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O: per ho, V. Avere ed Essere.

Obbligante: per gentile, cortese, è antico gallicismo (obligeant), che ha esempi sino dal 600. Vero è che oggi mi pare alquanto fuori dell’uso. Del pari i puristi riprendono il verbo obbligare nel senso morale di astringere con benefici. Obbligare (lat. ob e ligare = legare) vale propriamente imporre obbligo, costringere, onde nel senso morale bisognerebbe dire almeno obbligare a sè. (Rigutini).

Obbligare: V. Obbligante.

Obesità: V. Polisarcia: le due voci si equivalgono, se non che questa è più della scienza medica, quella del comune linguaggio: lat. obesus. Trattasi sempre di una viziosa disposizione del tessuto adiposo, cagione di molti disturbi, della quale cosa è mal fatto congratularsi come fanno gli stolti.

Obice: nei giornali che danno notizie della guerra che si combatte (1904) tra il Giappone e la Russia, accade sovente di leggere obice nel senso di bomba, proiettile. In un periodico trovo questa noterella, cosa veramente preziosa, non per sè, ma per il fatto che si osi disputare dottrinalmente di parole in difesa dell’italianità senza tema di parere o da poco o angusto di mente. Riporto lo scritto: «Barbarismo giornalistico. Accade spesse volte di leggere, fra le notizie della guerra, che la tal corazzata, giapponese p. es., ha lanciato su di un incrociatore russo tanti obici, che questi obici scoppiarono, ecc. ed ancora giorni fa sul Corriere della Sera si lesse che un soldato d’artiglieria, in Francia, veduto in terra un obice privo di miccia, ne accese la polvere con un zolfanello, ecc. Questa parola obice, usata in questo senso, è il più madornale sproposito che si possa scrivere, e che farà sorridere tutti i militari, d’artiglieria specialmente, ammenochè, con molta maggior ragione, non li faccia piangere sul barbarismo invadente della lingua giornalistica, prodotta in massima parte da sola pigrizia di aprire un dizionario qualunque. Obice, in italiano, non significa già un proiettile, bomba o granata, come significherebbe in francese la parola obus, di cui è la negligente e pedestre traduzione, ma bensì è il nome di quel cannone (che credo ora disusato) che lanciava le bombe o granate, e che in francese si chiama obusier. Ne viene da ciò che uno scrittore francese, non militare, che dovesse tradurre in francese le notizie su rammentate, dovrebbe, in base al dizionario, scrivere che, nella tale e tale altra battaglia, furono lanciati tanti obusiers, cioè tanti cannoni; notizia che farebbe certamente trasecolare quanti l’avessero a leggere, dato che lo scrittore avesse il medesimo coraggio degli italiani nello scriverla. Dovrebbe dunque rimanere in mente a tutti che obus si traduce per bomba., e che al contrario obice corrisponde non già a obus, ma ad obusier, che è un pezzo d’artiglieria, e non un projettile». Oimè! a questi barbarismi siamo così abituati da non avvedercene più! Quanto ad obice, poi, pensi il lettore alla frase volgare e di gergo, oh, che obice! in sostituzione [p. 371 modifica]dell’altra, oh, che c***! per dire che fortuna!, e comprenderà come obice debba indicare appunto cannone e non bomba!

Obloc: voce straniera, usata in marina per indicare i finestrini rotondi ne’ fianchi de’ piroscafi. V. Port-hole.

Obsequium amicos, veritas odium parit: la compiacenza produce gli amici, la verità produce l’odio. (Terenzio, Andria I, 1, 48). NB. Perciò forse la verità è costretta a stare nel pozzo!

Obus: fr., V. Obice:

Oc: termine letterario: lingua dell’oc (langue d’oc), nome del dialetto francese che nell’evo medio si parlava e scriveva a mezzodì della Loira. (Provenzale antico). Lingua d’oïl, nome del dialetto francese che poi prevalse dal tempo d’Ugo Capeto e d’onde derivò il francese odierno: si parlava e si scriveva a settentrione della Loira. Le due denominazioni provengono dal diverso modo del pronunciare l’affermazione (sì) oui. Cfr. Dante:

del bel paese là dove il suona.

Per l’etimologia, oc deriva dal lat. hoc = ciò, ciò appunto, quindi : oïl, onde poi oui, parimenti è dal latino, hoc + illud o secondo altri hoc + ille.

Ocarina: strumento musicale di terra cotta di forma e capacità ovoide, recentemente inventato da un tal Donati di Budrio.

Occa: nome di peso, usato in Turchia e nelle terre di Levante: varia fra i 1200 ed i 1300 grammi.

Occhietto: chiamano i tipografi la pagina che precede il frontespizio, e nel centro della quale è il solo titolo dell’opera. Ne’ libri antichi l’occhietto spesso tien luogo del frontespizio. Si vuole che esso sia stato così detto, dacché intorno al titolo si soleva fare un cerchio tondo, e più spesso ovale a forma dell’occhio.

Occhio di bue: V. Oeil de boeuf.

Occhio pollino o di pernice: nome volgarmente dato a nota specie di calli (fr. oeil de perdrix).

Occhio per occhio, dente per dente: (Esodo, XXI, 21) cioè la pena del taglione, jus talionis, contrapasso, di rendere offesa per offesa, la quale se non è più nelle leggi civili, è più spesso nell’umana anima.

Occitanico: provenzale, da oc o lingua dell’oc, detto del provenzale antico. V. Oc.

Occorrenza: vale bisogno, affare, cosa che occorre (familiarmente anche bisogno corporale): nel senso di caso, circostanza, spiace ad alcuni rigidissimi puristi. V. Fanfani, op. cit., V. Gherardini, Appendice alle Grammatiche, pag. 491 e seguenti. I diz. registrano i due sensi.

Occultismo: nome dato a quelle pretese conoscenze naturali che sono ottenute con processi misteriosi ovvero con segreta e magica arte. L’alchimia e l’astrologia nel medio-evo; nel tempo nostro lo spiritismo, la teosofia, la chiromanzia contengono vari elementi di occultismo. Queste dottrine non entrano nell’orbita della scienza moderna: almeno così oggi si deve dire.

