Fior di Sardegna/Capitolo XIX

Capitolo XIX

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XIX.


Una sera di luglio, tre mesi dopo l’avventura della lettera e del sasso, mentre Lara passeggiava al rezzo dei grandi alberi del giardino a braccetto con Pasqua, che descriveva il costume di estate che doveva farsi fare, due uomini parlavano appunto di lei nel vano della finestra dello studio di Ferragna.

Uno era lui stesso, Marco, l’altro un bel giovine biondo, alto, ben vestito, molto elegante e molto bello, dal riso facile e sonoro, la pronunzia leggermente straniera, benchè fossa nativo di X*** e lo sguardo franco, ardente, luminoso.

Era infine Massimino, o Massimo, come egli si firmava e si faceva chiamare per più eleganza, il figlio maggiore di Paolo Massari, che avendo quell’anno, nonostante tutti i cattivi pronostici di don Salvatore, preso la laurea d’avvocato, veniva a pigliar pratica nello studio di Marco Ferragna.

Prima di accettarlo, Marco, per mantenersi sempre in buona armonia con don Salvatore, gli aveva chiesto, a quest’ultimo, se non gli dispiaceva che Massimino Massari pigliasse pratica nel suo studio. — Prima don Salvatore, per sfogare in qualche maniera la sua bile, aveva [p. 82 modifica]mormorato contro tutti i novelli avvocati, predicendo loro la più squallida miseria, chiamandoli asini, poltroni, destinati a finirla da guardie daziarie o da pescatori di... anguille, poi rispose che non gli dispiaceva niente affatto che Massimino pigliasse pratica con Ferragna... Oh, che, non era ignorante al punto di proibire a Marco di fare ciò che più gli piaceva, oh, no, si meravigliava che...

— Infine! — conchiuse. — Basta che non mi conduca qui in casa mai questo avvocato senza clienti nè presenti nè futuri!...

... Dunque Marco parlava di Lara con Massimo nella finestra. Massimo dava del «lei» a Ferragna, ma questi gli rispondeva col «tu.» dicendo al solito di esser vecchio, ma in realtà perchè voleva molto bene al giovine nemico di don Salvatore, al discendente di quella famiglia che la voce pubblica diceva gli avesse assassinato il suocero.

— Naturalmente si trovava che ridire sulla strana condiscendenza di Marco, ma lui non si curava dei pettegolezzi, e trovando Massimo buono, simpatico e istruito, gli accordava tutta la benevolenza possibile e immaginabile....

— La signorina Mannu, — diceva Massimo, — mi pare che sia ammalata. E’ orribilmente magra; invece di crescere pare che rimpicciolisca, mentre l’altra, la piccina, cresce e si fa proprio bella.

— Ah, sì, — rispose Marco guardando le due cugine, com’egli le chiamava. — Pasqua è davvero bella! Non pare neanche sarda. Ma neppure Lara è brutta. Solo è troppo magra, pallida e seria. Neanche io so ciò che abbia. Dopo la malattia di un anno fa, non pare più lei.

— Chissà! Solita storia! — esclamò Massimo con un sorriso maligno.

— Oh, non mi pare! Anzi Lara è una ragazza molto fredda: credo che non si innamorerà mai sul serio.

— Dicono sia fidanzata con don Pasquale R***.

— Non è vero! Io sono più che intimo in casa di zio Salvatore...

— Più di me?... — chiese Massimo ridendo, mentre Marco proseguiva:

— E posso assicurare che don Pasquale ci va solo per [p. 83 modifica]amicizia; e poi Lara non lo vorrebbe. È così vecchio e brutto...

— Bah! Ma è così ricco! — aggiunse Massimo ridendo sempre.

Guardò in aria distratto. In quel momento di silenzio giunse sino alla finestra la voce delle due fanciulle che passeggiavano in fondo all’orto senza badare in alto.

Pasqua parlava lesta, concitata, e fra il suo chiacchierio si distinguevano le parole «raso, paglia, ventaglio, ombrellino,» perchè forse proseguiva a ideare la sua teletta estiva. A un tratto Lara però la interruppe esclamando con voce stanca:

— E finiscila! Sei noiosa! Ora lo so a memoria...

