Trattato completo di agricoltura - Volume II/Della Patata

Della Patata

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Del Pomo di terra - 8 Dell'Igname
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DELLA PATATA.

§ 767. La patata (fig. 179) (ipomoea o convolvulus batatas) una pianta che produce dei tubercoli sulle radici al pari del pomo di terra: essa però non alligna che nei paesi caldi, poichè non vegeta se non quando la temperatura media atmosferica sia giunta a +12°,5, nè devesi esporre in campo aperto se non quando la stagione sia bene stabilita, temendo assaissimo il freddo. Per dare tuberi abbastanza ben costituiti abbisogna di 3645 gradi circa di calore; la qual somma non può ottenersi naturalmente che nel mezzodì dell’Europa, ed anche nei climi temperati, quando la si disponga presto a vegetare sui letti caldi, come si farebbe col tabacco.

La patata conta diverse varietà coltivate, fra le quali la lunga e rossa, più ricca d’ogni altra di principj immediati; la lunga gialla, meno farinosa; la rosea ai Malaga; la violetta della Nuova Orleans; e finalmente la patata igname, la più produttiva ma la meno apprezzata delle altre. [p. 21 modifica]

Le varietà rosse danno la seguente composizione:

Acqua 67,50
Fecula 16,05
Zuccaro 10,50
Materie azotate 1,50
    »    grasse 0,30
Cellulosa 0,45
Altre materie organiche 1,10
Sali minerali 5,90
100,00

La patata detta igname contiene anche più del 75 per % d’acqua e molta minor quantità di fecula e di zuccaro.

La grande proporzione di materia zuccherina che si riscontra in questo tubero ci spiega come, per essere conveniente la sua coltivazione, esigasi un clima caldo, tale insomma da fornirgli l’indicata somma di 3645 gradi circa di temperatura; e ci spiega come sia necessario un terreno sciolto o le frequenti sarchiature per mantenerlo soffice, ed un concime poco azotato, ma piuttosto ricco d’humus e di alcali.

Nei climi temperati adunque per ottenere la maggior possibile maturanza di questa pianta, abbisogna disporre i tuberi su d’un letto caldo al finir dell’inverno, in luogo tale però che non possano essere colpiti nè dal gelo nè dalle brine; e poi piantare i getti o le barbatelle nei campi, quando la stagione abbia per media la temperatura di +15°, con una minima non minore di +8° o +9°.

Il lavoro del terreno non deve essere molto profondo; il lavoro superficiale basta allo scopo di lasciar ingrossare i tuberi e di permettere l’ingresso al calore. Anzi da molte esperienze risulterebbe che in terreno profondo le radici diramano assai, ma producono pochissimi tuberi; e dove all’incontro le radici non possono estendersi di molto, più facilmente producono quei rigonfiamenti che costituiscono i tuberi. Per ciò alcuni invece di lavorare intieramente il terreno, vi praticano tante fossette larghe 0m,35 circa, profonde o m,20 e distanti fra loro in modo che dal centro dell’una a quello della vicina vi sia 0m,80. 1 getti o le barbatelle vi si piantano a 0m,50 circa di distanza dall’una all’altra; dopo l’impianto importa inaffiare. La patata soffre meno l’asciutto del pomo di terra; [p. 22 modifica]si zappa una volta o due, indi si rincalza. In seguito la parte erbacea copre talmente il terreno che impedisce la vegetazione d’ogni altra erba e qualunque altro lavoro.

Venuta l’epoca del raccolto si tagliano dapprima gli abbondanti steli, che possono servire per foraggio verde, e si possono anche far seccare pel verno. Ciò fatto si levano le radici colla zappa o colla vanga, si scuotono per farne cadere la terra, si lasciano al sole per un giorno, indi se ne staccano i tubercoli che si ripongono in luoghi asciutti e caldi, poichè la patata soffre anche a +4° o +5°.

Il prodotto d’un ettaro a patate è di circa chilogr. 30,000 di tuberi e di altrettanto peso di steli. Egli è perciò che nei climi caldi questa coltivazione e utile anche per l’abbondante foraggio che somministra. Il valore del tubero della patata deve essere minore di quello del pomo di terra; anzi il sapor dolciastro, e la minor quantità di fecula rende questo tubero meno ricercato e meno appetito dall’uomo: ciononpertanto l’abbondante materia zuccherina che contiene potrebbe renderlo vantaggioso tanto per l’estrazione dello zuccaro, quanto per la fabbricazione dell’alcool.