I giuochi della vita/La morte scherza

La morte scherza

../Pasqua ../I giuochi della vita IncludiIntestazione 3 agosto 2018 75% Da definire

Pasqua I giuochi della vita
[p. 125 modifica]

LA MORTE SCHERZA....

[p. 127 modifica] Una fila di carri che sembravano capanne ambulanti, coperti come erano da sacchi, lenzuola e tende grossolane, rompeva col suo pesante roteare la solitudine e il silenzio della notte di luglio. Su questi carri tirati da buoi, una specie di tribù di sardi si recava ai bagni di mare. Da ore ed ore viaggiavano. Un denso strato di polvere copriva i buoi, le ruote, le persone che stavano dentro i carri, le masserizie che i bagnanti si portavano addietro, i guidatori e i cani che seguivano.

Dopo una giornata calda, finalmente era calata una notte fresca e chiara: il cielo pareva bianco, tanto era coperto di stelle; lo stradale segnava una linea grigia sul nero dell'altipiano, all'estremità del quale una muraglia di montagne rassomiglianti a enormi castelli merlati nascondeva il mare. [p. 128 modifica]

Un odore di stoppie, di giunchi lontani, di eriche inumidite dalla notte veniva con qualche soffio di vento. Non s’incontrava anima viva; solo verso sera un pastorello che guardava il suo gregge era apparso nello sfondo del paesaggio. Dopo che uno dei guidatori dei carri, un vecchio contadino, aveva giudicato dal corso delle costellazioni delle Orse e del Drago che potevano essere le dieci, tutti i viaggianti tacevano entro i carri; anche i due bimbi lattanti, dopo aver un poco strillato, dormivano sul seno delle due spose robuste come elci.

Oltre i guidatori dei carri, solo zia Areca,1 una ricca proprietaria ottantenne, vegliava entro il suo carro, ripetendo il milionesimo dei rosarii recitati durante la sua vita. Da quanti e quanti anni ella non dormiva! Non sapeva più neppure cosa fosse il sonno vero e profondo; solo verso l’alba la coglieva un vago sopore, attraverso il cui velo ella sentiva egualmente le sofferenze del suo corpo, metà paralitico, metà piagato.

Zia Areca stava sola nel suo carro trasformato in letto, che precedeva gli altri per [p. 129 modifica] evitare la polvere, guidato dal servo Antonio Maria, un bellissimo Ercole giovinetto, dai capelli crespi e folti come un cespuglio, e il viso sbarbato, grasso, rosso e bruno come una melograna. Antonio — Maria aveva diciannove anni; era un protetto di zia Areca, che lo teneva da molto tempo al suo servizio, e tutti lo invidiavano, ma lo ritenevano affezionatissimo alla vecchia. Ogni tanto egli sollevava la tenda del carro e domandava all'inferma se voleva qualche cosa.

— Giacchè non dormite, perchè non chiamate vostra nipote Rosa a tenervi compagnia? Qui in fondo al carro ci stanno due persone.

— La compagnia ce l'ho, — rispose la vecchia, scuotendo il rosario con la mano non paralitica. — Dove siamo ora? È lontano questo mare?…

— È lontano! — rispose rozzamente il giovine, stendendo il braccio verso l'orizzonte. — Ce ne vuole ancora prima d'arrivare!

— Santa Greca mia gloriosa! — sospirò la vecchia. — Non ne posso più: questo carro mi scuote tutta: mi pare di friggere entro una padella.

Gli occhi neri del giovine lampeggiarono: [p. 130 modifica] con un salto felino egli si gettò a sedere sull'orlo del carro e cominciò a parlare con voce sommessa ma fischiante:

— Peggio per voi! perchè vi siete messa in viaggio? Chi vi ha suggerito quest'idea? Io ve lo dissi già, vecchia testarda: se non morrete lungo il viaggio, morrete appena arriveremo là. Non sapete che i bagni di mare sono pericolosi persino pei giovani e pei sani? Voi morrete, vedrete che morrete….

