [p. 33 modifica]cui porta il saluto "delle montagne e delle forre appenniniche. Cantano lungo il greto del fiume, tra le macchie e i rovi, in mezzo a boscaglie annose, le lavandaie, che alternano spesso il faticoso lavoro, rispondendo con gai stornelli ai canti degli uomini e ai colpi d’accetta, con i quali, quest’ultimi, sfrondano i gattici della riva. (Fot, Danti) Uomini e donne cantano sotto gli ardenti raggi del bel sole di messidoro e par che il fiume mormorando risponda. Una voce robusta, che vien dalla boscaglia, dice:

Dio che penare.
Ave la febbre e non potè guarire,
Avè la dlama e ’un la potè baciare!

[p. 34 modifica]E una limpida voce femminea replica:

  Garofano di vaso,
D’ave fatto all’amor con te mi scuso
Perchè ’l tuo amor non ni’ ha persuaso.

A cui il cantore, accompagnandosi con i colpi di scure sui rami, dice, di rimando:

  Fiorili di canna,
Non te ne innamora del cor di donna
Par che ti voglia bene poi t' inganna.

E mentre l’acqua gorgoglia sul letto ghiaioso la voce argentina prosegue:

Ti gira il capo come un arcolaio,
E fai come la macina al mulino,
Delle dame ce ne hai un centinaio,
Ma quella vera tu non sai qual sia.
E t’hanno messo nome Girasole,
Per tutto dove vai nessun ti vole,
E t’hanno messo nome Tiravento
Per tutto dove vai, tu perdi il tempo.

Viene la risposta:

Rosa fiorita,
Dalla passion _del damo sei malata
Come le foglie hai fatto: sei ingiallita.

[p. 35 modifica]Ed essa:     Fiorino adorno.

Ti vo' mandarti l’anima a l’inferno
La prima volta ohe mi vieni intorno.

E l'altro:

Ragazzina, non fa tante grilliate,
Lo so, lo so quaut’ è la vostra dote, Quarantacinque libbre de patate.

[p. 36 modifica]Le donne ridono, danno la baia alla stornellatrice, poi si caricano le pesanti ceste sulla testa e vanno liete a sciorinare al sole, lungo gli alberi della sponda, i loro orifiamma.

Ma non questi soli sono i paesi cbe vanta Mugello.

Su nell’arco dei colli, che volgono la fronte verso mezzogiorno, ecco un’altra corona di villaggi e di ville, di paeselli e di borgate, interessanti e ospitali. Ecco Ronta, graziosa terra, sparsa qua e là in vari aggruppamenti, che ci appare da Pulicciano nascosta tra gii ulivi e le viti, indizio certo della fertilità del suo suolo, e dove la via ferrata si svolge e si snoda in tortuose spire, sovrasta le case del paesello ed ha dinanzi un meraviglioso e giocondo orizzonte, uno dei più lussureggianti spettacoli che la natura può dare.

Le numerose scaturigini cle si hanno nel paese Il rendono ricco di purissime linfe, preziose alla salute e alla fecondità del suolo, e giù in basso scorre l’Elsa, che va a gettarsi più lungi nella Sieve, nelle adiacenze di Vicchio. Le vie del paese, tipiche oltre ogni dire, hanno una fisonomia speciale, che dà loro un’attrattiva nuova e festosa. Dalle grige muraglie, che circondano gli orti, sbucano le rame di alberi in flore; sui brevi muriccioli stanno ciarlando e oziando i pochi sfaccendati del luogo, mentre la laboriosa massaia sorridente e intenta alle cure della casa e del forno vi saluta col suo lieto: «Buon dì, signoria» cordialmente toscano, cortese e ospitaliero.

Le case del Poggio e del Poggetto tali sono le denominazioni di due [p. 37 modifica]frazioni del paese, sono in generale basse e le vie anguste e serpeggianti, ma ben lastricate, lasciano poco adito ai veicoli, ma sicurezza alle madri, per la incolumità dei loro piccini. La vegetazione varia col variare dell1 altitudine e nell’angusta, valle, dove scorre il torrente, che uno svelto ponticello scavalca, si fanno più radi gli ulivi e gli arbusti. Alla.

