Il più lungo giorno/La verna (note di viaggio)

La verna (note di viaggio)

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Firenze Ritorno (nello spazio, fuori del tempo)

[p. 59 modifica]Il mattino: il Pellegrinaggio: le Sorgenti.

La Verna note di viaggio

14 Settembre (Per la strada di Campigno)

Due ragazze e un ciuco per la strada mulattiera, che scendono: i complimenti vivaci degli stradini che riparano la via: il ciuco che si voltola in terra: le risa: le imprecazioni montanine: le roccie e il fiume

— (Le Scalelle) - Una rupe s'avanza a chiudere la valle. Sembra la testa crinita di un cavallo [p. 60 modifica]titanico che s'impenna: crinita di roccie, pare piegata piegarsi in un confuso frusciare di giovani selve sul torrente la una testa leggendaria. Qua s'impenna il cavallo del conte Lando sotto la rovina struggente la selva delle sue aste. (il [pare un] un cuore memore della [per la] montagna ripete[re] nelle selve e nel torrente la storia) L'arco di roccia nel cielo si crinis[ce] d'azzurro pulverulento: appare scompare nel seno profondo del cielo. Il torrente continuar confusamente la storia

Ma la montagna fu pia al dolore della madre: che lasciò una croce di brillanti, testimonio delle sue [p. 61 modifica]lagrime di Regina nella chiesa in faccia a la riva. Il cuore della Regina, le lacrime brillanti nella croce, il conte perito, le roccie oscure che vivifica il vento sono ora le voci sempre verdi della leggenda Giungo dove la montagna piomba: sul gorgo il cielo è ancora in alto latteo azzurrino

Castagno 16 7bre-
Paesaggio celato. La Falterona avvolta di nebbie. Vedo solo i canali rocciosi che le venano [p. 62 modifica]i fianchi e si perdono nel cielo di nebbia che le onde alterne del sole non riescono a diradare La pioggia ha reso cupo il grigio delle montagne. Davanti alla fonte hanno stazionato a lungo attendendo il sole aduggiati da una notte di pioggia nelle loro stamberghe allagate. Sento una ragazza a dire rimessamente: un giorno la piena ci porterà tutti: il torrente gonfio nel suo rumore cupo commenta tutta questa miseria. Guardo oppresso le roccie ripide della Falterona: dovrò salire salire. [p. 63 modifica]Nel presbiterio una lapide ad Andrea del Castagno

Tipo locale: viso sottile, toni bruni su toni giallognoli, occhi cupi incavati: ancora una semplice antica grazia toscana nel profilo e nel collo. Guarderò i quadri di Andrea del Castagno: forse

Come differente la sera di Campigno: come mistico il paesaggio: come bella la povertà delle sue casupole. Come incantate erano sorte per me le stelle dal cielo, dallo sfondo lontano dei dolci avvallamenti dove sfumava la valle barbarica, d'onde veniva il torrente inquieto e cupo di profondità. Io sentivo le stelle [p. 64 modifica]sorgere e collocarsi luminose su quel mistero: alzando gli occhi alla rupe a picco altissima che si intagliava in un semicerchio dentato contro il violetto crepuscolare, arco solitario e magnifico teso in forza di catastrofe sotto gli ammucchiamenti inquieti di rocce all'agguato dell'infinito, io non ero non ero rapito di trovare nel cielo luci ancora luci: e mentre il tempo fuggiva invano per me: un canto: le lunghe onde di un triplice coro, salienti a lanci la roccia trattenute ai confini dorati della notte dall'eco che nel seno [p. 65 modifica]roccioso le rifondeva allungate perdute. Il canto fu breve: una pausa, un commento improvviso e misterioso e la montagna riprese il suo sogno catastrofico: il canto fu breve: le tre fanciulle avevano espresso disperatamente nella cadenza millenaria la loro pena breve ed oscura e si erano taciute nella notte. Tutti erano rientrati, tutte le finestre erano accese. Ero solo
Le nebbie sono scomparse. Esco. Mi rallegra il buon odore casalingo di spigo e di lavanda dei paesetti toscani. La chiesa ha un portico a colonnette quadrate di sasso intero: nudo ed elegante, semplice [p. 66 modifica] e austero, veramente toscano: tra i cipressi scorgo altri portici: bel principio della Toscana Sulla costa una croce apre le braccia ai vastissimi fianchi della Falterona spoglia di macchie che scopre la sua costruttura sassosa: con una luce pallida e fulva bruciano le erbe del camposanto: penso a Leonardo

