Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro I/VIII

Libro I - Cap. VIII

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CAPITOLO OTTAVO.

Si dà ragguaglio della maravigliosa opera del Disague di Mexico,

overo dell’esito dell’acque della lacuna.


D
Esideroso di vedere questa grande impresa, mi posi a cavallo con lo schiavo il Lunedi 15. e fatte tre leghe di pianura, pervenni nel Villaggio di Tanipantla. Quindi fatta la salita di Varrientos, dopo due leghe giunsi in Guautitlan; Terra ove si lavorano buoni vasi di creta, simili a quelli di Cilli, tanto stimati in Europa; che poi rotti vengono rosicati dalle Dame oziose. Desinai coll’Alcalde mayor dell’istesso luogo; e sul tardi passando sopra un ponte, il fiume di Guautitlan [p. 113 modifica](ch’entra nel disague), passata una lega mi mi rimasi a dormire in Teplosotlan, nel Noviziato de’ Padri Gesuiti; il di cui Padre Rettore, mi fece grandi accoglienze. Questa Casa è fabbricata sopra un colle, con capaci dormentorj, e stanze per 52. fra Sacerdoti, Novizj, e Fratelli. La Chiesa porta il nome di S. Francesco Saverio, ed ha sei altari riccamente dorati; particolarmente il maggiore, che supera tutti gli altri in magnificenza. Vi è una Cappella di Nostra Signora di Loreto, della medesima grandezza, e forma di quella della S. Casa. Il giardino è capace, e con molte frutta d’Europa.

Il Martedì 16. avendo fatto alquanto cammino, per pianure ben coltivate, giunsi in Gueguetoca; luogo, donde si dà l’esito all’acque, sotto la direzione del Guardamayor del medesimo. Il Signor V. Re, per ordine Regio, è tenuto andarvi ogni anno, nel mese d’Agosto, a far la visita, e riconoscere lo stato del lavoro, per dar gli ordini necessarj. Per l’assenza del Guardamayor, mi ricevette in sua casa il Parrocchiano del luogo, chiamato D. Tomas de Boytron y moxicca, ch’oltre l’avermi trattato cortesemente, mi diede più vere notizie di quell’opera. [p. 114 modifica]

Mexico è posta in tal sito, che viene sempremai inondata dalle acque delle sue lacune, che scorrono in abbondanza dall’alto de’ monti circondanti. Ciò accadde la prima volta in tempo di Mouhtezuma primo Re di tal nome; poscia sotto Ahuitzotl, e sotto l’ultimo Mouhtezuma Imperatore: sicchè vedendosi gli abitanti obbligati, ad andare entro barche per la Città, avrebbono certamente mutate le antiche sedi, se non fussero stati soccorsi da’ Re convicini, facendo alcuni ripari.

L’anno seguente, dopo essere stata conquistata Mexico dalle armi dell’Imperador Carlo V. (cioè nel 1523.) crebbero tanto le acque, che bisognò fare la Calsada di S. Lazaro. Non essendo questa bastante a difender dal male, che poteva avvenire, si cominciò a dare altra strada al fiume di Guautitlan, principal nemico, per ordine di D. Luys Velasco, ch’era Vicerè nel 1556.; perocchè l’anno antecedente malgrado la Calsada, era rimasa inondata tutta la Città.