Ochsenmaulsalat: voce di vivanda tedesca, che letteralmente vuol dire insalata di muso di bue. Nervetti o muscoli preparati con molta cura, sotto aceto.

Oclocrazia: gr. [testo greco] = governo di moltitudini (spesso nel senso di: costituito da tirannide plebea).

O con questo o su questo: versione dal greco: motto attribuito alle madri spartane nell’atto che consegnavano lo scudo ai figliuoli, cioè o con lo scudo (vincitori) o su lo scudo (morti). V. Plutarco, Lacaenarum Apophthegmata, XV.

Oculos habent et non videbunt: hanno gli occhi, ma non vedranno (Salmo CXIII, e CXXXIV).

Oda: per ode ([testo greco]) = canto) è voce fuor d’uso (Petrocchi). Piacque però al Foscolo, piace alla odierna scuola estetica (d’Annunzio). È il caso di dire con Orazio: multa renascentur quae jam cecidere... vocabula etc.

Odeporico: grecismo alquanto disusato ([testo greco]): attinente a strada, viaggi, descrizione di itinerari.

Oderint dum metuant: mi odino, purchè mi temano. (Accius, Atreus, in Cicerone, De officiis, I, 28, 97).

O di Giotto: è il circolo perfetto, fatto a mano libera e mandato per saggio della sua perizia da Giotto a Benedetto IX. Onde il modo antico di dire, esser più tondo dell’o di Giotto.

Odi profanum vulgus et arceo: odio il [p. 372 modifica]profano (indegno di essere ammesso nel tempio) volgo e me ne scosto. Orazio, Ode I, lib. III. Locuzione eretica agli orecchi di taluno, se detta in senso politico, ma che non cesserà di esser vera e ripetuta in senso filosofico morale, come appunto intese il gran poeta latino. Cfr. Vil maggioranza.

Odorare il vento infido: familiarmente vale fiutare il pericolo e quindi cercare fuga e scampo, e si dice di gente che ha conti da rendere alla giustizia. Dicesi anche per celia. Cfr. il Manzoni, P. S. Cap. XI.

leva il muso, odorando il vento infido.

Oeil de boeuf: fr., occhio di bue, cioè finestrina ovale (onde il nome storico dell’anticamera regia in Versaglia).

Offellèe fa el to mestèe: sentenza del dialetto milanese, nota oltre i confini di quel dialetto. Già C. M. Maggi si era similmente espresso: I mestee i ha da fa chi je sa fa. Cfr. Ne ultra crepidam.

Offenbachiano: suona buffonesco, ridicolo: da Giacomo Offenbach (1819-1880) di Colonia, ma francese di elezione e di vita; fecondissimo autore di operette comiche.

Offrire il fianco: porgere in una questione il lato più debole o vulnerabile.

Oga Magòga: dicesi per beffa di paese lontanissimo e incerto. Nella Bibbia Gog è la personificazione del popolo nemico di Israele, poi gog magog passò a significare paese straniero e lontano.

Ogiva: nervature che s’incontrano diagonalmente nelle volte della architettura gotica e vi formano scompartimenti angolari. Der. ogivale. Etim. incerta. V. Zambaldi, op. cit. Perchè poi il Petrocchi ponga «ogiva» fra le voci antiquate, non so.

O gran bontà de’ cavalieri antiqui!: (Ariosto, Orlando Furioso, I, 22.) Dicesi tuttora in vario senso e con intenzione di ironia o di celia.

Ohm: questo è nome di matematico e fisico tedesco insigne (Simone Ohm, 1789-1854). Per deferenza ai suoi lavori venne dato il nome di ohm all’unità pratica di resistenza elettrica: resistenza offerta ad una corrente costante da una colonna di mercurio, alla temperatura del ghiaccio fondente, della sezione di un millimetro quadrato e della lunghezza di 106 centimetri, che è l’ohm legale. L’ohm internazionale poi è il valore, dell’ohm quale venne definito dalla Conferenza tenuta a Chicago nel 1893 dai delegati dei governi e, risponde al valore vero dell’unità pratica di resistenza elettrica: è definito dagli stessi elementi che definiscono l’ohm legale, salvo che la lunghezza della colonna di mercurio deve essere di cm. 106,3.

Oide: suffisso in origine delle scienze fisiche, indi frequente in molte voci, la più parte neologiche, come mattoide, socialistoide, anarcoide etc. Su tale desinenza mi piace riportare questa nota fra seria e faceta che leggo in un giornale: «Oide è una desinenza condiscendente e compiacente che viene dalla parola greca [testo greco], che vuol dire species, forma, statura, modus, status rei; cioè apparenza, sembianza, imagine, visione, forma, statura, modo, stato di una cosa, a seconda dei casi. Questa desinenza nell’appiccicarsi al sostantivo italiano, perdette l’epsilon greco davanti all’o con cui finivano i primi sostantivi italiani, e così abbiamo l’oide, e abbiamo la fabbrica di tutti i sostantivi italiani in oide che ci abbisognino; come, per esempio, monarcoide, clericaloide, republicanoide, liberaloide, e via via, coniatene quanti ne volete, fino al rompiscatoloide. Quell’eidos, che diventa poi oide, è dunque significatore ora di apparenza, ora di forma, ora di statura, ora di modo, ora di stato: ma non proprio della sostanza della cosa: significa solo quel che sembra una data cosa. Questa sua facoltà rende l’oide idoneo ad essere adoperato come espediente per trarsi d’imbroglio quando non si sa bene definire un soggetto, una persona, un’opinione, un modo di pensare, di agire.» Vocabolo che è segno dei tempi!

Oidio: (da [testo greco] = uovo) genere di fungo parassitario: nefasta crittogama che si manifesta in forma di bolle sui pampini e impedisce il crescere e il maturare del grappolo. In Romagna i villani la dicono manna.

Oïl: lingua d’oïl. V. Oc. [p. 373 modifica]

O imitatores, servum pecus: o imitatori, servile gregge! (Orazio, Epistole, I, 19, 19).

Oleum, et operam perdidi: motto latino di Plauto (Paenulus, I, 2, 119: ho perduto l’olio e la fatica, cioè ho fatto fatica vana. Cfr. il nostro motto perdere il ranno ed il sapone.

