Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/51

Anno 51

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Anno di Cristo LI. Indizione IX.
Pietro Apostolo papa 23.
Tiberio Claudio, figlio di Druso, imperadore 11.


Consoli


Tiberio Claudio Augusto per la quinta volta e Servio Cornelio Orfito

.


Nelle calende di luglio ebbero questi consoli per successori nella dignità Cajo Minicio Fondano e Cajo Vettennio Severo; e all’uno di questi ultimi due nelle calende di novembre si crede che fosse sostituito Tito Flavio Vespasiano, il quale a suo tempo vedremo imperadore; ciò ricavandosi da Svetonio1. In questo medesimo anno a dì 24 d’ottobre ad esso Vespasiano nacque da Flavia Domitilla sua moglie Domiziano, che fu anch’egli imperadore. Benchè Nerone Cesare2 avesse solamente cominciato l’anno quattordicesimo di sua età, senz’aspettare di compierlo, come portava la legge e l’uso, per dispensa del senato adulatore, prese la toga virile, abilitato anche al consolato, subito che toccasse l’anno ventesimo: con che potea aver parte agli affari pubblici e agli onori. Venne anche dichiarato principe della gioventù, e gli fu conceduta la podestà proconsolare fuori di Roma: tutti gran passi all’imperio. All’importunità di Agrippina nulla si sapea negare nè da Claudio nè dal senato. Per tanti onori a lui conferiti volle la madre, che si desse alla plebe un congiario, a’ soldati un donativo, e che si celebrassero i giuochi circensi, per procacciare con ciò l’amore del pubblico al figliuolo. Intanto il povero Britannico si facea allevare come figlio di un plebeo, e compariva nelle solennità delle funzioni tuttavia vestito da putto; laddove il fratellastro Nerone sfoggiava con abiti da imperadore: dal che ognuno argomentava, qual dovesse in fine essere [p. 184]il destino di amendue. E perciocchè penetrò Agrippina, che alcuni centurioni e tribuni de’ soldati pretoriani teneano discorsi di compassione per lo stato miserabile di Britannico, destramente li fece allontanare o li trasse a dimettere i gradi militari con darne loro dei civili più utili. Non si fidava ella di Lucio Geta, nè di Rufo Crispino, ch’erano prefetti del pretorio, o, vogliam dire, capitani delle guardie, perchè li credea parziali dell’estinta Messalina e dei di lei figliuoli. Picchiò tanto in capo a Claudio, con rappresentargli che in mano di due discordi uffiziali pativa non poco la disciplina militare ed essere meglio un solo, che l’indusse a creare un solo prefetto del pretorio; e questi fu Burro Afranio, uomo di molta sperienza nel militare, e creatura d’essa Agrippina. Tal dignità, massimamente conferita ad un solo, e durevole, era delle più cospicue e temute in Roma, e sempre più andò crescendo, dacchè i pretoriani cominciarono ad usurparsi colla forza il diritto d’eleggere gl’imperadori. Carestia si provò nell’anno presente in Roma, e il popolo affamato intronò di grida gli orecchi di Claudio3, anzi, mosso un tumulto, se gli serrarono addosso nella pubblica piazza, gittandogli dei tozzi di pane, di modo ch’ebbe fatica a salvarsi per una porta segreta in palazzo, e convenne adoperare i soldati per isbandarli. Tuttavia non ne fece il freddo imperadore risentimento alcuno, nè vendetta; e solamente si applicò con gran cura a far venir grani da ogni parte, dando privilegi ai mercatanti e alle navi di trasporto.


Note

  1. Sueton. in Vesp., cap. 4.
  2. Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 41.
  3. Sueton. in Claudio, cap. 18.