— Tutti morremo! Siamo nati per morire. Non tormentarmi. Se morrò, ebbene, morrò dopo aver tentato tutti i rimedi. Io credo che i bagni di mare mi faranno bene.

— L'anno scorso, — proseguì l'altro, implacabile, — sono morte due vecchie, in mare, due vecchie testarde come voi. E il vecchio prete di Nugheddu, quello che faceva le stregonerie? Ebbene, entrò nel bagno e non si vide più: neanche il corpo fu trovato.

— L'avrà portato via il diavolo.

— Ma credete voi al diavolo?

— E come non ci credo? Non c'è cosa più certa del diavolo.

— E che il diavolo si porta via anima e corpo? — chiese il terribile giovine, con accento inquisitore. [p. 131 modifica]

— Figlio, — rispose la vecchia con dolce voce, — il diavolo porta via coloro che in vita non compirono il proprio dovere.

— E allora voi perchè non fate il vostro dovere? Vecchia testarda, perchè non fate testamento? Vedrete, cioè voi non lo vedrete affatto: appena morta voi, tutti quegli astori, — e indicava i carri che seguivano, — tutti si getteranno sui vostri beni e li divoreranno in un attimo: e Rosa, che sacrifica per voi la giovinezza, Rosa avrà un corno. Fate testamento, vecchia testarda. Ai bagni dicono che c'è un notaio.

— Se c'ê un notaio lascialo bagnarsi! Io non sto pensando a morire. Sono stufa delle tue prediche. La morte è in mano di Dio, ed io farò il mio dovere, se già non l'avessi fatto, senza che un bastone vestito, quale tu sei, me lo insegni!

— Scusatemi, — rispose Antonio — Maria, come pentito delle sue parole. — Non portatemi odio se vi parlo così; è per il vostro bene. I vostri parenti vi han fatto partire perchè vogliono la vostra morte: anzi vi consiglio di dare attenzione quando vi metteranno nel bagno. Non si sa mai!

— Mi metterà Rosa: non temere. [p. 132 modifica]

— Sì, ma anche con Rosa date attenzione. L'acqua del mare è perfida; viene un'ondata e vi porta via. Pare il diavolo davvero.

— E sia pure il diavolo, ma lasciami in pace. Non sto pensando al diavolo, io

— Vecchia testarda!

I carri proseguivano il loro cammino grave e monotono; qualche cane abbaiava nel silenzio della notte, qualche fuoco appariva e spariva in lontananza; la muraglia delle montagne che nascondeva il mare si avvicinava lentamente.

Antonio — Maria sollevava spesso la tenda, guardando se zia Areca dormiva; ma la vecchia pregava, sospirava e pensava alle sue settanta vacche e alla sua giumenta gravida.

— Quando torneremo dai bagni troveremo il puledrino, — pensava. — Come sarà? Baio? Quando avrà tre anni lo venderò per trenta scudi. Santa Greca gloriosa, dove è questo mare? Non si arriva più?

Finalmente all'alba si assopì: udiva egualmente il roteare del carro, l'abbaiare dei cani, e sentiva qualche soffio un po' forte di vento scuoter la tenda; la piaga che le tagliava il lombo sinistro le bruciava più del solito, e tutto il fianco le palpitava di dolore; eppure [p. 133 modifica] ella vedeva il puledrino baio, e sognava di trovarsi nel bagno: l'acqua era calda, la rena morbida indorata dal sole. Ad un tratto veniva un'ondata, alta e scapigliata come un giovane diavolo scherzante, e investiva la vecchia, ma non riusciva a portarla via, perchè ella aveva ritrovato le sue forze e resisteva potentemente.

Poi le parve di udire una risata repressa e un suono di baci dietro la tenda abbassata ai suoi piedi.

— Che sia Rosa? Rosa con Antonio — Maria? Me l'hanno detto, sì, che quei due fanno all'amore. Anch'io, una volta, quando avevo vent'anni, mi nascosi con Predu-Maria dietro il muro del cortile. Santa Greca gloriosa, perdonate la gioventù….

