Trattato completo di agricoltura - Volume II/Piante da frutto/2

Clima

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Piante da frutto - 1 Piante da frutto - 3
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clima dell’ulivo.

§ 868. L’ulivo (fig. 187) è pianta dei climi caldi e di temperatura poco saltuaria come sono quelli de’ paesi che avvicinano il mare od i laghi; in essi cresce e fruttifica in ogni esposizione; ma quanto più si allontana dall’equatore, vuole posizioni asciutte, soleggiate e difese dai venti freddi che apportano forti cambiamenti di temperatura: non resiste più in su del 46° di latitudine N. Nell’Italia l’ulivo è coltivato con ottimo successo lungo tutte le costiere marittime; abbonda il Lucchese di ulivi ben coltivati, ve ne sono lungo le rive ben esposte del Lago Maggiore, di Garda e di Como, e ve n’erano in Lombardia anche lungi dai laghi sino al 46° di latitudine; ma il forte disboscamento delle Alpi, che tanto influisce sulla rigidezza degli inverni attuali, fece sì che ormai gli ulivi non possono vivere che sulle rive soleggiate dei laghi, difese dai venti Alpini. Nei climi caldi, ma troppo umidi per le piogge od altra circostanza topografica, l’ulivo vegeta molto ma non fruttifica, come spesso vedesi accadere del frumento nei climi equinoziali, ove può dirsi che piova ogni giorno dirottamente: ama dunque l’ulivo un clima caldo, non saltuario, piuttosto asciutto. [p. 129 modifica]Questo desiderio della pianta è pure evidentemente mostrato dalla disposizione delle sue radici, le quali non cercano di penetrare profondamente nel terreno, ma piuttosto di estendersi e formare numerose radicette alla superficie.

La vegetazione dell’ulivo comincia quando la temperatura media è giunta a +12°, e fiorisce allorchè sia di +18° o +19°. Le foglie durano due o tre anni, e sono appajate ed opposte sui rami, ossia l’una contro l’altra, incrociantisi le due superiori colle due inferiori; così i rami che escono dall’ascella di queste foglie riescono parimenti appajati ed opposti. I fiori (fig. 188), foggiati a grappolo, nascono sempre sui rami di due anni.

Questo grappolo è lentissimo a svilupparsi, e talvolta v’impiega quasi due mesi; ma quando il fiore è appassito il frutto si forma in pochi giorni. Questo grappolo è composto da dieci a dodici fiori, dei quali in ultimo non ne resta che uno o due con frutto, raramente tre o quattro. Due mesi dopo la fioritura il nocciuolo interno del frutto è formato e duro, nè ingrossa più oltre; il frutto allora aumenta di volume coll’aumentare la polpa. Avanti la maturità cadono ancora molti frutti formati, o per effetto della siccità estiva, o per altri contrattempi atmosferici. La polpa dell’ulivo dapprima è costituita da una materia acquosa, la quale in seguito prende l’aspetto di emulsione, e finalmente l’aspetto oleoso quanto più si avvicina alla maturità.

L’ulivo è una pianta che vivrebbe moltissimi anni se tanto non gli fosse dannoso il freddo. Una temperatura di -5° susseguita da un pronto disgelo può bastare a farla perire fino alle radici, tanto più se questa temperatura sotto lo zero avviene presso la primavera. Un gelo anche più forte, ma non susseguito immediatamente da giornata con sole, sarà meno fatale; così sono spesso maggiormente riservate le posizioni nelle quali il sole non batte che dopo molte ore del mattino. Ben di rado però accade che la pianta muoja interamente pel freddo e, tagliata al piede, la si rinnovella prontamente e si mette presto a frutto. [p. 130 modifica]

§ 869. L’ulivo, che dallo stato selvaggio e per semi e per talee e per barbatelle, venne moltiplicato e riprodotto da tempo immemorabile sino a noi per essere assoggettato ad una regolare coltivazione, subì una infinità di piccole modificazioni nella forma, nel volume e nel colore del frutto, che ormai sarebbe cosa impossibile l’enumerarne le varietà, come già avvenne per la vite; alcune varietà riprodotte per semi meglio che certe altre s’acclimatizzarono nei climi temperati, ed alcune acquistarono una maggior precocità, per cui ogni paese conserva nomi proprj alle varietà, non conosciute o ben poco dal paese vicino, perchè sono denominazioni convenzionali, il più delle volte significanti il paese di loro provenienza.

Io seguirò quindi il precetto dei migliori coltivatori dell’ulivo i quali dicono essere preferibile quella varietà che meglio s’addice alla speciale località, e che tale la trovò una lunga esperienza; cioè che, trattandosi singolarmente di climi temperati, meglio resista alla ordinaria temperatura jemale, che porti maggior quantità di frutti, i quali maturino il più presto possibile, e che diano la maggior possibile quantità di olio. Potrassi riconoscere che il frutto sia abbondante d’olio dalla maggior proporzione in cui sta la polpa in confronto dell’interno nocciuolo, la quale deve essere per lo meno come 3 ad 1, separando la polpa avanti l’inverno; e sarà un indizio ancor più sicuro, quando estratto l’olio da una certa porzione di frutti, questi superi il decimo del peso totale di essi. Finalmente, volendo a tale proposito giudicare soltanto dall’apparenza, migliori saranno le piante che portano frutti tondeggianti, poichè il nocciuolo essendo sempre oblungo, daranno sicuro indizio d’essere ricchi di polpa.

Circa poi alla facoltà di resistere più o meno al freddo jemale, non dovremmo sagrificare affatto la qualità ed abbondanza del frutto per aver la robustezza dovuta soventi alla qualità che potrebbe dirsi maggiormente selvatica relativamente ad un dato paese, e che di solito fornisce scarsi e piccoli frutti. È un conto di convenienza misto fra la durata media della pianta, ed il suo prodotto medio: stando però sempre il principio che non dovrassi giammai dare la preferenza alle varietà provenienti da climi molto più caldi di quelli nei quali vogliasi propagare.