Trattato completo di agricoltura - Volume I/Coltivazione del gelso/5

Innesto

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dell’innesto del gelso.

§ 581. Si è detto che il metodo più comune di propagare il gelso era la semina, ma che per tal mezzo si otteneva una pianta detta selvatica, le cui differenze colle varietà coltivate non si potevano togliere che per mezzo dell’innesto.

I modi d’innesto più usitati pel gelso sono quello a corona (fig. 83) e quello ad anello (fig 85), la descrizione dei quali innesti già v’indicai al § 311. L’innesto poi si può eseguire tanto presso terra, nel 1.° o 2.° anno di vivajo, quando si recide il gelso acciò faccia una cacciata più lunga e più dritta; oppure si può innestare nella primavera del 2. anno dopo l’impianto. Nel primo caso non è possibile che ad anello, e nel secondo si può praticare anche a corona. [p. 575 modifica]

L’innesto ad anello è il piò sicuro contro i venti, restando la gemma meglio aderente al soggetto; ed avendo il vantaggio di far minor ferita alla pianta. Se l’innesto poi fallisce, si rinnova l’anno seguente sui nuovi ramicelli. Fallito invece l’innesto a corona, ordinariamente può considerarsi perduto il gelso e la relativa spesa poichè, o non rimette più alcuna gemma o ne rimette soltanto qualcuna presso terra, che è quanto non rimetterne affatto, dovendosi egualmente estirpare il gelso per non render zoppa e deforme la piantagione.

Le marze che servir devono all’innesto si sceglieranno da piante di quella varietà di foglia che desideriamo propagare, segnandole l’anno prima, e tagliandone via le cacciate a un sol anno nella primavera in cui vuolsi innestare. Avvertasi però che i rami da innesto si tagleranno via dalla pianta prima che incomincino a gonfiarsi le gemme, e si conserveranno, in luogo dove non possano asciugare troppo facilmente, per esempio nella sabbia posta nelle cantine, onde poter aspettare che il soggetto sia ben entrato in succhio, perchè l’innesto riesca più facilmente.

In qualunque modo poi siasi praticato l’innesto si terrà monda la pianta da qualunque altra gemma che sorgesse sul tronco o sui rami, acciò l’umore meglio si concentri nelle marze. Nel disporre poi le gemme nell’innesto ad anello, o le marze in quello a corona si procurerà che le cacciate cui daranno origine riescano ben disposte intorno al tronco, formando non più di tre o quattro suddivisioni.

§ 582. Vi ha poi disparità di parere riguardo all’epoca ed al luogo in cui devesi innestare il gelso. Alcuni vorrebbero che s’innestasse nel 2.° anno di vivajo, altri invece sempre dopo l’impianto. Alcuni sostengono che sia meglio praticare l’innesto presso terra, altri invece trovano più conveniente farlo in alto, ove si stabiliscono, le prime diramazioni della pianta.

In quanto all’epoca si può dire, che l’innesto non si dovrà mai fare prima che le radici della pianta abbiano abbastanza vigore da produrre nello stesso anno un ramo assai vegeto, quindi non si dovrebbe mai fare che nel 2.° o 3.° anno di vivajo, o nel 2.° anno dopo l’impianto in campagna.

Ma, questione di maggior importanza è quella se il gelso meglio riesca innestato in basso presso terra, o come volgarmente si dice al piede, oppure in alto del tronco, ossia in testa. Se noi però faremo attenzione alle differenze che [p. 576 modifica]esistono fra il legno del gelso selvatico, e quello del gelso innestato, troveremo che trattandosi di dover dare alla pianta un tronco robusto si dovrà necessariamente scegliere il selvatico. Il tronco formato col legno selvatico essendo di libra più compatta meglio resiste alle vicende atmosferiche, ed alle variazioni di caldo e di freddo, le quali notammo essere assai più sensibili presso terra che non ad un’altezza superiore a 1m,50; soffre molto meno per le alternative di ombra e di sole, cui va soggetto il tronco del gelso per effetto dello sfrondamento; e finalmente conserva più sana la fibra legnosa e la corteccia. Per tutto ciò io ritengo che sia meglio eseguire l’innesto del gelso a quell’altezza cui vogliamo stabilire le diramazioni.