Il Parlamento del Regno d'Italia/Amedeo Chiavarina di Rubiana

Amedeo Chiavarina di Rubiana

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Lorenzo e Rocco Camerata Scovazzo Giuseppe Checchetelli
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Torinese, egli siede da lunghi anni nel Parlamento, del quale da lunghi anni pure è questore. Egli, dapprima, si era messo a seguire la bandiera tenuta con sì salda mano da quell’egregio uomo di Stato che [p. 742 modifica]era il conte di Cavour. Questi spento, il Chiavarina, come tanti altri, si è trovato senza capo e non ha potuto a meno di sentirsi privo di un appoggio e di una guida necessari. Così gli è accaduto di essere alquanto incerto nella via che avesse a percorrere; mentre dei così detti generali di Alessandro egli non aveva ancora potuto formarsi un’idea tanto chiara e secura, da sapere fare una scelta tra essi. Ora avvenne che durante il Ministero presieduto dal barone Ricasoli, il Chiavarina si allontanasse da quelle file della maggioranza, nelle quali aveva sempre strenuamente combattuto, per avvicinarsi al partito presieduto dal Rattazzi, che gli fece, come suol dirsi, i ponti d’oro. Tuttavia il Chiavarina non tardò molto a rientrare nella migliore strada, accostandosi al gabinetto Minghetti-Peruzzi, in favore del quale votò quei progetti di legge, che incontrarono generalmente l’opposizione dei suoi compatrioti, perchè appunto si ritenevano contrari agl’interessi del Piemonte. In questo bisogna saper grado al Chiavarina del suo ammirabile spirito d’indipendenza e di disinteressamento, che sarebbe utile possedessero tutti quei deputati, i quali negligono troppo i grandi interessi della patria comune per far trionfare quelli di municipio.

Ciò che rende il Chiavarina un personaggio sui generis e gli dà un rilievo e una importanza tutta speciale, è la sua carica di Questore nella Camera dei deputati, ch’egli esercita con uno zelo ed un rigore ammirabili. Tutti quelli i quali hanno che fare cogl’inservienti, uscieri ecc. ecc., della Camera elettiva, tutti quelli che chieggono biglietti per tribune, o che in qualche modo si mettono in rapporto cogli attinenti al servizio interno del Parlamento, ogni qualvolta incontrano ostacoli, inconvenienti o difficoltà, non hanno che una via per sortire d’impaccio, ed è quella di ricorrere all’arbitro supremo, al conte di Chiavarina. Naturalmente e senza che vi sia l’ombra di protesta, l’altro questore che gli vien posto allato, vi fa la figura dell’uomo di paglia: non sa niente, non si occupa di niente, non può niente. Se per caso ei desse il suo consenso a qualche propostagli disposizione, [p. 743 modifica]questa non saprebbe esser valida ove il Chiavarina non l’avesse approvata. Di tale estesissima autorità noi crediamo che il Chiavarina usi e non abusi, e, se talfiata qualche giornalista dalla testa calda si è lagnato dell’eccessiva severità e rigorismo degli uscieri incaricati della sorveglianza delle tribune, si conviene generalmente, che se il conte di Chiavarina nell’esercizio della sua autorità è inflessibile, egli è d’altronde assai giusto, tutte le volte almeno che non si riesce ad ingannarlo.

Il Chiavarina non prende che di rarissimo la parola, ove tuttavia non si tratti di dare una qualche spiegazione relativa al regolamento della Camera, o di richiamare alla stretta osservanza di questo coloro tra i deputati cui il presidente tralasciasse di ammonire, quando avvenga di allontanarsene. Il conte Chiavarina è più che probabilmente questore in perpetuità della Camera elettiva.