Madonna dei Tre Fiumi, dove massicci fabbricati si aggruppano attorno al santuario, cominciano a mostrarsi in maggior copia i faggi, i cerri e i castagni, e in taluni luoghi la roccia, viva, che finisce in aguzze punte, su nell’aria, serena. E l’aria è qui davvero purissima, e Ronta si è già acquistato un buon nome come stazione estiva, «oltre che per la salubrità del suo clima e la purezza delle sue acque, e per tutte le comodità odierne, che offre agli ospiti numerosi, anche per lo stabilimento idroterapico Andreani. che già da anni funziona ed ha, camerini moderni per bagni, un gabinetto di elettro-terapia, letti per massaggio e apparecchi per inalazioni e un albergo annesso [p. 38 modifica]Madonna dei tre fiurir. iFot. G. Danti) irato con cara estrema, con ampie eil eleganti camere, da cui si godono vedute stupende. Ronta - Stabilimento Idroterapico Andreani. Salendo per la strada che. conduce a Pulicciano giungiamo in breve in questa località che fu teatro più volte di lotte cruente [p. 39 modifica]e gloriose. Ebbe una rocca fondata dai Romani e un castello degli Ubaldini, circondato da forti mura e cinto di bastite e di torri, che campeggiava sublime da lungi e guardava il passo