Olièna: (dal nome del territorio di Oliena) vino sardo di molto commercio, sapido, alcoolico, con aroma speciale. Buon vino da arrosto.

Olim: av. lat., una volta, in quel tempo (cfr. il pronome latino ollus = ille). Dicesi talora in senso sarcastico per indicare il mutato animo o partito o stato di una persona.

Olimpo: nel gergo familiare talora è usata questa parola per indicare il ceto chiuso dell’aristocrazia, specie se dato a vita mondana: cui l’ammirazione del volgo e l’invidia degli altri fanno da incensiere e cornice.

Olla-podrida: si pronuncia oglia podrida, o vuol dire in ispagnuolo olla, pentola putrefatta: cioè usando il contenente pel contenuto, carni e verdure di ogni svariata specie cotte insieme: cibreo. I francesi tradussero la parola spagnuola in potpourri. V. questa voce.

Olii essenziali: o eteri volatili, nome dato a un gran numero di sostanze odorose, dall’aspetto oleoso, che divengono volatili per il calore, e sono prodotte da piante mercè la distillazione.

Oltramontano: V. Ultramontano.

Oltre il rogo non vive ira nemica: verso di Vincenzo Monti (In morte di Ugo Basville, I, 49), rimasto popolare.

Oltremare: nome di colore azzurro prezioso che sino alla metà del secolo scorso si otteneva polverizzando e trattando il lapislazzuli naturale.

Oma: suffisso rappresentante la finale greca ...[testo greco], usato dai modici per indicare i tumori neo-plastici: sarcoma, carcinoma, epitelioma.

Omaggio: «(homage) da homo, perchè nel medioevo un uomo era uomo dell’altr’uomo. E non tanto dalla feudalità oltramontana, non mai radicata molto profondamonte in Italia, quanto dalla servile imitazione dello frasi francesi, venne questa voce, ignota al popolo. Così le donne italiane ricevono omaggio: così si sente dire: rendere omaggio al vero, come se questo fosse un uomo a cui recare tributo. Meglio rendere onore. E nelle conversazioni patrizie: io vi presento i miei omaggi per: vi presento i miei ossequi, i miei convenevoli. E non è raro ricevere un libro con scritto sul frontispizio: omaggio dell’autore, espressione che rappresenta l’autore in ginocchio nell’atto di offrire il suo volume. Basta: dono dell’autore.» Così il signor Allan, op. cit. ed è nel vero, ma l’uso ha imposto ormai questa e tante altre parole in cui rifulge l’iperbole sgarbata e difforme al genio della nostra favella.

Omaggio (In): per in conformità, per rispetto, conforme, in onore, rendendo onore, etc. es. in omaggio al vero, è maniera dell’uso: ripresa dai puristi.

Omaggio dell’autore: V. Omaggio.

Omaro: nome scientifico del gambero di mare, homarus vulgaris, in fr. homard.

Omelette: parola francese, usata specialmente nell’Alta Italia invece di frittata: riprendesi a ragione dai puristi ancorchè i cuochi potrebbero fare qualche differenza tra frittata e omelette. L’etimologia di questa voce è incerta: da oeufs mêlés? ovus molle? | Omelette soufflée chiamano da noi una specie di frittata dolce: omelette à la confiture una specie di frittata dolce con ripieno di conservo e sapori.

O mia anima profetica: locuzione dall’inglese, o my prophetic soul! (Amleto).

Omne ignotum pro magnifico est: stupenda sentenza di Tacito (Agricola, XXX), ogni cosa di cui non si ha nozione, si ritiene meravigliosa.

Omne trinum est perfectum: ogni complesso di tre (solitamente dicesi di persone e spesso in senso caustico) è cosa perfetta. Sentenza latina, dedotta verosimilmente dalla scienza cabalistica che dà il tre per perfetto numero. Cfr. il motto Tres faciunt collegium, e Numero Deus, etc. e ricorda il tre ricorrente in Dante.

Omne vivum ex ovo: ogni essere vivo proviene da uovo, aforismo che vuolsi dedotto da G. Harvey (Exercitationes de generatione animalium). se pure non è [p. 374 modifica]di formazione popolare per significare il fatto che la vita nasce dalla vita, cioè la teoria della biogenesi (Redi, Spallanzani, Pasteur, Tyndall, Roberts, Dallinger) V. Generazione spontanea.

Omnia mea mecum porto: ho con me ogni mia ricchezza, sentenza variamente attribuita, cioè a Simonide od a Biante, due dei sette savi del tempo antico (oh, savio limitato numero!) V. Cicerone, Paradoxa I, 1.

Omnia munda mundis: tutto è puro nei puri! (S. Paolo a Tito, I, 15). V. Manzoni, P. S. cap. VIII.

Omnia tempus habent: tutte le cose hanno il loro tempo (Ecclesiaste, III).

Omnia vincit amor: amore vince ogni cosa. Verg. (Egloga X, 69). Cfr. Sofocle nell’Antigone (coro): Amore invincibile nella battaglia, etc.

Omertà: voce dialettale sicula: il sentimento cavalleresco individuale: indi il punto d’onore degli appartenenti alla màfia e quindi per estensione ad ogni specie di mala vita. Per effetto della omertà il ferito non rivelerà il nome del feritore, il mafioso manterrà il segreto, si atterrà a certe norme che costituiscono una specie di onore e cavalleria furfantesca. Omertà da umiltà, simulata sottomissione di chi si acconcia all’offesa, meditando vendetta? o dallo spagnuolo hombre = uomo, quasi virilità? Del resto l’omertà se più specialmente designa il senso d’onore fra i delinquenti volgari, soggetti alle comuni leggi, come fenomeno di coesione morale e di istintiva difesa reciproca si riscontra fra tutti coloro che operano in modo immorale o anti-sociale come oggi si dice.

Omosessualismo od omosessualità: da [testo greco] = simile, uguale e sexus = sesso. Parola scientifica, usata in medicina ed in medicina legale per indicare un pervertimento sessuale di individui i quali hanno un’inversione dell’istinto, pur avendo gli organi normalmente conformati. Dicesi anche uranismo. V. Appendice.

