Annali d'Italia dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750/207

Anno 207

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Anno di Cristo CXVII. Indizione XV.
ZEFIRINO papa 11.
SETTIMIO SEVERO imper. 15.
CARACALLA imperadore 10.
Consoli

APRO e MASSIMO.

Altro non sappiamo dei nomi di questi consoli fin ora. Al presente anno sembra che si possa riferire un avvenimento raccontato da Dione1737. Era divenuto un certo Bulla, cognominato Felice, capo dei ladri e banditi nelle parti di quel che ora è regno di Napoli. Secento uomini teneva egli al suo servigio, parte dei quali erano schiavi dell’imperadore fuggiti; ed infestava tutte quelle contrade. Non gli mancavano spie in Roma stessa ed altrove, che l’andavano avvisando di chiunque si metteva in viaggio, e con qual compagnia, con quali robe. Della gente che prendeva, molti lasciava andare, contentandosi di qualche parte delle lor sostanze; gli artefici li riteneva alcun tempo per farli lavorare, e li rimandava poi regalati. Per due anni continuò costui il suo detestabil mestiere, e tanta era la sua accortezza, che quantunque perseguitato da molti e con pressanti ordini da Severo Augusto cercato dappertutto, pure quasi sugli occhi di lui e di tanti suoi soldati commetteva quelle ruberie; niuno il vedeva, benchè l’avessero davanti; niuno il prendeva, benchè potessero averlo in mano: tutto per industria sua, perchè giocava di grosso con regali. Presi furono due de’ suoi masnadieri, e si stava per condannarli ad essere il pascolo delle fiere. Bulla, fingendosi governatore del paese, fu a trovare il carceriere, e mostrando di aver bisogno di quegli uomini, li liberò e condusse via. Quindi in persona andò a trovare il centurione posto alla guardia di quei contorni, e si esibì di dargli in mano quell’infame di Bulla, se voleva seguitarlo. Il seguitò con alcuni de’ suoi il centurione; ma allorchè fu in una valle attorniata da dirupi, Bulla, dopo averlo preso, gli fece radere il capo a guisa degli schiavi, e il lasciò andare, dicendogli che facesse sapere ai suoi padroni nudrir meglio i loro schiavi, affinchè non fossero obbligati a fare gli assassini da strada. All’udir queste insolenze Severo Augusto andava nelle smanie, dolendosi, che mentre i suoi nella Bretagna riportavano vittorie e tenevano in freno popoli intieri, egli non fosse da tanto da potersi liberar da un ladrone che, in faccia sua commettendo tante iniquità, si rideva di lui. Finalmente spedì in traccia di costui un tribuno con un corpo di fanteria e cavalleria, minacciando forte quest’uffiziale, se non gliel conduceva morto e vivo. Andò il tribuno, e per mezzo di una donna, con cui Bulla avea commercio, il colse in una grotta, e menollo vivo a Roma. Interrogato Bulla dal celebre giurisconsulto Papiniano, prefetto allora del pretorio, perchè si fosse dato al mestier del rubare: E tu, rispose, perchè fai il mestier di prefetto? volendo dire, che anche quell’uffizio era per rubare. Fu egli condannato alle bestie, e si dissipò tutta la ciurma de’ suoi seguaci. Dione1738 ci ha detto che in questi tempi Severo ebbe qualche vittoria nella Bretagna. Trovasi in fatti circa questi tempi ch’egli è chiamato in qualche medaglia1739 Imperadore per la dodicesima volta. Il padre Pagi1740, pieno sempre delle sue idee di quinquennali, decennali, ec., sospettò ch’egli prendesse questo nome per cagion de’ suoi quindecennali; ma con opinione da non abbracciare, certo essendo, che solamente per cagion di qualche vera o finta vittoria gli Augusti replicavano il titolo d’Imperadore. [p. 705 modifica]Abbiamo assai lume da Dione per credere che avendo i generali di Severo riportato qualche considerabil vantaggio nella Bretagna, dove si era risvegliata la guerra, gli accrescesse il suo titolario. Anche suo figliuolo Caracalla Augusto si comincia a vedere Imperadore per la seconda volta.