Campigna (non Campigno) 18 settembre (foresta della Falterona)

(Le case quadrangolari in pietra viva, costruite dai Lorena restano vuote in mezzo alla foresta e il viale dei tigli dà un tono romantico [p. 67 modifica]alla solitudine dove i potenti della terra si sono fabbricate le loro dimore. La sera scende dalla cresta alpina e l'accoglie nel seno verde degli abeti).
Dal viale dei tigli guardavo accendersi una stella solitaria sullo sprone alpino e la selva antichissima addensare l'ombra e i profondi fruscii del silenzio. Dalla cresta acuta nel cielo , sopra il mistero assopito della selva scorsi andando pel viale dei tigli la vecchia amica luna che sorgeva in nuova veste rossa di fumi di rame: e risalutai l'amica senza stupore, come se le profondità selvagge dello sprone [p. 68 modifica] l’attendessero levarsi dal paesaggio ignoto. Io per il viale dei tigli andavo ancora difeso dagli incanti mentre tu sorgevi e sparivi o dolce amica luna: solitario e fumigante vapore sui barbari recessi: e non guardai più la tua strana faccia ma volli andare ancora a lungo pel viale se udissi la tua rossa aurora nel sospiro della vita notturna delle selve.

Stia - 19 settembre
Nella sala d'albergo un vecchio milanese cavaliere parla dei suoi amori lontani a una signora dai capelli bianchi dal viso di bambina. Lei [p. 69 modifica]calma gli spiega la stranezza del cuore. Lui ancora stupisce e si affanna: quà nell'antico paese chiuso dai boschi. Ho lasciato Castagno: ho salito la Falterona lentamente seguendo il corso del torrente rubesto: ho riposato nella limpidezza angelica dell’alta montagna addolcita di toni cupi per la pioggia recente, ingemmata nel cielo coi contorni nitidi e luminosi che mi facevano sognare davanti alle colline dei quadri antichi: mi son messo per la foresta: ho sostato nelle case di Campigna. Son sceso per interminabili valli selvose e deserte con improvvisi sfondi di un paesaggio promesso [p. 70 modifica],un castello isolato e lontano: e al fine stia bianca e elegante tra il verde, melodiosa di castelli sereni. vegliata dal castello antico: dopo le solitudini primo saluto de la vita felice del paese nuovo: poesia toscana ancor viva nella piazza armoniosa di voci vegliata dal castello antico: signore ai balconi poggiate il puro profilo mollemente nella sera: l’ora di grazia della giornata, di riposo e di oblio.
Al di fuori si è fatta la quiete.
Il colloquio fraterno del cavaliere continua:

Comme deux ennemis rompus
Que leure haine ne soutient plus

[p. 71 modifica]Et qui laissent tomber leurs armes



20 settembre (Presso la Verna)
Io vidi dalle solitudini mistiche staccarsi una tortora e volare distesa verso le valli immensamente aperte. Il paesaggio cristiano segnato di croci inclinate dal vento ne fu vivificato misteriosamente: volava senza fine sull’ali distese, leggera come una barca sul mare: Addio colomba, addio! Le altissime colonne di roccia della Verna si levavano a picco grige nel crepuscolo rinchiuse tutt’intorno nè la foresta cupa.

Era incantevolmente cristiana l’ospitalità dei contadini là [p. 72 modifica]presso. Sudato mi offersero acqua. Aggiunsero: arriverete alla Verna in un'ora se Dio vole. Una ragazzina mi guardava cogli occhi neri un po' tristi, attonita sotto l’ampio cappello di paglia: in tutti era un raccoglimento inconscio, una serenità conventuale addolciva a tutti i tratti del volto. Per molto tempo ticorderò ancora la ragazzina e i suoi occhi tristi e tranquilli sotto il cappellone monacale.
Sulle stoppie interminabili sempre più alte si alzavano le torri naturali di roccia che reggevano la casetta conventuale [p. 73 modifica]rilucente di dardi di luce nei vetri occidui.

