Gli invisibili/Gli studi medianici

Gli studi medianici

../Perché scrivo ../Preludio alle sedute IncludiIntestazione 12 settembre 2008 75% saggi

Perché scrivo Preludio alle sedute

Sul Giornale d’Italia apparve una corrispondenza genovese che, in forma frettolosa e oscura, porgeva notizia di una nuova serie di sedute sperimentali medianiche, cui presero parte chiarissimi cultori della scienza, tra i quali Cesare Lombroso ed Enrico Morselli.

Dai primi del dicembre 1901, in realtà su nuovo invito del Circolo scientifico Minerva, la famosa medio Eusapia Palladino prese dimora in Genova, e si prestò a una serie di sedute, ripartite fra cinque o sei gruppi di persone, ciascun dei quali diretto da individualità capaci di presentare le migliori garanzie di serietà d’esame e di critica. Verissimo l’intervento dei professori Lombroso e Morselli, i quali hanno raccolto in diligenti verbali copiosa narrazione di fenomeni, per poi farne, suppongo, analisi accurata in un volume o sopra rassegne scientifiche.

Intanto, essendo grande e legittima la curiosità, mi propongo di esporre, come saprò meglio, il risultato delle cinque sedute a cui presi parte, nel gruppo diretto, con intelligente serenità, dal professore Francesco Porro, le relazioni del quale, intorno alla prima serie delle sedute della Palladino, hanno già fatto il giro di tutti i principali fogli del mondo, attestando così qual vivo interesse tutti prendano a quest’ordine meraviglioso di studi, quando sian condotti da persone degne d’affrontare le indagini dell’ardua materia.

Ma prima di tutto, più che utile mi par necessario sfrondare alquanto la selva selvaggia di pregiudizi e d’asinerie che s’è addensata intorno all’argomento.

Comincerò dal Circolo scientifico Minerva, che ho l’onore di presiedere, per avvertire quale ne sia lo scopo supremo: non già quello di divulgare le cosidette pratiche spiritiche, o altro genere d’occultismo, ma quello al contrario di condurre e ristringere gli studi medianici alle persone le quali, per abito di scienza, per profondità di mente, per pratica di osservazione acuta, per serietà di ingegno, abbiano la capacità non comune, l’autorità, sto per dire, di addentrarsi in simili studi, che richiedon fibre energiche e cervelli d’acciaio, e siano in grado di avvicinarsi, passo passo, alla ricerca dell’assoluta verità.

Tanto è vero che abbiamo scartato a decine, per non dire a centinaia, le domande d’ammissione a socio, restringendo deliberatamente il numero a coloro ch’erano mossi, non da vana curiosità, non da morbosa avidità di misteri, bensì da sincero amore di severa indagine, spoglia di qualsiasi fanatismo. Tanto è vero, aggiungo, che ogni socio è libero di pensare quel che meglio gli torni circa la causalità dei fenomeni (e c’è infatti molto divario di pareri, tra l’uno e l’altro) ma l’essenziale è che tutti giungano a un accordo critico quanto all’accertamento, alla sincerità dei fenomeni stessi.

A tale scopo, le sedute promosse dal Circolo vengono sempre circondate dalle maggiori cautele di controllo, in modo da chiarire i casi di illusione soggettiva o di frode incosciente o no: e si adoperano mezzi la cui efficacia risultò da prove irrefutabili.

Ma quale, di tali studi, il morale interesse?

Immenso.