La risata non si fece più udire, ma lo scoccar dei baci risuonò più insistente: Santa Greca li perdoni, ma “quei due„ non avevano più freno.

Zia Areca si arrabbiò e molto.

— Quel ragazzo avrà chiamato Rosa dal suo carro, con la scusa che la volevo io. Ed ora son lì, dietro il carro, e si baciano. Impostori, sfacciati! Non pensano al peccato mortale, non pensano all'ora della morte! Ma se riprendo le forze, li bastono come bambini. [p. 134 modifica]

*

Finalmente la compagnia giunse in riva al mare, dietro la montagna.

Vicino alla spiaggia sorgeva un fabbricato, del quale ogni stambugio era già pieno zeppo di bagnanti borghesi; più in là stendevasi una lunga fila di capanne di frasche popolate di paesani per lo più infermi.

La gente prendeva i bagni all'aperto; da una parte le donne, dall'altra gli uomini. L'ombra della montagna copriva la spiaggia bellissima seminata di scogli turchini; il mare deserto cangiava colore ad ogni attimo, sotto un cielo meravigliosamente chiaro.

In un batter d'occhio i parenti di zia Areca costrussero sei capanne di frasche; le donne tiraron giù dai carri le masserizie e le coperte, e l'accampamento fu presto all'ordine. Zia Areca voleva esser messa subito nell'acqua.

— Dove sono i cavalloni, i diavoli del mare? — diceva al servo, alquanto beffarda. — Vedi, il mare sembra una coperta di velluto turchino.

— Oh, li vedrete poi i cavalloni; vi divoreranno viva, così! — E Antonio-Maria apriva [p. 135 modifica] la bocca e faceva atto di divorare qualche cosa.

Rosa, che gli arrivava appena al petto, sollevava il viso olivastro e ardente: lo guardava coi grandi occhi neri cerchiati, uno dei quali divergeva alquanto, e rideva, rideva, simpatica e voluttuosa come una fanciulla araba.

— Ragazzi dell'inferno, lasciatemi guarire e poi farete i conti con me, — minacciava comicamente la vecchia. — Ora fatemi prendere il bagno.

— Ma siete stanca. Creperete subito, vecchia testarda.

— Se crepo, lasciatemi crepare; — ella rispose; e subito dopo il primo bagno dichiarò di sentirsi meglio. Le fu assegnata la più comoda delle capanne, dalla cui apertura ella vedeva e guardava il mare con una specie di tenerezza.

Antonio-Maria doveva ritornare al villaggio con gli altri guidatori.

— Agnella mia, — disse a Rosa, — ricòrdati di parlarle sempre della morte, sai: se no, vedrai, ella dimenticherà di far testamento; e un bel mattino la troverete nel suo letto, morta, dura come una pera acerba. E noi [p. 136 modifica] allora come faremo? La vita è lunga, e per vivere ce ne vuole!

Poi il servo ripartì coi carri e con gli altri guidatori: rimasero solo le donne, i bimbi, un vecchio. Gli uomini sani non hanno bisogno di bagni, neanche per lavarsi!

*

Dieci giorni dopo Antonio — Maria ritornò, con un cavallo carico di provviste. Vedendo la vecchia padrona, provò uno strano sgomento; gli occhi di zia Areca, prima appannati da un velo latteo, erano limpidi e pieni di vita; il suo volto, già bruno, era diventato quasi nero, abbronzato dai venti marini, ma pareva meno rugoso e disgustoso del solito.

— Come state, zia Areca?

— Meglio, — ella disse con un sorriso malizioso. — Vedi che i diavoli del mare non mi vogliono portar via. Neanche i diavoli mi vogliono!

— Rosa, agnella mia, — disse il giovine all'innamorata, appena poterono trovarsi soli, — mi pare che quella vecchia testarda non voglia morire. Stiamo freschi, noi, allora!

