Trattato completo di agricoltura - Volume I/Coltivazione del gelso/10

Gelso delle Isole Filippine

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Coltivazione del gelso - 9 Educazione del baco da seta
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del gelso delle isole filippine.

§ 611. Come avviene d’ogni cosa nuova, l’introduzione in Europa del gelso delle Isole Filippine diede motivo di dire troppo bene e troppo male; chi ne lodò ed esagerò i vantaggi, chi lo sprezzò affatto ed avrebbe voluto che fosse posto in assoluta dimenticanza.

I caratteri distintivi di questa specie di gelso già li conoscete, ora non mi resta che di enumerare gli svantaggi e l’utilità che presenta in confronto degli altri gelsi.

Gli svantaggi del moro multicaule che gli oppositori misero avanti, sono: la precocità della sua vegetazione, per cui facilmente può essere danneggiato dai freddi del fine dell’inverno, o del principio di primavera: il legno tanto poroso del quale, pegli ordinarj freddi jemali, ne perisce buona porzione di parte erbacea, ed anche di legno verde: il soffrire maggiormente per le ordinarie siccità estive: l’aver le radici più facilmente rose dai topi; l’avere, per questa sua costituzione tanto porosa, una vita assai più breve delle altre varietà; e finalmente che la di lui foglia vien facilmente lacerata dai venti, asciuga difficilmente dopo le pioggie, ed è meno appetita dal baco da seta.

I vantaggi poi che presenta questo gelso, sono: che alligna discretamente anche nei terreni magri ed umidi; che si moltiplica facilmente per talea e per margotte, persino nel mese di agosto; che si può sfrondare molto più presto dopo l’impianto, ed anche a stagione più inoltrata, perchè soffre molto meno la sfrondatura; che la di lui vegetazione anticipata può servire a risparmiare gli altri gelsi che non avessero ancora una vegetazione spiegata; che può dar luogo ad un secondo raccolto di bozzoli, quando siasi spogliato presto la prima volta; che i bozzoli sono di qualità migliore, perchè la foglia è poco acquosa; che le foglie si staccano facilmente dai rami; che le talee di questo gelso danno rami innestabili il venturo anno, e che quindi può riuscir utile per formare un vivajo senza bisogno di semenzajo. [p. 599 modifica]

Ora esaminiamo più minutamente alcuno di questi vantaggi. Ho detto che si moltiplica facilmente per talea, e ciò succede così facilmente che non conviene propagarlo con qualunque altro mezzo. Un pezzo di ramo munito anche di una sola gemma, conficcato in terra, anche non lavorata, dal febbrajo sino all’agosto, mette la gemmula e le radici avventizie dalla base della gemma e dalle lenticelle sparse sulla corteccia. Ma per formar vivajo, nel marzo le talee si mettono in terra lavorata, munite di tre occhi o gemme, due delle quali restino sotterra: questi rami non devono avere più di due anni, e meglio sarà se di uno, purchè siano vegeti; alcuno usa anche farli appassire per rinverdirli di nuovo coll’immergerli nell’acqua; si piantano È però da notarsi che l’innesto fatto al piede nel venturo anno con qualche varietà del gelso bianco, dà origine ad un gelso vegeto sì dapprincipio, ma di minor durata, per la maggior porosità e minor robustezza delle radici del multicaule, per il che si abbandonò questo modo d’aver vivai; al contrario innestato il multicaule sul gelso bianco dura di più. Il gelso delle Filippine ha poi una si grande facilità a metter radici, che si possono formare come dei semenzai, tagliando i rami giovani in tanti pezzetti quanti sono gli occhi, lasciandovi soltanto due centimetri circa di legno sopra e sotto ciascuna gemma (vedi fig. 71), disponendoli in varie linee infossate di 0m,05 come se fossero seminati, ricoprendo poscia col rastrello.

La facilità di propagar questo gelso per talea, congiunta alla proprietà di soffrir poco la sfrondatura, suggerì la possibilità a un secondo raccolto, tanto alimentando i bachi colla foglia di quelle piante che fossero state sfogliate per tempo in primavera, quanto usando del seguente modo. In primavera, nel terreno coltivato a cereali, per esempio a segale od a frumento, si conficcano in terra, alla distanza di 0m,60, tante talee, le quali ben poco fastidio danno alla vegetazione di quei generi; frattanto esse mettono le radici, e preparano le messe, che, dopo la mietitura dei cereali, prendono vigore, e così, pel mese di settembre, il campo trovasi convertito come in un vivajo o boschetto di gelsi, che potrebbesi spogliare per una educazione autunnale di bigatti; indi col nuovo lavoro del terreno, si distrugge il vivajo.

Nel nostro clima poi non è conveniente l’allevare d’asta il gelso delle Filippine, perchè vegeta poco, soffre di più il vento, [p. 600 modifica]e non fa rami consistenti. Meglio è allevarlo basso da siepe, e meglio ancora a ceppata bassa, come il salice domestico, tenendo piuttosto fitta la piantagione, poco importando che deperisca presto, potendosi presto rimettere.

Da tutto quanto ho esposto se ne può dedurre che il gelso delle Filippine non può supplire le piantagioni d’asta del gelso bianco; e che solo può convenire educato a ceppata, per avere foglia molto per tempo, od in caso di mancanza d’altra, o per coglier tardi, come per una seconda educazione di bigatti. Non è per conseguenza un gelso da encomiarsi tropp’oltre, e nemmanco da sprezzarsi affatto.



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