Panorama di Pulicciano (Fot. F. Danti). degli appennini tra Romagna e Fiorenza. E qui combatterono fuorusciti Ghibellini nel 1303, e nel 1315 Giovanni d'Alessio, capitano dei Visconti, e un secolo dopo Niccolò Piccinino. [p. 40 modifica]ferenza architettonica delle sue case, si direbbe un paesello della Liguria, qua portato dal caso. E, poco lungi, in mezzo ad un aulente paese, ove tutte le tinte della più meravigliosa tavolozza sembrano fondersi insieme, in un’ armoniosa sinfonia di colori, ecco la casa dell’ Alpe, colla folta faggeta, colle sue pendici erbose, coperte da numerosi ciclami, che hanno le loro radici fra i boschivi cespugli, e nella dolce primavera dispiegano le belle foglie e nel- 1’ autunno aprono al tiepido sole i rosei fiorellini graziosi. Borgo S. Lorenzo - Razzuolo. (Fot. G. Ungania) Ecco Luco che sembra appiattarsi nei boschi, pudico come la Carità, che lo prescelse qual luogo adatto alla travagliata esistenza dei malati, che accolti qui in un modesto ma assai ben tenuto ospedale, riacquistano il supremo dono della salute. Anche in questo alpestre recesso, ove da Borgo San Lorenzo una capace diligenza ci trasporta in men di un’ora, vi è luce elettrica, posta, telegrafo, telefono ed acqua eccellente. Vi son poco lungi le ville delle Pergole e quella Erescobaldi, che ha annesso uno splendido parco, ed il paese ha attorno graziosi recessi, e presenta ogni tratto motivi pittorici veramente graziosi^ come il ponte rustico sul torrente Bagnone, che pare tracciato da un artista fantasioso e bizzarro. Come segnacolo di comando erge ardita al cielo la sua torre merlata Scarperia, già un tempo sentinella avanzata della Signoria Fiorentina, oggi industrioso paese. [p. 41 modifica]IN mugell: 41 Luco — Pozzo nel cortile dell’ospedale. (Fot. Gino Danti Scarperia Ita aneli’ essa un glorioso passato. Domò la tracotanza degli Ubaldini, potenti di qua e di là dell’Appennino, e dei minori magnati di San Giovanni Maggiore, di Cignano e di Mi- ralbello e respinse scornato 1’ Oleggio e le sue barbute e i fanti e i cavalieri ebe, protetti dalle ombre lunari, tentarono nella notte, del 1(5 ottobre 1351, di scavalcarne le mura. Il palazzo pretorio, opera di Arnolfo, dalla torre snella e merlata, alza ancora 1’ altero capo e par guardare intorno a sè, baldanzoso e fiero. Dall’ alto di quella torre ogni sera, alle dieci, la voce dell’ antica campana dà la buona notte ai pacifici abitanti di Scarperia e del contado.[p. 42 modifica]IN MUGELLO Vero gioiello d’arte questo palazzo, porta all’ esterno, come gli altri suoi simili, gran copia di stemmi clie ricordano i vari podestà ivi inviati dalla repubblica, e lia nell’interno pitture Scarperia. (Fot. G. Danti) raffiguranti gli antichi vicari e per le scale un grazioso Marzocco in pietra e al piano superiore una gran sala coperta dì affreschi, con pitture notevoli, tra le quali alcune del i/ippi e di altri. Nella spaziosa piazza, che trovasi dinanzi al palazzo, vi sono tre (Fot Gino Danti) Scarparia - Chiostro della Pieve. (Foj. F.lli Alinari) Scarpe 5- - Palazzo del Comune. [p. 43 modifica]IN MUGELLO 4o chiese degne di esser ricordate : quella, della Propositura, già un tempo degli Agostiniani, ove trovasi ima madonna in marmo del Donatello, quella di S. Maria della Piazza, che possiede un bel quadro di Giotto e la Chiesa della Compagnia. Nella Pieve vi è uno svelto cortile di carattere schiettamente toscano. Scarperia. (Fot. Gino Danti» Fuori del paese si trova 1’ oratorio della Madonna del Vivaio, fatto costruire da Cosimo I de Medici, che contiene il quadro della Beata Vergine del Vivaio, dovuto a Giotto. La leggenda vuole che questa madonna fosse trovata appunto in un Vivaio. Ove questo esisteva vi sono oggi due fontane, che gettano acqua continuamente. La sera di S. Gio vanni le ragazze di Scarperia vanno a bagnarsi gli occhi a quelle fonti, r„ perchè credono che così facendo vedranno nella notte, in sogno, il volto dello sposo futuro. Talvolta vanno a bagnarvi gli occhi, anche gli uomini. Vi andò una volta un vedovo, sperando di rivedere in sogno il . l _ volto della morta consorte, ma oimè sognò invece la. suocera. L’industria maggiore per la 1 :sì . , , r. (Fot. G. Danti) quale Scarperia va da tempo ia- . , Scarperia - Porta S. Agata. mosa e quella della lavorazione delle [p. 44 modifica]u IN MUGELLO armi da taglio. L’acciaio forbito di Scarperia, dice l’Ajazzi, sia che risplenda sopra il bianco lino della mensa signorile o nella mano robusta del vignaiuolo sollecito, o tra le dita innocenti di una previdente e laboriosa fanciulla, ha ]a sua tempra sempre forte e gentile, come quella del core degli operai clic qui lo lavorano. Al di là di Scarperia, nel contine tosco-emiliano, trovasi San- t’ Agata, uno dei paesi più settentrionali del Mugello, situato al confluente di due torrenti che vanno uniti a sboccare nel Levisone. ^Fot. Gino Dami) S. Agata. Chiesa di S. Agata, Il paese è piccolo, lia due strade e due piazze e vi si arriva da Scarperia, per una strada in continua salita. Al tabernacolo, come sogliono chiamare i paesani un certo punto della strada, comincia la via lastricata che attraversa il paese e seguita poi, non selciata, su per la china del monte. L’antica basilica rimonta al secolo XII. Ha tre navate con tre absidi rettangolari ed è coperta di cavalletti i quali, cosa assai singolare, posano immediatamente sull’ alto delle sei colonne della chiesa prive affatto di capitello. Il fonte battesimale composto di un solo pezzo di pietra serena di forma ottagonale è finamente cesellato. 11 chiostro della Pieve, semplice e modesto, porta, secondo il bel- 1’ uso toscano, nel suo mezzo, un pozzo che ha acqua fresca ed eccellente. Il torrente Cornoccliio, in un luogo del paese detto « Le Fornaci » ha una bella cascata che va a cadere sp [p. 45 modifica]umeg- — IN MUGELLO giando in una specie di laghetto circondato da erbe fiorite e gremite di mammole, che spandono attorno un soa ve profumo. Poco lungi vi sono le rovine del castello di Montaccianico, temuta dimora degli Ubaldini, dai quali Firenze 1’ acquistò per 15000 fiorini d’ oro e ne ordinò lo smantellamento 1’ 8 settembre 1300. Contadini, (Fot. Biondi) Sant’ Agata è esclusivamente residenza di coloni laboriosi e modesti che vivono frugalmente nell’alpestre paesello o nelle case 45 Straba del Giog o. ^Fot. Giro Danti) [p. 46 modifica]40 IN MUGELLO Cnvallico alle faije del Giogo, (Fot. Gino Danti' nascoste fra il verde cupo dei bosclii, o presso i torrentelli serpeggianti, fra i campi, come nastri d’ argento. Per andare da Scarperia a Firenzuola occorre valicare il1 passo del Giogo. La strada che vi conduce è fiancheggiata da- casolari pittoreschi ed è una delle più caratteristiche d’Italia. Ardua ad esser valicata, nei mesi invernali, è 'piacevolissima a- percorrersi nella stagione estiva ; si attorce ai fianchi del monte : Il Giogo. (Fot. Gino Danti)[p. 47 modifica] passa per faggete bellissime, in mezzo ad innumeri felci, e, ad ogni svoltata, presenta nuove e singolari vedute, fino alla casa del Giogo, che trovasi proprio sull’ultima cima.

