Vita e Diario di Paolo Alaleone de Branca

Leone Caetani

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Vita e Diario


DI PAOLO ALALEONE DE BRANCA


maestro delle cerimonie pontificie


1582-1638




I.



Paolo Alaleone de Branca è il settimo, per ordine di tempo, dei maestri delle cerimonie pontificie, che abbia lasciato un diario ordinato e completo di tutte le cerimonie religiose e di molte cerimonie civili avvenute alla corte dei papi mentre era in ufficio, cioè dal 1582 al 1638, dal pontificato di Gregorio XIII a quello di Urbano VIII.

In questo breve studio intendo dare soltanto qualche notizia sulla vita e sull’opera di lui, nè i limiti del lavoro permetterebbero di dilungarmi sulla storia dei diaristi e sull’origine dell’ufficio dei cerimonieri pontifici1. Lascio questo còmpito difficile ma assai degno di studio ad altri più esperti di me; ma per intendere il posto che [p. 6 modifica]l’Alaleone occupa rispetto ai suoi predecessori, non sarà inutile che io citi i loro nomi e noti l’estensione dei rispettivi diari.

Lo scopo, che ebbero dinanzi, i diaristi delle cerimonie pontificie, era uno scopo unicamente pratico; mercè queste effemeridi accuratamente tenute, il maestro poteva dare più facilmente conto della sua condotta; esse divenivano per lui e per i suoi successori una specie d’archivio delle cerimonie, una raccolta di indicazioni preziose, alle quali potevano tutti ricorrere nei casi difficili ed i maestri potevano citarle come precedenti a conferma delle proprie decisioni.

Dei primi anni del secolo decimoquinto ci avanza un frammento di diario, che pare in certa guisa un anello di congiunzione tra le solennità rituali stabilite nell’antico Ordo romanus e le particolarità aneddotiche, per cui la vita dei pontefici romani fii per breve tempo quasi esposta agli occhi de’ posteri nelle sue condizioni più intime, come quella degli antichi Cesari nelle Storie di Svetonio. Da un codice della biblioteca Estense il Muratori pubblicò già quei frammenti, intitolandoli Gesta Benedicti XIII papae sive antipapae dum peragraret anno 1406 et sequentibus litora Genuae et Massiliae2. Il diario di Giovanni Burckhardt di Strasburgo e quel di Paride de Grassis si rannodano per l’indole loro con quello dell’anonimo diarista, che scrisse anche gli Avvisamenta per le cerimonie da osservare nella celebrazione del concilio di Perpignano. Ma il Burchardo e il de Grassis, i quali per la natura della loro carica avrebbero dovuto registrare solo «quae in dies aguntur in officio»3, aggiunsero alla descrizione minuta delle cerimonie anche le loro personali impressioni, le loro congetture, le dicerie degli altri intorno ai fatti [p. 7 modifica]di cui erano testimoni. E non è maraviglia se lo stile e il limite delle cose comprese ne’ diari di coloro che li susseguitarono nell’ufficio, s’andò di mano in mano alterando, attenuando e riducendosi a men pericolosi confini.

Il Diarium rerum urbanarum del Burckhardt comincia col 21 dicembre 1484 e finisce col 27 aprile 1506, quando lo sopraggiunse improvvisamente la morte. Paride de Grassis incominciò il suo diario il 26 maggio 1504, prima ancora che morisse il Burckhardt e continuò l’opera sua fino al 9 dicembre ij2i, quando fu creato vescovo di Pesaro, e si recò nella sua diocesi, ove morì l’anno dopo4.

Biagio Martinelli5, nato in Cesena nel 1463, divenne maestro delle cerimonie pontificie nel 1518 e tenne questa carica per ventisei anni; morì nel 1544 in età di ottantun anni. Il suo diario corre dal 1° gennaio 1518 al 28 novembre 15406.

Giovanni Francesco Firmano, altro maestro delle cerimonie, lasciò un diario che comprende gli anni dal 24 agosto 1529 alla fine di dicembre 15657.

Cornelio Firmano continuò il diario del suo predecessore cominciandolo poco prima che questi cessasse dallo scrivere (22 luglio 1565) e proseguendolo fino ai primi [p. 8 modifica]anni del pontificato di Gregorio XIII (31 dicembre 1573), quando fu creato vescovo d’Osimo8.

Il 1° maggio 1572 cominciò il suo diario Francesco Mucanzio, nipote di Biagio Martinelli, che lo continuò fino alla sua morte nel 15929.

L’Alaleone suo successore, seguendo la consuetudine, cominciò nel 1582, un secolo dopo il Burckhardt, a tener nota delle cerimonie, ed avendo avuto la sorte di vivere più lungamente dei suoi predecessori, ci ha tramandato il più voluminoso di tutti i diari; incominciato nel 1582 lo finì nel 1638, quando l’estrema vecchiaia lo costrinse a ritirarsi dopo un lungo servizio di cinquantasei anni.


II.


Dei primi anni della vita dell’Alaleone non sappiamo pressoché nulla. Il Moroni cita spesse volte l’Alaleone nel suo Dizionario, ma non ci dà notizia alcuna di lui. Nel Gatici10 v’è poco che ci abbia servito.

Le notizie raccolte dal Mazzucchelli negli Scrittori d’Italia sono insignificanti; ricorda che mentre visse fu in concetto di uomo assai perito nei riti ecclesiastici; sicché all’infuori del Diarium, non m’è stato finora possibile di scoprire altra fonte per la vita del suo autore11.

[p. 9 modifica]La prima notizia accertata è la sua nomina a «coadiutor» nell’ufficio dei cerimonieri pontifici, e con essa egli incomincia il suo diario. Il Gatici12 afferma che nel 1636 avesse ottantacinque anni, ma non diceda chi abbia attinta questa informazione; possiamo accettarla come molto prossima al vero, perchè non è probabile che entrasse nell’ufficio dei cerimonieri (nel 1582) molto prima dei trent’anni. Negli Avvisi di Roma dei primi di gennaio 164313 annunziasi la morte avvenuta di Paolo Alaleone in età di novantadue anni, età che confermerebbe quanto dal Gatici è stato asserito.

Nato adunque in Roma14 verso il 1551, seguì la carriera ecclesiastica, ebbe una educazione unicamente chiesastica, e il suo latino ci prova a sufficienza che le sue cognizioni letterarie si limitavano al Missale ed al Pontificale Romanum15. Nulla altro sappiamo della sua [p. 10 modifica]vita fino al 1582, quando cominciò a scrivere il diario. Era già da tre anni canonico dei Ss. Celso e Giuliano in Banchi16 quando per mezzo di suo zio Ludovico Branca17, maestro delle cerimonie, riuscì a diventare coadiutore nell’ufficio dei cerimonieri pontifici. Nel concistoro del 15 dicembre 1582 papa Gregorio XIII diede il consenso ufficiale a questa nomina e tre giorni dopo Paolo Alaleone de Branca baciava il piede del papa ed entrava formalmente in carica18. Da quest’epoca in poi colla scorta del suo diario, che comincia appunto col 15 dicembre 1582, è facile seguire i fatti principali della sua vita, perchè egli non manca mai di tenercene informati.

Alla quieta e monotona esistenza che è da supporsi menasse come semplice canonico d’una piccola chiesa, seguì una esistenza più agitata e difficile. Assistendo suo zio nella direzione di tutte le grandi cerimonie pontificie doveva attendere a che fosse puntualmente eseguito il complicato cerimoniale della corte papale. Egli doveva fissare ogni giorno i posti dei vari cardinali, dei vescovi, dei prelati e di tutti gli ufficiali della corte nelle varie funzioni religiose, tanto in Vaticano, quanto nel Quirinale o dovunque il papa volesse recarsi. Nelle processioni, allora molto frequenti, era affidata a lui la delicata questione della precedenza, e contro la sua decisione non v’era appello che presso il pontefice stesso. Questi però non mancava di consigliarsi a lungo col suo maestro di cerimonie in tutte le grandi occasioni, quando, per esempio, si riceveva qualche principe o ambasciatore straordinario. In quell’età di titoli e di cerimonie, quando questioni di precedenza avevano l’importanza d’affari di Stato, non era [p. 11 modifica]lieve a fardello che pesava sulle spalle del maestro delle cerimonie.

