Trattato completo di agricoltura - Volume I/Educazione del baco da seta/5

Della temperatura, della ventilazione e della luce

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Educazione del baco da seta - 4 Educazione del baco da seta - 6
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della temperatura, della ventilazione e della luce.

§ 629. Gli effetti benefìci della temperatura atmosferica non posson andar disgiunti da quelli della ventilazione e della luce.

Nella pratica abbiamo veduto che i bigatti appena nati a 25° circa, vengono trasportati nei locali d’educazione riscaldati a 23°, e dopo ciascuna muta, la temperatura si abbassa d’un grado circa, in modo che dopo la quarta non sorpassi i 20°.

Ma che avviene operando in tal modo? Nei primi momenti, per mantenere una temperatura tanto superiore all’esterna atmosferica anche di giorno, abbisogna riscaldare il locale con cammini; e questi, oltre al grave dispendio ed alla cura che richiedono, non riscaldano mai uniformemente il locale: davvicino talvolta riscontraci i 28° e poco più lontano i 20° ed anche meno. Inoltre dovendo tener ben chiusa ogni apertura per mantenere questo calore, necessariamente resta esclusa l’aria esterna e l’umidità; ed il locale, per la cattiva generale costruzione de’cammini, s’empie di fumo, e l’aria ambiente è soverchiamente secca. Progredendo invece nelle mute, ed avanzandosi la stagione, per diminuire la temperatura dei locali abbisogna escludere ancora l’aria esterna e tener socchiuso o chiuso interamente, impedendo l’ingresso anche alla luce che con sè porta calore. Intanto l’aria ambiente, più fredda dell’esterna, fa deporre a questa una parte del vapor acqueo che naturalmente tien sospeso, il quale (§ 168), aumentato anche dall’evaporazione della foglia e dei letti, rende l’aria soprasatura, cioè produce una vera umidità sensibile, sicuramente dannosa al buon andamento dei bigatti.

Ma come mai nella pratica invalse la massima di diminuire la temperatura dei locali mano mano che il baco da seta progrediva nella sua vita di larva? In verità non saprei [p. 623 modifica]comprenderlo. All’errore d’una nascita forzata, s’è voluto aggiungere anche quello d’una progressione a ritroso; si contrariò la natura nella nascita, e si volle contrariarla anche durante la vita.

Quand’è che nasce spontaneamente l’uovo del bigatto? In primavera. Che stagione vi sussegue? La stagione calda, cioè la state. Qual’è la temperatura media della primavera quando nasce? 16° circa. Qual’è quella dell’epoca in cui il bigatto si fila il bozzolo? Di 22° circa. Perchè dunque contrariare in tal modo l’ordine naturale delle cose?

Tutti gli esseri organici, vegetali ed animali, tengono il loro sviluppo, aumento e perfezione in ragione diretta dell’aumento del calore e della luce, abbisognandone maggiormente quanto più il loro organismo, progredendo, deve compiere funzioni più importanti. Voi già sapete che un vegetale non fiorirebbe con quella temperatura che gli sarebbe sufficiente per nascere, e che non porterebbe frutto maturo con quella della fioritura. Voi sapete che quasi tutti i vegetali nascono in primavera, e che quelli che nascono in autunno o muojono nel verno, o si fermano nel loro sviluppo finchè il calore della successiva primavera non li fa progredire. Lo stesso accade negli animali. Guardate qual sorte subiscono quelli che da un clima caldo vengono condotti ad abitare climi più freddi; essi deperiscono, ed il più delle volte non possono più propagare la specie; la primavera è l’epoca naturale della generazione o della nascita negli esseri che godono della vita selvaggia; e se vi sono degli animali che possono generare anche in autunno, il nuovo essere sarà sempre assai più debole e misero d’altro della stessa madre che fosse nato in primavera.

Vi dissi che è necessaria anche la luce; ea infatti se una luce non troppo forte è favorevole alla nascita di qualunque seme, questa legge però cessa al momento che il germe siasi sviluppato; che anzi abbisogna tanto più di luce quanto più progredisce nel proprio sviluppo, osservate quei vegetali che crescono nei luoghi ombreggiati e li vedrete esili e biancastri, la loro fioritura sarà difficile, ed il portar semi maturi quasi impossibile. Osservate gli animali che abitano i luoghi ombreggiati; osservate l’uomo condannato a vivere nelle profonde vallate, o nelle oscure abitazioni, e vi convincerete di quanta importanza sia la luce per la vita d’ogni essere.

