Trattato completo di agricoltura - Volume I/Educazione del baco da seta/7

Fabbricazione della semente

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Educazione del baco da seta - 6 Educazione del baco da seta - 8

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fabbricazione della semente.

§ 633. Ordinariamente per ottenere una buona semente scelgonsi da una o più partite quei bozzoli che trovansi migliori, escludendo i così detti doppj o doppioni (bozzolo che contiene le crisalidi di due larve), avvertendo che un chilogrammo di bozzoli può dare circa 35 grammi di semente.

Nello scegliere i bozzoli credesi di poter meglio pareggiare il sesso delle future farfalle, ritenendo che quelli i quali presentano un piccolo ristringimento nella lor parte di mezzo diano maschi, e che i più ovali ed alquanto più grossi diano farfalle femmine. — Mondati poscia i bozzoli dalla peluria che li riveste, pongonsi in locali freschi ed oscuri, non sorpassanti i 19°, distesi sopra tavole, in istrato alto non più di 0m,05, oppure fissati entro telaj posti perpendicolarmente, nei quali sono tese tante funicelle, distanti fra loro quant’è la grossezza d’un bozzolo. Ciò disposto, dopo dodici o quindici giorni cominciano ad uscire le farfalle, il che avviene generalmente verso lo spuntar del sole, pochissime essendo quelle che nascono all’ora del tramonto. Uscite le farfalle, si levano dalle tavole o dai telaj, e mettonsi sopra altre tavole, separati i maschi dalle femmine; e quando in quella mattina non nascono più farfalle, si portano i maschi sulla tavola dove stanno le femmine; ivi succede l’accoppiamento, e le coppie si vanno mano mano levando, trasportandole sopra altre tavole, sorvegliando quelle che si disgiungessero troppo presto per appagarle di nuovo.

Le farfalle si lasciano accoppiate per quattro o sei ore, dopo il qual tempo si staccano i maschi dalle femmine, e queste si portano sui pannilini ove depongono le uova. Sopra questi pannilini si lasciano per 12 o 24, ore, ed anche sino alla loro morte. Questa operazione si replica tutti i giorni, finchè i bozzoli diano farfalle, il che dura circa sei giorni, e dopo si lasciano i pannilini distesi per alcun tempo ancora, e poi ripiegati ben asciutti, si ripongono in luoghi ove la temperatura non sorpassi i 12° od i 15°, scegliendosi perciò le cantine, come già si è detto.

§ 634. Vediamo ora quanto ci sia di buono in queste pratiche.

Prima di tutto dirò che tra lo scegliere da una o più partite i bozzoli da semente sarà sempre miglior cosa lo [p. 630 modifica]sceglierli da una sola, poichè la nascita delle farfalle sarà più contemporanea e più breve, essendochè ben di rado due partite di bigatti salgono al bosco nella stessa giornata; e questa differenza di tempo si riscontrerebbe anche nell’uscita delle farfalle. Inoltre il numero delle farfalle maschi sarà più probabilmente in relazione con quello delle farfalle femmine; e perciò non dovremo già scegliere soltanto quei bozzoli che noi crediamo capaci di fornirci la quantità voluta di semente, ma dovremo scegliere quella partita d’esito felice che nel suo complesso sorpassi di poco la quantità di bozzoli che ci proponiamo di conservare per ottenere la semente; ed allora questa partita la si monda soltanto dalle gallette scadenti, mal costituite, ecc. Scegliendo, come generalmente si costuma, sovente si va incontro ad una sproporzione fra le farfalle maschi e femmine, il che riesce a diminuzione del prodotto della semente, falsa essendo l’opinione che i bozzoli muniti di ristringimento nel mezzo diano per lo più dei maschi, e quelli più tondeggianti diano delle femmine.

Falsa è pure l’opinione che i bozzoli detti doppj non siano buoni per far semente. Invece io credo che debbansi preferire agli altri, essendo essi poco apprezzati come gaietta, laddove con minor volume si otterrebbe la stessa quantità di farfalle; che anzi, il più delle volte il doppio contiene crisalidi di sesso diverso. I filatori di seta specialmente possono trarre il massimo profitto dai doppj col farne semente.

Il disporre sulle tavole i bozzoli sembrami una pratica difficile e contraria ai precetti naturali, perchè privati del naturale appoggio che costruisce il baco onde fissarli, la farfalla ne esce più difficilmente, e li trascina seco negli sforzi che fa per uscirne. Ed è poi difficile perchè più a stento si possono togliere le farfalle per riporle altrove, esigendosi l’uso d’ambe le mani, l’una per tener fermo il bozzolo, l’altra per istaccare la farfalla. I telaj adempiono meglio alle condizioni naturali, perchè il bozzolo è tenuto fermo dalle cordicelle, perchè con una sol mano si possono levare le farfalle, e finalmente perchè l’umore ch’esse emettono nell’uscire, cade verticalmente in terra senza lordare i bozzoli vicini.