Gravi questioni, per esempio, sorgevano sempre per la precedenza dell’ambasciatore francese sullo spagnuolo, per fissare la quale fu necessario un decreto speciale del papa19. All’incoronazione di Gregorio XIV20 e di altri pontefici si ebbero a sedare parecchie vivaci controversie tra nobili romani sul posto che dovevano occupare vicino al trono del papa durante le grandi funzioni religiose. V’era inoltre il governatore di Borgo, che protestava ripetutamente perchè il governatore di Roma aveva la precedenza su di lui. Una volta una disposizione dei maestri delle cerimonie, che costringeva gli abbreviatori a tenere le candele accese innanzi al papa, risvegliò le ire di questi ufficiali di corte, sicché per parecchio tempo si astennero dalle cerimonie21. Un’altra volta infine i cubiculari segreti del papa, durante la processione solenne da S. Maria alla Minerva al Vaticano, si adirarono, perchè alcuni vollero cavalcare dopo di loro nella processione. L’Alaleone e suo zio non poterono sedare il tumulto e furono costretti a chiamare in aiuto il «magister Camerae» del papa «et pontificem fecerunt expectare cum suo magno incommodo propter solem»22. Potrei citare molti altri fatti perchè abbondano nei primi anni del diario, ma quelli citati bastano a far comprendere le numerose cure e questioni, di cui quotidianamente era occupato il nostro diarista.

Immerso del tutto in questi particolari, i primi sette anni che l’Alaleone passò nell’adempimento del suo ufficio, trascorsero senza altri avvenimenti notevoli per lui. Ma [p. 12 modifica]intanto i gravi torbidi, che funestarono gli ultimi anni di papa Gregorio XIII23, il brigantaggio e le numerose risse e fatti di sangue nelle vie di Roma, attrassero un poco l’attenzione del nostro diarista24; qua e là nel suo diario troviamo parecchi accenni ai fatti più importanti, che avvennero in Roma. Al debole Gregorio XIII successe il 24 aprile 1585 Sisto V, l’energico frate di Montalto, che purgò lo Stato ecclesiastico dai briganti e dai malfattori ed iniziò colla sua inesorabile severità un salutare regime, i cui benefici eflfetti si risentirono per molti anni dopo la sua morte25. Anche l’Alaleone subì l’influenza del nuovo pontefice; non osò più annotare nel suo diario nemmeno gli avvenimenti più innocenti che accadevano, e si rinchiuse nel suo cerimoniale.

Contrariamente quindi a quanto suppose lo Hübner26, il diario dell’Alaleone ha ben poca importanza per la storia politica del pontificato di Sisto V.

Nell’aprile 1587 «incoepi aegrotari cum maxima febri» e non si ristabilì da questa malattia che alla metà di maggio27. Il 29 giugno del medesimo anno morì suo zio Ludovico Branca, per un repentino e fatale attacco di gotta:

Reverendissimus dominus Ludovicus Branca magister caeremoniarum, meus avunculus, post accomodatum pontificem in sede, cum vellet ad ecclesiam sancti Petri descendere, fuit a gutta suppressus per scalas, Aromatariam apud, et hora .xvi. obiit in Aromataria palatii Apostolici28.

[p. 13 modifica]Alle quali parole aggiunge in seguito codeste, il cui senso non è del tutto chiaro:

Ego passus sum aliquid naufragii causa officii caeremoniarum propter adversa tempora, sed passio evanuit.

Il primo di luglio venne in pubblico concistoro riconfermato nell’ufficio dal papa, con un breve speciale, in ringraziamento del quale baciò il piede al pontefice29.

Nel giugno del 1588 il cardinale Aldobrandini fu creato legato «de latere» per la Polonia30 e desiderò condur seco l’Alaleone; ma Sisto V, non è chiaro per qual motivo, non volle permetterglielo, anzi minacciò di privarlo della sua carica, qualora avesse insistito. L’Alaleone atterrito da questa minaccia non osò più farvi il minimo accenno.

Due sono i fatti più degni di nota per la vita di Sisto V, che l’Alaleone ha ricordati nel suo diario. Uno è la tragedia a cui s’intreccia il nome della bella ed infelice Vittoria Accoramboni, i tristi casi della quale egli brevemente riassume e conclude osservando:

... et certe posset una tragoedia componi, sed non est meum hoc; sufficit tantum haec pertingìsse, quia non sunt haec ad propositum caeremoniarum31.

Un altro fatto importante da lui ricordato fu quello che avvenne nel concistoro del 7 gennaio 1589, all’annunzio della uccisione dei due Guisa per opera di Enrico III. Nacque allora un vivace scambio di parole tra il papa ed il cardinale di Joyeuse e questo venne cacciato dal focoso pontefice fuori dell’aula, in cui sedeva il sacro collegio32. Nel concistoro del 16 gennaio l’Alaleone narra [p. 14 modifica]come il cardinale chiedesse perdono al papa per aver osato rispondere e contradirlo in pieno concistoro33.

Tali sono le poche notizie, che abbiamo saputo raccogliere riguardo all’Alaleone fino al 1589, quando avvenne il fatto più importante della sua lunga vita, il viaggio in Francia col cardinale Caetani e la sua dimora a Parigi durante l’assedio memorando del 1590.


III.


Sisto l’aveva proibito l’anno prima all’Alaleone di seguire il cardinale legato Aldobrandini in Polonia34, ora invece acconsentì a lasciarlo partire col cardinale Caetani. Che l’Alaleone desiderasse fare questo viaggio possiamo dedurlo dal fatto, che quando fu costretto a farne uno contra sua voglia35, se n’è lagnato in più luoghi del suo diario. Questa volta invece parla del viaggio come di cosa a lui grata e si compiace a notare i particolari della partenza.

I ragguagli di questo viaggio e della legazione saranno oggetto d’un altro mio studio, non è quindi opportuno che ora narriamo quanto non si riferisce direttamente al nostro autore.

Riassumendo però possiamo dire che stante l’inclemenza della stagione tanto nell’andare che nel ritornare, ed i disagi sofferti durante l’assedio, l’Alaleone trovò ben poco piacere in questo viaggio. Se da un lato egli fu lusingato nel suo amor proprio seguendo una legazione di tale importanza ed assistendo a sì nuove e pompose cerimonie, d’altra parte i disagi e le privazioni del viaggio [p. 15 modifica]e dell’assedio gli fecero amaramente rimpiangere la vita comoda e tranquilla che in Roma era solito menare. Non abbandonando mai la persona del legato, fu testimonio di tutti i grandi avvenimenti della legazione e dell’assedio, di quegli avvenimenti cioè che ebbero allora importanza mondiale. Tali infatti li giudicarono i contemporanei e tali ancora li giudicò Filippo II, che non esitò mettere in forse il suo impero nelle Fiandre pur di salvare Parigi, e colui che scrisse le istruzioni date al cardinale, se pur forse esagerava, si esprimeva all’unisono dei sentimenti di tutti i suoi contemporanei incominciando col dire che al Caetani «era stata affidata la maggiore legatione, che sia stata a memoria di huomini»36.

È quindi oggetto della nostra maraviglia il contegno dell’Alaleone rispetto a quello che intorno a lui avveniva. Se pure troviamo nel suo diario frequenti accenni ai principali episodi della legazione, mai vi si riscontra una parola di lode pel legato, mai una di odio o di biasimo per Enrico IV, mai un’espressione nemmeno velata di dolore o di compassione per le inaudite sofferenze del popolo di Parigi, o di ammirazione per l’eroismo di cui esso dette prova. Nulla; finché i guai ed i disagi non vengono a pungerlo nel suo egoismo, non pare esservi nulla che lo interessi, nulla che lo appassioni o l’adiri. Ma non appena sente freddo in cammino37, se gli cade il cavallo nel Rodano38, se ha dormito sulla paglia39, se è stato offeso dai ministri del legato, «a quorum manibus Deus optimus maximus me liberet»40, [p. 16 modifica]o ha mangiato un ottimo pranzo41, od è costretto a cibarsi di carne di cavallo e di pane d’avena42, ecco scattare l’animo suo egoista toccato nelle corde più intime, eccolo esprimersi in termini d’ira, di gioia o di tristezza e dipartirsi un poco dalla monotona uniformità del suo stile.

Partiti da Roma ai primi d’ottobre, dopo un mese di dimora a Lione, giunsero a Parigi ai primi di gennaio del 1590. Ne partirono alla fine di settembre, ma lì Alaleone accompagnò il legato soltanto fino a Nancy, perchè il cardinale credendo di poter fare più rapidamente il viaggio non ritardato o inceppato dal numeroso seguito, abbandonò i prelati e gran parte dei famigliari e partì con soli dodici domestici43. L’Alaleone coi prelati e coi famigliari, che componevano la legazione, seguirono lentamente il cardinale ed entrati in Lorena passarono per Colmar ed arrivarono il 17 ottobre a Basilea44.

