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La falce

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LA FALCE.


Vecchio capoccia, domattina all’alba
mi darai una falce per falciare.
Ancor dai cieli penderà; sul mare
4dei campi, l’arco della luna falba.


Sarà l’ora in cui tutto a pena schiude
occhi e sensi novelli al novel giorno;
e tutto fresco e tutto puro intorno
8si maraviglia di sue forme ignude.

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Io falcerò coi figli del tuo letto
e coi nipoti del tuo forte nome,
fino a che il sol non sia sovra le chiome
12raggera, e vino incendiario in petto.


A cento a cento cresceran le biche
dietro i miei passi: a me dinanzi il suolo,
frante le siepi, non sarà che un solo,
16per la mia falce, mareggiar di spiche.


E poi ch’io venni m terra per mostrare
miracolo, e il miracolo avverrà.
La mozza arista si rinnoverà.
20Noi falceremo per moltiplicare.


Landa, sterpaglia, cavo, anfratto e roccia
sfolgoreranno in un gran vello biondo.
Non per te, non per noi, ma per il mondo
24strideran le lunate armi, capoccia!...

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Nè donde venga il rutilante abbaglio
saprem, se dal meriggio ardente in gloria,
o dalle messi offerte alla vittoria
28nostra, e piombanti a fascio al secco taglio.


E ogni figlio dell’uomo i suoi mannelli
— cantando in libertà lungo le strade
candide fra il corrusco delle biade —
32in alto reggerà come flabelli.


E quando il sol s’avvolgerà di veli
insanguinati per la dïuturna
morte divina, noi con taciturna
36bocca la pace implorerem dai cieli:


noi, militi e custodi del tesoro
di tutti, accesi nel tramonto gli occhi
e gli spiriti in Dio, curvi a ginocchi,
40solleveremo a Lui le falci d’oro.