Il Novellino/Parte quarta/Novella XXXV

Novella XXXV - Eugenia gravida d'uno armigero,
dubita de' fratelli, finge morta de peste, e con l'amante se fugge: sono assaltati da inimici, l'amante è morto e lei si uccide

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Novella XXXV - Eugenia gravida d'uno armigero,
dubita de' fratelli, finge morta de peste, e con l'amante se fugge: sono assaltati da inimici, l'amante è morto e lei si uccide
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NOVELLA XXXV.




ARGOMENTO.


Eugenia gravida de un armigero dubita de’ fratelli, fenge essere ammorbata e morta de peste: l’amante travestita in ragazzo la conduce in Lombardia: sono assaltati da’ nemici: l’amante è occiso, e la donna lei medesima sopra il suo corpo se occide.


A LO EGREGIO MISSER FRANCISCO BANDINI NOBILE FIORENTINO1.


ESORDIO.


Onerosa soma è quella, molto virtuoso misser Francisco, la quale hai a miei debili dossi già posta, per averme la toa elegante dottrina dal primo dì che te cognobbi a qui con carità non piccola comunicata, e io non conoscere in me modo nè facultà alcuna de possere a tanto beneficio nè poco nè molto satisfare: nondimeno per non essere del tutto ascritto al libro delli ingrati, cercando tra el mio [p. 377 modifica]esile peculio ho trovata una nuova qualità de moneta senza conio e di falso metallo composta, la quale, per scambio de la tua perfettissima, ai miei maggiori bisogni convertita di presente te mando; e se di quella profitto alcuno non te ne segue, recivila pure per recognoscenza de la mia verso de te grandissima obbìigatione. Vale.


NARRAZIONE.


