VI — La Boschicultura

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V VII

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VI.

La Boschicoltura.

E qui sarebbe opportuno sempre rompere una lancia contro il soverchio diboscamento delle vette, dei fianchi appenninici, sebbene a Castiglione, questa specie di vandalismo sia meno notevole.

«Stanche dagli anni e dalla scure dome,
» Pace pregan dai monti le foreste...1»

Mi sembra che qui si attaglino magnificamente questi versi del buon Renato e... Dio voglia che la pace desiata sia ottenuta dalle selve e dalle foreste!

Non sarebbe sconveniente propugnare il rimboschimento, perchè le selve sono la bellezza dei clivi, delle alture, perchè il sistema orografico è congiunto intimamente a quello idrografico, e le selve sono altrici e conservatrici delle onde abbondanti, limpide, benefiche, perenni... Ma è tanto tempo che si discute e... Dum Romae consulitur... con quel che segue.

Molti hanno trattato magistralmente dei rimedi, dei provvedimenti da prendersi: speriamo che le Autorità governative, i proprietari ravveduti e rinsaviti, il buon senso, conducano a buon porto. [p. 29 modifica]

Taccio della relazione che hanno le selve annose e folte, specialmente montane, coll’avicultura, riguardo all’agricoltura, all’igiene stessa. Ai Romani non sarebbe mai venuto in mente d’inalzare sul culmine del Soracte2, o sulla vetta dell’Albanus Mons3, un tempio alla Dea Febbre.

Il più volte e degno ministro della P. I. On. Guido Baccelli, romano, rimontò alle istituzioni romane. Inaugurando la festa degli alberi, favorendo l’istituzione dei campicelli agrari uniti alle sedi scolastiche, ha fatto opera degna di sè e della patria.

È una festa gentile quella degli alberi. Le migliaia di fanciulli, di vispe bambine, che vedono compiersi, con una specie di culto, le piantagioni dei coniferi, dei resinosi in genere, dei platani, delle querci, delle piante fruttifere, ne rimangono piacevolmente impressionati e le loro menti tenerelle non possono a meno d’intravedere il vantaggio immenso, che deriverà alla madre patria dal ripopolamento dei boschi. Verrà un giorno in cui la verità intraveduta apparirà loro lampante, evidente, e formerà di loro, strenui campioni del miglioramento dell’agricoltura, da cui tanto l’Italia ha ragione di attendere, da cui anzi, [p. 30 modifica]paese eminentemente agricolo, quasi tutto deve attendere4.

Voglia Dio, che l’Alma madre dei frumenti, la terra antica, potens armis atque ubere glebe, torni qual fu una volta! Non sia più dominatrice di popoli, spogliatrice, tiranna: non si possa dire di lei, delle sue genti, come dei Romani — raptores mundi — o — dum solitudinem faciunt, pacem appellant — ma sia libera, altrice di libertà che non si sposa a mal costume, donna di sè!

Note

  1. Fucini Renato. Le Ombre.
  2. Vides ut alta stet nive candidum.
                        Socrate... Orazio. Odi L. I. Ode 9.

  3. At Inno ey summo, qui nunc Albanus habetur,
    Prospiciens tumulo, campum spectabat...
                                            Virgilio. Eneide XII. v. 134.

  4. Gori Montanelli prof. Giuseppe. Conferenze agrarie tenute a Pistoia nel 1899. Passerini prof. Napoleone El. d’Agraria. Potremmo sovrabbondare di citazioni e di valentissimi.