A Lucerna, dove arrivarono il 19 e dove si riposarono un giorno, la comitiva fu divisa in due brigate per poter viaggiare più celeremente, l’una composta di soli famigliari del legato, l’altra dei soli prelati coi loro domestici45. L’Alaleone fece parte della prima brigata e con essa partì il 21 ottobre. Nei giorni antecedenti aveva nevicato e fatto grandissimo freddo, sicché l’Alaleone imbarcandosi a Lucerna per traversare il lago dei Quattro Cantoni non aveva l’animo in pace rispetto al temuto passaggio del S. Gottardo46. Ebbe però la fortuna propizia, e dormita una notte ad Altorf valicò il passo «nive plenum, incolumis» con bellissimo tempo47. [p. 17 modifica]Arrivarono a Faido la notte del 24 ottobre: impiegarono tre giorni per arrivare a Milano e per istrada:

. . . post pluviam habuimus maximum ventum et molestum qui quasi nos ex equis expellere conabatur48.

A Milano restò due giorni ospitato dall’arcivescovo Visconti, suo vecchio amico, e ne partì il 30 ottobre. Si fermò in viaggio tre giorni a Bologna (5-8 novembre) ed arrivò a Roma, per la via già percorsa col legato, il 15 novembre:

. . . durante etiam sede vacante, et ego ivi ad domum meam circa horam 23 et feci memoriale illustrissimis et reverendissimis dominis cardinalibus in conclavi inclusis, rogans illos ut admitterent me intus conclave; quia absens fui pro servitio Sanctae Sedia apostolicae et non pro mea oblectatione49.


IV.


La domanda dell’Alaleone venne accettata dopo qualche discussione dalla congregazione dei cardinali, ed egli ammesso nel conclave50, potè assistere agli interminabili intrighi che ebbero fine il 5 dicembre coll’elezione di Nicolò Sfondrato, papa Gregorio XIV, caldo partigiano di Spagna, e nemico di Enrico IV51. Ma questo papa debole di salute, non potè concluder nulla e dopo dieci mesi di regno moriva ai 12 d’ottobre 1591.

I cardinali il 27 del medesimo mese rinchiusisi in conclave eleggevano dopo due giorni Antonio Facchinetti, Innocenzo IX52. Anch’egli non sopravvisse molti [p. 18 modifica]giorni alla propria elezione e mori ai 30 di dicembre del medesimo anno. Del nuovo conclave che segui, l’Alaleone ci ha lasciato molte notizie53 rispetto agli innumerevoli intrighi che turbarono l’equanimità dei cardinali, fatti che qui tralascio per brevità. Dopo venti giorni i cardinali s’accordarono alfine sulla scelta del cardinale Aldobrandini, che venne eletto per adorazione e prese il nome di Clemente VIII54.

Era il medesimo cardinale Aldobrandini, che nel 1588 aveva voluto menar seco in Polonia il nostro Alaleone, ma che ne fu impedito da Sisto V; memore forse di ciò, appena venti giorni dopo l’elezione, avendo nominato il cardinale Gregorio Radziwill legato de latere per la Polonia ingiungeva ad Alaleone di seguirlo55. Il nostro bravo canonico non desiderava per nulla fare tale viaggio; l’assedio di Parigi e le fatiche e gli stenti sofferti nel viaggio col cardinale Caetani, gli avevano tolta ogni voglia di ripetere tali esperienze. Un’altra ragione per la quale all’Alaleone ripugnava probabilmente l’andare in Polonia era la poca importanza della stessa legazione e la certezza quindi di avere ben poche cerimonie importanti da notare. La pompa quasi regale con cui tanto il Caetani nel 1589, quanto più tardi, nel 1596, il cardinale De Medici compierono la loro legazione, era, per un maestro di cerimonie come l’Alaleone, una potente ragione perchè desiderasse di seguirli. La modestia invece e la timidità del cardinale Radziwill che lo spingeva a fuggire fastose cerimonie non dovevano certo allettare il nostro diarista. Ma egli ricevette l’ordine d’andare ed obbedì. «Et quamvis mihi displicuit, faciam pro obedientia»56. Qualche [p. 19 modifica]giorno dopo durante una delle funzioni religiose il papa lo chiamò:

. . . mihi dixit: Gratum mihi facis eundo. Et respondi: Libenter proficiscor cum illustrissimo domino legato, cum Sanctitas sua hoc mihi mandaverit57.


V.


Scopo della legazione era il matrimonio di Sigismondo III re di Polonia con Anna d’Austria; matrimonio che doveva essere celebrato dallo stesso cardinale Radziwill.

Con lui dunque parti l’Alaleone contro sua voglia il 22 febbraio; il legato non aveva con sè che alcuni famigliari addetti esclusivamente alla sua persona e viaggiava modestissimamente. Il viaggio si compiè senza incidenti fino a Bologna lungo la solita via di Viterbo, Poggibonsi e Firenze, Da Bologna si diressero verso Venezia, passando per Ferrara e quindi giovandosi dei canali che intersecano le bocche del Po viaggiarono in barca fino a Venezia (9 marzo). L’Alaleone non ci dice nulla delle maraviglie di Venezia che vedeva allora per la prima volta, il che ci prova quanto poca influenza esercitassero nell’animo suo incolto le bellezze dell’arte e della natura. Una breve indisposizione del legato trattenne la legazione in questa città fino al 21 di marzo. Da Venezia presero la via del passo di Pontebba, dove trovarono tanta neve e le strade così cattive, che l’Alaleone, cui incombeva la cura dei carri coi bagagli, trattenuto sul versante italiano del passo58, non potè raggiungere il legato a Villach che la mattina del 28 marzo viaggiando giorno e notte.

[p. 20 modifica]Fu a Villach che l’Alaleone si trovò per la prima volta in mezzo ad eretici protestanti e l’orrore che questi risvegliavano nell’animo suo non dovè certo esser mitigato dalle difficoltà incontrate nel trovare una chiesuola cattolica, dove il legato potè festeggiare di nascosto la Pasqua (29 marzo 1592). Da Villach passando Bruck scesero il fiume Mur e andarono a Grätz59, dove l’arciduchessa Anna d’Austria, promessa sposa al re di Polonia, dimorava insieme con la madre e coi fratelli. Dopo una breve dimora in quella città, partirono il 20 aprile per Vienna, dove arrivarono il 25, ritardati in cammino dalle pioggie e dalle strade cattive60.

A Vienna aspettarono l’arrivo dell’arciduchessa Anna e della madre di essa, l’arciduchessa Maria, e l’Alaleone ebbe agio in questo frattempo di visitare le curiosità di Vienna e dei dintorni. Due cose lo colpirono: innanzi tutto un pezzo della croce di Gesù Cristo, montato in oro e tempestato di gemme del valore di 40,000 ducati, che egli vide nella chiesa di Santa Chiara61. Risvegliò inoltre la sua ammirazione il vedere in uno dei parchi imperiali nelle vicinanze di Vienna correre i cervi non molestati pel bosco62. Nel resto si contenta di narrarci nel più arido modo i principali eventi della legazione.

Arrivati a Vienna tanto la futura regina di Polonia63, quanto i due ambasciatori polacchi, che dovevano accompagnarla a Cracovia64, fu celebrato il matrimonio per procura65 e partirono quindi tutti insieme per la Polonia. L’Alaleone nel seguito del legato accompagnò la regina [p. 21 modifica]fino a Freistädt66, ma di lì prosegui solo col cardinale ed arrivò primo a Cracovia67. Per istrada trovarono alberghi pessimi e l’Alaleone sempre occupato di sè stesso, non trascura di farci sapere che una notte dormi sdraiato sur una panca in una bettola68, un’altra volta sulla paglia69.

A Cracovia, dove arrivarono il 23 maggio, assistè alle grandi cerimonie del matrimonio dei sovrani ed alla incoronazione della regina70; questa egli estatico vide passargli innanzi vestita d’un magnifico abito di stoffa argentato, ornato di fiori ricamati in perle e pietre preziose, coi capelli sciolti sulle spalle, con una corona di fiori sul capo; e circondata da tutto lo sfarzo orientale della corte di Polonia71. Assistè pure al gran pranzo di gala dato nel palazzo reale di Cracovia, ma non volle assistere ai balli ed alle feste, perchè non gli andava a genio l’allegra confusione di quei divertimenti72. Si scandalizzò anzi che il legato assistesse a quelle feste mondane portando seco la croce d’oro, insegna del suo ufficio73. Il 5 giugno spirava la legazione del Radziwill e l’Alaleone fu libero di ritornare a Roma, perchè il cardinale, vescovo di Cracovia, volle rimanere nella sua diocesi. Però sia che il legato lo trattenesse, sia che si compiacesse della vita che menava in Cracovia e non desiderasse sì tosto riesporsi ai disagi ed ai pericoli del lungo viaggio, si trattenne nella capitale della Polonia fino al 24 luglio, cioè per più d’un mese e mezzo. Ciò nondimeno non ha [p. 22 modifica]voluto narrarci aè quel che abbia fatto, né quello che avvenisse in Cracovia durante la sua dimora.

