Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI/Libro I/III

Libro I - Cap. III

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CAPITOLO TERZO.

Fondazione della Città di Mexico, felici acquisti

sue Armi, e Cronologia de’ suoi Re.


F
An menzione le antiche Istorie Mexicane d’un diluvio, per lo quale perirono tutti gli Uomini, ed animali; e solamente salvossi un maschio, e una femmina, entro una barca, che in lor lingua chiamano Acalle. L’uomo, secondo il carattere, significante il suo nome, si chiamava Coxcox, e la donna Chichequetzal. Giunta questa coppia appiè d’un monte, (che, secondo la dipintura, si chiamava Culhuacan) scese a terra; e quivi procreò molti figli, che nacquero tutti muti: e dopo esser moltiplicati in gran numero, venne un giorno una Colomba, e da sopra un’alto albero die loro la favella; però niuno intendea quella dell’altro; e [p. 36 modifica]per questa cagione si divisero, e dispersero, ciascuno andando ad occupar qualche terra. Fra costoro contano quindici Capi di famiglia, a’ quali essendo accaduto di parlare d’una medesima lingua, s’unirono, ed andarono procacciandosi qualche terra, dove potessero vivere. Dopo essere andati vagando cento, e quattro anni (che ciò dinota la figura, che sta al numero 1.) giunsero nel luogo, che chiamano Aztlan; e quindi continuando il loro viaggio, pervennero prima al luogo detto Ciapultepech, poi a Culhuacan, e finalmente dove hoggidi sta Mexico; avvegnache le Istorie Mexicane non sempre chiamino questi luoghi d’un modo.

In questa guisa la Città di Mexico ebbe il principio nell’anno, che chiamarono gl’Indiani Ome cagli, che corrisponde all’anno 1325. della creazion del Mondo. La linea, che sta segnata con punti, è il cammino, che i Fondatori tennero; le figure vicine sono i luoghi, ne’ quali si fermarono; i circoli, il numero degli anni, che ciascuno vi fece dimora. Il significato di tutto ciò, sta espresso allato d’ogni uno, per mezzo d’un carattere, o figura. [p. 37 modifica]

Il fine ch’ebbe l’Aurore di tal dipintura (copiata da un’originale, fatto da gl’Indiani in tempo della loro Gentilità) fù di manifestare, che la loro antichità era la medesima, che del diluvio; benche non ne fusse venuto a capo con quella esattezza di Cronologia, che fora stata d’uopo; ponendo troppo pochi anni, dal diluvio sino alla fondazione di Mexico. Il tutto sarà meglio compreso dal Lettore nella seguente figura, e da ciò che più distintamente si riferirà appresso Padre Acosta Hist. natural. y moral de las Indias lib. 7. cap. 2. pag. 453..

Divien perciò manifesto, che furono sul principio uomini silvestri i primi abitatori della nuova Spagna, poiche eglino se ne stavano ne’ monti più aspri, senza coltivar la terra, senza Religione, senza alcun’ordine di Governo, e senza vestimenta: vivendo disordinatamente da bruti, cibandosi di cacciagione (onde vennero appellati Otomias, e Cicimeccos) anche d’animali immondi; e in difetto di ciò, di radici; e dormendo entro grotte, o folti cespugli. Occupavansi le mogli ne’ medesimi esercizj, lasciando i figli appesi a gli alberi. Oggidì nel nuovo Mexico, e Parral si truova tal genere di uomini, discendenti da’ Chichequetzal, e Coxcox, che rimasero in paesi sterili, ed [p. 38 modifica]alpestri, senza curarsi di trovar buon terreno; che vivono eziandio col cacciare; ne s’uniscono, che per rubare, ed uccidere i viandanti. Gli Spagnuoli non han potuto soggiogargli, perche nascondendosi sempre entro foltissimi boschi (ne’ quali nè anche han ferma abitazione) rendono vana ogni opra; e sarebbe lo stesso combattere con esso loro, che andare a caccia di fiere.