Onanismo: da Onan personaggio biblico (V. Genesi, 38, 9): Rem detestabilem! V. Appendice.

Oncle Sam: traduzione francese dall’ingl. Uncle Sam, lo zio Sam: denominazione generica dell’americano degli Stati Uniti. L’origino di questa locuzione si dice sia stata la seguente: durante la nota guerra di secessione (1861-1865), i soldati erano avvezzi ad accogliere con giubilo i carri delle provvigioni, che erano segnati con la sigla U. S. (United States). I soldati li chiamavano i carri dell’Uncle Sam. Cfr. John Bull, Pantalone, etc.

Onde fare, onde addivenire etc. (cioè onde = per, o affinchè): è modo usatissimo nel linguaggio comune, specie degli uffici, e del commercio. Senza sentirci rizzare i capelli come avveniva a quel geniale purista del marchese Basilio Puoti, certo è locuzione tutt’altro che bella ed eletta e non confortata da esempi, e in fatto coloro che appena hanno un po’ di senso estetico e riflessivo nello scrivere, la evitano, tanto più che può benissimo essere sostituita dal per. Onde vale da dove come donde, cioè è avverbio di moto da luogo. Vale anche per di che, con che: Es.

Onde le fiere tempie erano avvinte.

pur che abbia onde io possa vivere, benchè mi sappia un poco di ricercato. Onde ha pure senso causale = laonde,

               onde al segno ch’io marco
               va stridendo lo strale
               dalla cocca fatale.

Parini, Educazione.

Onde Hertziane (e non Herziane): sono onde elettro-magnetiche, prodotte nell’etere e nei mezzi (?) dielettrici da scariche elettriche oscillanti, come, in certi casi, sono le scariche delle bottiglie di Leida. Tali onde si propagano con la velocità della luce, si riflettono, si rinfrangono come le onde luminose. Sono queste onde le messaggere dei segnali nella telegrafia senza fili del Marconi. Sono così chiamate dall’illustre Enrico Hertz (1857-1894) che le scoprì e studiò, ed il Marconi applicò.

Onesto Iago!: è la versione dell’inglese the honest Iago, che ricorre sovente nell’Otello, e nel senso proprio di onesto. Oggi dicesi sarcasticamente di chi ha parvenza di onestà, sotto la quale occultasi frode e tradimento. [p. 375 modifica]

On ne peut contenter tout le monde et son père: arguta sentonza francese, informata al solito senso di esagerazione che è proprio di quella lingua: non è possibile operare in modo da accontentare tutti. V. Pascal, ottava delle Lettere Provinciali, V. La Fontaine, Favole (Le Meunier et son fils.)

On n’est trahi jamais que par les siens: a questo modo francese, non infrequente, corrisponde l’italiano: dagli amici mi guardi Iddio chè dai nemici mi guardo io. [testo greco]: famoso verso di Menandro, conservatoci da Plutarco (fragm. 124, ed. Kock). Quem dii diligunt adolescens moritur (Plauto, Bacch. IV, 7, 8). Muor giovane colui ch’al ciel è caro, tradusse il Leopardi mettendolo a motto della lirica Amore e Morte.

Onor d’Imperatori e di Poeti: così il Petrarca (Sonetto CCXXV, ed. Mestica) chiama l’alloro (indicato anche coi fegatini nel loro omento). Verso fatto popolare.

On revient toujours | à ses premiers amours: (Étienne, Joconde, musica di Jsouard a. III, sc. I) motto francese, divenuto proverbiale anche fra noi, specialmente quando si vuole significare, con modo faceto, il ritorno alle abitudini di un tempo.

Onta: nella locuzione ad onta, per nonostante, malgrado, è modo ripreso, appunto per il grave senso della parola onta che mal si adatta a lieve senso di avversione. Mal detto: «venne ad onta del cattivo tempo», ben detto: «la virtù trionfa ad onta dell’invidia». (N.B. Rarum!).

Ontogenìa od ontogénesi: voci universali, usate in biologia ed in filosofia: introdotto dall’Haeckel e formate dal greco [testo greco] = ente, e [testo greco] = genere. Servono queste parole ad indicare lo sviluppo dell’individuo in opposizione allo sviluppo della specie (Filogenesi). In altri termini l’ontogenesi è un compendio più o meno ampio della evoluzione della specie. Così ad esempio, l’uomo, nell’utero materno, passa attraverso varie forme dell’essere animale prima di giungere a quello stadio ultimo che lo caratterizza (Rosmini).

Ontologia: ([testo greco], ente e [testo greco], scienza) voce universale del linguaggio filosofico: la dottrina o scienza di ciò che in realtà esiste ed è conosciuto.

Opera: come termine del linguaggio musicale, indica un «lavoro artistico por eccellenza, nel quale si associano un’azione drammatica e la poesia alla musica, la danza la mimica alla pittura: si distingue in biblica, idillica, semiseria, buffa, romantica, nella leggenda e nell’operetta. Il primo saggio si ebbe in Firenze colla Dafne (1584), poesia di Rinuccini, musica di Jacopo Peri. Gli stessi diedero poi, nel 1600, la Euridice» (A. Galli, op. cit.). Opera, adunque, parola di Creazione italiana in tale senso, si estese poi agli altri linguaggi d’Europa con i suoi suoni italici. È il dominio dell’idea e del pensiero che è indicato dal dominio della parola.

Opere vive: (term. mar.) la carena, cioè le parti della nave che stanno al disotto del piano di galleggiamento, contraposto ad opere morte, che son quelle che stanno al di sopra dell’acqua: le prime sono vitali alla stabilità della nave, le seconde possono senza grave danno essere tolte; onde i nomi.

Oplà: esclamazione onomatopeica nell’atto del salto.

Oplite: gr. [testo greco], da [testo greco] = arma; il soldato dell’antica Grecia, coperto di greve armatura.

Opoponax: [testo greco], gomma resinosa che si ottiene con incisioni alle radici della pianta chiamata Pastinaca Opopanax, originaria di Soria. Serve come medicamento ed è più nota come profumo. La forma italiana oppoponaco, registrata nei vecchi lessici, mi pare poco dell’uso. Prevale la forma francese.

