Il Parlamento del Regno d'Italia/Raffaele Conforti

Raffaele Conforti

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Gregorio Ugdolena Luigi Alfonso Miceli


Questo testo fa parte della serie Il Parlamento del Regno d'Italia


[p. CVI modifica]Raffaele Conforti.

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Figlio a quel Francesco Conforti, tanto rinomato nelle storie napoletane, colui del quale imprendiamo descriver la vita nacque nella provincia di Salerno nel 1808, e cominciati in patria gli studî legali venne a terminarli in Napoli, ove ben presto (1833) il ritroviamo digià avvocato distinto e professore privato di diritto criminale.

Dotato di una spontaneità d’eloquenza veramente ammirevole, profondo d’altronde negli studî legali, il Conforti crebbe rapidamente in fama, e ben presto lo [p. 351 modifica]si riguardò come uno dei primi patrocinatori di Napoli, che pur tanti ne ha contati e ne conta di celebri.

Con questo, e per tradizioni di famiglia, e perchè gli è difficile che un uomo veramente d’ingegno e di studio sia altra cosa, il Conforti era liberale e desioso quant’altri mai di vedere la patria italiana unita, forte ed indipendente. Quando accaddero gli avvenimenti politici del 1848 si gettò gli occhi sopra il Conforti, e lo si nominò dapprima procuratore generale presso la gran corte criminale di Napoli, quindi consigliere della suprema corte di giustizia. Il 12 aprile consecutivo poi lo si fece entrare nel gabinetto presisieduto dallo storico Carlo Troya, confidandogli il portafoglio degli interni. Ognun sa come quel ministero spingesse il restio Ferdinando II ad adottare le misure le più altamente italiane, col decretare l’invio dell’esercito napoletano in Lombardia per combattere l’Austriaco, e della flotta sicula nell’Adriatico per proteggere Venezia. Il Conforti dette la sua dimissione insieme a tutto il ministero il 15 di quel funesto mese di maggio, in cui il Borbone stracciava l’atto costituzionale da lui stesso giurato e ne gettava i brani nelle vie insanguinate di Napoli.

Rientrato nella vita privata, il Conforti non potè goderne a lungo la tranquillità, giacchè, ricercato dalla polizia, dovette refugiarsi in Genova, ove non tardò a pervenirvi notizia della sua condanna a morte in contumacia.

Trasferitosi indi a poco a Torino, gli venne concesso esercitare la professione d’avvocato patrocinatore, e lo fece in modo così splendido, che in breve tempo si ebbe uno dei primi posti nel foro piemontese; fu chiamato a difender cause in quasi tutte le provincie del regno e perfino nella Svizzera.

Socio di tulle le principali istituzioni accademiche dello Stato, membro del congresso d’istruzione, presidente della sessione tecnica e della società dell’emigrazione italiana, professore privato di economia politica ecc., il nostro protagonista, nell’agosto del 1860, rientrò in Napoli, ove fu ministro dell’interno sotto la dittatura Garibaldi, rendendo uno dei più segnalati [p. 352 modifica]servigi all’Italia col cooperare attivamente a che il plebiscito d’annessione delle provincie napoletane succedesse con quella prontezza e unanimità di suffragi ch’erano a desiderarsi.

Una volta l’annessione compiuta, il Conforti rassegnò le sue dimissioni nelle mani dello stesso nostro re Vittorio Emmanuele insieme al dittatore e a tutto il ministero. Poco tempo dopo ei venne nominato consultore e quindi vice-presidente, cogli onori e grado di presidente, della corte suprema di giustizia di Napoli.

Il collegio di San Severino, nella provincia di Salerno, ha inviato il Conforti a suo rappresentante in seno al Parlamento nazionale.

Gli scritti pubblicati dal nostro protagonista constano di varie memorie ed opuscoli tutti riguardanti questioni di economia pubblica e di giurisprudenza; egli ha pure dato alla luce una traduzione della storia della filosofìa del diritto di Sthal corredata di molte sue importanti e lucide annotazioni.

Nella camera il Conforti ha preso posto al centro sinistro, volendo così dimostrare, come meglio il dimostra anche colle faconde parole e coi suoi voti, che egli intende rimanere perfettamente indipendente dall’influenza di ogni spirito di parte o di consorteria.