Navatlaca, a differenza de’ Cicimecchi, sono appellati quegli uomini più politici, e sociabili, discendenti da sette di que’ quindici, che dicemmo essere usciti, a trovar terra buona: e costoro vennero, giusta il parere degl’Istorici, da un paese rimoto, verso Settentrione, che si stima esser quello, che di presente dicesi, Provincia d’Aztlan, e Tucul, nel nuovo Mexico. Vogliono alcuni Autori Spagnuoli, che i Navatlaca, usciti da tal Paese nel 820., stettero 80. anni, prima di giugnere in Mexico, dove si fermarono nel 900. Ma ciò non ben s’accorda colla Carta, di sopra portata, e coll’Istorie degl’Indiani; i quali vogliono, che ciò fusse nel 1325. come è detto. Fu cagione di tal dimora, l’essersi rimasi di quando in quando (per ubbidire a un loro Idolo) a popolare [p. 39 modifica]alcuni luoghi; donde poi, per ordine del medesimo, si partivano: parlo secondo le loro Istorie, e tradizioni. Non vennero eglino, nel medesimo tempo, nella lacuna di Mexico, ma successivamente. I primi furono i Su-cimilchi, (voce che suona, coltivatori di fiori ) che allogatisi nella riva Meridionale, fondarono una Città del loro nome. I secondi, molto tempo dopo, furono i Cialchi (cioè gente delle bocche) e fabbricarono una Città del loro nome, non lungi da’ primi. Vennero poi i Tapanechi, o gente del ponte; i quali, fermatisi nella riva Occidentale della lacuna, crebbero in tanto numero, che la loro Metropoli fu chiamata Azcapuzalco, cioè formicajo: furono essi molto tempo potenti.

Sopraggiunsero quindi i Fondatori di Tescuco (appellati Culhua, o gente gobba, perche nella loro terra tenevano un monte gibboso) e si posero verso Oriente; e così circondata di già la lacuna da queste quattro nazioni; quando poi venne la quinta famiglia de’ Tlatluichi (cioè gente del monte, ed ignorante) trovando occupati tutti i piani, sino alle montagne, se n’andò in un piano molto fertile, e caldo, di là dalle montagne; e vi [p. 40 modifica]fece la Città di Quahuac, (che suona voce d’Aquila), la quale oggidì corrottamente chiamasi Quernavaca, ed è capo dello stato del Marchese del Valle, e Duca di Monteleone. La sesta generazione fù de’ Tlaxcaltechi, (che significa gente di pane), i quali passato quel Vulcano, sempre coperto di neve, ch’è fra Mexico, e la Pobla de los Angeles; fondarono verso Oriente, molte Citta, e Villaggi, chiamando la Metropoli Tlascala. Questa nazione aiutò poi gli Spagnuoli a soggiogar Mexico, e in ricompensa fu fatta esente dal tributo.

Fra tanti Cicimecchi, o silvestri, solo gli abitatori della parte opposta al Vulcano suddetto, s’opposero, coll’armi, al pensiero degli Tlascaltechi; ma costoro nulla curando la gigantesca statura de’ nemici, seppero vincergli coll’industria. Or i barbari Ciccimecchi vedendo vivere in comunità quelle sei nazioni, (che fra di loro s’imparentavano pacificamente, teneano i termini ne’ confini, e con amichevole gara, s’ingegnavano d’ordinar bene le loro Repubbliche) cominciarono anch’essi a vivere in miglior forma, coprendo le parti meno oneste, facendo capanne, prestando ubbidienza a’ [p. 41 modifica]Superiori, e lasciando in fine gran parte de’ loro costumi brutali; nientedimeno vollero star tempre ne’ monti, separati dal commercio degli altri: e da questi si crede, che traggono origine gli abitatori delle altre Provincie d’India.

Dopo 302. anni (secondo il computo del Padre Acosta Loco cit. cap. 4. pag. 458.) che le sei mentovate nazioni, quivi abitavano, sopravvenne la settima, detta poi Mexicana da Mexi suo Principe. Partì questa gente dalla sua antica terra, per la promessa, fattale dall’Idolo Vitzlipùztli, di volerla guidare in luogo, dove avrebbe signoreggiato a tutte le Provincie, popolate dalle altre Nazioni: onde v’ha alcuno Autore, il quale non s’arrossisce fare un paralello di tal peregrinazione, con quella del Popolo Ebreo. Quattro Sacerdoti erano interpreti della volontà dell’Idolo, per lo cammino; facendo a lor piacere fermare, in diversi luoghi, tutta la moltitudine, e quivi fare abitazioni, e seminare per alcun tempo; ed inducendola anche ad offrir vittime umane alla falsa Deità. Partendosi poi, per comandamento dell’Idolo, da tai luoghi, lasciavano i vecchi, ed infermi, a popolargli; se pure era possibile. Si fermarono una volta i [p. 42 modifica]Mexicani in Mecciocan (cioè terra di pesce, per l’abbondanza, che ve n’ha nelle sue lacune), e fondativi molti villaggi; passarono ad abitar Molinalco ( i di cui naturali oggidì vengono riputati discendenti da un gran Stregone, rimasovi in que’ tempi) ed altri luoghi. Pervenuti in fine a Ciapultepech, vi si fortificarono: e in brieve spazio vinsero, e posero in basso stato le altre sei nazioni; e in particolare i Cialchi, che aveano loro voluto opporsi, e far guerra.