— È l'ultimo guizzo della lampada prima [p. 137 modifica] che si spenga, — disse Rosa, che non amava la nonna perchè amava ciecamente il giovine.

— Vedrai: morrà prima che noi pensiamo. La notte non dorme mai; geme, è più debole di prima. Del resto — soggiunse sorridendo, — tu un momento desideri che non muoia, un altro momento….

— Ecco, vedi: è perchè io non ne posso più — egli disse, abbracciandola furiosamente. — Non è vita questa. Se fossi certo che ella avesse già fatto testamento in tuo favore, sarei capace di una pazzia…. Ma così siamo poveri: io non ho niente, tu non hai niente, ed anche se tu dichiarassi ai tuoi che vuoi sposarmi come faremmo a vivere?

— Tu hai ragione — disse Rosa.

— La vita è lunga: vedi come zia Areca ha vissuto! Verrai stanotte dietro lo scoglio?

— Non so. Nonna non dorme mai; e sebbene io stia sola con lei nella capanna, perchè nonna non vuol essere disturbata dal pianto dei bimbi, non so se mi sarà facile uscire….

Quella notte, però, verso le undici, quando tutti dormivano, e sulla spiaggia illuminata dalla luna risuonava soltanto il romorìo delle onde, zia Areca cessò a un tratto di gemere e chiuse gli occhi. [p. 138 modifica]

Rosa, che fingeva di dormire, si sentì battere violentemente il cuore, ma attese ancora prima di muoversi. La vecchia non respirava neppure

— Che sia morta? — pensava Rosa.

— Questa sera mi ha parlato più teneramente del solito. “Rosa, mi disse, povera Rosa di maggio, abbi pazienza: tu ti sagrifichi giorno e notte per me, ma la ricompensa non ti mancherà, nè in questo nè nell'altro mondo. Va, io ho pensato a te fin da quando eri bambina.„

Queste parole palpitavano nel cuore di Rosa e le davano una ebbrezza di gioia; ella non vedeva l'ora di ripeterle ad Antonio-Maria, e le parve un sogno quando potè alzarsì ed accertarsi che la vecchia aveva gli occhi chiusi, la bocca chiusa, le mani stecchite abbandonate sulla ruvida coperta. Il grosso rosario nero caduto per terra, pareva un piccolo serpente addormentato.

Ma alla sua gioia Rosa sentì mischiarsi una misteriosa paura.

— E se fosse morta? Devo chiamarla? Ma…. e se si sveglia?

Uscì cautamente, scese fino ad uno scoglio che pareva un enorme dente nero cariato, e si trovò fra le braccia di Antonio-Maria. [p. 139 modifica]

— Senti, — ella disse tremando di piacere e di paura, — nonna non si muove, non respira; non l'avevo mai veduta così. Eppoi senti cosa stasera mi disse…. Credo che abbia fatto testamento in mio favore….

Il giovine ascoltava cacciandosi un pugno in bocca, quasi per rattenersi dal gridare di gioia. Poi volle andare a veder la vecchia, a costo di svegliarla, e trascinò seco Rosa. Nella capanna, al chiarore tremulo d'una fiammella che ardeva sempre entro un bicchiere a metà riempito d'olio, zia Areca taceva, immobile, con la bocca e gli occhi chiusi, e le mani stecchite abbandonate sulla ruvida coperta. Pareva morta, pietrificata, mummificata da secoli.

— Sì, pare morta, — mormorò il giovine, senza esserne certo. Ma non osò toccarla, anch'egli pauroso di svegliarla.

— Santa Greca mia, bisogna avvertire mia madre….

— Tu sei pazza! Stiamo prima un po' assieme. Se non profittiamo di questa notte, chissà quando potremo trovarci soli!

Rimasero entro la capanna, ma non poterono scambiarsi neppure un bacio. La presenza della vecchia, nera sotto le pennellate tremule di quel chiarore giallastro, o piuttosto il [p. 140 modifica] pensiero che ella potesse svegliarsi, o che fosse morta, li divideva inesorabilmente. Alla fine il giovine, non potendone più, prese Rosa e la portò fuori quasi di peso, attirandola dietro lo scoglio. La luna tramontava sopra la montagna, coperta di nebbia azzurrognola; il mare pareva di latte e d'inchiostro; grandi nuvole salivano sull'orizzonte, dal mare al cielo: tutto era silenzio.