Alia quae fuerunt acta post absolutam legationem non noto nec scribo, quia non pertinent ad me74.

Parti da Cracovia il 14 luglio 1592 «per tempus pluviosum», avendo ricevuto dal legato trecento fiorini per le spese del viaggio e tre cavalli che dovevano servire per lui e pel suo bagaglio75. Del suo viaggio ci ha lasciato pochissime notizie.

Trovò chiuso a Pontebba il confine veneziano per motivo della peste che infieriva in Polonia e dovette retrocedere fino a Grätz: non ci riferisce per dove passasse rientrando in Italia, ma da alcuni vaghi accenni convien credere che facesse il giro di Lietzen, Radstadt ed Innsbruck, e passato il Brennero discendesse per quel passo nella valle dell’Adige dove era libero l’ingresso in Italia. Occorre intanto notare il fatto, che arrivando egli a Roma soltanto il 30 ottobre, impiegò più di tre mesi nel suo viaggio, cioè un tempo molto più lungo del necessario. Io sarei disposto a credere che egli viaggiando a spese della Santa Sede e di ritorno da una legazione a cui per nulla aveva desiderato di prender parte, si trattenesse in cammino per evitare tutte le noie e gli strapazzi possibili.


VI.


Dum etiam in itinere eram76 recepi litteras in quibus mihi significabatur obitus bonae memorìae reverendi domini Francisci Mucantii magistri caeremoniarum, socii mei, qui primum locum in officio caeremoniarum obtinebat; obitus eius multum mihi displicuit ob singulares [p. 23 modifica]eius virtutes et doctrinam et valde amicus meus erat et diem ultimum suum clausit die 6 octobris, et in officio caeremoniarum successit reverendus dominus Guidus Ascanius prevostus beneficiatus Sancti Petri, qui habebat breve apostolicum pro successione expeditum tempore felicis recordationis Sixti papae V, et sic socius meus est in secundo loco et ego primus77.

In altre parole, diventava capo dell’ufficio dei cerimonieri, il vero «magister caeremoniarum».

Nei tre anni e mezzo che corsero tra la legazione in Polonia ed il suo secondo viaggio in Francia, abbiamo da notare altri due fatti, che riguardano l’Alaleone. Uno è l’amicizia sorta tra lui e Camillo Borghese, che doveva poi giovargli assai il giorno che esso saliva sul trono papale. L’altro è la sua nomina a beneficiato di San Pietro, avvenuta il 1° novembre 159J e narrata da lui nei seguenti termini:

Antequam papa veniret ad capellam fecit mihi gratiam de beneficiato Sancti Petri, vacante per obitum reverendi domini Vincentii Bolognietti, bononiensis, qui hac nocte praeterita se proiecit in puteum, cum dimissione mei canonicatus ecclesiae collegiatae sanctorum Celsi et Iuliani de Urbe78.

Venendo ora alla parte presa dall’Alaleone nella legazione del cardinale De Medici, converrà seguire il medesimo sistema che abbiamo seguito narrando le altre due legazioni, ci limiteremo cioè ai fatti concernenti soltanto il nostro diarista.

Ma purtroppo, nonostante la lunga durata della legazione e del viaggio che occuparono circa due anni e mezzo, scarseggiano, anzi meglio mancano quasi del tutto notizie che si riferiscano all’Alaleone in particolare. Egli [p. 24 modifica]si mostra poco disposto a parlar di sè e non si ferma a notare nel suo diario che quanto strettamente si riferisce al cerimoniale; riesce quindi di lettura monotona e di poco interesse, quantunque il suo diario rimanga documento prezioso per la storia della legazione e delle trattative finali, con cui venne sistemata l’abiura e l’assoluzione di Enrico IV. Questa legazione fu delle tre, alle quali l’Alaleone prese parte, la più cospicua per il numeroso seguito e per lo sfarzo e la pompa sfoggiata in viaggio; e pel numero appunto dei suoi componenti non potè procedere che lentamente. Erano questi tutti ottimi motivi per l’Alaleone di rallegrarsi e ci spiegano come sul principio di essa affermi prendervi parte con sommo piacere e di voler servire con tutto l’animo suo, «prout faciam libentissime pro viribus meis»79. Duecencinquanta ducati regalatigli dal pontefice e dal cardinale per fornirsi delle cose necessarie al viaggio aumentarono la sua baldanza.

Non è impossibile che obbedisse volentieri all’ordine del papa, anche per un’altra ragione. Nel 1589, al seguito del cardinale Caetani era andato in Francia come nemico di quel «Navarra», che ora sul punto d’essere perdonato ed assolto, andava a visitare come re di Francia; nè è quindi arrischiato supporre che desiderasse conoscere personalmente quel medesimo uomo da cui egli stesso aveva tanto avuto a soffrire e del quale aveva avuto pure tanto a temere.

La legazione parti l’11 maggio da Roma ed impiegò sette giorni per arrivare a Firenze80. L’Alaleone vi arrivò il giorno innanzi per preparare l’ingresso solenne del legato, e per questo scopo quella sera stessa visitò il granduca, che lo ricevette con grande cortesia e mostrò molto piacere di rivederlo e di parlargli, «benignissime [p. 25 modifica]me audivit et gavisus est me videre et alloqui»81. Senza incidenti proseguirono per Torino, dove non arrivarono che il 6 giugno, avendo trovato per istrada tutte le vie in pessimo stato82; il cammino seguito fu identico a quello seguito col cardinale Caetani nel 1589. Da Torino invece mutarono strada, perchè essendovi la peste nella Savoia, non valicarono il Moncenisio, ma da Susa entrarono nel Delfinato83 e facendo un breve giro arrivarono a Lione il 22 giugno. Come al solito l’Alaleone precedendo il legato, arrivò a Lione il giorno prima84, ma per negligenza dei ministri del cardinale, non riuscì a preparare ogni cosa per l’ingresso solenne. Il legato dovette aspettare nei sobborghi per tre giorni intieri prima di poter entrare in città85. Partirono da Lione il 30 e passando per Roanne e Chartres, arrivarono il 16 luglio a Montlhéry, dove pochi giorni dopo86 Enrico IV venne in persona a vedere il legato. Il 21 arrivarono a Parigi.

Restando costantemente addetto alla persona del legato, assistette quale spettatore, pur troppo indifferente, ai vari fatti importanti della legazione ed in particolare alla conclusione della pace di Vervins tra Filippo II ed Enrico IV87.

In questo lungo periodo di più di due anni l’Alaleone scompare dalla scena, lo sappiamo presente a tutto, ma non lo vediamo mai.

Il 2 settembre 1598, narrando la partenza del legato aggiunge che anch’egli ebbe l’onore di baciare il [p. 26 modifica]ginocchio del re, per ordine del quale gli venne regalata una collana d’oro del valore di duecento monete d’oro. Ma pare che il dono non lo soddisfacesse del tutto, avendo egli udito che il regalo avrebbe dovuto essere del valore di trecento monete d’oro. Non ci dice per qual ragione, né chi sottraesse quelle cento monete, ma facendo espressamente il nome di colui che ebbe l’incarico di consegnare il regalo, parrebbe quasi che volesse indicare la persona sulla quale cadevano i suoi sospetti88.

Ritornando la legazione segui un’altra strada, passò per Digione89, ma evitando Lione, mosse direttamente verso la Savoia; traversata questa ed il cantone svizzero del Vallais, valicò le Alpi pel Sempione90 ed arrivò a Domodossola nel ducato di Milano ai 3 di ottobre. In questa città per ordine del Senato e del governatore di Milano dovette far ventun giorni di quarantena91, sicché non poterono partire che il 24 del mese d’ottobre. Il legato offeso da questo contegno, che riputò poco decoroso verso la sua persona e la dignità del suo ufficio, non volle, proseguendo il viaggio, entrare in Milano, ma recossi direttamente a Piacenza92 fermandosi per istrada a Lodi93. L’Alaleone non trattenuto da questi scrupoli andò a passare una notte a Milano94 per vedere alcuni amici e raggiungere il legato a Lodi. Da Piacenza la legazione s’avviò verso Ferrara scendendo il Po, perché in quella città trovavasi appunto il papa con tutta la corte. La legazione terminò quindi a Ferrara solennizzata colle solite pompose cerimonie e l’Alaleone rientrò a far parte dei [p. 27 modifica]famigliari addetti al servizio del papa95. Con questo infatti ritornò lentamente a Roma nel dicembre di quello stesso anno, presente a tutte le cerimonie con cui il pontefice venne ricevuto a Bologna, a Rimini, ad Ancona, a Foligno ed in tutte le altre città traversate in viaggio96.