Venuto il tempo, prefisso dal padre delle mensogne, adorato in quell’Idolo; comparve Vitzilipuztli in sogno a un de’ Sacerdoti, e dissegli: che dovessero andare i Mexicani a stabilire le lor sedi in quella parte della lacuna, dove avrebbon trovata un’Aquila, posata sopra un fico, che avesse avute le sue radici su d’un sasso. La mattina, narrata la visione, andarono tutti uniti in traccia del segno: e dopo qualche tempo trovarono un fico nascente d’una pietra; e sopra di esso una bellissima Aquila, (riguardante il Sole, collo ali aperte) che tenea negli artigli un vago uccellino; e intorno altri molti; quai bianchi, e quai verdi, rossi, gialli, e turchini. A tal veduta s’inchinarono tutti, e cominciarono subito a fondare la lor [p. 43 modifica]Città, che dissero Tenochtitlan; cioè fico in pietra. Perciò di presente l’impresa della Città di Mexico è un’Aquila riguardante il Sole, coll’ali distese; tenente negli artigli una serpe, e un de’ piedi sopra un ramo di fico d’India: e oltreacciò (per concessione dell’Imperador Carlo V.) un Castello dorato, in campo azurro (che dinota la lacuna) con un ponte, per entrarvi; e due altri allato, che non lo toccano, sopra i quali son due leoni in piedi. Nell’estremità dei campo sono due foglie verdi di fico, in campo d’oro.

Parve adunque a’ Mexicani, nel dì seguente, di fare un tabernacolo, per riporvi l’Idolo, sin’a tanto, ch’avessero avuto spazio di fabbricargli un magnifico Tempio, dopo compiuta la Città. Ciò fatto, comandò l’Idolo, per mezzo de’ suoi Sacerdoti, che tutta la gente Mexicana si dividesse in quattro quartieri; lasciando nel mezzo il tabernacolo: e questi sono i quattro Quartieri principali di Mexico, ch’oggidì si chiamano S. Juan, Santa Maria la rotonda, S. Pablo, e S. Sebastiano. Dopo questa divisione, di nuovo comandò, che ciaschedun Quartiere si facesse un’Idolo, e si dividesse in altri piccioli rioni; e così da piccioli principj crebbe la Città di [p. 44 modifica]Mexico, come più chiaramente si vede dalla figura rapportata.

Conobbero dopo di ciò i Mexicani, che facea loro di mestieri avere un Capo, il quale gli reggesse, e trovasse il modo di conservar l’acquistato, e dilatare l’Imperio a danno de’ vicini. Elessero adunque un Giovane, chiamato Acamapichtli nato d’un Principe Mexicano, e d’una figliuola del Re, di Culhuacan (nome che suona cane in pugno); e ciò a fine di placar quello Re, gravemente da loro offeso, avendo uccisa, e scorticata la figlia del suo Predecessore.

Cominciarono indi in poi a vivere in forma di Repubblica, e ad essere in opinione appresso gli stranieri: onde invidiosi della lor gloria i vicini, proccurarono di distruggergli; spezialmente i Tepanechi di Azcapuzalco, al cui Re pagavano i Mexicani tributo, come gente venuta ultimamente ad abitarvi. Volendo aduque trovar colore di romper la pace, mandò il Rè di Azcapuzalco a dire ad Acamapichtli, che il tributo era poco; che perciò gli mandasse per l’avvenire i materiali necessarj per la fabbrica della Città, e di più ogni anno una certa quantità di varj legumi; nati però, e cresciuti entro [p. 45 modifica]l’acqua della lacuna; altamente avrebbe tutto il suo Reame distrutto.