Seguita un’altra grande inondazione, nel 1580. ordinò il V. Re D. Martin Enriquez, che si trovasse un modo di evacuar tutta la lacuna; e fu stimato a proposito il Casale di Gueguetoca; per fare entrar l’acque nel fiume di Tula; ma non si principiò [p. 115 modifica]l’opra. Nel 1604. l’inondazione fu così grande, che stette per annegar tutta la Città; onde il Marchese de Montes claros, al quale era stata data la cura del disague, fu di parere, vi si ponesse ormai mano. S’oppose l’Avvocato fiscale, dicendo: essere imponibile terminarsi tal’opra in meno d’un secolo, e più impossibile il conservarsi; dovendosi fare un canale, lungo nove, o dieci leghe, e profondo da sedici a cento vare (ogni vara è tre palmi, e un quarto napoletani) al che bisognava, s’impiegasser 15. m. Indiani il dì; e perciò si sospese l’opra. Governando D. Luys de Velasco nel 1607. sopravvenne un’altra grande inondazione (perche erano stati inutili i ripari fatti dal suo Predecessore) che quasi non sommerse la Città; onde cominciò a pensarsi un’altra volta al disague, già riputato impossibile; e si andò a riconoscere il luogo più volte dal V. Re, Audienza, Eletti della Città, ed Ecclesiastici, con Ingegnieri, ed altri pratici; a fine di trovare il più facile modo, di dar cammino all’acque. Dopo varie consulte fu deliberato, che l’istesso Avvocato fiscale, e la Città dovessero in iscritto suplicarne il V. Re. Questi adunque essendo andato di persona al luogo mentovato, [p. 116 modifica]in compagnia della Real Audienza, e del Visitator generale Landeras, ordinò che si facesse; onde a’ 28. di Novembre 1607. cantatasi la Messa in Gueguetoca, cominciò il medesimo V. Re, colla zappa in mano, a cavar la terra. Questo luogo fu ritrovato da Arrigo Martinez Europeo, il quale si addossò il carico di condurre l’opera a perfezione.

Per la grande spesa, che in ciò bisognava, l’istesso V. Re fece apprezzare le Case, e possessioni di tutti i Cittadini, le mercanzie, e in fine tutti i beni; che ascesero a venti milioni, ducento sessantasette mila, cinquecento cinquanta cinque pezze d’otto; donde prese l’un per cento, che importò trecento, quattro mila, e tredici pezze, e due reali, e mezzo: ciò che si riscosse ugualmente da’ laici, e dagli Ecclesiastici.

Mentre si proseguiva il lavoro dal Martinez, vi andò in persona il V. Re, con persone esperte; le quali furono di parere, che dal Ponte di Gueguetoca, o fiume salato in su, sino alla lacuna di Sitlaltepec, si continuasse il fosso aperto, per mille, e novecento vare, che fanno una lega, e mezza; e dal ponte in giù, passasse l’acqua coverta da volte, con aperture da spazio in [p. 117 modifica]spazio: e che tutto il canale fusse cinque vare largo, e quattro alto. Il numero degl’Indiani, che lavoraron dalla fin di Novembre 1607. sino a’ 7. di Maggio 1608. fu di quattrocento settantuno mila, cento cinquanta quattro; e di quelli, che stavano, per apparecchiar da mangiarci 1664. delle pezze d’otto spese 73611. Vide il V.Re, coll’Arcivescovo, correre l’acqua sino al termine del canale coverto, alla falda del colle di Nocistongo.

Nel 1611. Il Re, con ispezial Cedola degli 8. di Maggio, richiese una relazione dal V. Re, dall’Arcivescovo Fra Garçia Guerra, e dalla Città, di quello, che s’era speso sino a quel tempo; dell’utile, che n’era prevenuto; di quello, che se ne sperava per l’avvenire; quanto avrebbe costato il recare a perfezione l’opra, quanto ogni anno, per conservarsi. Il V. Re, col consiglio de’ periti; rispose, che s’era preso errore nelle misure, e per conseguente tutta la spesa essere stata inutile. In particolare Alonzo d’Arias, fu d’opinione: esser necessarie 40. vare di profondità nel canale sotterraneo, e settanta mila di lunghezza, sino a Mexico, per porre in sicuro la Città; ed essere impossibile perfezionarsi l’incominciato [p. 118 modifica]canale sotterraneo, per la strettezza, e molto meno conservarsi. La Città fece una relazione, simile a quella del V. Re; con chiudendo parimente, essersi preso errore, per non essersi operato secondo il primo disegno; ed aggiungendo, che la spesa sino allora era montata a 413324. pezze da otto, per la fatica di 1128650. Indiani. All’incontro il Martinez scrisse in difesa dell’operato da lui, giustificandosi di ciò, che gli apponevano i suoi emoli.

