Trattato completo di agricoltura - Volume II/Del Pomo

Del Pomo

../Dell'Uva ../Del Pero IncludiIntestazione 18 febbraio 2015 75% Da definire

Dell'Uva Del Pero

[p. 264 modifica]

del pomo.

§ 938. Il pomo (malus sativa,fig. 301) è una pianta che fin dai tempi antichi serviva a dar frutti freschi mangerecci, ed anche a dar un liquido spiritoso detto sidro, del quale abbiamo già parlato ai § 559 e seguenti dei Vol. I. Nella Francia, nel Belgio, nella Svizzera, nella Germania e nell’Inghilterra, non solo attualmente, ma anche una volta era assai coltivato il pomo per ottenere il sidro prima dell’introduzione della vite, come pure era diffuso in que' paesi dove il clima non permetteva questa coltivazione. Anche in Italia si fabbricava il sidro, ma in seguito la vite sbandì quasi per intiero questo liquore, ed ormai, tranne che nei luoghi montuosi della parte settentrionale, dove parimenti la vite non allignerebbe convenientemente, nella restante parte non si coltivano che le migliori varietà mangerecce. Nella Francia settentrionale, nella Germania, Svizzera ed in altri luoghi settentrionali, il pomo si divide in varietà da sidro, ed in varietà da tavola. In Italia le varietà all’incontro si distinguono in estive, autunnali ed invernenghe, a seconda dell’epoca della loro maturanza. Complessivamente il pomo conta [p. 265 modifica]più di 2000 varietà, poichè anticamente, e dove lo si coltivava pel sidro, lo si propagava per semi, poco importando che i frutti fossero alquanto acidi ed amari, che anzi questi sembravano quelli che fornissero il sidro migliore e più durevole.

In quanto al clima favorevole al pomo trovasi che il migliore è il temperato alquanto umido, compreso tra il 44° ed il 48° di lat. N. sebbene esso possa allignare anche più in su di questo grado. Riguardo al terreno, purchè non sia troppo argilloso, troppo siliceo o troppo calcare, il pomo riesce bene dovunque, ma preferisce un terreno sabbioso-argilloso. Nei terreni troppo aridi dà frutti radi, piccoli e di sapore amarognolo od acido. In Lombardia si coltivava il pomo con molto successo nella parte bassa irrigatoria. Nel terreno troppo umido la pianta si sviluppa con grande vigore, ma il frutto riesce insipido.

In Italia le esposizioni di Levante, Ponente ed anche di tramontana sono le migliori, purchè siano riparate dai venti. Soffre pochissimo la brina perchè fiorisce tardi contemporaneamente al pruno.

La Valle del Po, che in Italia presenterebbe la migliore ubicazione per la coltivazione del pomo, al giorno d’oggi ne è quasi sprovvista, o non si coltiva che nei giardini e nei fondi attinenti alle case, perchè fa molt’ombra ed esige una forte spesa per custodirne il frutto.

Il pomo si propaga per semi, per barbatelle, e per innesto sul cotogno, sullo spino bianco, sul pero, sul nespolo. Il miglior modo è quello di innestare nel vivajo le piante ottenute da seme, acciò riescano migliori e meno facilmente mandino numerosi polloni dal pedale. — Si avverte che chi tiene un proprio vivajo farà bene ad innestare le piante in testa od al piede sul tronco di due o tre anni, perchè in tal modo la pianticella in quell’anno in cui viene troncata per l’innesto si munisce di numerose radicette che ne assicura la riuscita dopo il trapiantamento; ma chi deve comperare le pianticelle da venditore non farà male innestando al posto nel secondo anno, onde non tormentar di troppo la pianta nell’anno del trapiantamento. Converrà poi sempre scegliere le piante innestate in testa perchè il tronco riesca più bello e più robusto per le stesse ragioni che abbiamo addotte parlando del gelso. Innestando al piede e nel campo l’operazione e la riuscita sono più difficili, e devesi usare [p. 266 modifica]una marza assai vegnente onde aver presto il tronco, ma questa ordinariamente riesce poco produttiva.

L’innesto più usitato pel pomo è quello a spacco con due marze; lasciandone poi una sola se si fa al piede per aver un albero, e due se si fa in testa o per aver un soggetto da spalliera.

La grossezza o circonferenza della pianta da trapiantarsi all’aperto non sarà minore di 0m,12 a 0m,15, acciò possa resistere ai venti ed agli urti, almeno a quelli non troppo forti. L’altezza del tronco sarà da 2m,00 a 2m,10 dal suolo alle prime ramificazioni, perchè i prodotti sottoposti soffrano di meno per l’ombra, e perchè il lavoro non riesca impedito dai rami leggiermente pendenti.