Nel settembre del 1600 dietro ordine del papa l’Alaleone recossi a Firenze97 per assistere come direttore delle cerimonie al matrimonio per procura di Maria de’ Medici ed Enrico IV, matrimonio celebrato con gran pompa nella cattedrale fiorentina dal cardinale legato Aldobrandini98. L’Alaleone non ci racconta nulla che lo riguardi personalmente, sicché senza altri incidenti il 14 ottobre era già di ritorno a Roma99.

Quello che ci rimane da dire dopo questo fatto, l’ultimo importante della sua vita, è narrato in poche parole. Intervenne al conclave che terminò coll’elezione di Alessandro de’ Medici (Leone XI)100, ma una malattia lo tenne a letto durante il nuovo conclave, avvenuto pochi giorni dopo, per modo che non potè assistere all’elezione del suo antico amico Camillo Borghese (Paolo V)101. L’amicizia del nuovo pontefice fruttò all’Alaleone varie onorificenze; imperocché il 24 novembre 1608 veniva creato canonico di S. Giovanni in Laterano, e più tardi, ai 22 d’agosto 1622, diveniva non solo canonico di S. Pietro, ma suo fratello Giovanni Battista era ammesso come «coadiutor» nell’ufficio dei cerimonieri102. L’Alaleone continuò a fungere da maestro delle cerimonie fino al [p. 28 modifica]luglio 1638, senza che nessun altro avvenimento venisse a turbare il monotono corso della sua esistenza; ma giunto oramai all’età di ottantacinque anni, dopo ben cinquantasei di servizio, non potendo più per la sua vecchiaia disimpegnare le varie faccende del suo ufficio, si ritirò da questo, desideroso di godere in pace gli ultimi anni della sua vita. L’ultima notizia che abbiamo sul conto suo è in uno degli Avvisi dei primi di gennaio 1643103, che ricordava come in quei giorni era passato a miglior vita Paolo Alaleone de Branca, maestro delle cerimonie pontificie, nell’età di novantadue anni.


VII.


Percorrendo il lungo diario dell’Alaleone e vedendosi passare innanzi così gran numero di fatti e di persone, sorge spontaneo il desiderio di conoscere più addentro l’animo di questo umile personaggio, presente a tante cerimonie e che conobbe tanti papi, sovrani e duchi e principi e cardinali del tempo suo; vorremmo insomma conoscerne il carattere e l’ingegno, i pregi ed i difetti.

Nel breve cenno che abbiamo fatto della vita del nostro diarista, il lettore avrà già intravedute le linee generali che distinguono la sua figura; cerchiamo ora con altri fatti di metterlo maggiormente in evidenza. Purtroppo unica nostra fonte per studiar l’uomo è il Diarium, dico purtroppo, perchè dovendo questo contenere i soli fatti, che riguardavano le cerimonie, era difficile che in esso avesse campo a mettere in evidenza il proprio carattere ed i propri sentimenti. Questa difficoltà è aumentata dal suo fisso proposito di tacere qualsiasi fatto che non fosse compreso [p. 29 modifica]nella cerchia delle sue funzioni, e se qua e là abbiamo potuto spigolare qualche particolare, lo dobbiamo unicamente ad alcuni moti dell’animo suo, ai quali incoscientemente cedeva. Egli occupò la sua carica per ben cinquantasei anni, e ci ha lasciato un diario che comprende più di mezzo secolo di cerimonie; parrebbe quindi che mole si vasta ci fornirebbe abbondante materia di studio. Ma ciò non si avvera; il suo diario completo è contenuto in otto grossi volumi in-4° da sette a ottocento pagine ciascuno, e che registra più di quattromila messe, vespri, processioni ed altre solennità religiose e civili, ma credo che sia difficile trovare un altro diario più monotono e noioso di questo. Non è già tanto la materia in sè che produce questo effetto, potendo essa giovare in una certa misura ad approfondire la nostra conoscenza di quei tempi lontani ed a rivivere in essi, ma è soprattutto il modo con cui trattò la materia; dal quale modo abbiamo le prove più evidenti della meschinità del suo ingegno e della poca elevatezza dell’animo suo.

Fu senza dubbio un uomo coscienzioso, che si dedicò minuziosamente allo scrupoloso adempimento dei suoi doveri e di ciò non possiamo negargli la dovuta lode; ma ci accorgiamo allo stesso tempo che ciò devesi non tanto a un desiderio intrinseco di fare il suo dovere, quanto alla immensa importanza, che, a suo giudizio, avevano le forme esterne del cerimoniale. Per questa ragione, all’infuori delle sue occupazioni nulla lo interessava, nulla lo attraeva; i più insoliti avvenimenti ed i fatti più importanti gli passavano innanzi senza colpirlo, purchè non venissero a turbarlo nella sua neghittosa indifferenza, indifferenza che si accentuò sempre più cogli anni. Quello invece che strettamente lo riguardava, essendo per lui di somma importanza, non dimenticava mai di notare.

Accade spesso che egli si scusi d’aver narrato qualche avvenimento storico estraneo al cerimoniale, come se avesse [p. 30 modifica]30 L. Caetani commesso una colpa104, ma non gli viene mai in mente di scusarsi del pari ogni volta che fa digressione sul conto suo. Ci narra quindi minuziosamente tutte le malattie che ebbe a soffrire, quante volte in viaggio sentisse freddo, o dormisse sulla paglia, o sulle panche d’una bettola, o pranzasse col cardinale legato, o litigasse coi ministri del medesimo, o mangiasse pane d’avena, o carne di cavallo e cosi via discorrendo. Gli saremmo stati certamente riconoscenti se le notizie anedottiche avessero assai più abbondata nel suo diario, ma quel che sorprende è, come egli attribuisca ai propri pettegolezzi il medesimo valore delle grandi cerimonie pontificie da lui dirette.

Questa indifferenza, per quanto non si riferisca esclusivamente al cerimoniale, la vediamo già manifesta nel suo primo viaggio, forse un po’ meno nel secondo, ma massimamente nel terzo, che è, senza dubbio per colpa sua, il meno interessante dei tre. Dopo questo viaggio vediamo maggiormente accentuarsi tale sentimento, ed il diario, coll’andare degli anni, diventa ognora più arido e conciso.

L’egoismo e l’indolente indifferenza, i caratteri più spiccati dell’animo suo, avevano origine non solo nella scarsa e ristretta cultura, ma costituivano parte integrante dell’indole sua, perchè ne vediamo delle tracce in tutte le azioni della sua vita.

D’una cosa però dobbiamo rendergli ampia giustizia, ed è la sua sincerità ed il suo amore del vero. Non si vergogna mai, nè mai cerca di nascondere se qualche confusione o disordine nelle cerimonie fosse avvenuto per colpa sua. «E fu nostra inavvertenza e male facemmo, ma cercheremo un’altra volta di far meglio e più diligentemente »105, è un’espressione da lui usata in più [p. 31 modifica]luoghi. A proposito dell’incenso che durante una messa venne bruciato, per errore, dopo l’epistola, mentre pur cerca scusarsi del tenue fallo, osserva: «L’errore non fu grande, è vero, né grave lo scandalo, ma fu nondimeno colpa dei maestri delle cerimonie, che sempre debbono vigilare e tutto osservare»106. Allo stesso tempo era gelosissimo del suo ufficio ed adiravasi fortemente con coloro che senza suo ordine cercavano dirigere le cerimonie «et officio alieno ingerunt se libenter»107.

Serviranno ancora a dipingere l’animo piccino del nostro autore i seguenti aneddoti, pei quali ci renderemo conto delle frivolezze da cui egli era talmente colpito da stimarle degne di essere ricordate. Una volta un prete spagnuolo, dopo pronunciata la predica innanzi al papa, pubblicando l’indulgenza concessa, disse per errore venticinque giorni invece di venticinque anni; l’Alaleone aggiunge in tono di disprezzo: «causa ipse scit»108. Beffasi un’altra volta d’un predicatore che, non conoscendo a memoria la formola con cui si pubblicano le indulgenze, fu costretto a leggerla «pubblicamente in un pezzo di carta che teneva in mano», come se fosse un fatto dei più straordinari109. Un altro predicatore fece ridere, «dedit causam ridendi», perchè pubblicò le indulgenze «cantando»110.