Oportet ut scandala eveniant: variante di Necesse est, ut scandala eveniant. (V. a queste parole). Si dice nel senso: «è bene che il bubbone morale scoppi». NB. di questi necessari beni la terza Italia ha grande dovizia!

Oportet ut unus moriatur pro populo: è utile che uno muoia per il popolo, cioè una vittima è necessaria. Storicamente è il consiglio del sommo sacerdote Caiafa che propone la morte di Cristo (S. Giovanni, Evangelo, XVIII, 14). Caiafa ciò disse nel senso che conveniva per tale [p. 376 modifica]morte o per tal sangue cementare la Sinagoga: i Cristiani l’interpretarono invece nel senso del fatale olocausto dell’Uomo Dio per l’uman genere.

Opossum: Didelphis virginiana, specie di sariga o didelfide, particolare dell’America. L’Opossum è alquanto maggiore dello scoiattolo; il suo pelo, rossastro, meschiato di giallo, serve per pelliccerie. Opossum è voce data dagli anglo-americani: notata in francese.

Opoterapìa: term. med., da [testo greco] = succo e [testo greco] = cura (Landouzy), sinonimo di organoterapia. Cura consistente nell’uso di estratti preparati con organi animali. Tale, ad es., il metodo detto di Brown-Séquard.

Opportunismo: partigiano delle riforme e delle modificazioni quali il progresso e la necessità di mano in mano richiedono, fr. opportunisme, voce creata, dice G. Delesalle, op. cit., dal Gambetta. Voce che, insieme al der. opportunista, acquistò mal senso, indicando la subordinazione delle opere umane al concetto di utile e di convenienza. Vocabolo divenuto comune, tanto è bello specchio dei tempi!

Opportunista: V. Opportunismo.

Optare: per scegliere tra due parti od uffici, è latinismo usato, specie nel linguaggio parlamentare. Così dicasi della parola opzione (dal latino optionem). Voci non eleganti, le quali, scrive il Tommaseo «usavano alcuni in Italia, anche prima di questa invasione di locuzioni straniere». La grafia italiana sarebbe ottare, «ma avendo riportata tale voce in Italia i Francesi, era naturale che si dovesse accettare anche la loro grafìa». Rigutini.

Opzione: fr. option. V. Optare.

O quam cito transit gloria mundi!: o come presto trapassa la gloria del mondo: leggesi in Tommaso e Kempis (De imitat. Christi I, 3, 6). La formula rituale nelle elezioni de’ pontefici, e divenuta popolare, è: sic transit gloria mundi. Cfr. Dante:

Non è il mondan romore altro che un fiato Di vento,.....

Purg. XI, 100.

Ora (cavallo): è il lavoro compiuto in un’ora dalla potenza di un cavallo dinamico, o, come si dice comunemente, cavallo-vapore: è di 270000 (duecentosettantamila) chilogrammetri.

Ora incomincian le dolenti note: Cfr. E qui comincian etc.

Orario: nella locuzione velocità oraria, e simili cioè dell’ora, è neologismo.

Oratorio: come vocabolo del linguaggio musicale, indica un «componimento poetico e musicale sviluppatosi dai salmi e cantici dei confratelli della Congregazione dell’Oratorio; questa era stata instituita in Roma da San Filippo Neri allo scopo di distogliere il popolo dagli spettacoli mondani. Poscia si drammatizzarono i racconti biblici ponendo in versi le parabole del Vangelo. Animuccia e Palestrina furono i primi a scrivere laudi per l’oratorio. Le azioni sacre si celebravano di solito in una sala attigua alla chiesa dove procedevasi al servizio divino; e questa sala chiamata oratorio, diè il nome al componimento di cui parliamo.» (A. Galli, op. cit.) Tale genere musicale è rinnovato dall’abate Perosi. (V. Ricreatorio).

Orazio sol contro Toscana tutta: Ariosto, Orlando Furioso, XVIII. 65: verso popolare spesso ripetuto per celia.

Orbaccio: voce sarda orbàci: panno di grossa lana, dall’italiano albagio, voce disusata per indicare una specie di panno, solitamente bianco.

Orbetto: nel gergo dei giornali è detto talora il publico. Quanta filosofia in questa lepida denominazione!

Orchestra: ([testo greco]) nel teatro greco, fu lo spazio fra la scena e gli spettatori, nel quale agiva il famoso coro antico. Oggi per orchestra si intende la scelta e riunione degli istrumenti più importanti e caratteristici, imaginati e perfezionati, dagli antichissimi tempi ai dì nostri. «All’India, ai Persiani, agli Arabi andiamo debitori degli strumenti d’arco; all’Egitto, alla Palestina, alla Grecia devonsi gli strumenti monoplettrici e a pizzico (la cetra, l’arpa, gli antecessori dei liuti, dei mandolini e delle chitarre), il clarinetto ([testo greco]), gli ottoni ([testo greco]) nella loro forma primitiva, i sistri, i crotali; ai Semiti il [testo greco] a verghe metalliche, percosso a mano (strumento cui si può far risalire l’origine del pianoforte): agli Egizi, dell’epoca Alessandrina, l’idraulos (donde il nostro organo); infine, agli [p. 377 modifica]Europei i più ingegnosi perfezionamonti dei diversi agenti sonori, che condussero ai mirabili lavori di uno Stradivarius, di un Erard, di un Böhm, di un Dennher, di Sax, di Stozel, ecc., ecc. (Tutti questi strumenti sono meravigliosamente imitati e riuniti nel grande organo pneumatico moderno).» A. Galli, op. cit.

Ordinariato: grado nella gerarchia scolastica universitaria: si dice di quei professori che sono di nomina stabile, ordinari (contraposto a straordinari).

Ordinativo di spesa: è l’atto preliminare, col quale, nell’Amministrazione finanziaria, si impegna una spesa.

Ordine (impiegato d’): si dice nel linguaggio burocratico di quell’ufficiale al quale non spetta se non la parte materiale ed esecutiva. Impiegato di concetto, invece, è detto quell’ufficiale cui è affidata facoltà di ideare, proporre, dettare. Antica divisione.