Da oltre un secolo, le ricerche e le scoperte scientifiche hanno fatalmente condotto a una filosofia materialista e desolante, che ha disseminato il nichilismo nei cervelli umani. Anche negli esseri più mistici vi è la perturbazione, il dissidio, lo squilibrio. La religione, certo, è una potenza: ma la religione è fatta per le anime semplici, e le nostre anime non sono più semplici. La facilità di leggere ha diffuso, in modo straordinario, una cultura superficiale e mediocre che rende l’uomo orgoglioso, inconsapevole della sua smisurata ignoranza, quasi padrone di tutti i misteri dell’universo, schernitore di credenze e tradizioni che omai gli sembrano puerili e sciocche. Solamente i grandi intelletti, giunti ai più sublimi vertici dell’intuizione umana, comprendono che la nostra sapienza, per quanto spinta a così magnifiche altezze, è circondata da enigmi essenziali, e che quanto ora sappiamo è nulla in confronto di quel che si saprà. Ma la gran folla dei semi-eruditi non può partecipare a tali smisurate e abbaglianti divinazioni del genio: la folla, sballottata dalla critica, non sa più che pensare circa i destini umani, e si divide in due categorie: gli scettici che tutto negano, i dubbiosi che prendono qualche precauzione, come a dire un biglietto di lotteria sopra la vita futura, dicendo:

- Non si sa mai!

Costoro, che sono i più, accettano una religione purchessia, quasi con benefizio d’inventario: vivono cioè paganamente, come se la loro missione fosse circoscritta nei materiali interessi dell’esistenza terrena: poi, all’ultima ora, cercano di farsi vidimare un passaporto per l’altro mondo, non già perché abbiano la convinzione dell'al di là, ma per la ragione solita:

- Non si sa mai!

Ora, mi par superfluo dimostrare quale profonda, quale enorme diversità d’orientamento di pensiero e d’azione avverrebbe in tutto noi, dai pessimi ai migliori, se penetrasse nelle coscienze, così annebbiate, la certezza scientifica, matematica, indiscutibile di una qualsiasi esistenza futura. Tutta la grande fiamma dei doveri, della legge morale, c’investirebbe in modo irresistibile, regolando gli atti nostri verso un continuo ideale di perfezione, di dolcezza, di purità: noi proveremmo non più il terrore materiale invincibile della morte, che ci parrebbe invece un trapasso sereno a una forma superiore d’esistenza, ma il salutare terrore di mancare ai doveri verso noi, verso i fratelli nostri, verso la suprema Giustizia, macchiandoci di colpe che dovranno poi essere espiate dallo spirito, attraverso fasi inconoscibili.

Poter credere dunque, senza esitazioni, a una forma di vita spirituale, anche facendo astrazione da ogni dogma religioso, significa già ricevere nell’anima un raggio di luce perenne d’infinita bontà.

Nessun interesse maggiore, quindi, che poter dire, per bocca della scienza, all’anima umana:

- Tu esisti e tu, dopo il dissolvimento della materia, esisterai.

Ma che dico: maggiore? è l’interesse unico, rispetto a cui tutti gli altri non sono che conseguenze accessorie.

Ciò posto, è ferma convinzione in noi che a tale risultato non si possa giungere che per via degli studi medianici e, per tal motivo, gli sforzi tendono a costringere gli scienziati a sviscerare compiutamente il grande problema che ogni altro supera, con la certezza incrollabile, per parte nostra, almeno, di giungere alla scoperta assoluta della verità. Il giorno in cui la scienza, col sostegno di prove irrefutabili, affermerà che la vita spirituale esiste, sarà un vero rinnovamento delle coscienze nell’imperio della legge morale. E il giorno in cui la scienza ci dimostrasse, cosa non fatta finora, che i fenomeni medianici sono tutte fandonie, ebbene allora ci rassegneremo ancora a dubitare che le stelle innumeri siano sassi roteanti per caso e noi stecchi rivestiti di ciccia, ambulanti, non si sa perché, né percome, a guisa d’insetti parassitari, sopra la crosta di questo nostro inutile e stolido pianeta.

Veniamo adesso alle categorie più comuni degli avversari sistematici degli studi medianici. Rappresentano essi in fondo un genere solo, diviso in queste due specie: l’ignorante dotto e l’ignorante asino.

Individuo della prima specie:

- Ah! (accento di benigno compartimento) voi dunque vi siete dato allo spiritismo?

- Studio, fin dove arrivo: cerco di formarmi un criterio... Prima di tutto, ho procurato di farmi una biblioteca. Soltanto di opere scientifiche, come quelle dell’Aksakow, del Du Prel, del Brofferio, dell’Ermacora, del Flammarion e via dicendo, ho già più d’un centinaio di volumi...