A quell’altezza, in mezzo a quella quiete solenne, ci sembra, a primo aspetto, di trovarci isolati dal mondo, ma l’automobile postale che arriva, e i fili del telegrafo, ci fanno avvertiti che siamo anche quassù legati ad esso e alle sue... seccature! Da qui lo sguardo spazia ancora sublime. Si vedono presso le cime del monte Guerrino e del monte Guzzarro, dai prati superbi, poi le vallate del Reno e del Santerno, e le terre della forte Romagna e della grassa Bologna, e altrove le amene distese del basso e dell’alto Valdarno, della Verni a e l’orride roccie della valle del l’Inferno, e la poderosa schiena della Falterona, e i domi alti e verdi delle profumate abetine di Camaldoli, e di Vallombrosa... E si arriva finalmente a Firenzuola, chiusa nelle sue mura Firenzuola - Panorama. (Fot. G. Ungania) medioevali, nella valle del Santerno, presso al confine tosco romagnolo e scendiamo all’albergo «La Posta» per riposarci della lunga ma piacevolissima ascesa che segna la fine delle nostre escursioni in Mugello.

Molte cose dovrei dire ancora di questa terra felice, così varia di aspetti, così ricca di panorami e di quadri. Vaghi, ombrosi, solitari recessi ove sembra che l’anima riposi in un dolce sogno o in un delizioso sopore e dove lo spirito attinge maggior vigoria; imponenti strade, ampie e comode, che corrono, quali enormi serpenti, lungo la pianura ridente; [p. 48 modifica]Villa hozzoiini. (Fot. Biondi) tici ruscelli coperti dai folti rami fronzuti, ove il sole ride sul suolo e sulle lucide e fresche acque con mille occhi bizzarri; macchie nere di secolari cipressi alto levati, come inni rivolti al (Fot. biondi) Sulla strada di S. Piero a Sieve. (Fot. Danti) Via Mugellana cielo; e colline vaghe donde scendono al piano le mucche mansuete e i giovenchi lieti; o brulle roccie sassose e vette quasi inaccessibili e impressionanti, dove, con l’ala dell'aquila, batte l'ala del pensiero. Io ho fatto molte volte il dolce [p. 49 modifica] pellegrinaggio del Mugello, con lentezza sempre, assaporando quasi il fascino che da esso emana, perchè reputo che la bellezza delle cose si Fagna - La Piazza. (Fot. G. Danti) palesa a poco a poco e ricusa di mostrarsi a chi va troppo in fretta. Questo, paese ha per tutti un linguaggio speciale, che può essere da tutti compreso, giacché ha mantenuto e mantiene con cura gelosa la fìsonomia e la sua anima.

