Il Parlamento del Regno d'Italia/Damiano Assanti

Damiano Assanti

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Rocco Positano Antonio Zanolini
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[p. LXXXII modifica]Damiano Assanti.

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Nato in Squillace, provincia di Calabria Ulteriore seconda, nel luglio 1810, da Francesco e da Maddalena Rodio, studiò in casa, quindi recossi a Napoli ove tolse laurea nel 1830 nelle matematiche e filosofiche discipline.

La sua vita politica incominciò di buonissima ora, giacchè fino dal 1853 veniva accusato d’aver partecipato alla cospirazione del monaco Angelo Peluso; era sottoposto ad un lungo processo dal quale usciva incolume per mancanza di prove.

Da quel momento visse privatamente, coltivando gli studî militari, e continuando però a far parte d’ogni comitato rivoluzionario che si istituiva nel regno di Napoli.

Difatto nel 1844, quando i sospetti della tirannia borbonica cominciarono a divenire più vigilanti, il nostro protagonista fu chiuso nella fortezza di Sant’Eremo, assieme al barone Poerio, Porrelli, ecc. Colà restò nove mesi. Ciò non lo impedì tuttavia d’adoprarsi nel 1847 per fomentare la rivoluzione, che si voleva far iscoppiare in Calabria; mancata questa, riuscì l’Assanti ad evadersi, si rifugiò dapprima in Francia, indi in Toscana, da dove ritornò in Napoli nel febbrajo 1848, [p. 304 modifica]dopo, cioè, che colà era stata promulgata la costituzione, e concessa agli emigrati politici piena ed intera amnistia.

In qualità di commissario civile e politico il nostro protagonista partiva indi a poco dalla capitale Partenopea, insieme al corpo d’armata che il Borbone consentì a malincuore a spedire in ajuto dei Piemontesi contro gli Austriaci in Lombardia. — Ognun sa che non appena pervenuto quel corpo a Bologna, avvenuta essendo in Napoli la catastrofe del 15 maggio, i napoletani ricevevano ordine dallo spergiuro Ferdinando II di retrocedere; e ognuno sa eziandio che un numero di valorosi, distaccandosi dall’esercito, proseguirono sotto gli ordini dell’eroico generale Guglielmo Pepe la loro marcia e passarono il Po. Di questo numero fu l’Assanti, che può dirsi incominciasse allora la sua carriera militare, dacchè, lasciando il posto di commissario civile, che si assimilava al grado di generale, si contentasse di occupare un impiego di capitano dello stato maggiore.

Ridottosi in Venezia, sostenne colà insieme ai prodi suoi compagni per ben 16 mesi l’assedio, divenuto ormai memorabile, e promosso a colonnello, uscì dietro la capitolazione dell’agosto dalla città dell’Adria per emigrare in Piemonte, da dove passò poscia in Francia, in Svizzera, in Inghilterra e nel Belgio.

Nel 1860, trovandosi l’Assanti in Genova, allorchè Garibaldi aveva poc’anzi intrapresa la sua già celebre spedizione dei mille, il generale Cosenz invitava il nostro protagonista a far parte di quella che egli stesso doveva guidare in ajuto al vincitore di Calatafimi; arrivato in Palermo, gli fu confidato il comando di una brigata. Alla testa di tale brigata l’Assanti si trovò alla battaglia di Milazzo, assistè allo sbarco nelle Calabrie, sostenne il combattimento di Salerno, e intervenne ai fatti d’arme di Santa Maria di Capua e Caserta.

Il collegio di Chiaravalle in Calabria ha eletto il generale Assanti a suo rappresentante nel Parlamento Nazionale.