Trattato completo di agricoltura - Volume II/Del Pomo di terra/5

Propagazione e Coltura

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propagazione e coltura del pomo di terra.

§ 756. Il solano tuberoso e una pianta che si può propagare in tutte le maniere possibili, cioè per semi, per getti, e [p. 10 modifica]pei tuberi che crescono sulle radici, tanto intieri quanto divisi in tante porzioni quanti sono gli occhi o gemme di cui è fornito.

La propagazione per semi, che sarebbe la più naturale, non è la più conveniente poichè dà uno scarso raccolto di piccoli tuberi; il seme gioverà forse per ottenere delle varietà, ma non già per la coltivazione in grande. L’agricoltura mirar deve al massimo prodotto, e vi sono molte piante che non conviene propagare per semi, ma per porzioni della pianta stessa (talee, getti, piantoni, polloni, ecc.), come si usa colla vite, col salice, col pioppo, ecc., perchè in tal guisa se non si ha una pianta molto durevole, si ha sicuramente più presto uno vegetazione rigogliosa e fruttifera.

Per propagare il pomo di terra per getti si tengono i tuberi durante l’inverno nelle cantine, o poco sotterra in luoghi caldi. All’avvicinarsi della primavera questi tuberi mandano degli steli lunghi, esili e biancastri, i quali si staccano e si piantano col foraterra, in terreno ben lavorato e concimato opportunamente, alla distanza di 0m,25 per ciascun lato. Meglio ancora è l’usare dei getti verdi di pomi di terra posti in terra ben concimata all’autunno, in luogo aperto e soleggiato, facendo loro come un letto caldo; questi tuberi è meglio disporli piuttosto fitti, anzi ravvicinati, perchè si tratta soltanto di averne dei getti numerosi, ed abbastanza consistenti per piantare come già si è detto. Il pomo di terra propagato in questa maniera produce un minor numero di tuberi, ma ordinariamente piuttosto grossi ed informi, per il che si può mantenere una minor distanza fra pianta e pianta. Questo metodo può essere utilissimo negli anni in cui di primavera i tuberi sono scarsissimi e costosi; in questo caso dopo d’aver tolti dal vivajo, o letto caldo, i primi getti ai tuberi, qualche settimana dopo se ne potrà avere dei nuovi fors’anche più numerosi e più belli dei primi.

Meglio ancora dei getti tagliati riescono le barbatelle, ossia i getti già discretamente vigorosi, staccati dai tuberi colle loro prime radici e piantate col foraterra. Anche per aver queste si può fare il letto caldo nell’autunno in luogo soleggiato, coi tuberi più piccoli del raccolto di quell’anno. Ogni tubero, benchè piccolo, può dare due o più barbatelle per la metà d’aprile, ed il pomo di terra propagato con esse può riuscire più voluminoso di quello che si avrebbe piantando gli stessi tuberi che le diedero; ed inoltre per la metà di maggio i piccoli tuberi del vivajo potrebbero fornirne delle nuove. [p. 11 modifica]

§ 757. Ciononpertanto il piantar tuberi è ancora il modo più usitato e migliore per avere un buon prodotto di pomi di terra. Per piantare i tuberi si può lavorare il terreno in diverse maniere, cioè: si può lavorarlo per intiero ad una profondità di 0m,15 a 0m,25, tanto usando della vanga che dell’aratro. Lavorando il terreno colla vanga si tracciano in seguito tante linee come si fa col melgone ad una distanza di 0m,35 a 0m,50, secondo che il terreno sia più o meno caldo e sciolto, indi colla zappa si fanno tante buche sulle linee, distanti 0m,30 circa fra loro; in esse si ripone un tubero intiero ed in seguito si ricopre con 0m,05 circa di terra. Adoperando invece l’aratro per lavorare il terreno si possono gettare i tuberi alla giusta distanza nel solco e poi ricoprirli col susseguente, riponendo così mano mano altri tuberi ogni due o tre solchi secondo la distanza che vuolsi mantenere fra le linee, avvertendo che non oltrepassi quella di 0m,50. Il nostro Filippo Re suggerì un altro metodo poco dispendioso per piantare i tuberi senza lavorare completamente il terreno, e consiste nel distribuirli in linea alla superficie del suolo, e poi ricoprirli togliendo la terra che resta fra una linea e l’altra, affondando questo solco e levando nuova terra per maggiormente ricoprire i tuberi mano mano che procedono nella vegetazione. Certo è che questo metodo riesce bene, perchè, quantunque il pomo di terra per estendere le sue radici abbisogni di terreno soffice, esse però non si approfondano, e poco importa che al disotto trovino un terreno sodo, purchè possano allargarsi dai lati.

Talvolta invece di concimare tutto il campo, si può spargere il concime o nel solco o nel buco fatto dalla zappa, o presso il tubero prima di ricoprirlo colla terra.

§ 758. Molti per risparmio di semente usano tagliare i pomi di terra in tante porzioni munite di un occhio (gemma) o due, oppure di levarne la parte corticale parimenti divisa in tante porzioni cui siano attaccati uno o due occhi, procedendo pel resto come si farebbe piantando i tuberi intieri in qualunque dei modi suindicati.

Ma questo risparmio di semente non compensa il minor prodotto, come non lo compensa il piantar tuberi intieri ma piccoli, invece dei grossi.