Poco tempo si fa che nella egregia e bellicosa città di Peruscia fu un nobile e strenuo armigero Braccesco, leggiadro e molto virtuoso e gagliardo, Virginio de' Baglioni nominato; il quale avendo un lungo tempo infelicemente amata una vaga e formosissima giovene de assai bona famiglia chiamata Eugenia, sempre de male in peggio crudelissima gli si era dimostrata. Ove accadde che avendosi Virginio avantaggiatamente bene in una notevole giostra adoperato, e di quella tra molti valorosi uomini avuto l’onore, fu cagione di rompere e spezzare ogni durezza dal freddo cuore della da lui amata Eugenia, e in maniera tale che non a parimente amarlo se dispose, ma le venne in tanta grazia che il suo novello amore in mille doppi l'antiquo e il moderno del suo Virginio avantaggiò; e questo con lieta apparenza e per discreto mezzo a lui fatto palese, avvenne quello che di coloro che si trovano le voglie conformi suole de continuo avvenire. Però che ancora che lei fosse donzella e da soi fratelli de grandissima guardia tenuta, pure el suo provvedimento bastò a tanto che con gran piacere di tutti doi donatoli el fiore di sua virginità, più tempi con felicità [p. 378 modifica]non piccola goderno, senza esserne mai da malignità de contrarii venti molestati. E perchè li casi e volgimenti de la invida fortuna sono tanti e sì orribili quanto miseri coloro che da summa felicità in estrema miseria redutti li provano, accadde che abbattendosi il morbo pestifero a Peruscia in un tempo che la poveretta Eugenia si trovò del suo Virginio gravida, e ancora che prima di molte arti per non ingravidarse e dapoi per guarirse avesse usate, pur nulla gliene giovò; per la cui cagione ognuno di loro era per volerne la morte ricevere. E quello che con più amaritudine la mente della giovene travagliava, che convenendole di necessità con soi fratelli la peste fuggire, e andare in parte che niuno provvedimento di donne antiche vi si trovano che a tali bisogni sogliono e sanno reparare, la facessero da la meritata morte campare, la quale poco più che nulla di riceverla estimava a respetto che morendo non avria l'amante veduto. E vedendo i fratelli al subito partirsi deliberati, dal suo medesimo consiglio aitata le occorse al pericolo e a la morte provvedere; e fattone Virginio accorto, venuta la sera che la seguente mattina i fratelli voleano in contado andare, lei finse esserne dall’anguinaglia della contagiosa peste ammorbata, quale da' fratelli sentito e per fermo tenendolo, dubitando de loro medesimi, e in maniera impauriti che ognuno parea essere de tale lancia a morte ferito, e subito fuggitisi, e lassato un vecchio servitore di casa, ordinato che a la vita e a la morte di loro sorella provvedesse, in contado si condussero. Eugenia vedendo che il suo avviso procedeva, dopo più e diverse arti e strani modi col vecchio lassatole in governo tenuti, a la [p. 379 modifica]fine per forza di moneta il corroppe a fare e a dire quanto il suo bisogno ricercava, e mandalo per lo suo Virginio, il quale a lei occulto e prestissimo venuto, con gran piacere insieme ragionaro del modo tenuto e da tenere per non menare il fatto in lungo, ed anco dubitando non la finzione della peste avesse davero riuscita. El vecchio data fama che Eugenia da fratelli ammorbata lassata era morta, composto un certo corpo de panni che de vero corpo umano parea, con poca compagnia e meno lumi per la qualità de la infermità che maggiore non lo ricercava, fu detto finto corpo ad una lor propinqua chiesa sepellito. Virginio travestita la soa donna in ragazzo de omo d’arme, a la Città di Castello, ove avea soi cavalli e famigli mandati, se condusse; e qui occultissintamente a dovuto termine un bellissimo figliuolo parturito, come volse loro avversa fortuna che già d’ogni cattivo augurio a minacciarli cominciava, pochi dì appresso l'avuta contentezza con morte del nato figlio con dolore grandissimo fu terminata. Pure con la prudenza dandosene pace deliberarno, come già proposto aveano, Virginio al soldo de’ Veneziani se condurre, e postosi ottimamente in ordine di ciò che a tale ministerio2 se richiedeva, col suo novello paggio montati a cavallo, con suo carriaggio verso Lombardia drizzò il suo camino, facendo in suo pensiero per tutto il suo vivente così in paggio la donna travestita tenere. E avendo quando con piacere e quando con rencrescimento de Toscana uscito, e Romagna passata, e vicino a Brescia pervenuti una sera quasi al tardi, come li cieli e loro contrarii fati aveano già [p. 380 modifica]deliberato, che li doi miseri amanti con festa caminando però che loro pareva essere fora d’ogni pericolo, se abbattero con uno squatrero che dal campo de la Signoria fuggendose nell’esercito del Duca de Milano se ne andava, il quale vedendo quest’omo d’arme sì bene in ordine di cavalli, d’arme, di famigli, e di carriaggi, deliberò de svalisarlo, e a la sua gente comandò che gli dessero dentro: i quali senz'altra consultatione da lui aspettare cominciorno a menar le mani, ora un famiglio ora un altro abbattendo, e i cavalli pigliando, e presi i carriaggi, e ogni altra cosa posta a sacco, accorgendosi del speciosissimo paggio che una rosa di maggio parea, non come gli altri lo scavalcarono, ma il presono per la briglia, e il voleano tra loro menare. El disavventurato Virginio che dolente a morte insino a lui ogni cosa avea sofferta, e più volte fatto pensiero de volere in ciò sue forze opponere, ancora che invano contra a tanti se avesse adoperato, a tale che con le facultà la vita perdesse, pure sperando che se la donna sola gli restasse poco il resto averia stimato, vedendola da sé dispartire, lui che gagliardissimo era, e dolore e amore gli aveano dato di novo coraggio, propose del tutto volere come a valoroso cavaliere morire, e non essendo d’altro che di bracciali, e arnesi di faide, e fiancali guarnito, posta mano a la spada arditamente se buttò tra loro, e ferito a morte colui che la briglia de la donna tenea e più altri dinanti e da traverso feriti, parea che un fiero leone tra vili pecore fosse gionto: ma el capo squadra che ciò con rincrescimento grandissimo vedea, da fiera ira acceso e de rabbia tutto fremendo per lo conoscere che [p. 381 modifica]uno solo tanti ne cacciava, comandò a doi soi avantaggiati famigli che subito l'ammazzassero, i quali avendo ognuno de loro una giannetta in mano, tutti doi prestissimo gli corsero addosso e de più colpi a morte il ferirono, e uno di essi postagli la giannetta dietro li reni con la furia del cavallo gliela passò più d’un palmo fuori il petto, e l’altro avendogli il cavallo ammazzato, per morto fu buttato a terra. L’afflitta e dolente Eugenia vedendo essere morto el suo ferventissimo amante, de morire anche lei per ultimo partito prese, non meno per volere al reciproco amore e a sè medesima satisfare, che per non consentire che el suo delicatissimo corpo, che tanto al suo Virginio era piaciuto, fosse per alcuno tempo ad altrui volere posseduto; e senza altramente di proposito cambiarse subito di gran furia dal cavallo buttatase, e quasi come volesse il signore piangendo abbracciare, preso tempo che da coloro non fosse il suo operare interdetto, pose il suo candido e morbido petto a la ponta de la lanza che per lo corpo del misero amante usciva, e sopra de quello cadere lassatase, quanto de fora ve ne avanzava senza alcuna contradizione de la natura dentro al suo delicato corpo ve la pose; e con l’amante abbracciatasi, che anco spirato non era, e forte strengendolo disse: Ahi, dolcissimo signore mio, ecco colei per la quale l’acerba e violenta morte contro ogni onestà hai già ricevuta; ecco colei che volontaria è venuta a volerte a tale ultimo naufragio senza paura accompagnare, a tale che la toa Eugenia non sia mai sotto altro imperio trasportata; ecco colei che morendo te supplica per quello amore che vivendo parimente regnò tra noi e per quello che li nostri [p. 382 modifica]spiriti dal canto di là eternalmente se porteranno, che tu in un medesimo punto con meco insieme doniamo a’ detti nostri spiriti ultimo commiato, acciò che così vinti3 e insieme congionti possano negli oscuri regni del nostro perpetuo e inseparabile amore e in vita e in morte rendere vero testimonio. E con queste e assai altre piatose parole ardentissimamente baciatisi tutti doi in un medesimo ponto da questa vita se departerono. E quivi li tapinelli corpi senz'altra sepoltura rimasti, le nude ossa dei quali furono ai posteri de loro sanguinosa morte evidente testimonio.