Fu deliberato adunque in Madrid, di mandare Adriano Boot, ingegniero Francese, e così fu eseguito. Essendo costui giunto in Mexico nel 1614. coll’assistenza d’un Auditore, visitò egli tutte le lacune, e fiumi dannevoli alla Città; e in fine disse, che tutto il fatto era vano, e solamente giovevole, per liberar la Città dal fiume di Guautitlan, che porta la maggior copia d’acque nelle lacune, di Mexico, Citlaltepec, e Sumpango. Essendosi poi offerto al V. Re, Marchese di Guadalacasar, di circondare nel seguente anno 1615. la Città di ripari, colla spesa di cento ottantasei mila pezze d’otto; non fu ascoltato il partito, essendosi sperimentato poco giovevole nel 1604. e 1607. Fu ordinato adunque [p. 119 modifica]al Martinez di proseguir l’impresa, colle condizioni proposte, di condurla a perfezione con 110000. mila pezze. Venne ciò confermato dal Re, con particolar cedola de’ 3. Aprile 1616. ordinandosi, che il danajo si prendesse dall’Imposizione del vino, posta in Mexico.

Il Conte del Priego V. Re, per vedere quanto sarebbe cresciuta l’acqua della lacuna, sino a potere allagar la Città; fece tralasciar l’opera del Canale, romper gli argini, ed entrarvi il fiume di Guautitlan, ed altre acque, da’ 13. di Giugno, sino all’ultimo di Ottobre 1623. S’osservò in prima cresciuta l’acqua una vara meno due dita; ma nel mese di Decembre si avanzò tanto, che la Città ne stette in pericolo. Trovando le cose in questo stato Il Marchese di Zerralvo, seguitando l’orme de’ suoi predecessori, fece diversi ripari; ma nulla giovarono, perche entrato il fiume di Gautitlan nella lacuna (nel 1627.) crebbe l’acqua dentro la Città sino a mezza vara. A tal veduta il Comune di Mexico fece istanza al V. Re, che in esecuzione della Cedola Reale, facesse continuare il canale; onde, dopo varie consulte, du ordinato nel 1629. che si proseguisse. Ma che? il dì [p. 120 modifica]di S. Matteo, dell’istesso anno, rottisi alcuni argini, venne sì gran copia d’acqua, che si alzò dentro la Città due vare, e fu d’uopo andare in barca per le strade. Fu ciò cagionato dal fiume di Guautitlan, entrato nella lacuna di Zumpango, dopo interrotto il lavoro del Canale.

Per quella inondazione vedendosi coll’acqua alla gola (come si suol dire) cominciossi a parlare, di mutar sito alla Città, e farla in luogo eminente, giusta gli ordini avuti diverse fiate dal Re. Adunque il V. Re tenne il 1. di Novembre 1620. una consulta generale di tutt’i Tribunali, e del Comune; nella quale si deliberò, che andassero molti Ministri, ed esperti a rinvenire il già cominciato Canale.

A 6. di Decembre 1629. si fece un’altra consulta, e si risolse la continuazione del Canale di Guaguetoca, che per ridursi a perfezione abbisognava di 200000. pezze d’otto di spesa; ed altri ripari nelle Calsade, o argini di terra. Nel principio di Gennajo 1650.si pose mano all’opera, colla condizione, di doversi finire fra ventuno mesi, con 280. mila pezze, e col lavoro di 300. Indiani al dì; secondo il modo proposto dal Martinez, che fu conosciuto più facile degli altri. Promulgò [p. 121 modifica]adunque bando il V. Re Marchese di Zerralvo a’ 12. di Ottobre 1630. che si cominciasse a fare il Canale, sino alla bocca di S. Gregorio,