Eccovi le esperienze di Anderson, il quale in otto linee di egual estensione, piantò il pomo di terra in diversa maniera. [p. 12 modifica]

Peso della semente Peso del prodotto Peso netto dedotta la semente
Chil. Chil. Chil.
1.a lin. Pomi di terra intieri 0,155 3,318 3,163
2.a » » piccoli divisi in due 0,109 2,700 2,691
3.a » » quarti d’un sol occhio presi all’estremità più stretta 0,042 0,903 0,921
4.a » » quarti d’un sol occhio presi all’estremità più grossa 0,042 1,176 1,134
5.a » » in pezzi presi nella parte più grossa 0,732 3,463 4,731
6.a » » grossi, cui venne lasciato un sol occhio presso il centro 3,417 8,135 4,718
7.a » » grossi con un sol occhio alla parte stretta 3,474 8,387 4.913
8. » » grossi intieri 3,501 9,343 5,842

Da questo prospetto risulta che il miglior prodottò si ottiene coi grossi pomi di terra intieri, e che il peso del raccolto è tanto maggiore, quanto maggiore è il peso della semente, il qual peso resta abbondantemente compensato dal prodotto.

§ 759. Le cure di coltivazione sono quelle che la ragione detta per qualunque pianta che esiga terreno pervio, e facilità di ricevere calore. Perciò nel regolare la distanza fra le linee, abbisogna lasciar sempre spazio sufficiente per poter zappare e rincalzare il ceppo del pomo di terra.

Ordinariamente si zappa dopo che la pianta abbia un altezza di 0m,10 a 0m,15, e si rincalza una sol volta quando gli steli siano cresciuti da 0m,20 a 0m,25. Ciononpertanto l’operazione del rincalzare dovrebbesi fare due volte, tanto per non ricoprirne di troppo gli steli se si eseguisce troppo presto, come per non interrarli poco se si eseguisce tardi. Una rincalzatura leggiera, quando gli steli sono alti circa 0m,20 ed un’altra quando lo sono 0\30, darebbe un miglior risultato, assecondando meglio l’aumento della pianta, e mantenendogli più a lungo terra smossa all’intorno. [p. 13 modifica]

Pel pomo di terra è meglio eseguire la rincalzatura colla zappa che coll’aratro a doppio orecchio, detto coltivatore, poichè con questo strumento spesso, invece di render soffice la terra e di ricoprire con essa la pianta disposta in linea, non si fa altro che comprimere la terra ai lati, e ciò tanto più se il terreno è argilloso, o che sia di recente bagnato dalle piogge.

Di rado il pomo di terra soffre l’asciutto, singolarmente se è coltivato nei terreni vegetali, e ciò per le ragioni già più volte esposte; tutt’al più, in caso di siccità troppo prolungata e nei terreni che s’induriscono molto, si potrà praticare una sola irrigazione, quando la sia possibile. Questa pianta più di frequente dà un minor prodotto negli anni freddi e piovosi, che in quelli piuttosto asciutti. Il vigore della pianta si disperde in abbondanza di fogliame a scapito della formazione dei tuberi, per la quale esigesi maggior calore.

Alcuni suggerirono di tagliare gli steli del pomo di terra, quando i fiori erano quasi maturi, asserendo che coll’impedire la fruttificazione si ajutava l’ingrossamento delle radici, ossia dei tuberi. Ma il fatto non corrisponde, perchè evidentemente ogni pianta è un essere complesso che abbisogna di tutti i suoi organi per vivere normalmente, ed è impossibile levare le foglie senza ritardare anche l’aumento delle radici, come soffrirebbero le foglie se si maltrattassero le radici. Questa operazione adunque, che si fa allo scopo di godere gli steli verdi pel bestiame, deve essere tralasciata per non diminuire il prodotto dei tuberi, i quali riuscirebbero anche più piccoli ed immaturi, essendo che la pianta quando rimette il fogliame, invece d’ingrossare i tuberi già formati, tende a produrne dei nuovi, i quali, per la stagione già avanzata, rimangono piccoli ed acquosi, cioè immaturi.

Anderson in Inghilterra ha constatati i seguenti fatti, cioè che facendosi il raccolto alla fine di ottobre e che

levando le foglie il 2 agosto il raccolto diminuiva di 0,77
» 10 » » 0,60
» 17 » » 0,55
» 22 » » 0,32
» 19 » » 0,24
» 5 settembre » 0,11

questo fatto combinerebbe con quello riportato da Mollerat, cioè che [p. 14 modifica]

levando le foglie poco prima del raccolto, questo sarebbe di 41
» un mese dopo la fioritura, » 30
» poco dopo la fioritura, » 16
» all’epoca della fioritura, » 4.

Se poi vogliamo limitarci alla cimatura, la spesa occorrente non compensa l’utile.

§ 760. Il pomo di terra, nei climi caldi ed anche nei temperati, quando pero il terreno conservi una sufficiente umidità, o che vi si possa supplire coll’irrigazione, si potrebbe coltivare anche dopo il frumento, come coltivazione secondaria estiva. Non di rado questa coltivazione riesce meglio di quella di primavera, poichè la fine d’agosto ed il settembre è un’epoca calda ed umida.

I tuberi dello stesso anno, cioè quelli coltivati in primavera non servono, perchè non vegetano sino alla vegnente primavera; epperò, ordinariamente abbisogna adoperare tuberi dell’anno antecedente conservati in luogo freddo ed asciutto. Quando poi non si abbiano di questi tuberi, o per la scarsezza o perchè tutti già abbiano vegetato di troppo, vi si potrebbe supplire coll’impianto dei getti o delle barbatelle, oppure facendo rinverdire alla luce i pomi di terra raccolti pei primi nello stesso anno. Sembra che sotto l’azione della luce il pomo di terra acquisti una forzata maturità, o quel grado di organizzazione necessario perchè abbia luogo la germinazione.