— Sì! — riprese Massimo — Pasqua si farà una bella fanciulla.

— Di’ — esclamò Marco — sarebbe bella che te ne innamorassi, e che tutta la vostra inimicizia finisse in un matrimonio...

— Impossibile!

— Forse che anche tu nutri dell’odio? Allora devi odiare anche me! Però più di una volta mi hai detto che ti divertiva assai questa inimicizia infondata, alimentata dall’ignoranza, e che ne ridevi...

Massimo diventò serio e rispose:

— Ma sì, ma sì! Io ne rido e sfido tutti coloro che hanno un po’ di buon senso a non riderne. Pasqua Mannu è una bella bambina che si farà una bella fanciulla; però io mi guarderò bene dall’innamorarmene, non perchè tema della nostra inimicizia, ma perchè il matrimonio mio con una delle signorine Mannu riuscirebbe impossibile anche se io fossi l’amico più intimo di don Salvatore. — Sono così povero! E non sarò mai ricco!

— Ah, è vero! — rispose Marco, ricordandosi l’opinione dello zio su questa questione. — Pure ti dico che se anche tu fossi ricco, non ti azzarderesti di imparentarti col Manna! Sarebbe troppo grossa! Il pubblico ti schiaccerebbe coi suoi pettegolezzi.

— Il pubblico! — gridò Massimo riscaldandosi, — Io disprezzo il pubblico e i suoi pettegolezzi... Se lei vuole, gliene darò una prova. [p. 84 modifica]

— Un esempio?

— No, una prova, fra un mese! Vedrà!...

Per quanto Marco lo interrogasse, Massimo non disse ciò che avrebbe fatto. — Farai forse la tua brava dichiarazione a Pasqua? Bada bene, è ancora una bambina e non ti comprenderà! E del resto, — aggiunse Ferragna con serietà, — non sono scherzi da fare. Don Salvatore non si rassegnerebbe, e basta una scintilla per ravvivare l’incendio. Non fare pazzie, Massimo... — Massimo alzò le spalle e disse: — Non sono pazzo, no! D’altronde.....

— E’ vero! — esclamò Marco ricordandosi. — Tu sei già innamorato, non niegarmelo... E’ assai carina la signorina Violante....

Infatti in quei giorni Massimo usava passeggiare molto sotto le finestre d’una signorina chiamata così: tutti dicevano che facessero l’amore e naturalmente Marco lo sapeva. Se non si sanno queste cose, cosa volete che si sappia in lunghi come X***?... Massimo rise con quel risolino caratteristico che fa tante confidenze; Ferragna gli battè famigliarmente una mano sull’omero e lo lasciò un momento solo alla finestra.

Pasqua essendosi ritirata, Lara proseguiva sola la sua passeggiata, le braccia conserte, il viso chino, e gli occhi fissi al suolo.

Vestiva quasi di bianco, un vestito sempre semplicissimo ma elegante, e la tinta rosea del crepuscolo proiettava una lieve sfumatura di rosa sui suoi capelli svolazzanti alla brezza.

Camminando così, a passi lenti, stanchissimi, immersa in profondi pensieri, il volto dolente mentre tutto sorrideva a lei intorno, Lara aveva qualcosa di poeticamente doloroso che colpì Massimo. L’osservò attentamente e scosse la testa pensando: — Checchè dica Ferragna, questa ragazza soffre.

A un tratto Lara si voltò e alzò gli occhi, i suoi grandi occhi così belli e pensosi, l’unico avanzo della sua splendida bellezza infantile. Massimo li vide: fu tutta una rivelazione per lui, che non aveva mai esaminato attentamente la sua piccola nemica. — Per bacco! — esclamò fra [p. 85 modifica]sè. — Aveva ragione l’altra sera il mio amico Antonio: Lara ha veramente occhi meravigliosi. È più simpatica della piccola. E sarà lei che... — pensò alquanto, poi sorride e mormorò:

— Sarà curiosa!... Una burla assai curiosa, assai...