Ordine del giorno: locuzione del linguaggio parlamentare, tolta dal francese, ed è forma elittica che vale ordine delle cose da trattarsi nella giornata, cose da trattarsi. Mettere all’ordine del giorno vale mettere in discussione, o in consulta come si dicea in antico. Passare all’ordine del giorno vale passar oltre. Dicesi poi familiarmente essere all’ordine del giorno per essere cosa abituale, comune, ma si intende di cose non belle, solitamente. Infine ordine, nella locuzione curialesca e d’ufficio in ordine, usasi invece di: rispetto a, circa a, conforme (modo riprovato).

Orecchioni: malattia infettiva, epidemica, contagiosa, caratterizzata dalla tumefazione simultanea o successiva di certe glandole, specialmente delle glandole salivari. Il nome scientifico è parotite epidemica. Il Petrocchi avverte che è voco più comune gattoni (?) | Orecchioni pure diconsi le parti sporgenti del cannone che servono a tenerlo sospeso sul carro (affusto).

Orecchioniere: gli incavi nelle così detto cosce del carro (affusto), ove posano gli orecchioni del cannone.

Ore delle galline o dei polli (andare a letto alle), vale, per nota e facile similitudine, andare a letto prestissimo, quasi prima che cali il sole.

Oremus: voce latina della liturgia, preghiamo; dicesi familiarmente con esteso senso profano ed ironico.

Ore piccole: le ore dopo la mezzanotte, dette manifestamente «piccole» dai pochi suoni che bastano a batterle in confronto ai molti che occorrono per le ore prima di mezzanotte.

Organdi: parola francese: tessuto di cotone fine e leggiero, specie di mussolina o tarlatana: serve per tende, abiti bianchi da estate, etc.

Organico: voce del gergo amministrativo, usata in vece di ruolo, ordinamento, secondo i casi: ripresa dai puristi.

Organizzare: «ci viene dal fr. organiser, ma non è forma barbarica, sì bene su l’analogia di armonizzare e altri tali» Tommaseo. Voce usatissima in senso traslato. Piú pura voce e più antica, usata da qualche moderno, è organare.

Organo: per portavoce, interprete e le locuzioni farsi od essere l’organo di etc., si riprende dai puristi. Comuni nel linguaggio giornalistico e della politica.

Orgoglio: per vanto, gloria, onore, detto di persona, sa pei puristi di gallicismo. «Per i francesi orgoglio è bella alterezza, ma per noi, nell’orgoglio sentiamo l’alterigia insolente». (Rigutini). Così dicasi di orgoglioso.

Orientarsi: in senso traslato di raccapezzarsi, ritrovarsi, trovar la tramontana, pei puristi è neologismo che sa di francese. Ma è voce entrata pienamente nell’uso e bene fece il Petrocchi ad accoglierla. Nello stesso senso fu da noi coniata la parola orizzontarsi. | Nel linguaggio marinaresco orientare significa bracciare i pennoni o disporre le antenne in guisa, che le vele facciano con la direzione del vento l’angolo più favorevole al cammino del bastimento. Par. orientato.

Origine della specie: teoria del modo come nacquero le diverse specie dogli animali: lo due teorie - finora - sono: per Creazione (Genesi) e per evoluzione (Origin of Species by Means of Natural Selection - Darwin). La leggenda biblica dice che Dio creò ciascuna specie, direttamente e non mercè un progresso evolutivo. La teoria darwiniana non include [p. 378 modifica](come può sembrare) la negazione della Causa causante e non causata (Dio). Molti filosofi si studiarono di conciliare la teoria biblica con la teoria scientifica o darwiniana.

Orizzontale: traduzione neol. della voce del gergo francese horizontale = femme galante. V. Appendice.

Orizzonte: nelle locuzioni traslate come gli orizzonti della scienza, i nuovi orizzonti, ingegno di vasti orizzonti (per larga veduta) e simili, è ripreso dai puristi come voce francese.

Orlo a giorno: V. A giorno.

Ornamentare e ornamentazione: invece di ornare e ornamento, voci usate nel linguaggio delle arti, sono riprese dai puristi perchè tolte dal fr. ornamenter, ornamentation: certo sono superflue.

Oro falso: lega di rame con quantità variabili di altri metalli (zinco, stagno, etc.) serve per dorature false, nastri da avvolgere su fili, passamani, etc. Dicesi anche Similoro, Oro di Mannheim, Princisbecco, Orpello, Oro canterino.

Orologio dei morti: così la superstizione e l’uso chiamano quel tic-tic monotono che si ode la notte e proviene dal rodere che fanno ne’ vecchi mobili alcuni piccoli coleotteri (anobi) con le loro mandibole.

Orripilante e orripilazione: dal fr. horripilation e horripiler (neol. anche in francese): dal lat. horrere = drizzarsi, e pilus = pelo: brivido, pelle d’oca.

Or sì or no: questo modo avverbiale ricorre frequente nelle scritture letterarie per, ogni tanto, ad intervalli, ed è, credo, una reminiscenza del Carducci:

               Or sì or no su rotte aure il lamento
               vien del mortorio, or sì or no si vede
               scender tra boschi il coro grave e lento.

Rime e Ritmi, (Esequie della Guida).

Ortodossa (chiesa): dicesi la chiesa cristiana scismatica dell’Oriente.

Ortodossia: noto termine teologico (gr. [testo greco] = diritto e [testo greco] = opinione) che significa perfetta conformazione al dogma. Dicesi, per estensione, delle opinioni morali e politiche, fide ed ossequenti alle leggi che reggono alcun ordinamento.

Ortopedia: da [testo greco] diritto e [testo greco] = fanciullo, parola creata dall’Andry (1741), il quale le diede questo senso: arte di prevenire o di correggere nei fanciulli le deformità del corpo. Oggi cotesta definizione è estesa altresì agli adulti.

O rus!: lat., «Oh, campagna!» V. Rus.

O sancta simplicitas!: esclamazione attribuita a G. Huss sul punto di morte vedendo un villano che nel suo ingenuo fanatismo recava legna pel rogo. Dicesi eufemisticamente in vece di imbecille.

Oscar lo sa, ma nol dirà: versetto del Ballo in maschera; usasi talora con intenzione di scherno o di giuoco.