Stimando ciò impossibile i Mexicani, stavano soprammodo afflitti, ma comparso il loro Dio, confortogli ad accettar la condizion del tributo; perche egli avrebbe loro prestato ajuto. In fatti l’anno seguente portarono a quel Re un’orto natante di diverti legumi (oltre le travi per la fabbrica): e fino al dì d’oggi coltivasi sì fatto terreno mobile nella lacuna.

Pongono essi sopra l’acqua giunchi, e gramigna intessuti, con terreno sopra, che resiste all’acqua; e poi che le biade, quivi seminate, e cresciute sono mature, tagliano le radici della gramigna, e de’ giunchi nati nell’acqua; e poscia conducono facilmente per la lacuna, dove meglio vogliono, il natante giardino. Sopraffatto dalla maraviglia il Re d’Azcapuzalco, comandò che l’anno seguente gli recassero un simil giardino, con un’Anitra covante le uova, dalle quali aveano da nascere i polli in sua presenza. Vedendo poi anche ciò eseguito, e parendogli opra soprannaturale, disse a’ suoi Vassalli, che i Mexicani avriano avuto un giorno a signoreggiare il tutto: ma non volle con [p. 46 modifica]tutto ciò rilasciar loro il tributo.

Morì il Re de’ Mexicani, dopo aver regnato 40. anni; senza nominare i figli eredi. Per questa moderazione del morto Re, uniti i Principali della Repubblica, elessero un de’ suoi figli, nominato Huiztlauhtli (che significa penna ricca) e poi lo coronarono, ed unsero con l’unguento, con cui ungevano i loro Idoli.

Gli diedero quindi per moglie una figlia del Re d’Azcapuzalco, la quale s’adoperò col Padre, a far permutare il primo tributo in un pajo d’anitre, e in pochi pesci. Celebrossi il maritaggio con molta festa, secondo il costume; cioè ligata un’estremità del mantello dello Sposo a quello della Sposa, in segno del vincolo matrimoniale. Morta la Regina, il Re non stette un’anno, che venne anch’egli a morte; il trentesimo di sua età, e terzodecimo del Regno.

Fu eletto per Terzo Re il di lui figlio Chimalpo-poca, in età di dieci anni; aggiungendosi all’antiche cerimonie della Coronazione, di porgli nella sinistra un’arco, e una freccia, e nella destra una spada nuda. Essendo gran penuria d’acqua nei suo Regno, ottenne costui dal [p. 47 modifica]Re di Azcapuzalco, suo avolo materno, di poter togliere acqua dal monte di Ciapultepech, una lega distante da Mexico: ma avendo i Mexicani fatti i canali di canna, e poca, o niente acqua giungendo perciò nella lacuna; ebbero ardimento di chiedere all’amico Re pietre, calce, legna, e fabbricatori, per fare un sodo aquidotto. Sdegnati perciò i Tepanechi mossero una crudel guerra a’ Mexicani: sicchè ii vecchio Re se ne morì; per dispiacere della rovina, che vedea soprastare al nipote; il quale a tradimento fu anche recato a morte, nel suo medesimo Palagio.

Elessero i Mexicani per nuovo Re Ytzcoatl, (cioè serpente di coltello) generato dal primo Re Acamapichtli, con una sua schiava. Costui per vendicare l’oltraggio del suo predecessore, fece battaglia co’ Tepanechi, e gli distrusse; espugnando, e saccheggiando Azcapuzalco, e poscia perseguitandogli ne’ monti, sino a rendergli suoi vassalli. Divise poscia fra’ suoi, giusta il costume, le spoglie, e terre de’ vinti.

Non s’arrestò quivi il corso di sue vittorie, ma soggiogati primamente gli abitanti di Tacuba, e Cuyoacan, (che ubbidivano a particolari Signori) vinse [p. 48 modifica]eziandio, e distrusse i Succimilchi, primi abitatori della lacuna, come di sopra è detto: imponendo loro, che facessero una calzada, o strada terrapienata, per la comunicazione con Mexico, distante quattro leghe dalla loro Città. Rivolse poi le armi sulla Città di Cuitlavaca, il di cui Rè volontariamente rendendosi, lo riconobbe qual supremo Signore: e così restò Mexico padrone di tutte le Terre, o popoli all’intorno.