Ma assai più riprovevole è l’uso di mantenere il locale dove si fa la semente oscuro e ad una temperatura ancor più bassa di quella nella quale il bigatto si è filato il bozzolo. Questo pregiudizio è una conseguenza dell’errore che si commette nell educare il baco nell’oscurità e ad un calor [p. 631 modifica]decrescente. Abbastanza vi feci notare i benefici effetti della luce e del calore nella vita d’un insetto che nasce in primavera; nè questi effetti si arrestano all’epoca che il bozzolo è formato, ma continuar devono per tutto il tempo della nascita delle farfalle, dell’accoppiamento, della deposizione della semente e della sua successiva conservazione; ben inteso che vadano accompagnati coll’opportuna ventilazione. E per verità, non si osserva forse che se la stagione è fredda o piovosa, le farfalle hanno minor vigore, che il loro accoppiamento è difficile o dura poco, che più stentatamente le femmine depongono le uova, e che queste riescono in quantità minore? Voi tutti ne sarete persuasi: ma si continua a far lo stesso. Non temete adunque il caldo, lasciate pure che il locale stia verso i 25°; lasciate pure che vi penetri aria e luce, e vedrete che le farfalle, più presto asciugando dall’umore di cui sono bagnate nell’uscire dal bozzolo, acquisteranno maggior vigore; vedrete che l’accoppiamento sarà più tenace e regolare, e finalmente che le farfalle femmine vi deporranno in breve tempo una maggior quantità di uova. In allora soltanto sarà lecito derogare dal precetto naturale che dà a questo genere d’insetti un lungo accoppiamento, e potrete, per risparmio di tempo e per tener contemporanee tutte le altre operazioni, limitare a sei od otto ore la durata dell’accoppiamento.

Iu seguito poi le farfalle non si lasceranno sui pannilini più di 24 ore, poichè dopo un tale spazio di tempo le uova meglio fecondate sono già deposte, e quelle che restano, riescono le meno fecondate, e quindi danno origine a larve mal costituite. E per intendere questo fatto abbisogna dirvi che le uova, durante l’accoppiamento, non sono fecondate nell’ovario della femmina, ma che l’umore emesso dal maschio si ferma in una specie di ricettacolo posto tra l’ovario e l’apertura esterna, per il che le uova si fecondano soltanto nell’attraversarlo, allorquando la femmina dall’ovario le spinge al di fuori. Perciò quanto maggiore sarà la quantità dell’umore raccolto nel detto ricettacolo, maggiore sarà pure il numero delle uova che potranno fecondarsi; e se l’umore sarà scarso, le prime uova potranno fecondarsi, ma le ultime, trovandolo ancor più scarso, od anche esausto, facilmente potranno rimaner mal fecondate, od affatto infeconde. — Tutt’al più, per non perdere quelle poche uova feconde che venissero deposte dopo le 24 ore, si toglieranno le farfalle dal [p. 632 modifica]pannolino, per riporle sopra un altro sino alla loro morte. Così avrannosi due qualità di semente; la prima, che sarà la migliore e che darà un minor numero di larve mal costituite, ed una seconda che merita d’esser ben separata dalle uova leggiere, e che probabilmente darà larve meno robuste.

In quanto al luogo di conservare la semente già vi dissi non essere cosa ben fatta lo scegliere le cantine. L’uovo del baco a quattro mute non nasce prima di dieci mesi circa dall’epoca in cui fu deposto, per quanto possiate esporlo a forte temperatura avanti questo momento. Anzi, come già vi dissi, conservata la semente ove possa risentire la temperatura media delle stagioni, essa si farà più vigorosa nell’estate, e meglio resisterà anche al freddo nel verno.

Non ho creduto opportuno di stendermi sopra certe minutezze dell’educazione, per non confondervi il capo. L’importante è il fissarsi in mente le norme naturali, per sussidiarle coll’arte. Il resto viene da sè. Il più delle volte si attribuisce alla combinazione fortuita d’un tal fatto il buono o cattivo esito dei bigatti, laddove in vece dipende dal complesso di molte altre cose che non si fanno, o che non si osservano, sempre perchè è più comodo l’incolpar un fatto solo, generalmente l’ultimo, che indagare una molticiplità di cause.

Compendiando le norme principali che fin qui vi ho date, perchè l’educazione dei bigatti riesca il meglio possibile, si hanno le seguenti massime:

1.a Conservare la semente in luogo ove possa risentire la temperatura media atmosferica, tenendola riparata soltanto dalle intemperie e dai forti geli jemali.

2.a Levare la semente dai panni in primavera.

3.a Disporla alla nascita sol quando la temperatura media sia tra i 16° ed i 18°, ossia quando il gelso abbia almeno quattro o cinque fogliette ben svillupate.

4.a Durante l’incubazione, dai 16°, portare la temperatura negli ultimi giorni a non più di 20.°

5.a Educare i bigatti ad una temperatura regolarmente aumentante da 20°, sino ai 25° o 27° nelle ultime età.

6.a Permettere che nelle giornate belle e discretamente ventilate entri liberamente aria per ogni parte.

7.a Lasciar entrare la luce, escludendo tutt’al più i raggi solari diretti.

8.a Non tener troppi bigatti sopra le tavole, nè troppe tavole in un sol locale. [p. 633 modifica]

9.a Cambiare frequentemente i letti quando si riconoscono umidi, e che la stagione fredda non permetta d’aprire per dare accesso all’aria.

10.a Aria, luce e temperatura leggermente crescente all’epoca della salita al bosco e della fabbricazione della semente.