Trattato completo di agricoltura - Volume II/Generalità sulle piante fruttifere/3

Modo di affrettare la maturanza dei frutti

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modo di affrettare la maturanza dei frutti.

§ 882. La maturanza dei frutti si può affrettare in varj modi, cioè coll’esposizione soleggiata, coi ripari, colla colorazione dei muri, colla sfogliatura, col taglio verde, coll’innesto, colle incisioni anulari, colle legature, e coll’ago-puntura.

Per quanto spetta all’esposizione, ai ripari ed alla sfogliatura ben s’intende che concorrono ad accelerare la maturità dei frutti col ricevere e trattenere maggiormente il calore. Nel campo aperto la pianta riceve aria, riceve anche i raggi solari più che praticando la sfogliatura, ma non ne riceverà mai tanto come se fosse posta in posizione di [p. 167 modifica]mezzodì e riparata a tramontarla per mezzo di muri, siepi folte, o rialzi naturali, come sarebbe il pendio de’ colli o de’ monti. In tali circostanze, oltre al ricevere più direttamente i raggi solari, questi vengono riflessi dal corpo cui sta vicina od appoggiata la pianta, ed il calore è trattenuto durante la notte; per il che minore riesce il raffreddamento notturno. Che anzi allo scopo di vieppiù trattenere il calore s’immaginò di dipingere in verde o d altro colore oscuro i muri cui sono appoggiate le spalliere de’ frutti.

L’innesto, anche ripetuto sulla stessa pianta, le incisioni e le legature si praticano affine sempre a impedire il troppo libero rifluire del succhio. Come agisca l’innesto voi già lo sapete; e le incisioni e le legature si fanno alla base dei rami fruttiferi, od appena al dissotto del punto cui stanno i frutti. Il taglio verde poi serve, come già vi ho detto, a concentrare l’umore nelle parti utili della pianta, e questo non solo tende a mantenere l’equilibrio fra i suoi rami, ma eziandio a mettere a profitto de’ frutti gran parte di quell’umore che inutilmente andrebbe ne’ germogli succhioni, od in quelli che dovrebbersi tagliare nel verno.

Vi ho detto fin dal principio di questo capitolo che ora per frutto noi non intendiamo già il seme fecondo, ma bensì lo sviluppo e maturità della parte mangereccia; e ciò, specialmente nei frutti ad acini, può avvenire senza l’atto della fecondazione. Anche le pruno, le ciliegie, le pesche, e quasi tutte ad eccezione delle mandorle, delle nocciuole, delle noci, insomma di quei frutti dei quali effettivamente se ne mangia il seme, negli altri noi consideriamo il mesocarpo carnoso, e l'aumento di questa parte può ottenersi semplicemente con un proporzionato concorso di umori.

Parimenti per quanto si disse al § 112, Vol. I, si può intendere come avvengono quei lenti e continui cambiamenti nel frutto, pei quali acquistano alla per fine quel sapore particolare alla loro maturanza. — Quando sono ancor verdi i frutti funzionano come le foglie assorbendo acido carbonico, esalando acqua ed ossigeno, elaborando essi pure la linfa secondo la loro interna costituzione. Ma questa si modifica fisicamente col progresso di tempo, modificando eziandio l’azione chimica che esercita sugli umori per modo che in seguito vien diminuita l’esalazione aell’ossigeno, si sospende l’assorbimento dell’acido carbonico, assorbendosi ossigeno in sua vece; per il che gli acidi vegetali che dapprima riscontravansi nel frutto l’aumento frutto può ottenersi [p. 168 modifica]agiscono sulla diastasi e sull’amido contenuto, che mano mano convertono in destrina ed in zuccaro. Dal momento poi che nel frutto incomincia quest’ultima modificazione, il suo colore si cambia, e da verde si fa giallo, rosso, rossiccio, violetto. Nei frutti la cui superficie esterna resta verde, come nel castagno, noce, mandorlo, nocciuolo, è segno che in essi non avviene la conversione della diastasi o dell’amido in zuccaro, ma che continua l’assorbimento dell’acido carbonico, e che non viene sostituito od in ben poca parte dall’assorbimento dell’ossigeno. Quelli che cambiano colore, come l’uva il pruno, ciliegio, pesco, pero, pomo, ecc., si fanno dolci, e gli altri invece restano quasi interamente costituiti da materia amilacea, talvolta leggiermente zuccherina. Il calore e la luce sono gli agenti principali di queste modificazioni, ed i frutti che divengono dolci abbisognano di maggior calore e luce che non quelli che restano amilacei, come già avrete potuto intendere per quanto si è detto parlando dell’influenza del calore e della luce nella vegetazione.

Il sapore ed il colore particolare dei frutti sembra dipendere da minime differenze nella loro fisica tessitura, la quale differentemente esercita la propria azione chimica sugli umori; ed in ogni modo la luce ed il calore sono anche in ciò gli agenti principali. Così pure la qualità chimica del suolo ed il suo diverso grado d’umidità esercitano una certa qual influenza sui frutti, i quali restano meno coloriti e meno sapidi nei terreni umidi e poco abbondanti di alcali. Ma quest’azione del suolo esercita modificazioni generali, e non si potrà dire che un terreno dia un dato sapore ed altro un altro, che anzi questo nemmeno succede nelle piante, cioè nell’umore assorbito dalle loro radici. Da ogni terreno ogni pianta press’a poco assorbe umori chimicamente eguali, ma le chimiche modificazioni di sapore, ecc., avvengono nelle singole parti che elaborano il succhio. Così si spiega come un pero innestato su d’un pomo conservi il sapore proprio del pero; come sur una pianta si possono fare innesti di diverse qualità di frutti, conservando tutte le speciali loro proprietà di colore e sapore.

Ora se la maturità de’ frutti non solo è un atto della vegetazione ma eziandio è un processo chimico, si potrà forse con qualche mezzo che induca un’alterazione chimica nel tessuto produrre ed affrettare quelle modificazioni che precedono la maturità. Il principale fra questi mezzi è l’ago-puntura, la [p. 169 modifica]quale non è altro che l’applicazione artificiale d’un fatto naturale che succede frequentemente sotto gli occhi di tutti. Infatti accade quasi sempre di vedere ogni sorta di frutto punzecchiato dagli insetti, od anche forato per introdurvi o deporvi le uova, ingrossare più degli altri, e maturare molto tempo prima quando possa resistere sulla pianta, non essendovi interessate le parti che comunicano col picciuolo. Questo fatto, quasi comune a tutti i frutti, riesce evidentissimo nelle prune, le quali talvolta hanno il nocciuolo ancora allo stato acquoso, mentre il mesocarpo ha di già raggiunto un volume più grande dell’ordinario frutto maturo. Se questo fatto naturale il più delle volte manda a male e fa cadere il frutto, perchè quasi sempre l’insetto, continuando l’interno guasto, offende parti essenziali, potrebbesi artificialmente pungere il frutto in modo che non ne soffra, e questo si fa coll’ago-puntura, ossia col pungere e trapassare quasi interamente il mesocarpo, introducendovi una piccola goccia d’olio onde la ferita non rimargini troppo prontamente. Questa ferita, naturale od artificiale, producendo una lacerazione ed un’alterazione nel tessuto, induce una specie di fermentazione per la quale più rapidamente compionsi le modificazioni necessarie alla maturità. — Cionondimeno i frutti che per tal mezzo si fanno maturare avanti tempo, riescono di qualità inferiore a quelli che normalmente raggiungono la maturanza, e ciò dipende dal maggior tempo in cui la luce ed il calor solare possono esercitare su di essi la loro influenza.