Dopo dodici anni di così prosperi avvenimenti, venne a morte Ytzcoatl: e’l Generale, sotto la cui condotta eransi fatti tanti acquisti, detto Tlacaellel, suo nipote, ebbe la cura d’unire gli Elettori (che furono il Rè di Tescuco, di Tacuba, ed altri quattro) per fare un nuovo Rè. Fu eletto adunque Mouhtezuma, nipote del Generale. Fu egli Autore del barbaro costume, di non coronarsi alcun Rè, senza prima aver fatto un sacrificio all’Idolo, di schiavi presi colle sue mani in guerra: perocchè, a questo solo fine dichiarata la Provincia di Cialco nemica, vi fece egli in persona molti cattivi; e quelli poi sacrificò in Mexico, il dì di sua coronazione. Consisteva questo sacrificio in [p. 49 modifica]aprire il petto allo schiavo, con un coltello di ferro, o di pietra focaja: e trattone prestamente il cuore, ancor saltante, buttarlo in faccia all’Idolo. Aggiunse a ciò, il cavarsi alquanto sangue dall’orecchie, ed altre parti, avanti la braciera, detta divina, dal servire ne’ loro abbominevoli sacrificj: e quindi fece molte liberalitadi al popolo, e ricevette i tributi delle Provincie soggette.

Soggiogata Cialco, prese a dilatar molto l’Imperio, col consiglio del Zio; però questi fu sempre di parere, di non conquistare la Provincia di Tlascala, confinante; acciò servisse di cote, per esercitare gli animi de’ giovani nella guerra, e per averne schiavi, da offrire in sacrificio all’Idolo. Questo Rè fabbricò, per se una magnifica abitazione, e un famoso Tempio al suo Dio; ed istituì varj Tribunali. Morì in fine, avendo regnato 28. anni.

Uniti i quattro Elettori co’ Rè di Tescuco, e Tacuba, elessero Tlacaellel; il quale non volle accettar l’Imperio, dicendo, essere assai più profittevole alla Repubblica, che altri regnasse, ed egli lo ajutasse coll’opre, e col consiglio, come a avea fatto per l’addietro. Per tal generosa [p. 50 modifica]azione (per la quale un barbaro mostrossi di gran lunga superiore a Cesare, che per ambizione occupò la libertà della Patria) gli Elettori riposero in suo arbitrio, di far Rè, chiunque più gli piacesse; ed egli nominò Tico-cic, figliuolo del morto Rè. Come che Tico-cic mostrossi inesperto nel mestiere dell’armi, i Mexicani l’avvelenarono; elevando al Trono in sua vece il fratello Axayacac, per consiglio di Tlacaellel. Costui giunto a fine della vita, per la vecchiezza, raccomandò il suo figlio al nuovo Rè, il quale, per gratitudine, fecelo Comandante de’ suoi eserciti.

Prima di coronarsi andò Axayacac contro la Provincia di Taguantepec, e in brieve tempo l’ebbe vinta, e saccheggiata. Nel ritorno, venuto a battaglia col Signor di Tlatellulco (dove di presente è la Chiesa di S. Giacomo) l’uccise, e spianò dalle fondamenta la sua Città. Morì questo Rè, dopo aver regnato undici anni.

Montò poscia sul Trono Ahuitzotl VIII. Rè; ma prima di coronare, giusta il costume, andò a gastigare i Quaxutàtlan; i quali aveano rubato sulla strada il Tributo, che venia a Mexico. Stese i confini del suo Reame sino a [p. 51 modifica]Guattimala, e circondò Mexico d’acque, con portarvi un braccio del fiume, che passava per Cuyoacan.