MASUCCIO.


Volubile e senza alcuna fermezza se può, e non de novo, questa nostra madonna Fortuna chiamare, li prosperi e avversi casi e recontati e da recontare considerando: e certo non senza grandissima compassione se possono li avuti infortunii de li innamorati Perosini nè leggere nè ascoltare. Ma lassando a li ferventi amanti tale compassionare, l’ordine dato seguendo, mostrerò appresso uno strano e faceto caso anzi travagliatissimo accidente travenuto a doi grandissimi amici, e tanto più da notarse quando rustici e inculti si seppe con pace e unione el fatto racconzare.

  1. Il Bandini fu oratore di Firenze a Re Ferrante, ed era gran letterato ed una delle colonne della celebre Accademia platonica, e dovette andare in esilio dopo la congiura dei Pazzi nel 1478, nella quale la sua famiglia sostenne parte principalissima. Nelle altre edizioni questa novella è dedicata Allo egregio e formosissimo mio messer Francesco Tomacello. La nobile famiglia Tomacello ha avuto molti i lustri uomini, fra gli altri, proprio in questo tempo, anzi dal 1460 al 1470, Marino Tomacello, che ebbe molti uffici ed onori da Re Ferrante, e fu uomo di conto, e forse questo Francesco potè essergli figliuolo o fratello. Di Marino Tomacello scrisse molte lodi il Pontano.
  2. mestiere
  3. avvinti.