Si levava la fortezza dello spirito, le enormi roccie gettate in cataste da una legge violenta verso il cielo, pacificate dalla natura prima che le coprì di verdi selve, purificate poi da uno spirito d'amore infinito: la meta pacificatrice degli degli urti dell'ideale che avevano fatto strazio, che chiudeva ancora pure supreme commozioni della mia vita. [p. 74 modifica]21 Settembre (La Verna)

Francesca ... S. Francesco pregate per me peccatrice.
15 Luglio 190...

Me ne sono andato per la foresta con un ricordo, risentendo la prima ansia. Pregate per me peccatrice. Ricordavo gli occhi vittoriosi, la linea delle ciglia: forse mai non lo aveva saputo: ed ora al termine del mio pellegrinaggio la ritrovavo che rompeva in una confessione così dolce, lassù, lontano da tutto. Era scritta a metà del [p. 75 modifica]corridoio dove si svolge la Via Crucis della vita di S. Francesco: dalle inferriate sale l’alito gelido degli antri.
A metà, davanti alle semplici figure d’amore il suo cuore si era aperto ad un grido ad una lacrima di passione, così il destino era consumato.

Antri profondi, fessure rocciose dove una scaletta di pietra si profonda in un’ombra senza memoria, ripidi colossali bassorilievi di colonne nel vivo sasso: e tu apparso nello scorcio giusto in cui appare il [p. 76 modifica]sogna, angelo, ne la chiesa purità dolce che il giglio divide e la Vergine eletta e il cirro imbianca nel cielo e un'anfora classica rinchiude la terra e i gigli


stradina solitaria tra gli alti colonnarii di alberi contenente di una lieve stria di sole — finché io giunsi dove avanti a una vastità velata di paesaggio una divina dolcezza notturna mi si discoprì nel mattino, tutto velato di chiarie [p. 77 modifica]il verde sfumato e digradante all'infinito: e tutto pieno delle potenze delle sue profilate catene notturne.
Caprese, Michelangiolo, Michelangiolo colei che tu piegasti sulle sue ginocchia stanche di cammino, che piega, che piega e non posa, nella sua posa arcana come le antiche sorelle, le barbare regine antiche sbattute nel turbine del canto di Dante, regina barbara sotto il peso di tutto il sogno umano. [p. 78 modifica]Il corridoio, alitato del gelo degli antri, si veste tutto della leggenda francescana. È come l’ombra di Cristo più rassegnato, nato in terra d’umanesimo, che accetta il suo destino nella solitudine. La sua rinuncia è semplice e dolce: dalla solitudine intona il canto alla natura con fede: Frate Sole, suor Acqua, frate Lupo. Hanno rivestito la sua cappella scavata nella viva roccia. [p. 79 modifica]C'è in fronte una grande terracotta Robbiana: corre sulla roccia della parete un tavolato di noce, dove con malinconia potente un frate....da Bibbiena intarsiò figure di santi monaci: a semplicità bizzarra del disegno bianco risalta quando l’oro del tramonto tenta versarsi per la vetrata prossima nella penombra della cappella. Acquistano allora quei sommarii disegni un fascino bizzarro e nostalgico: bianchi sul tono ricco del noce sembrano rilevarsi i profili [p. 80 modifica]ieratici dal breve paesaggio claustrale da cui sorgono decollati, figure di una santità fatta spirito, linee rigide enigmatiche di grandi anime ignote.
Un frate decrepito, nella tarda ora si trascina nella penombra dell’altare, silenzioso nel saio villoso, e prega le preghiere di 80 anni d’amore.
Fuori il tramonto s’intorbida: strie minacciose di ferro gravano sui monti prospicienti lontane. Il sogno è al termine e l’anima improvvisamente sola cerca un [p. 81 modifica]appoggio una fede nella triste ora. Dalla terrazza si guardano lentamente sommergersi le vedette mistiche e guerriere dei castelli del Casentino: intorno è un grande silenzio un grande vuoto nella luce falsa dai freddi bagliori che guizza ancora sotto le strette della penombra: il Casentino scompare: riveso le signore gentili dalle bianche braccia laggiù che ancora laggiù ai balconi perpetuano un sogno cavalleresco!
.....
Il piazzale della chiesa è deserto. Seggo sul muricciolo
Figure di frati vagano: facelle