Trattato completo di agricoltura - Volume I/Botanica agricola/2

Della radice

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della radice.

§ 3. La radice non è altro che la radicetta che, crescendo, tende ad approfondarsi più o meno nella terra; che ingrossa e si suddivide coll’ingrossarsi e ramificare del tronco; che ama l’oscurità, e che prende un colore ordinariamente giallo carico, non mai verde. La radice è poi quella parte che, fissandosi nel terreno, serve a nutrire e tener ferma la pianta.

§ 4. Per riguardo alla sua figura dicesi ramosa quando sotterra si suddivida, come succede nelle piante ramificanti o frondifere, imitando quasi le ramificazioni del tronco. Semplice si dice quando manca di suddivisioni, o che siano ben poco apparenti, come accade nelle erbe e vegetali che non ramificano nel tronco. In quanto alla posizione che occupa nel terreno, dicesi profonda (fig. 3) se penetra molto sotto terra, come nelle piante che s’innalzano di molto, per esempio nella rovere, nel faggio, nel pino, ecc. Serpeggiante (fig. 4 4. pa Steli d’una pianta palustre. — t Livello del fango. — r fe Radice serpeggiante. [p. 24 modifica]e 5) se scorre a fior di terra o poco sotto, come in molte piante erbacee, quali sono le canne, gli asparagi, la gramigna, ecc. In quanto alla loro tessitura o sostanza, chiamasi legnosa se sono dure quanto il legno del tronco; carnosa (fig. 6) se come quelle di rapa, barbabietola e carota; tuberosa quando sulle diramazioni presenti dei rigonfiamenti o tubercoli, ordinariamente di sostanza consimile a quella delle carnose, come nel pomo di terra; nella dalia, ecc. (fig. 7 e 8).

6. 7.




8.

Vi sono poi quelle radici che diconsi avventizie, e che nascono sul fusto o sui rami di quei vegetali che, deboli a mandare e sostenere il loro tronco o le loro diramazioni in [p. 25 modifica]alto, toccando terra, dagli occhi o gemme, mandano radici, formando quasi una pianta separata, come nelle fragole e nelle gramigne (fig. 9). Altre diconsi accidentali, e queste 9. a Tralcio di fragola. — f Nodi o gemme da cui partono foglie e radici. nascono non già dagli occhi, gemme o nodi, ma su qualunque porzione del tronco, quando sia liscio e di scorza tenera. Questa proprietà è dimostrata coi rami di salice, di pioppo, di fico, di gelso e di molte altre piante, nonchè dall’operazione del margottare, come vedrete quando vi parlerò della propagazione artificiale delle piante. In alcuni casi queste radici avventizie ed accidentali diconsi aeree quando nascono più o meno sopra terra, per poi fissarvisi col crescere in lunghezza. Di questa sorta di radici se ne vedono nelle canne e nel melgone ai nodi poco discosti dalla terra, e più ancora se ne vedono nelle piante dette grasse ed in quelle che crescono nei terreni mobili, sabbiosi e dominati dai venti, quasi corde che tengano fisso l’albero d’una nave: di queste se ne trovano molte nei deserti dell’Affrica.

Non crediate però che la natura abbia posto bruscamente tutte queste distinzioni nelle radici come nelle altre parti d’un vegetale, per favorire le divisioni sistematiche di quelli che credono di far un gran bene alla scienza, e di renderla più facile moltiplicando ed enumerando le più piccole differenze. No, la natura non va a balzi; ha regole fisse nel complesso, svariatissime nei dettagli, e non so ne caverebbe gran frutto a tener dietro a tutte le più piccole modificazioni che accadono ogni giorno. Io vi ho indicate queste principali differenze, perchè in agricoltura sappiate regolarvi nella diversa [p. 26 modifica]educazione che esige, per esempio, una pianta a radice legnosa e profonda, da quella che richiedesi da un’altra carnosa, o serpeggiante, e per adattarvi la qualità la profondità del terreno e del lavoro, ecc.

§ 5. Vi dissi che lo scopo principale della radice era quello di assorbire il nutrimento dal terreno; ma non tutte le parti di essa possono servire a quest’ufficio. Sono le parti più sottili e più tenere, le estremità, quelle che compiono quest’assorbimento.

Come vedrete una pianta si può dividere in parte aerea, ed in parte interrata, e queste due porzioni osservate nel loro complesso s’imitano l’una l’altra; se la porzione aerea per mezzo delle parti verdi serve alla pianta come il polmone negli animali, la parte interrata serve all’assorbimento delle sostanze necessarie alla nutrizione, e può considerarsi come la bocca. Le radici sono munite alle estremità di gemme per allungarsi, e di alcuni piccoli rigonfiamenti di un tessuto spongoso, dette spugnette, pori, o boccuccie, che tengono luogo delle foglie della parte aerea, e servono all’introduzione od all’assorbimento dell’umidità che tiene in soluzione le sostanze nutritive. Vi dirò finalmente che la parte interrata e la parte aerea si assomigliano per la loro struttura interna, potendo le radici, sollevate alla superficie del suolo e poste in contatto dell’aria, metter gemme e rami aerei, come il tronco od i rami interrati possono mandar fuori radici, ossia parti che desiderano interrarsi: se voi vedete i rami e le foglie cercare l’aria e la luce, noi vediamo le radici cercare l’oscurità ed allungarsi verso la buona terra, quand’anche vi fosse qualche leggier ostacolo, come se l’avessero fiutata da lungi.

Dall’avervi detto che le radici funzionano per le loro estremità o divisioni più sottili, tanto per allungarsi come per assorbire, vedrete quanto importi conservare alle piante queste parti nel caso che si vogliano trasportare, e quando si coltivano usando la zappa, la vanga o l’aratro.

§ 6. Voi mi domanderete, se la radice ed il tronco sono [p. 27 modifica]costituiti egualmente e possono spesso sostituirsi, perchè mai la radice tende sempre in basso nel terreno ed il tronco sempre in alto verso l’aria? Ed io vi risponderò con quest’altra domanda: Perchè noi, salvo alcuni casi, dobbiamo toccar terra coi piedi e non col capo? Perchè non camminiamo colle mani piuttosto che coi piedi? L’interna configurazione e struttura dei piedi e delle mani è pur consimile? Se non sapete rispondere sensatamente, tacete, come faccio io colla vostra domanda.