I Epistola di San Paolo a' Corinti (Diodati 1821)/capitolo 8

Capitolo 8

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capitolo 7 capitolo 9

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Risposta alle domande dei Corinti sulle carni sacrificate agl'idoli

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  ORA, quant’è alle cose sacrificate agl’idoli1, noi sappiamo che tutti abbiam conoscenza; la conoscenza gonfia, ma la carità edifica.

2  Ora, se alcuno si pensa saper qualche cosa, non sa ancora nulla, come si convien sapere.

3  Ma, se alcuno ama Iddio, esso è da lui conosciuto2.

4  Perciò, quant’è al mangiar delle cose sacrificate agl’idoli, noi sappiamo che l’idolo non è nulla nel mondo3, e che non vi è alcun altro Dio, se non uno4.

5  Perciocchè, benchè ve ne sieno, ed in [p. 922 modifica]ed in terra, di quelli che son nominati dii (secondo che vi son molti dii, e molti signori),

6  nondimeno, quant’è a noi, abbiamo un solo Iddio, il Padre5, dal quale son tutte le cose, e noi in lui6; ed un sol Signor Gesù Cristo7, per lo quale son tutte le cose8, e noi per lui.

7  Ma la conoscenza non è in tutti; anzi alcuni mangiano quelle cose infino ad ora, con coscienza dell’idolo, come cosa sacrificata all’idolo9; e la lor coscienza, essendo debole, è contaminata10.

8  Ora il mangiare non ci commenda a Dio11; perciocchè, avvegnachè noi mangiamo, non abbiamo però nulla di più; e avvegnachè non mangiamo, non abbiamo però nulla di meno.

9  Ma, guardate che talora questa vostra podestà non divenga intoppo a’ deboli12.

10  Perciocchè, se alcuno vede te, che hai conoscenza, essere a tavola nel tempio degl’idoli, non sarà la coscienza d’esso, che è debole, edificata a mangiar delle cose sacrificate agl’idoli?

11  E così, per la tua conoscenza, perirà il fratello debole, per cui Cristo è morto?

12  Ora, peccando così contro a’ fratelli, e ferendo la lor coscienza debole, voi peccate contro a Cristo13.

13  Per la qual cosa, se il mangiare dà intoppo al mio fratello14, giammai in perpetuo non mangerò carne, acciocchè io non dia intoppo al mio fratello.