Altrove infine trova risibile che i conservatori della città di Roma, venendo a giurare fedeltà nelle mani del papa, siano goffi ed impacciati nel fare le tre genuflessioni d’uso111.

[p. 32 modifica]Similmente gli attriti tra i maestri delle cerimonie ed i vari ufficiali della corte gli danno luogo sovente a futili racconti ed a stizzose osservazioni112. Un altro lato dell’indole sua ci si rivela nella sua condotta in quanto si attiene alla parte più proficua e lucrosa del suo ufficio, voglio dire le regalie.

Alla venuta d’ogni ambasciatore, o principe, o sovrano, o altro personaggio d’importanza, ad ossequiare il papa; durante i conclavi; quando i cardinali ricevevano il berretto rosso, o quando ottenevano il pallio, quando infine morivano ed in numerosissime altre occasioni anche di poco momento, l’ufficio dei maestri delle cerimonie riceveva certe somme determinate, il cui ammontare era fissato dalla consuetudine e che potevano variare dai quindici scudi ai cento ducati. Ogni nuovo cardinale era tenuto a sborsare quest’ultima cospicua somma nella cassa Comune dei maestri delle cerimonie, ed è appunto in occasione di quella regalia, che vediamo l’Alaleone svelare spesso sentimenti molto vivaci ed alcune volte poco convenienti alla dignità della sua carica e fuori di luogo in un diario puramente cerimoniale, rivelare insomma una tal qual cupidigia del danaro, che lo spinge ogni tanto a confessioni inattese. Il fatto è che dalla coscienziosa accuratezza con cui nota ogni regalia ricevuta, l’ammontare di essa, la persona che l’ha data ed altri inutili particolari, noi possiamo convincerci che il ricevere ognuna di queste regalie, era uno degli eventi principali della sua vita intima113.

Al conseguimento delle regalie univansi amarezze e dispiaceri; v’erano, per esempio, dei cardinali renitenti da [p. 33 modifica]cui difficilmente ottenevasi la somma agognata; altri erano lontani e facilmente dimenticavano questa consuetudine o fingevano di dimenticarla; tutte gravi cause, pel nostro diarista, di preoccupazioni e dispiaceri, confessati spesso nel suo diario. Il cardinale Commendone, a mo’ d’esempio, non volle mai riconoscere questo diritto dei cerimonieri e vita durante, cioè per lo spazio di venti anni, non fu pos- sibile persuaderlo a conformarsi alla consuetudine e lasciò che l’Alaleone e gli altri cerimonieri sospirassero lungamente invano. Ma la fortuna arrise loro finalmente, perchè quando morì il cardinale gli eredi sborsarono a un tempo la regalia della sua creazione e quella delle sue esequie, in tutto la bella somma di centocinquanta ducati114.

Quando venne a Roma Ranuccio Farnese, nel 1586, a prestare obbedienza a Sisto V, non volle, con principesca arroganza, sborsare che cinquanta ducati di regalia ai cerimonieri; e l’Alaleone rammenta e rimpiange i cento ducati che l’avo di Ranuccio aveva sborsato venendo a Roma per lo stesso motivo a’ tempi di Gregorio XIII115. L’insolita prontezza invece, con cui il cardinale Mattei pagò all’epoca della sua creazione, risveglia tanta gioia nell’Alaleone che termina esclamando: «et dedit bonum principium; a qui cito dat, bis dat»116. Altrove infine notando la data d’un concistoro117 accenna che s’aspettava in esso la pubblicazione d’una lista di nuovi cardinali; ma vedendo delusa la speranza d’un’ampia messe di ducati d’oro, esclama dolente: «e fu male per noi maestri di cerimonie, che non desideriamo altro che creazioni di cardinali!» Ma mentre egli era si sensibile alle seduzioni delle regalie, era, strano a dirsi, intollerante cogli altri a questo [p. 34 modifica]riguardo. Una volta, in occasione di certe manifestazioni di popolare simpatia verso alcuni cardinali, giudicandole mosse da speranze di future regalie, se ne adonta e scrive:

Verum haec et multa alla abusive nostris temporibus secius observantur, fortasse nimia cupiditate eorum qui strenas cupiunt sub tali honoris praetextu assequi118.

Ecco ora, riassumendo, dell’uomo che volevamo conoscere, quel tanto che ci appare dai suoi scritti; un quadro incompiuto, è vero, ma dal quale possiamo senza timore concludere, che se non si distinse tra gli uomini del suo tempo per speciali qualità, non ebbe nemmeno riprovevoli vizi e fece con impegno e coscienza il proprio dovere, di che anche in quei tempi non molti si potevano vantare. Certamente nell’interesse della storia avremmo desiderato un uomo di mente più aperta ed osservatrice, un diarista più completo e vivace, ma in ogni modo dobbiamo essergli grati di quel tanto che il suo ingegno ha saputo produrre e del fatto che le relazioni dei suoi viaggi, per l’importanza degli avvenimenti storici con cui s’intrecciano, sono documenti di grande interesse per la storia di Francia.


VIII.


Questi viaggi purtroppo sono soltanto brevi episodi nel diario e perduti quasi nell’immensa, confusa farragine dei soliti resoconti giornalieri delle cerimonie. Dico «confusa» perchè l’opera dell’Alaleone porta tracce evidenti della poca cura da lui avuta dello stile e dell’ordine nei suoi appunti giornalieri.

Ogni giorno a lavoro finito (a prova di questo stanno i numerosi hodie, heri, cras) notava le cerimonie più [p. 35 modifica]importanti, a cui aveva assistito, fermandosi sui particolari che credeva più degni di nota, senza serbare un ordine preciso, ma buttandoli giù nel diario a mano a mano che la memoria glieli suggeriva. Qua e là, se gli sembrava opportuno, aggiungeva qualche notizia estranea al suo ufficio, le morti, per esempio, di re, d’imperatori, di cardinali &c.; ma notate, come sono, aridamente e colla massima brevità hanno pochissimo valore storico.

Il diario non è quotidiano; l’Alaleone omette tutti i giorni in cui non avvenne cerimonia importante, ed anzi coli’ avanzare degli anni possiamo notare minor diligenza e maggior concisione in tutte le sue notizie; dopo il 1600, più specialmente dopo il 1620, abbondano lacune di quindici a venti giorni, il che ci prova che ometteva le cerimonie d’importanza secondaria. L’unica parte del diario dove si è attenuto strettamente all’ordine quotidiano è il viaggio in Francia col cardinale Enrico Caetani; in questa relazione, animato di maggiore zelo e più giovane d’animo, non omette un giorno solo dal momento della partenza fino all’arrivo a Roma. Negli altri viaggi vi sono molte e grandi lacune, delle quali si scusa in alcun luogo dicendo: «Et nihil actum fuit quoad caerimonias».

Lo schema del diario è semplicissimo e si può compendiare nel seguente modo. Comincia generalmente coll’indicare il luogo preciso dove avvenne la cerimonia (una delle cappelle del Vaticano o del Quirinale), quindi determinata l’ora, continua col notare il modo (a piedi o «in sede delatus») e l’abito in cui venne il papa. Nomina in seguito il cardinale, che celebrò la messa, o cantò i vespri &c,, e prosegue notando quali fossero i particolari più importanti della cerimonia e che parte vi prendesse il papa.

Cotesto punto del diario può qualche volta estendersi per più pagine nel caso delle grandi funzioni annuali (Pasqua, festa degli Apostoli &c.). Altri particolari che non manca di notare, sono: il numero di cardinali, dei vescovi [p. 36 modifica]assistenti e di quelli non assistenti, dei nobili parenti del papa, che stettero vicino al suo trono, degli ambasciatori stranieri; la lista dei prelati, dei pronotari, degli uditori di Rota e dei soliti ufficiali della corte e dei famigliari del papa. Nota se vi fosse o no predica, chi la pronunziasse, chi pubblicasse l’indulgenze, di quanti anni queste fossero, l’ora in cui fini la cerimonia, quante volte il papa ed i cardinali mutassero i paramenti sacri, in qual parte della funzione rimanessero in piedi in qual’altra seduti o ginocchioni &c.