Le ore passarono. Per i due amanti fu un idillio macabro, tragico, d'una ebbrezza selvaggia. Essi pensavano che la vecchia forse era morta davvero, mo vivevano della sua morte, presi da una follìa di vita, di gioventù e di passione.

*

Più volte, però, Rosa disse, stringendosi paurosa al giovine:

— Fiorellino mio, ho paura. Mi pare di veder la morte aggirarsi qui intorno….

— Lasciala fare, — egli rispondeva, — non prenderà certamente noi.

Di tanto in tanto Antonio — Maria s'avvicinava alla capanna, spiando. Sempre silenzio. No, non c'era dubbio: la morte aveva portato [p. 141 modifica] via la vecchia. Poco prima dell'alba, senten dosi rifinito, egli entrò nella capanna, prese il paniere delle provviste e una bottiglia di liquore e tornò dietro lo scoglio. Rosa non volle niente, ma egli mangiò e bevette fino ad ubbriacarsi.

L'alba sorprese gli amanti, e Rosa si decise ad andarsene: prese il paniere e la bottiglia vuota e tornò verso la capanna. Il cielo si copriva di nuvole, il mare diventava nero e giallo come ella non lo aveva mai veduto; una calma funebre regnava. Zia Areca stava sempre immobile sul suo giaciglio, ma aveva ritirato sotto la coperta la mano non paralitica. Rosa, che si sentiva già cupa e triste, provò un misterioso spavento non vedendo più quella mano. Un sudore freddo la gelò tutta; ma a poco a poco si rinfrancò e pensò:

— È meglio che sia viva! Ah, avrei avuto rimorso per tutta la vita, ricordando che io stanotte mi divertivo mentre ella era qui, morta!

Pensò di avvertire Antonio — Maria e si affacciò all'apertura della capanna con l'intenzione di chiamarlo; ma alla luce di quella tetra aurora vide, su un cupo sfondo di mare, la figura del giovine allontanarsi lungo la [p. 142 modifica] spiaggia ove usavano bagnarsi gli uomini, e non osò chiamare. Rientrò nella capanna e cominciò a preparare il caffè. Improvvisamente si levò un vento furioso, le onde si sollevarono, le capanne tremarono: la vecchia si destò e guardò fuori con occhi pieni di stupore.

— Rosa! mi pare di venire da un altro mondo, — disse. — Santa Greca sia lodata, da quanti anni non dormivo così bene! Ma guarda, guarda il mare! Pare l'inferno; sì, in verità, guarda: le onde sembrano diavoli che giochino un gioco spaventoso. Ah, questa volta davvero qualcuno porteranno via!

*

Portarono via Antonio — Maria, che ubbriaco e sazio era sceso a bagnarsi. Quando il mare si calmò, fu visto galleggiare in lontananza il cadavere completamente ignudo del giovine servo.

Rosa fu presa da convulsioni: ricordava ciò che aveva detto il giovine, durante la loro ultima notte d'amore:

— Lasciala fare, la morte: non prenderà certamente noi! [p. 143 modifica]

E invece se lo aveva preso!

— Santa Greca nostra, come l'uomo è cieco; — disse un giorno la vecchia, bevendo il caffè. — Antonio — Maria predicava sempre: "Zia Areca, pensate a morire; zia Areca, la morte sta per gettarvi il laccio!" Ed ecco che essa passa e fa uno scherzo: invece di gettare il laccio alla vecchia lo getta al giovane! Sì, qualche volta pare che scherzi, quella zia Morte! Maria Itria, figlia mia, dà attenzione a tua figlia Rosa; e prendi la chicchera, ecco; questo caffè era freddo.

Note

  1. Greca.