Trattato completo di agricoltura - Volume I/Botanica agricola/17

Durata delle piante

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Botanica agricola - 16 Chimica agricola
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durata delle piante.

§ 54. Le piante, al pari degli animali, hanno una vita limitata a ciascuna specie ed a ciascun individuo. Alcune, quasi tutte erbacee, non vivono più d’un anno, anzi non più di quanto il clima permette loro di vegetare entro il detto tempo, cioè soltanto per alcuni mesi, e diconsi annuali, [p. 66 modifica]poichè germinano, fruttificano e muojono nel corso d’un anno; come il frumento, mellone, lupini, ecc. Vi sono le piante biennali che compiono la loro vita in due anni, formando lo stelo nel primo, e fruttificando nel secondo: tal’è la scorzonera. Perenni, o meglio vivaci, quelle che, perdendo o no le foglie ogni anno, e sopravvivendo la radice, od anche il tronco ed i rami, possono continuare per molti anni a vegetare, come fanno molte erbe da prato, e gli alberi in genere. L’ulivo, per esempio, può durare 300 anni, la rovere 400, i cedri del Libano sembrano indistruttibili. Ma se vuoisi calcolare la vita media, un pioppo, per esempio, dura 80 anni, una quercia 200, i pini, i larici 150.

§ 55. Ma quale sarà la causa del deperimento delle piante? Per molte il freddo jemale; per altre la mancanza delle necessarie sostanze nel terreno; l’impossibilità per le radici di trovar nutrimento, anche per ostacolo meccanico; l’improvvisa mancanza d’umidità, come in certe stati secche; la mancanza d’aria e la troppa umidità, come nelle piante terrestri affatto inondate accidentalmente; la coltura del terreno che guasta e toglie molte radici superficiali; lo sfrondamento artificiale; ma più ancora, come succede negli animali, l’indurimento e l’ostruzione degli organi servienti alla nutrizione od alla respirazione, per l’accumulamento di sostanze terrose che, mancanti del necessario veicolo acquoso, intercettano le relazioni tra il vegetale e l’aria, tra il vegetale ed il terreno, per cui la pianta deperisce e muore.

Nè devesi però tacere un altro fatto. Le piante che facilmente fruttificano, ed i cui semi nascono facilmente, sono quelle che durano meno; laddove quelle la cui fruttificazione non si compie che dopo un certo numero d’anni e dopo un certo accrescimento del tronco, quelle in qui la detta funzione può essere per molte cagioni impedita, od i cui semi difficilmente nascono, durano assai più in vita, quasi che la natura abbia con ciò provveduto alla conservazione delle specie, e della loro quantità relativa. [p. 67 modifica]

§ 56. Gl’indizi principali del deperimento d’una pianta sono: i rami della cima che crescendo poco, tendono ad arrotondarla; le foglie che spiegansi avanti tempo, o che ingialliscono e cadono prima del consueto. Così pure la pianta comincia ad alterarsi quando muore qualche ramo della cima; quando la scorza si separa dal tronco in fenditure che mettono a nudo gli strati legnosi; quando sul tronco o sui rami mostrinsi macchie nere o rosse, muschi, licheni o funghi; e quando attraverso le fenditure lascia gemere il sugo proprio, o linfa discendente.

§ 57. Come varia è la durata delle piante, varia pure è l'altezza e la grossezza cui giungono, a norma della specie. Alcune arrivano presto ad un’altezza e ad una grossezza considerevole, e queste hanno un legno tenero e leggero, come il pioppo, i pini, e le acacie, qual’è la robinia; altre invece impiegano molti anni ed hanno un legno più duro, come la quercia, l’olmo, il frassino, il cedro, ecc. L’altezza maggiore che una pianta possa raggiungere nei nostri climi è di 30 a 40 metri. Un clima caldo-umido, ed un terreno profondo e buono sono aondizioni favorevoli all’altezza delle piante. Nei climi temperati o freddi, e nei terreni poco profondi le piante aumentano invece proporzionatamente di più in grossezza. Il castagno dell’Etna avrebbe 19m di diametro; l’acero di Trons in Svizzera uno di 2m,70: il tiglio di Neustadt 4m; nelle foreste dell’America meridionale vi sono delle piante d’un’altezza e di una grossezza quasi incredibile.

Non crediate però, benevoli lettori, che le piante arrivino tutte per lo meno alla loro vita media; no, anch’esse per loro disgrazia, o per nostro beneplacito, vanno soggette a molte guerre di distruzione nel fiore degli anni; e felici anche fra di loro si possono chiamare quelle che vivono poco e non durano più d’un anno. Le piante da frutto sono guaste dai continui tagli, il gelso dallo sfrondamento, e le piante forestali sono distrutte dall’inesorabile scure. Le piante hanno [p. 68 modifica]pure le loro specie neglette o privilegiate. I cereali, tanto indispensabili alla sussistenza, rappresentano fra i vegetali il popolo, che è pur la parte produttiva d’una nazione; il gelso, la vite e le piante da frutto, utili e buone, ma non del tutto necessarie, rappresentano la borghesia; gli agrumi, i fiori, e soprattutto le piante esotiche, siano pur affatto inutili e di puro dispendio, rappresentano la classe privilegiata, per le quali si costruiscono magnifiche serre, e si appresta una terra che serva lautamente e senza gran fatica alla loro nutrizione, verificandosi anche fra le piante il detto: Nemo propheta in patria.

Eccovi quelle cognizioni di botanica che io reputo indispensabili all’Agricoltura. Chi ne cercasse di più prenda altri libri; chi ne volesse di meno troverà col tempo che non potrebbe farne senza.