L’estensione di questi resoconti giornalieri, che sono in gran parte aride liste di nomi, cresce a dismisura ogni qualvolta hanno luogo cerimonie di carattere straordinario, come sarebbero i conclavi e le incoronazioni dei papi, le prese di possesso del Laterano, la creazione di cardinali e via discorrendo. In queste circostanze particolari la cerimonia è descritta fino alle sue minime parti e non di rado vengono citati lunghi brani di salmi e versetti cantati119. Oltre a ciò troviamo in parecchi luoghi riprodotti per intero documenti di vario genere; giuramenti, per esempio, di cardinali, procure e vari atti notarili120. Ignoriamo il motivo che ha spinto l’Alaleone a ricopiare nel diario questi documenti d’un valore storico purtroppo assai meschino, a preferenza d’altri che avrebbero assai più meritato d’esser tramandati ai posteri.

Se aumenta il volume del diario durante i conclavi, non cresce purtroppo il suo interesse, perchè all’infuori di due o tre casi ci lascia completamente al buio sugli intrighi che precedevano immancabilmente ogni nuova elezione dei pontefici. Come al solito si ferma soltanto a [p. 37 modifica]notare le forme esterne del cerimoniale, trascura affatto qualunque ricerca di natura più intima.

Gl’ingressi solenni d’ambasciatori e di grandi personaggi si somigliano talmente tra loro che astrazion fatta dai nomi delle persone e delle vie, dal numero delle carrozze e dei cavalieri, quando se ne abbia letto un solo, si può considerare d’averli letti tutti.

Per quanto sia modesta la messe di notizie importanti, che ho ricavato dalla faticata lettura di così voluminoso diario, esso, lo ripeto, non è privo d’interesse per la storia di Roma specialmente, e delle tre legazioni suaccennate. Un sunto, un estratto di tutte le notizie storiche in esso diario contenute sarebbe opera lunga e faticosa, ma tuttavia, credo, fonte non trascurabile per chi si volesse occupare della storia pontificia nel xvi e nel XVII secolo.


IX.


I codici dell’Alaleone sono parecchi; uno è posseduto dal British Museum a Londra, gli altri, che io ho potuto trovare, sono tutti in Roma, sparsi nelle varie biblioteche: sono pressoché tutti del secolo successivo alla composizione del diario.

Un fatto molto importante da notarsi è che, mentre tutti questi codici sono forse copie fedeli del manoscritto autografo dell’Alaleone, perchè concordano perfettamente tra loro perfino negli errorinota, uno tra loro, il Barberiniano (XXXV, 58-63), fa eccezione, potendosi considerare come una seconda edizione del diario, riveduta e corretta.

Questo codice infatti, scritto con bellissima calligrafia, porta 121 [p. 38 modifica]alla fine d’ogni volume la firma autografa dell’Alaleone122, e per una grandissima parte è molto abbreviato. Considerando che il codice è scritto da una mano sola, e contiene quasi tutto il diario, io crederei che si debba riguardare come una copia fatta eseguire dall’autore stesso in fin di vita, con tutte quelle abbreviazioni e correzioni che gli sembravano opportune. Dobbiamo rallegrarci che ci sia rimasto il testo primitivo, perchè qualora fosse giunto a noi soltanto il testo abbreviato Barberiniano, sarebbe stato ben difficile ricomporre la breve biografia del nostro maestro delle cerimonie.

Ecco la lista dei codici da me finora trovati:

Archivio Segreto Vaticano, arm. 12, to. 41-45.

Manca il 44; i tre primi volumi probabilmente autografi perchè pieni di correzioni da non potersi attribuire ad altri fuorché all’A., comprendono gli anni 15 dicembre 1582-2 maggio 1622; legati in velluto rosso filettati d’oro portano lo stemma di casa Chigi; il 45 è una copia contemporanea degli ultimi diciassette anni del diario (28 gennaio 1621 - 6 agosto 1657). Manca però l’ultimo anno (6 agosto 1637 - 8 luglio 1638).

Biblioteca Vaticana, 9245-9252 a.

Copia della fine del xvii secolo, forse anche del xviii, scritta da una mano sola e piuttosto trascuratamente; rilegata in pergamena in nove volumi; comprende il diario dal 24 dicembre 1592 - 21 luglio 1638. Manca la parte dal 15 dicembre 1582-23 dicembre 1592.

Biblioteca Vallicelliana, I, 64-72.

Copia completa del xvii secolo, in otto volumi, rilegati in pergamena e scritta in carattere grande e chiaro.

Biblioteca Chigiana.

Copia pure completa del xvii secolo; in undici volumi, rilegati in pergamena.

[p. 39 modifica]

Biblioteca Corsiniana, ms. 1037-1039.

Bella copia d’una parte del diario, scritta nel xvii secolo da diverse mani; comprende gli anni 3 marzo 1605-28 febbraio 1621 e 1 gennaio 1624-31 dicembre 1628; rilegato in marocchino rosso collo stemma di casa Caetani sul dorso. Questi tre volumi unitamente ad altri manoscritti della Corsiniana rilegati nello stesso modo, provengono dall’archivio Caetani, prestati forse da Francesco Caetani, cognato del cardinale Corsini, fondatore della biblioteca, e non più restituiti.

Biblioteca Barberiniana, XXXV, 58-63; XXXII, 205 e 239.

Copia scritta in carattere minutissimo ma chiaro e firmata alla fine d’ogni volume dall’A. medesimo; comprende però solamente il diario fino al 31 dicembre 1657 e mancano quindi gli ultimi sette mesi del diario. Questa copia sta a sè, perchè molto abbreviata in alcuni luoghi; evidentemente per espresso desiderio dell’A. che ne sorvegliò la copia, e che volle togliere quanto considerava inutile o superfluo. I due volumi XXXII 205 e XXXII 239 sono una seconda copia del xvii secolo degli anni 5 ottobre 1589-7 luglio 1623.

Archivio Caetani, CXXX, 30-31.

Copia del xvii secolo che contiene i soli anni 15 dicembre 1582-10 maggio 1596; due volumi rilegati in marocchino rosso collo stemma di casa Caetani sul dorso. Questi due volumi, coi tre della Corsiniana (1037-1039) ed altri ora dispersi e da me non ancora ritrovati, formavano una copia sola del diario completo.

British Museum Add. Mss. 8452-8460.

Bella copia del secolo xvii di tutto il diario, rilegata in pergamena e scritta in carattere chiaro e grande.


Nella Barberiniana (XXXIV 206, XXXII 32, XXXII 216, XXXIII 129) e nella Vallicelliana (VIII, I, 74-82) esistono estratti e copie di brevi brani del diario.




Leone Caetani.               