Oscurantismo: ingl. obscurantism, ted. Obscurantismus, fr. obscurantisme, dal lat. obscurare, = ottenebrare: neol. usato per indicare l’opposizione al progresso intellettuale e alla luce della verità scientifica, la quale opposizione proviene o dalla ignoranza o dalla paura degli effetti che tale luce produrrebbe su istituzioni tradizionali o su la fede. Derivato, oscurantista. Tale voce spiace ai puristi: ci basti regresso, dice il Fanfani: vero è che regresso non è proprio oscurantismo. Tenebrone, pure proposto dal Fanfani per oscurantista, sarà voce toscana ma non è dell’uso. Questi due neologismi mi pare che fossero più usati una volta.

Osi (. . . [testo greco]): suffisso che designa le malattie di carattere cronico. Es. tubercolosi.

Osmaniè: nome di ordine cavalleresco creato in Turchia nel 1861 dal Sultano Abd-ul-Aziz-Khan.

Osmio: metallo raro, che si trova in natura associato al platino e combinato all’iridio.

Osmosi: (dal verbo greco [testo greco] = spingere, premere, precipitare) passaggio reciproco di due liquidi attraverso un mezzo che li separa. Termine di fisica, di medicina, e si dice altresì in senso morale. Composte di osmosi sono le due voci endosmosi ed esosmosi, la prima usata per indicare la corrente osmotica dal di fuori al di dentro ([testo greco] entro), quindi la corrente più forte: la seconda per indicare la corrente osmotica dal di dentro al di fuori ([testo greco] = fuori), quindi la corrente più debole. Derivato da osmosi è l’aggettivo [p. 379 modifica]osmotico, formatosi manifestamente sul francese osmotique.

Osmotico: fr. osmotique. V. Osmosi.

Osservare: vi faccio osservare o vi osservo che in luogo di vi avverto, vi dico sono modi che spiacciono ai puristi.

Ossessione: dal lat. obsequor, quindi quasi «persecuzione»: nel linguaggio medico vuol dire turbamento della volontà che si osserva ne’ degenerati. Consiste in una idea fissa, timore o impulso indomabile, che si impadronisce dell’infermo ancor che questi sappia por coscienza di questo dominio cui deve soggiacere: onde ne deriva angoscia grande che solo cessa con l’ubbidire all’impulso. Familiarmente ha più mite senso. Ossesso, in antico, valeva indemoniato.

Ossificazione: produzione casuale dì tessuto osseo a detrimento di un altro tessuto (fenomeno patologico).

Ossigenata (acqua): H2 O2 o perossido d’idrogeno: fu scoperta da J. Thénard nel 1818. Ha azione analoga al cloro, decolorante e disinfettante. Nota alle signore per variare il colore dei capelli in tinte auree.

Osso-buco: (milanese oss bus), nome di vivanda in umido, fatta col garretto dei vitelli giovanissimi. Piatto milanese, noto altresì alle altre cucine d’Italia.

Ostacolare: per impedire è voce neologica (anzi «vociaccia», Rigutini) degli uffici e dei giornali. Non è in francese. Per bizzarria, nel verso dantesco:

non impedir lo suo fatale andare

sostituisci ostacolare e udrai bel suono!

Ostello: per casa, albergo, palagio è posto dal Petrocchi fra le voci fuor d’uso. E va bene! leggesi però, sia pure in poesia, nel Manzoni, Natale:

                                        ad Efrata,
                    vaticinato ostello,

nel Carducci, forse con voluto francesismo, trattando di cose di Francia, Ça Ira:

Su l’Ostel di Città stendardo nero,

nel Leopardi (A Silvia):

D’in sul verone del paterno ostello.

Ostello, (fr. hôtel), è una dello tante voci alla francese che per la mescolanza delle lingue romanze nel trecento e nel duecento, abbondano nella prosa classica antica. V. Hòtel.

Ostensibile: brutta voce degli uffici, dai fr. ostensible (lat. ostèndere), in it. visibile.

Osteo: gr. [testo greco] = osso, in medicina è prefisso componente di un numero grande di vocaboli di cui ecco alcuni (Cfr. ogni buon dizionario medico): osteologia = parte dell’anatomia che tratta della ossa, osteoide = attributo di speciali tumori, osteoma = tumore formato da tessuto osseo, osteoclasia = metodo terapeutico che consisto nel correggere corte deformità delle ossa e delle articolazioni, sia con isforzo manuale, sia col sussidio di speciali istrumenti, osteoblasti = cellule che sì trovano nel midollo dell’osso e del periostio ed elaborano la sostanza ossea (da [testo greco] = germoglio, pullulo, nasco), osteoperiostite = infiammazione acuta o cronica del periostio e dell’osso sottoposto, osteoporosi = rarefazione del tessuto osseo, detta anche osteomalacia senile, ostemalacia = malattia assai rara del sistema osseo, che appare talvolta nelle donne dopo parecchi parti: caratterizzata clinicamente da un rammollirsi delle ossa, ed anatomicamente da un riassorbimento dei salì calcarei della sostanza ossea.

Osteriggio: term. mar., specie di abbaino con vetri, difeso da grate di ottone, posto in coperta, e serve a dar luce agli alloggi sottostanti.

Ostile: (lat. hostis = nemico publico), «dicesi di atto e parola non di persona». così il Tommaseo. Certo ostile, ostilità, ostilmente sono di que’ latinismi pervenutici da assai tempo per via del francese hostile, hostilité, hostilement e oramai entrati nell’uso. Ben nota però il Rigutini dicendo che il popolo ignora tali voci.

Ostrega, ostregheta: nota esclamazione veneziana che verosimilmente nasconde quella così comune, ma blasfema di ostia. Cfr. Bio, Cribbi, Madosca, etc.

Ostruzionismo: ingl. obstructionism, dal lat. ob-struo, che letteralmente vuol dire: fabbricare di rimpetto, chiudere, sbarrare, ostruire. Metodo di lotta nei [p. 380 modifica]parlamenti odierni per cui una minoranza si vale di mezzi apparentemente legali per impedire una data discussione. Ben considerando, si tratta di una intricata questione di diritto degli uni per impedire il diritto degli altri, e anche in ciò è applicabile l’arguta osservazione di A. Manzoni che in questioni di diritto incerto v’è «opportunità di fare una guerra ogni volta che una testa dura s’abbatta in un’altra della stessa tempra» (P. S. Cap. IV). L’ostruzionismo fiorì presso di noi al tempo del ministero Pelloux. La parola ostruzionismo proviene dalla storia parlamentare inglese; ebbe il caso più tipico al tempo in cui si discusse l’autonomia dell’Irlanda (Home rule).