Considerando poi il Re, che il dare esito a tutte l’acque era impossibile, impose, con nuova Cedola de’ 19. di Maggio 1631. che si facesse una nuova Città fra Tacuba, e Tacubaja, ne’ piani del Casale di Sonctorum, verso i molini di Juan Alcoçer: e che si trattasse della materia in Consiglio aperto. Unitisi gli Eletti del Comune, i Capitolari Ecclesiastici, e Religiosi; la maggior parte non volle acconsentirvi, dicendo: che non si doveva perdere il valore di cinquanta milioni, e più nelle fabbriche de’ Templi, e case, per evitar la spesa di quattro milioni, che facean d’uopo, per evacuare in tutto la lacuna; aggiungendo a ciò la perdita delle rendite Ecclesiastiche, Reali, e di particolari: e così per molto, che il Contador Cristoforo Molina dimostrasse, con ragioni, il contrario, l’interesse particolare di tutti dell’Assemblea, non fece risolver niente.

Nel 1632. venne a morte il Martinez, per le rampogne, avute dall’Auditor Villabona, intorno l’errore preso sul far del Canale. [p. 122 modifica]

Venuto Vicerè nel 1635. il Marches3 di Cadereyta, fece subitamente nettar tutti i Canali della Città, per uso delle barche, colla spesa di 34. mila pezze: e nel tegnente anno, veduta una relazione dello stato de’ ripari, e del Canale di Gueguetoca, ordinò, che Fernando Zepeda, e D. Fernando Carrillo facessero un’altra Relazione, di quanto era accaduto, e si era speso per lo Canale suddetto, dagli 8. di Novembre 1607. (che si cominciò sotto il governo del Marchese di Salines secondo Vicerè) sino a’ 27. di Marzo 1637. di suo governo. Si considerarono in quella scrittura tre punti. Il primo, se sarebbe stato utile, per preservare Mexico da inondazione, mantenere il Canale di Gueguetoca: se facendosi aperto, di maggior profondità, e larghezza, sarebbe stato bastante, ad evacuare la lacuna di Mexico; e quando ciò fusse, se sarebbe stato possibile il conservarlo. Il secondo punto era, se non trovandosi per la via di Gueguetoca, o altronde, esito universale all’acque; Mexico si sarebbe potuto conservare con ripari. Il terzo, se essendo l’uno, e l’altro impossibile, si dovesse mutare il sito della Città. In fine, si fece calcolo, d’essersi spesi sino allora due [p. 123 modifica]milioni, novecento cinquanta mila, cento sessantaquattro pezze, sette reali, e mezzo.

Stampatasi in Mexico a’ 7. d’Aprile 1657. questa Relazione, fu data a tutti i Ministri de’ Tribunali, della Città, e del Capitolo, a’ Provinciali delle Religioni, ed altri esperti; acciò esaminatala dicessero il lor parere. Si tenne a questo fine giunta in presenza del V. Rè, dove tutti furono discordi, giusta le passioni, dalle quali venivano signoreggiati. A 20. di Luglio 1637. fu ordinato dal medesimo V. Rè, che il Canale di Gueguetoca si facesse aperto; per la quale opera i Geometri dissero, che dalla Calsada di S. Cristoval, sino alla bocca di S. Gregorio, si aveano da scavare settanta milioni, settecento ventuno mila, cinquecento, e ventisei vare cubiche di terra, per dare esito a quattro vare di corpo di acqua dalla lacuna di Mexico. Viene quindi ad esser manifesto, che da un secolo quasi a questa parte, con continua fatica, ed applicazione, si sono spesi circa tre milioni d’oro, senza conseguirsi l’effetto desiderato; perche non essendosi dato altro cammino al fiume di Guautitlan; questo ingrossandosi colle pioggie, ha portato legna, pietre, e terra entro le volte del Canale: sicchè in [p. 124 modifica]progresso di tempo s’è andato serrando, e impedendo il passo all’acque; le quali di necessità poi sono entrate nelle lacune di Zumpango, quindi in quella di Xaltocan, e in fine nell’altre dette di S. Cristoval, Tescuco, e del Pignon; ponendo più volte Mexico in rischio di rimanere affogata, particolarmente nel 1645.