Note

  1. Qualche notizia in proposito trovasi nel Moroni, Dizionario d’erudizione storico-ecclesiastica, XLI, 160 sgg., ma le notizie date sono in parte inesatte, altre meriterebbero conferma. Cf. Galletti, Del primicerio, p. 113.
  2. Cf. Rer. It. Script. III2, 777-830.
  3. «Magister ceremoniarum tenetur in scriptis redigere quae in dies aguntur in officio». Cosi il De Grassis in principio del Diario. Cf. Diarium Burckhardti, ediz. Thuasne, p. 1, nota 2.
  4. Manoscritti: Londra, British Museum, Add. 8440-8444; Parigi, bibl. Nat., V. M, CLXIV, CLXV, CLXVI-CLXXI; Roma, varie copie nelle biblioteche Chigiana, Corsiniana e Vaticana. L’Armellini ne ha pubblicato un difettoso estratto.
  5. Cf. Moroni, Dizion, d’erud. eccles. VIII, 133.
  6. Manoscritti: Londra, British Museum, Add. 8445-6; Roma, Chigi, L, II, 22-25; Vaticano Ottobon. 2479; id. Urbinate 850: id. 7150; Vittorio Emanuele. Di questo codice il signor B. Podestà inserì un frammento nel suo pregevole articolo Carlo V a Roma, pubblicato nel vol. I di questo Archivio.
  7. Manoscritti: Londra, British Museum, Add. 8447; Parigi, bibl. Nationale, V. M, DXXVII (fonds latins); Roma, Casanatense, XX, III, 17; Chigi, L, II, 26; Vaticana, Urbinate 638.
  8. Manoscritti: British Museum, Add. 8448; Parigi, bibl. Nationale, V. M, CLXXII (fonds latins); Roma, Chigi, L, II, 27-28; Corsini, coll. 38, F. 16 e 18; id. 38, E. 8; Vaticano 7838.
  9. Manoscritti: British Museum, Add., 8450; Roma, Chigi, I., II, 29; Casanatense, XX, III, 7; Corsini, coll. 38, A. 5-6.
  10. Acta caerimonialia S. R. E. &c, p. ix.
  11. Nello studio del conte Malatesta sugli Statuti delle gabelle di Roma in Biblioteca dell’Accademia storico-giuridica, vol. V, a p. 174 trovo: «Cessato il senatorato di Malatesta, continuò nell’ufficio di luogotenente del senatore, Angelo di Pietro degli Alaleoni del Monte di S. Maria in Giorgio, finché ai 19 di marzo 1399 fu nominato il nuovo senatore». Se, come è probabile, questo Angelo Alaleone è un antenato del nostro diarista, possiamo ritenere che la famiglia sua fosse d’origine marchigiana. Vedasi pure Iacovacci, Repertori di famiglie, cod. Ottob. vol. 2548, a fol. 57, e Magalotti, Notizie di famiglie, cod. Chigiano G. V. 139, anni 1399 e 1408, nei quali si accenna anche a questo Angelo Alaleone. Vedasi infine Gregorovius, Storia della città di Roma, trad. Manzato, VI, 633-637.
  12. Loc. cit.
  13. Cod. Ottoboniano 3345, c. 12 sgg.
  14. Diarium, 15 XI 1590. Archivio della parrocchia di Ss. Celso e Giuliano, Entrata e uscita del rev. capitolo &c. per l’anno 1580 porta la firma sua col suffisso «Romanus».
  15. Divenne canonico di Ss. Celso e Giuliano in Banchi nel 1579, quando sappiamo che era già cameriere segreto del papa, ignoriamo però da quanto tempo. Manca purtroppo nell’archivio della parrocchia di Ss. Celso e Giuliano il Libro dei capitoli per gli anni 1572-1636, come pure manca il Libro delle entrate e uscite del capitolo per l’anno 1579. Troviamo però la firma dell’Alaleone tra le prime ricevute del gennaio 1580, e questo ci prova a sufficienza che la sua ammissione nel capitolo avvenne nell’anno precedente.
  16. Diarium, 15 XII 1582; 5 X 1589; 1 XI 1595.
  17. Anch’egli canonico di Ss. Celso e Giuliano dal 1538 in poi. Vedi lista dei canonici nell’archivio della parrocchia.
  18. Diarium, 15 e 18 XII 1582.
  19. Diarium, 2 VII 1588; 2 VII 1592.
  20. Diarium, 8 XII 1590.
  21. Diarium, 30 X 1584.
  22. Diarium, 8 IV 1584.
  23. L. Ranke, Die römischen Päpste, Berlin, 1845, I, 379-441.
  24. Diarium, 26 IV, 27 V, 29 XI 1583 &c.
  25. Diarium, 24 IV, 1 a 5 V 1585. Vedi Ranke, op. cit. 1, 441 sgg.; Sismondi, Hist. des rèpubl. ital. &c. X, 215 sgg.; Hübner, Sixte Quint, I, livre III, p. 255 sgg.; Tempesti, Storia di Sisto V, I, lib. v-ix, pp. 127 sgg.
  26. Loc. cit. II, livre iii.
  27. Diarium, 12 IV, 7 V 1587.
  28. Diarium, 29 VI 1587.
  29. Diarium, 1 VII 1587.
  30. Diarium, 23-27 V, 1 VI 1588.
  31. Diarium, 27 I 1588.
  32. Hübner, op. cit. II, 217-8.
  33. Diarium, 16 I 1589.
  34. Diarium, 27 V 1588.
  35. Diarium, 15 e 21 II 1592.
  36. Tempesti, op. cit. II, 255.
  37. Diarium passim tra i XII 1589-12 I 1590.
  38. Diarium, 7 XI 1589.
  39. Diarium, 4 I, 1 e 2 X 1590.
  40. Diarium, 14 I 1590.
  41. Diarium, 10 I 1590.
  42. In numerosi passi del diario durante l’assedio.
  43. Diarium, 12 X 1590.
  44. Diarium, 17 X 1590.
  45. Diarium, 20 X 1590.
  46. Diarium, 21 e 22 X 1590.
  47. Diarium, 24 X 1590.
  48. Diarium, 27 X 1590.
  49. Diarium, 15 XI 1590.
  50. Diarium, 17 XI 1590.
  51. Diarium, 3 XII 1590.
  52. Diarium, 29 X 1591.
  53. Diarium, 10, 11 e 12, 23 I 1592.
  54. Diarium, 30 I 1592.
  55. Diarium, 14 e 17 II 1592.
  56. Diarium, 15 II 1592.
  57. Diarium, 21 II 1592.
  58. Diarium, 27 III 1592.
  59. Diarium, 5 IV 1592.
  60. Diarium, 25 IV 1592.
  61. Diarium, 5 V 1592.
  62. Diarium, 1 V 1542.
  63. Diarium, 1 V 1592.
  64. Diarium, 2 V 1592.
  65. Diarium, 5 V 1592.
  66. Diarium, 18 V 1592.
  67. Diarium, 24 V 1592.
  68. Diarium, 21 V 1592.
  69. Diarium, 22 V 1592.
  70. Diarium, 26 e 30 V 1592.
  71. Diarium, 30 V 1592.
  72. Diarium, 1, 2, 4 e 5 VI 1592.
  73. Diarium, 4 VI 1592.
  74. Diarium, 14 VI 1592.
  75. Diarium, 24 VII 1592.
  76. In viaggio dalla Polonia.
  77. Parole con le quali termina la relazione del suo viaggio in Polonia.
  78. Diarium, 1 XI 1595.
  79. Diarium, 11 V 1596.
  80. Diarium, 17 V 1596.
  81. Diarium, 16 V 1596.
  82. Diarium, 30 e 31 V 1596.
  83. Diarium, 12 VI 1596.
  84. Diarium, 21 VI 1596.
  85. Diarium, 25 VI 1596.
  86. Diarium, 19 VII 1596.
  87. Vedi biblioteca Barberiniana, LVI 125, e LIX 52, due relazioni manoscritte su questo argomento. Diarium, 7 II - 1 VI 1598.
  88. Diarium, 2 IX 1598.
  89. Diarium, 20 IX 1598.
  90. Diarium, 11 X 1598.
  91. Diarium, 13 X 1598.
  92. Diarium, 31 X 1598.
  93. Diarium, 30 X 1598.
  94. Diarium, 29 X 1598
  95. Diarium, 13 XI I598.
  96. Diarium, 26 XI - 20 XII 1598.
  97. Diarium, 27 IX - 4 X 1600.
  98. Diarium, 5 X 1600.
  99. Diarium, 16-14 X 1600.
  100. Diarium, 14 III; 1 IV 1605.
  101. Diarium, 8-16 V 1605.
  102. Diarium, 24 XI 1608; 22 VIII 1622.
  103. Bibliot. Vaticana, cod. Ottobon. 3345, e. 12 sgg.
  104. Diarium, 8 IV 1588; 1 I 1592 e passim in tutto il diario.
  105. Diarium, 29 III 1584.
  106. Diarium, 2 V 1584.
  107. Diarium, 24 XII 1584. Vedi pure 25 XII 1586; 2 XI 1587 9 IV 1599 &c.
  108. Diarium, 19 II 1584.
  109. Diarium, 19 XII 1584.
  110. Diarium, 9 XII 1584.
  111. Diarium, 31 XII 1584.
  112. Diarium, 6 XI 1584; 20 XI 1584; 30 X 1586; 24 XII 1586, &c.
  113. Ad ogni versamento l’A. ci dà il nome del donatore, ci spiega il motivo della regalia ed indica il giorno, l’ammontare della somma, i nomi dei banchieri incaricati del versamento &c.
  114. Diarium, 13 III 158$.
  115. Diarium, 8 III 1586.
  116. Diarium, 23 XII 1586.
  117. Diarium, 9 VI 1593.
  118. Diarium, 20 XII 1584.
  119. Diarium, 24 IX e 28 XI 1587; 2 VII e 27 X 1588; 1 IX 1589; 9 I, 11 I e 18 III 1591; 17 III, II VII e 21 XI 1393; 7 XI 1594; 16 XI 1595; 24 XI e 17 II 1599; 8 IV 1600; 13 I 1601 &c.; 6 III 1623 &c.
  120. Diarium, 20 XII 1586; 11 XII e 17 II 1587; 28 XI 1588 &c.; 19 VIII 1603; 4 XI 1604 &c; 27 XI 1621; 12 III 1622 &c.
  121. Per esempio i nomi sbagliati o scorrettamente scritti delle città attraversate nei suoi viaggi.
  122. «Ego Paulus Alaleo manu propria».