Otello: dicesi per estensione antonomastica di amante o marito ridicolmente o terribilmente geloso. Così parimenti in francese. Dal noto personaggio Shakespeariano che uccise la sposa Desdemona.

O tempora, o mores: nota esclamazione enfatica ciceroniana o tempi, o costumi! cioè o tempi e costumi corrotti, divenuta di comune cognizione, ma spesso ripetuta per celia: se ne è fatta anzi dall’allegro nostro popolo persino la versione maccheronica, tempo delle more! Leggesi in più passi del grande Latino: Cat. I, 1-2; Pro rege Deiot. IX. 31; In Verrem II, 45,.

Ôte-toi de là que je m’y mette: motto fr. di Saint-Simon: a noi inutile, avendo il consimile in nostra lingua:

E tutto si riduce, a parer mio,
(Come disse un poeta di Mugello)
A dire: Esci di lì, ci vo’ star io.

Giusti (Sonetto).

Tuttavia il modo francese ricorre, come ad es. «tale è la politica parlamentare in Italia, politica da corridoio, politica da anticamera, che si riassume nella vecchia sentenza: ôte-toi de là que je m’y mette, e si risolve in ultima analisi in un enorme sciupio di tempo, di tutto il tempo disponibile». Convengo nella cosa, ma non si poteva dire in italiano?

Otite: da [testo greco], [testo greco] = orecchio: nome dato a tutte le infiammazioni acute e croniche dell’orecchio. Da questa radice greca ot derivano le molte voci della scienza medica che trattano delle malattie e delle cure dell’orecchio, come otorrea = scolo dall’orecchio, otoscopia = esame dell’orecchio, otalgia = dolore all’orecchio, etc., come meglio può leggersi in un dizionario medico.

Oto-rino-laringoiatra: voce della scienza medica, certo non bella: vale medico delle orecchie, del naso, della laringe.

Ottavino: «è un piccolo flauto le cui note corrispondono un’ottava sopra quelle del flauto propriamente detto. Noto ai classici, lo vediamo impiegato da Gluck nella sua Ifigenia in Tauride. Vi ha in do e in re bemolle.» (A. Galli, op. cit.).

Ottobrata: chiamano a Roma le scampagnate che si fanno in quel dolce mese ai vicini castelli, ove il vino nuovo brilla e scintilla.

Out: fuori: parola inglese, usata nel giuoco della palla-corda (Lawn-Tennis ^ V. questa parola) quando la palla cade fuori delle linee esterne: in italiano, fallo.

Outillage: voce francese, usata dai tecnici e dai meccanici per indicare il fornimento e il complesso delle macchine e degli utensili (outil, dal lat. utilis) necessari ad un dato lavoro. Così è del pari usato il verbo outiller = montare, fornire, guarnire.

Outsider: ingl. = esterno. Voce del gergo delle corse. Così è chiamato quel cavallo che non gode opinione di probabilità di vittoria. Se vince, è un ignoto che diventa illustre in un attimo. Molti book-makers in tali occasioni scappano. La parola è pure in francese. Outsider: cheval que l’on considère comme n’ayant pas de chance de gagner la course.

Ouverture: apertura, voce francese che secondo i musici non può essere sostituita da sinfonia, preludio, introdauzione. ’L’ouverture è una composizione strumentale, preposta al dramma e che riassume il carattere dell’opera. G. B. Lulli, riformatore musicale, lo Scarlatti e, più determinatamente, il Rameau nella sua Naïs, costituirono nella sua forma moderna la ouverture. | Ouverture: in francese vale anche confessione, confidenza, proposta relativa ad un affare, nè tale senso ci è ignoto. [p. 381 modifica]

Ovariotomia: asportazione delle ovaie, specialmente di una cisti dello ovaie.

Over-coat: letteralmente soprabito, voce inglese, abusivamente usata. V. Vestito.

Ovo: «molto più comune di uovo. Ova è più usato di ovi e più ancora di uova e uovi. Ovino, ovina e ovini. Ovuccio; ovucce e ovucci». Così i sigg. Morandi, Cappuccini, manzoniani della più pura acqua, nella loro grammatica. Anche il Petrocchi, ben si sa, abolisce il suono del dittongo e avverte che «uovo è meno comune di ovo, e ovi meno comune di ova». Dopo tanta complicazione se le uova si rompono e si fa una frittata, qual meraviglia? Non era più semplice dire che uovo (giacchè questo dittongo si pronuncia in gran parte d’Italia e scrittori moderni e grammatici di valore ne convengono) al pl. fa uova? Vedi ciò che è detto al paragrafo uo. A proposito di uova, ci fu quel mercante che scrisse su la sua bottega Ovi cotti. Venne un amico, che sapeva di grammatica, e disse: macchè ovi! si dice ova! E il mercante corresse: ova cotta. Ripassò il grammatico e disse ancora: macchè cotta, si dice cotte. E il mercante corresse: ove cotte.

Oxford: specie di tessuto di cotone.

Ozena: da [testo greco] = puzzare, affezione della mucosa nasale (pituitaria) di cui il principale sintomo è un’esalazione dalle narici simile a quella di cimice schiacciata. Il senso dell’olfatto ne è diminuito. L’esame diretto dimostra l’atrofìa della mucosa e la presenza di croste e di pus nelle pareti delle fosse nasali.

Ozi di Capua: la leggenda storica attribuisce alla dimora ed alle delizie della città campana, Capua, l’affievolirsi della forza e del genio di Annibale: la locuzione passò in proverbio.

Ozono: è una modificazione polimera dell’ossigeno per effetto dell’elettricità; la sua molecola sembra formata di tre atomi invece di due. Manifestasi con speciale odore, onde il nome, dal gr. [testo greco] = puzzare, odorare.