Ma perchè dunque i bigatti si devono educare a calor decrescente e nell’oscurità? Qual fu la ragione che c’indusse a [p. 624 modifica]questa pratica? Si ha forse qualche prova che il bigatto fugga la luce? No, perchè se in un locale oscuro si lasci entrare luce da qualche parte, vediamo i bachi volgersi ed affollarsi da quella parte; e non può darsi ch’essi ricerchino ciò che loro sia contrario. Dicono alcuni contadini che il chiaro (la luce) produca i così detti ciaritt (in dialetto anche s’ciopirœu e lusirœu), e ciò per analogia di nome e non per altro, che simili bachi sono gli affetti da idropisia, o da raccolta acquosa fra le due pelli; ed in questo, come ben vedesi, la luce non ha niente a che fare, ma piuttosto dipende dalla qualità troppo acquosa della foglia, o da circostanze che impediscono la muta della pelle, lasciando però che fra di esse si accumuli quell’umore che serve al distacco della vecchia colla nuova.

Intanto si continua ad allevare i bigatti nell’oscurità, e si entra con lume acceso nei locali quando si deve dar loro da mangiare o fare qualche altra operazione. Intanto, oltre al pericolo dell’incendio, si continua a non osservare nè conoscere quelle lente modificazioni che avvengono nel suo esterno prima e dopo le mute.

Vediamo ora se meglio si possa fare altrimenti. Vi dissi che lo schiudimento doveva succedere a non più di 20°, e che in allora esso avveniva più regolare e d’accordo colla temperatura atmosferica. Vi dissi inoltre che in tal modo, poco essendo il divario fra la temperatura esterna e quella interna dei locali, potevasi nei giorni caldi tener aperto e lasciar entrare liberamente l’aria, fornita dell’umidità normale; e che una tale temperatura facilissima ad aversi nelle giornate calde, non richiedeva gran disturbo per mantenerla anche di notte, appena si accendesse fuoco verso sera, usando dei franklin a preferenza di qualunque altro mezzo riscaldante. Ora vi dico che avendo cominciata l’educazione ad una temperatura non maggiore di 20°, facilissimo vi sarà lo stare in relazione col graduato aumento della temperatura esterna, proprio dell’inoltrarsi della stagione, quand’anche di giorno si lasciasse liberamente entrar aria nei locali. Che anzi per tal modo l’ambiente non sarebbe impregnato di quella fredda umidità che già vi feci notare, e si otterrebbe l’eminente scopo di rinnovare un’aria viziata dalla respirazione di tanti insetti, e dalle esalazioni putride del letto e degli escrementi che in esso vi sono. Coll’aria entrerebbe la luce, e con esse la temperatura.

§ 630. Vi assicuro poi che il grado di temperatura e l’aria non sono cose indifferenti pel ben essere del bigatto, influendo [p. 625 modifica]essa moltissimo e sulla respirazione e sulla nutrizione. Nel darvi le prime cognizioni sul baco da seta, v’indicai che l’esteso sistema respiratorio mostrava abbisognare di molt’aria, e che i canaletti o le diramazioni che partivano dagli stigma, o fori esterni, soprattutto si estendevano sugli organi della nutrizione. Perciò chiaramente appare che un difetto di buon’aria deve portar con sè un disturbo ed un ostacolo all’assimilazione dell’alimento. Oltre ciò, voi tutti avrete osservato che quando il bigatto sia costretto a risentire una temperatura minore di quanto richiede, escluso anche il riguardo del maggiore o minore suo sviluppo, voi lo vedete mangiare assai poco, e perciò prolungare il proprio stadio di larva per un tempo maggiore dell’ordinario. Alcuni dicono che l’andar adagio non è un male; ma io soggiungo che quando questa lentezza non proviene dalla natura dell’insetto, ma da circostanze inopportune, è e sarà sempre un male.

Se dunque la bassa temperatura toglie al baco la voglia di mangiare, essa inoltre disturba ed incaglia la nutrizione. Quanto più la foglia si fa consistente per l’avanzarsi della stagione, altrettanto maggior calore richiedesi per facilitarne la digestione.

Riassumendo quindi l’esposto su tale proposito, si può concludere che la pratica generale è contraria all’andamento naturale e regolare del bigatto, ed impedisce il rinnovamento dell’aria nei locali, favorendo invece il raccogliersi delle esalazioni putride e dell’umidità. Laddove comportandoci, come vi dissi, il bigatto, trovandosi in maggior comunicazione coll’esterno, resta pure in relazione colla temperatura aumentante, colla luce, e colla qualità e quantità della foglia.

Dalle norme suesposte ne derivano le seguenti conseguenze: Che la foglia deve essere somministrata fresca più che sia possibile, appena colta, non calpestata nè contusa, e soprattutto non bagnata.

Che le tavole, ossia i gratticci, devono esser disposti in modo da permettere la libera circolazione dell’aria, quindi possibilmente lontane dalle pareti.

Che i bigatti, specialmente nelle prime età, devono essere radi, acciò tutti egualmente, possano nutrirsi e goder aria.

Che il letto, o residuo della foglia che giace sulle tavole, misto agli escrementi dei bachi, deve essere levato una volta o più per ogni muta, quando il tempo che passa tra l’una e l’altra sia maggiore di quattro o cinque giorni.