Giuseppe Gioachino Belli

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L'urtimo bbicchiere Er pranzo da nozze
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1835

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CHI ERA?

     Questo ve posso dì, cch’io ho incontrato
Er mortorio ar canton de la Corzìa,1
Co ssei torce, ’na mezza compaggnia,
Venti frati e otto preti ortre ar curato.

     Der restante è una bbella porcheria
St’usanza der cadavero incassato.
Oh vvedete si2 un morto trapassato
Nun z’abbi da capì cchi bbestia sia!

     Drento una cassa che nun cià ggrillanna,3
Né llibbroni, né ggnente, oh vva’ a rrisponne4
Si cche rrazza de morto Iddio ve manna!5

     Armeno6 chi ha ddu’ deta7 de scervello
Ciaverìa da fà mmette8 pe’ le donne
Una scuffia e ppell’ommini un cappello.

6 novembre 1835

Note

  1. Corsia di Piazza Navona.
  2. Se.
  3. Non ci ha, non ha, ghirlanda.
  4. A rispondere.
  5. Vi manda.
  6. Almeno.
  7. Due dita.
  8. Ci avrebbe da far mettere.