Non essendosi convenuto giammai intorno alla mutazione della Città, secondo gli ordini Reali; il Marchese di Cadereyta fece seguitar l’opera del Canale aperto, facendo rompere le volte antiche, acciò con più faciltà si togliesse l’impedimento, che portava la corrente dell’acqua in passandovi. Si principiò questo lavoro, come è detto nel 1637. e sin al dì d’oggi molto più vi riman da fare, di quel ch’è fatto; e’l peggio è, che s’han da aprire valli profondissime, per iscoprire l’antico letto delle volte, allora fatte forando il terreno per sotto, a modo di conigli. Questo lavoro si continua giornalmente; però il maggiore si fa in tempo di pioggie, perche allora la piena ajuta a portare in giù le pietre, che si cavano; altrimente non basteriano molti secoli. Conficcano, per ciò fare, una gran trave sulla riva del fiume, o presso le volte; alla [p. 125 modifica]trave avvolgono più corde, alle quali sono ligati per la cinta gl’Indiani; che lungo il Canale cavano la terra, e pietre, per farle cadere nella corrente, dove alle volte precipitano anch’essi.

Or per dare al Lettore una vera notizia dell’odierno stato del Canale, andai dopo desinare a vederlo. Lo trovai aperto, per una lega, e mezza, sino al luogo detto la Ghignata (dove si piega, per essersi trovata dura pietra) perche di là sino all’estremo, nella bocca di S. Gregorio, per lo spazio di mezza lega, non è aperto, che in alcune parti, per fare isperienza. Quivi è necessario, che si facciano voragini (com’è detto) per giungere al livello; per lo che ottenere, bisognano migliaja di persone, e molto maggiore spesa, che le cento mila pezze d’otto, assegnate dal Re. E pure, quando il tutto sarà compiuto, non basterà a preservare Mexico dall’inondazione; per evitar la quale sarebbe necessario, far di gran lunga più profondo il letto; acciò vi potesser correre tutte l’acque, che si radunano nella lacuna, in tempo di pioggia.

Passai quindi a veder l’argine, o Vertidero, mezza lega sopra Gueguetoca, fatto per impedire il passo nelle lacune al fiume [p. 126 modifica]di Guautitlan; e ritenerlo nella picciola lacuna di Cuyatepeke: e ciò per non rompere il Canale, il di cui letto non è capace di riceverlo in tempo di piena. Alle volte trabboccano l’acque nella lacuna di Zumpango, dodici palmi inferiore a quella di Cuyatepeke, ed altrettanti superiore a quella di Xaltocan; e in tal guisa si conservano, come in deposito, sinattanto, che cessi la piena. Acciò poi da Zumpango non corrano nelle lacune di S. Cristoval, Tescuco, e Piñon, a danni di Mexico; si mantiene sempre una calzada, o argine ben munito. Due altri argini comunicano con quello di Zumpango, uno con tre porte, l’altro con due; per dar anche passo quando non piove, all’acque esorbitanti di Zumpango, per lo Canale suddetto. Quando io v’andai, era serrato il letto, e fuor d’uso, per la molta terra, trattavi dall’acqua. Altri due argini (l’un dopo l’altro) han comunicazione col fiume, e lacuna di Cuyatepeke: il primo con sei porte (dagli Spagnuoli dette Confortas) il secondo con quattro. Mi menò da per tutto il Guardiano de’ medesimi; e quantunque Indiano, mi ricevette in sua casa cortesemente.