- Ma c’è pure (con fare saputo) la teoria del subcosciente!

- Ho anche quei volumi! soltanto, contro di essa insorgono le esperienze positive di Crookes...

- Oh, conosco, conosco! (e non ne sa nulla) un eminente scienziato...

- Diciamo pure uno dei più grandi.

- Verissimo! ma non esente da allucinazioni.

- Pure, egli ha impiegato tutte le precauzioni possibili per escludere l’allucinazione. Gli apparati elettrici... la lampada che preludiò i raggi Roentgen... la fotografia...

- So, so, so! ... (e si capisce, dal modo come ne parla, che non sa nulla) ma parliamoci chiaro! di che si tratta? di giocarelli indegni di entità spirituali. Mai, una manifestazione d’ordine superiore... mai!

- Ma allora non avete letto il volume meraviglioso di Stainton Moses?

- L’ho letto! ho letto anche quello! (accento da cui traspare che ne hai ignorato l’esistenza fino a quei momento) ma, francamente, non mi persuade...

- In che senso?

- Eh, sarebbe troppo lunga! e poi (con accento trionfale) non v’è mai una prova certa d’identità (come a dire: caro mio, t’ho messo con le spalle al muro!).

- Non conoscete dunque la relazione di Hodgson sui fenomeni della Piper?

- Ma sì, (non l’ha mai letta) e che conchiude, poi?

- Sarei curioso piuttosto che conchiudeste voi, perché mi sembrate proprio all'abbici della materia.

L’ignorante asino invece vi dà l’abbordaggio con un risolino paterno e malizioso.

- Dunque, facciamo ballare i tavolini, eh? chi avete evocato? Dante, mi figuro, Omero, Giordano Bruno, Cavour, Garibaldi... Ma è proprio vero che, appena chiamati, rispondono e si presentano, come un cameriere al suono del campanello elettrico? Dev’essere un gran bel divertimento.

Perché nel suo cervello, si figura che i cultori degli studi medianici siano cinque o sei poveri scemi sfaccendati, i quali, a una cert’ora, per procurarsi uno svago con poca spesa, si mettano a far ballare i tavolini, le sedie, i comodini, il cappellinaio, facendo sfilare le ombre, come in una lanterna magica:

- Venga Napoleone I! ... buona sera: come stai? che cosa ne pensi della Triplice? dobbiamo o non dobbiamo sbarcare a Tripoli?... Ora, va per fatti tuoi. Venga Beethoven! Ah, eri presente? Fa il piacere di dettare una piccola mazurka, perché domani sera si ha intenzione di far quattro salti.

Vi è, poi, la sottospecie del satirico, spirito fino (bonariamente ammette, almeno, che se lo spirito esiste, non è che in lui) alla quale, per tempo, ho appartenuto anch’io. Ha la mania innocua dello scetticismo a ogni costo, dispostissimo a negare anche l’esistenza del formaggio di Gorgonzola. Al massimo, quando gli avete esposto una serie di fatti, che vi paiono indiscutibili, si stringe nelle spalle e conclude, come il corrispondente del Giornale d’Italia:

- Sarà! ma se non vedo io, non credo.

- Ma perché, allora, non cerchi di vedere?

- Eh, se mi capiterà!...

Ma non gli capita mai, appunto perché egli appartiene a quella classe che ha orecchi per non udire e occhi per non vedere, e nella sua vanità, gli ripugna supporre esista al mondo cosa che non abbia mai vista. Così che egli continua a ridere beato intorno alla ignoranza propria e ripete, in società, il motto del buon Yorich:

- Quando tre spiritisti son seduti intorno al tavolino, non c’è che il tavolino che abbia dello spirito.

Anche Cesare Lombroso si burlò a lungo dei mobili che si mobilitano, ma poi, con candore onorevole, fece ammenda delle sue satire: così anch’io risi e feci ridere, mettendo in circolazione un per finire:

- Spirito! se sei presente, batti due colpi: se... non sei presente, tre.

Ma poi, come in seguito dirò, non risi più.