Costui nella dedicazione del Tempio all’Idolo Huitzi-lopochtli (che seguì l’anno 1486.) dece sacrificare per quattro dì, sessantaquattro mila, e ottanta uomini; concorrendo alla festa sei milioni di persone, secondo riferiscono l’Istorie Mexicane. Morì quello Nerone Indiano l’undecimo anno del suo Imperio. Fu eletto poscia Re Mouhtezuma, che vi trovaron gli Spagnuoli nella loro entrata, o Montesuma, che significa in quella lingua, Signor prudente; perocchè egli, prima di montare al Trono, era grave, e maestoso, di poche parole, e prudente, onde venia molto temuto, e rispettato. Avea di più ricusata la Corona, ritirandosi nel Tempio dell’Idolo, dove teneva una solitaria stanza; onde convenne agli Elettori di andarlo a persuadere, e condurlo all’Imperio, con gran modestia. Divenuto poi Rè, da umile, e mansueto, fecesi così superbo; che comando si togliessero tutti gli uficj, e cariche del palagio a’ plebei, e si ponessero in lor luogo Nobili. Prima di coronarsi, coll’ajuto de’ Nobili, fece giornata, per ridurre una Provincia [p. 52 modifica]Settentrionale, che s’era ribellata; e riportonne molte spoglie, e cattivi, per lo sacrificio. Fu ricevuto nel ritorno, con grande applauso, da’ vassalli; e su coronato con grandissima pompa, e con gran copia di tributi delle Provincie a lui soggette.

Perdendosi lo stendardo Reale, costumavano quei popoli ritirarsi, senza proseguir la battaglia; come successe in Otumba, ove Cortes, e gli Spagnuoli seguirono i fuggitivi Mexicani: il medesimo praticavano morendo il Rè, per celebrar il funerale, cessando da ogni fatica. Facevasi Montesuma idolatrare, non che venerare da’ vassalli; non andava, se non portato in ispalla da’ Signori; non si ponea giammai due volte un vestito; nè mangiava, o bevea due volte ne’ medesimi vasi. Teneva nel suo palagio tutte sorti d’animali volatili, e quadrupedi: di più i pesci di Mare nelle peschiere di acqua salata; e di lacuna in dolce. Non trovandone di qualche spezie, gli teneva fatti d’argentò, ed oro, per ostentazione. Era molto dilicato sul satto dell’ubbedienza; onde talvolta andava travestito, per iscorgere s’erano eseguiti i suoi comandamenti. Rade volte in fine si facea vedere in pubblico, per non rendersi troppo familiare. [p. 53 modifica]

Ma sovrastando ormai la caduta dell’Imperio, veggendosi varj segni; nell’aria di comete, e fuochi piramidali; nella terra di mostri, nella lacuna varj portenti; Montesuma, avvegnache sul principio avesse malmenati gli Astrologi, che un grave male ne presagivano; e i Maghi, che varie terribili visioni raccontavano; alla fine, ridotto a penitenza, ritirossi in una casa solitaria, aspettando la sua perdita, che cagionar doveano i figli del Sole, venuti da Oriente, secondo le antiche predizioni. Giunto il decimoquarto anno del suo regnare, vennero dal Mar Settentrionale, in molte navi, gli Spagnuoli, soggiogarono Mexico, fecero prigioniero Montesuma, e poscia l’Inga del Perù, e’l Cuzco; il secondo de’ quali era Signore di mille leghe di paese, dal Regno di Cilli, sino oltre quello di Chito; e’l primo dall’Oceano Settentrionale sino al Meridionale; più tosto da Dei, che da uomini. Fra l’altre scelleratezze dell’Inga, si congiungea volentieri in matrimonio colla sorella carnale; il di cui figlio succedea poscia alla Corona, come nato dalla Coya, o prima moglie erede: però avendo alcun fratello il Rè morto, era preferito al nipote. Vivente ancor [p. 54 modifica]Montesuma, i Mexicani elessero per X. Re Quauh-timoc; che morì prigioniero di Cortes.

E’ da notarsi, che la successione nel Reame di Mexico si regolava, non per discendenti, ma per collaterali, secondo l’ordine d’età; dopo il primo eligendosi il secondo fratello, e quindi il terzo, e’l quarto, sino all’ultimo; in disetto del quale si principiava dal primogenito del primo fratello maggiore, secondo, terzo, etc. Sul principio, questa elezione apparteneva a tutto il popolo; ma poi per consiglio di Tlacaellel, in tempo del IV. Rè Itzcoatl, si restrinse a soli quattro Elettori del sangue Reale, e i due Rè di Tescuco, e di Tacuba; il primo de’ quali facea la cerimonia della coronazione. Mentre i Rè di Mexico furono poveri, furono anche moderati nell’apparato, e grandezza; ma divenuti potenti, divennero superbi, tiranni, ed amatori del fasto.