Elogi di uomini illustri/L'editore

L'editore ai lettori

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Elogi di uomini illustri D. Virginio Cesarini


Questi Elogj sono ricavati da un Manoscritto del celebre Verzellino Istorico Savonese, coetaneo al Chiabrera, che si conserva nella Libreria de’ PP. delle Scuole Pie di Genova, e che da tutti gli intelligenti è stimato di carattere proprio del Verzellino. Lo stile è totalmente conforme a quello adoprato dal Chiabrera in tutte le altre sue opere in prosa, delle quali, oltre alle già pubblicate, ne restano non poche inedite, ma conosciute almen di nome dagli Eruditi. Gli Accademici della Crusca non le hanno annoverate fra le opere, sulle quali hanno appoggiata l’autorità del primo lor Dizionario, poichè parlando delle Opere del Chiabrera hanno mostrato distinguere quelle, che sono in versi, dicendo: le Opere in Versi. Il che se sia avvenuto per mancanza di stima, o per poco comodo di originali, non è facile il giudicarlo. Potrebbesi però dire, che siccome delle Opere Chiabreriane scritte in versi hanno lasciato di registrare nel loro Vocabolario molte parole, che l’Eruditissimo Ex-Gesuita Marcheselli ha poi raccolte in leggendo, e dimostrate come degne di essere aggiunte al Dizionario Toscano, così non sarebbe del tutto irragionevole il sospettare, che per eguale trascuratezza abbiano lasciate da parte senza molto esame le prose. Checchè sia di ciò, certamente questi Elogj meritano un posto distinto tra le opere di cotal fatta, e non possono non essere accetti a tutti coloro, i quali pregiano la bella semplicità, e una certa monda lindezza, più che le sottili riflessioni, difficili a capirsi alla prima, perchè quasi a bello studio esposte con espressioni per soverchio fasto dirette a far conoscere l’acutezza dello scrittore, non a facilitarne l’intelligenza. Non mancano per altro di gravità; poichè ciascuno di essi è fondato sopra una massima incontrastabile, utile sempre, e virtuosa, dimodochè nel leggerli s’insinui a poco a poco nell’animo l’occulta forza di quella, e si giunga al fine a comprendere, che lo Scrittore era pieno di sentimenti veraci, non di una interessata fallacia, e di onoratissimi principj, non di un incauto entusiasmo. Gli Uomini, de’ quali si dicono le lodi, ne furono ben meritevoli; contuttociò non si cerca di rilevarne le minime particolari avventure, ma di farne in grande il carattere in così accorta maniera, che grande se ne formi l’idea, e siasi costretto ad ammirarli, sotto quello aspetto però, che può riuscir più giovevole a chiunque brama imitarli. Alcuno de’ Personaggi lodati viveva ancor di quei tempi, e viveva in alta fortuna; nè però si scorge in Chiabrera un filo di adulazione. Altri come lui si era accinto a coltivare quell’arte, in cui l’Autore avea posta la principale sua gloria; nè in lui per questo si scopre principio alcuno d’invidia, di rivalità, o di gelosia. Chiabrera avea una bell’anima, e il di lui core era dolce; perciò invece di insospettirsi al rimirar l’altrui vanto, si studiava pure di accrescerlo. In somma è da dolersi, che questi Elogj sieno sì pochi, e che egli abbia scelto soltanto quei Personaggi stranieri, senza continuar sua fatica a commendazione degli altri, che fiorirono nella Liguria, molti de’ quali ebbe amici, e trattò assai familiarmente. Ma forse questi Elogj furono da lui composti per essere recitati a Firenze, ove egli spesso portavasi dell’alta stima a godere, e delle liberalissime cortesie, colle quali solevano colà onorarlo quei Principi, e sull’esempio loro ogni Grande; e per riguardo agli amici, che aveva in patria o ne aspettava l’opportunità, o si avvisò di supplirvi con altre composizioni. Chi volesse avere contezza di Rinuccini, di Ciampoli, e di Strozzi può ricorrere alle Memorie degli Uomini Illustri della Toscana recentemente stampate in una bella edizione. Il Tasso, il Galilei, e il Marini son troppo noti a ciascuno, cosicchè a me non rimane se non pregare il Lettore ad accettar di buon grado l’impegno che ho di donargli quanto del Chiabrera si giace in una indegna obblivione.