§ 939. La piantagione si fa nei soliti modi in quanto alla fossa, la quale deve essere proporziouata all’estensione delle radici. Ed i rami della pianticella dovranno diminuirsi in modo che riescano in relazione colle radici conservate. Il concime sia scomposto nè molto azotato; vantaggiosissimi sono gli avanzi che servirono alla fabbricazione del sidro. L’epoca migliore per la piantagione è la fine dell’inverno avanti che la temperatura media sia giunta a +8°; e nei terreni secchi si farà in autunno quando cominciano a cadere le foglie. — Inoltre chi voglia far sidro deve procurare di non alternare di troppo varietà che non maturano contemporaneamente, poichè il sugo non riescirebbe buono, e si conserverebbe torbido per più lungo tempo. Siccome poi ordinariamente non si aspetta a piantare il pomo quando abbia una grossezza di 0m,12 circa, ma si toglie dal vivajo appena che abbia una grossezza di 0m,06 circa, perchè così i venditori si sbarazzano presto innestando al piede, importa per conseguenza munirlo di un paletto che lo sostenga contro i venti, e si deve conservarvelo finchè il tronco abbia acquistata sufficiente robustezza.

Per quanto spetta al taglio il pomo si presta alla spalliera, ed a qualunque foggia, sia piramidale, sia a pallone od altra, ed anche alla vegetazione libera all’aperto. Per la spalliera e per le altre forme ognuno sa che è indispensabile un taglio appropriato per ottenere lo scopo, ma all’aperto la massima parte degli agricoltori lo lasciano crescere troppo liberamente; e questa pratica è pregiudizievole alla vita della pianta ed alla rendita in frutti.

Importa quindi disporre la testa del pomo allevato ad [p. 267 modifica]albero in modo che formi tre o quattro diramazioni principali, le quali poi si vanno suddividendo come si farebbe col gelso, mantenendo il complesso della pianta come un vaso vuoto nel mezzo, e coi rami tutti ad una eguale altezza. Devesi però notare che i fiori del pomo crescono sui rametti orizzontali, sui dardi, sui rimessiticci e soprattutto sulle gemme continue, per il che il taglio deve essere fatto in modo da favorire lo sviluppo di queste parti, e da limitare le gemme da legno che giacciono sulla cima dei rami dell’anno precedente. Sarà inoltre cosa necessaria il levare i germogli inutili che nascessero lungo il tronco, o sulle diramazioni, i quali convertirebbonsi in rami succhioni, il che riuscirebbe a scapito della regolare conformazione della pianta. Ciononpertanto si toglieranno col taglio jemale tutti i rami succhioni che per avventura fossero cresciuti; si monderà dai rami morti o deperenti; da quelli troppo pendenti, e si cimeranno quelli che fossero cresciuti più alti degli altri.

§ 940. Una pianta di pomo ben regolata comincia a dar frutto il quinto o sesto anno dopo l’impianto, e nel trentesimo è nel massimo del suo prodotto. Questo prodotto però non è eguale ogni anno, e generalmente si ha frutto abbondante ogni due o tre anni; la qual cosa devesi piuttosto al modo di cogliere i frutti che non alle intemperie, al modo di vegetazione della pianta, ed in parte al concentramento d’umore fattosi nei frutti nell’anno d’abbondanza, ed al bisogno quindi che ha la pianta di metter legno e foglie nell’anno successivo.

Il frutto del pomo può considerarsi maturo quando comincia a tingersi in giallo, a mandar un poco della propria fragranza, ed a cadere spontaneamente anche senza il concorso del vento. Un indizio più certo è il color oscuro-nerastro degli acini o granelli. Quei frutti che cadono avanti tempo o pel vento o perchè invasi dagli insetti si devono raccogliere ogni mattino e consumarsi immediatamente facendole cuocere, oppure schiacciare per farne sidro. Il raccolto poi deve farsi in giorno sereno, quando sia scomparsa ogni traccia di rugiada. Se le poma servono a far sidro, si copre di paglia il terreno sotto pianta, indi si scuotono i rami per farle cadere, e se qualcuno ancora vi resta si abbatte con una leggier pertica. Se all’incontro le poma voglionsi conservare per mangiar fresche, importa raccoglierle a mano, senza però strapparle onde non levare con esse la gemma continua cui sono attaccate. [p. 268 modifica]

Il guasto prodotto alle gemme continue dal cattivo modo di raccogliere è fra le cause del raccolto saltuario che rimarcasi in questa pianta. Importa inoltre separare quei frutti che per avventura cadessero sul terreno, perchè facilmente si guasterebbero in breve tempo; come non è cosa mal fatta il tener separate le varietà, specialmente se fra di loro esiste una differenza nell’epoca della maturanza.

Altrove parleremo del modo di conservare questi frutti fin oltre l’inverno.