Compendio storico della Valle Mesolcina/Capitolo XII

Capitolo XII

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CAPITOLO XII.

(dal 570 al 774)

Regno dei Lombardi; il Nano di Ravagno; privilegi sulla caccia e pesca; estinzione dei Nordman; possesso dei Dokburg; orribile incendio; introduzione della lingua italiana; volgarizzazione e sostituzione di nomi; Governo dei Longobardi.





La Valle venne aggregata circa nel 570 al Regno d’Alboino Re dei Longobardi, chiamati poi più tardi Lombardi, che a quell’epoca avea di già sottomessa col suo formidabile esercito quasi tutta l’alta Italia coi contigui altri paesi. Un Duce chiamato Sprinc, il quale era stato spedito da quel conquistatore con un corpo di truppe state attaccate dall’esercito che assediava Pavia per sottomettere i popoli che abitavano lungo il [p. 57 modifica]Ticino, invase pure senza il minimo ostacolo la Mesolcina a suo nome, confermando il proprietario del castello di Mesocco nell’amministrazione della Valle.

Una copia d’un manoscritto latino, fra alcuni fatti di tradizione, racconta che verso quell’epoca viveva nella Comune di Ravagno un uomo singolare, chiamato il Nano. Essendo questo stato totalmente mal costrutto, fu l’origine, subito dopo il parto, della morte di sua povera madre, per cui ebbe per nutrice una capra. Abbenchè egli fosse intieramente deforme, era però dotato d’un intelletto penetrante e finissimo. Possedeva delle qualità naturali maravigliose: era serio e grave colla gente soda; prudente e provvido consigliere con quei che amichevolmente lo consultavano; consolante ed affabile, ma misterioso interprete cui superstiziosi; lepido ed amabile con le donne; benigno e scherzevole cui fanciulli. Aveva una tal particolare innata passione per la musica, che da sè aveasi composto un rustico strumento vocale, col quale faceva però risuonare tali armonie, che chiunque lo sentiva, incantava. Naturalmente singolare, egli amava la solitudine, per cui passava la maggior parte della giornata lontano dal paese, conducendo sempre seco una capra, la quale gli dava il nutrimento, e questa veniva custo[p. 58 modifica]dita dal suo fedele Limor, che così chiamava il suo cane. Fu trovato improvvisamente morto poco lontano dalla miserabile sua abitazione, e vicino ad una grotta, supposta ove presentemente si trovano le cantine, ordinario suo soggiorno, tenendo in mano il diletto suo strumento, e standogli a canto gli afflitti suoi due fedeli compagni.

La famiglia Nordman è sempre stata una sincera protettrice e benefattrice della Mesolcina, amministrandola saggiamente con diversi titoli, e sotto differenti Governi, ai quali la Valle fu sottoposta, per cui la riconoscente Mesolcina in pegno di gratitudine concesse, probabilmente già sotto Silvio, volontariamente ed a perpetuità ai proprietari del castello di Mesocco alcuni privilegi sulla caccia e sulla pesca. Questa stirpe s’estinse trecento anni circa dopo la morte di Rinaldo, giacchè una sua discendente di nome Silvia, ultima superstite dei Nordman, si maritò con Dokburg, apparentemente aspettante lo stipite dei più tardi rinomati Conti di Toggenburg, portandogli in dote la proprietà del castello di Mesocco con le sue prerogative.

Nell’anno 720 in cui i Dokburg presero possesso del Contado della Mesolcina, parte della Calanca Inferiore soffrì una grande disgrazia come preludio delle tirannie e miserie che la [p. 59 modifica]Valle avrebbe in seguito sofferte sotto quella famiglia. Alcuni pastori coll’idea forse di voler perfezionare alcuni pascoli, attaccarono imprudentemente il fuoco sulla montagna verso l’estremità di Valbella, ove tutto era secco, essendo quella stagione stata generalmente assai arida, ed essendovi insorto un forte vento, le fiamme s’impossessarono ben presto d’ambe le parti laterali della Valle, le quali erano coperte di folte foreste, composte la maggior parte d’annosi larici enormi. Inutili furono tutti i soccorsi per estinguere il fuoco, il quale anzi si dilatò orribilmente sempre più alimentato dal gagliardo ed impetuoso vento. I poveri spaventati abitanti di quelle contrade cercavano solamente di poter salvarsi strascinando seco quanto possedevano di più prezioso, ed arrivavano confusi all’uscir della Valle coi loro fardelli, portando chi i decrepiti loro genitori, le madri i teneri loro cari pargoletti, e chi li loro infermi parenti ed amici: compassionevole vista! I pochi paesi che esistevano al di dentro d’Arvigo furono totalmente incendiati, perchè le loro case erano in quel tempo tutte costrutte in legno. Alcune persone nella confusione restarono vittime di quell’orribile incendio, come pure quasi tutto il bestiame che si trovava su quelle montagne. Il letto del fiume Calancasca lungo la Valle sino [p. 60 modifica]ad Arvigo restò quasi asciutto per tutto il tempo del desolante incendio che durò alcuni giorni, e tutte quelle sorgenti anche per qualche tempo dopo cessarono di scaturire: tanta fu la forza dell’incendio, e l’arsura del fuoco!!! Tosto che gli abitanti della Valpiana intesero la funesta situazione dei loro vicini confratelli, corsero in folla in loro soccorso, ed impedirono almeno che il divorante fuoco non incendiasse totalmente la Comune d’Arvigo, e che s’avanzasse più oltre.

Dopo il decadimento del romano Impero, l’Italia fu in preda ed alternativamente occupata da differenti barbari i quali vi portarono linguaggi stranieri, per cui l’antica dominante lingua latina venne poco a poco corrotta, di maniera che sotto la dominazione Longobardica cessò d’essere comune anche nella Mesolcina; da quella corruzione derivò poi la lingua italiana che gradatamente di perfezionò. D’allora in poi tutti i nomi di quei paesi vallerani i quali presentemente conservano una qualche analogia colle antiche primiere loro denominazione furono pure volgarizzati, e fu verso quel tempo che la Comune Campilla prese il nome di Villa, il quale più tardi, cioè verso la metà dell’undicesimo secolo, fu poi sostituito a quello di Santa Maria, alla cui Assunzione era dedicata quell’antica parrocchia.

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Durante i due cento quattro anni che la Mesolcina fu sottomessa ai Longobardi, pare che sia stata al coperto delle turbolenze che in quei tempi agitavano l’Italia, e sotto quella Potenza la Valle è stata governata ed amministrata nell’istesso modo come lo era sotto i due ultimi precedenti regimi, cioè i Governatori della Valle ne avevano un’assoluta, ampia e generale direzione, della quale rendevano annualmente conto ai Prefetti incaricati dal Sovrano longobardo, il quale dimorava allora in Pavia.