La guerra e l’amore l’hanno straziato; istorici, filosofi - drammaturghi vi troverebbero ricca messe di drammi grandiosi. Nei suoi antichi ricordi le anime pagane possono avere ancora Castello del Rio - Castello Alidosio. (Fot. G, Denti) [p. 50 modifica] deliziose visioni. Dalle soavi impressioni mistiche, che ispirano gli alpestri santuari, i credenti possono sentirsi avvalorata la fede. I capolavori dei maestri offrono all’artista squisite sensazioni estetiche; i borghi, gli abitanti di essi, i fanciulli, le donne, i vecchi possono fornirgli graziosi motivi pittorici.

Perchè colui che ha vera anima di artista può trovare anche nelle cose della natura più lievi e più semplici, motivi di alma bellezza; perchè il bello e il vero sono nella natura, prima ancora che nella vita e tutta l’arte ha il suo principio nella natura.

Molto tempo prima che i Faraoni elevassero le piramidi e gli obelischi, l’immortale architettura delle montagne aveva abbellito la terra, popolando gli spazi coll’ardito profilo delle sue guglie di granito imponenti e maestose, o dei suoi dòmi di neve candidi e puri. Il leggiadro intercolunnio dei tronchi e dei rami nelle foreste, ha preceduto il marmoreo peristilio del tempio greco, l’agile amplesso delle colonne e le snelle curve degli archi delle cattedrali. (Fot. F. Ili Al inari) Pelago - Ponte sul Vicano. (Fot. Danti) Casolari. [p. 51 modifica] 11 cielo e il mare, gli esseri e le cose, le piante e i fiori, furono, sono e saranno sempre l’eterna pittura del mondo e l’orchestra della natura eseguirà sempre le sue sinfonie attraverso tutta la gamma dell’emozioni, dall’alitar dello zeffiro che «Villa Fozzolini (Fot, Biondi) freme nelle campanule dei mughetti e bacia le rose, al soffio della tempesta, che stride e minaccia tra le chiòme delle querce annose, e rugge sulle onde del mare.

E le campagne del Mugello, dove la vigna e 1? olmo si abbracciano, dove la querce e l'ulivo sembrano apportatori di vigoria e di pace, e il cipresso di austero raccoglimento; le belle sembianze delle ridenti fanciulle «fiore dei fiori» prodigano a tutti le più pure emozioni. Ed io ho provato ed ho scelto colà, come faccio per tutto, secondo 1'ora, il luogo e le condizioni del mio spirito, il piacere e l’ebbrezza della vita, cercando solo di vedere più che mi era possibile il bello e immaginandomelo anche, perchè la più grande gioia, quando (Fot. G. Ungania) Borgo S. Lorenzo - Casa dell’Alpe. viaggio, e di sognare spesso, di ricordare ciò che mi piace e di obliare [p. 52 modifica] il resto; di lasciar cioè libero il corso alla fantasia e di dimenticare tutto me stesso davanti alle cose. Chè io sono per natura giocondo e mi adatto assai facilmente e procuro dormire su tutti i guanciali che mi presenta la sorte, cercando di godere la vita e allontanando la noia, questo sassolino maligno che si introduce nelle scarpe del passeggiero e gli amareggia il cammino. Casolari. (Fot. Gino Danti».


Note

  1. Per le notizie storiche ed artistiche sul Mugello, mi son valso degli scritti innumeri del Prof. Giuseppe Baccini, erudito illustratore di cose mugellane; della bella Guida del Mugello dei Sigg. Dottori Orazio M. Pedrazzi e Alberto Andreani, pubblicata a cura dell’Associazione Nazionale Italiana per il movimento dei Forestieri (Sezione Fiorentina); degli scritti di Ranieri Ajazzi, e della Storia del Mugello di Lino Chini.