Trattato completo di agricoltura - Volume I/Botanica agricola/15

Movimenti nei vegetali

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movimenti nel vegetali.

§ 46. La direzione che prendono le diverse parti d’una pianta nella germinazione e nel successivo loro sviluppo è, come vi ho già detto, un problema difficile e non può spiegasi, in fatto che per la tendenza che hanno a mettersi in relazione col mezzo che loro offre le necessarie condizioni per l’esercizio delle relative funzioni.

Ora vi dirò che anche le piante, se non possono muoversi per sè stessè ed allontanarsi dal luogo ove tengono le loro radici, le quali producono in esse ad un tempo un impedimento ed un bisogno di stare ove si sono preparate le condizioni per vivere, possono però muovere alcune loro parti. Se si prende per esempio un rametto guernito di foglie e lo si dispone in maniera che le foglie guardino in alto colla loro pagina inferiore, si vedrà che queste, dopo un certo spazio di tempo, avranno presa la posizione naturale facendo una mezza contorsione sul picciuolo. Se si pone una pianta in luogo ove la luce penetri da un lato o da una sola apertura, si vedrà ch’essa dirige e rami e foglie verso la parte per cui entra la luce. Ma questo fenomeno potrebbe ancora attribuirsi al bisogno che ha la pianta di dirigere le sue parti verdi verso l’aria e la luce onde funzionare. Ognuno conosce che la cassella di que’ fiori, che volgarmente diconsi begli uomini, quando scoppia per maturanza naturale, o perchè sia compressa leggiermente, rivolge all’indietro le sue cinque valve. Così il frutto maturo del cocomero selvatica, staccato dal picciuolo, getta con violenza i semi ed un fluido denso pel foro che vi rimane.

§ 47. Un movimento più sensibile offrono le foglie durante il crepuscolo, che meglio riesce evidente di notte. Chi visiti uno spazio alberato di notte rimarrà certamente sorpreso dalla fisionomia diversa che presentano le piante, confrontata con quella veduta di giorno. Questa diversa disposizione delle foglie fu detta sonno delle piante. [p. 59 modifica]

Non tutte le piante però si dispongono egualmente di notte, alcune dirigono le foglie in alto, altre in basso: le composte, ossia quelle che sullo stesso picciuolo tengono varie fogliuoline, sono quelle che eseguiscono movimenti più marcati. In alcune si rialzano e si combaciano fra loro quelle d’un lato con quelle dell’altro, come nei trifogli e nelle fave; in altre si abbassano, come nell’acetosella e nella liquirizia; o si piegano in avanti e si avvicinano al picciuolo comune, come nelle mimose e nelle acacie. Questa diversa disposizione delle foglie non succede soltanto durante la notte, ma si mostra, sebbene più irregolarmente, anche nei giorni nuvolosi, ventosi, quando si procuri un’oscurità artificiale, ed anche nelle piante che abitano luoghi quasi sempre illuminati dal sole. Sembra adunque che questa posizione sia uno stato di necessario riposo degli organi della pianta e specialmente delle foglie, le quali in questo momento prendono una positura generalmente eguale a quella che avevano allo sbucciare dalla gemma, e che certamente dev’essere la meno forzata.

§ 48. Le foglie sono inoltre sensibilissime agli influssi atmosferici di calore, umidità ed elettricità. Facile è l’osservare la posizione rilasciata nei giorni caldissimi e soffoganti; quella piuttosto eretta nei giorni umidi, caldi e ventilati e quella languente, insolita e quasi paurosa che prendono all’appressarsi d’un temporale.

Alcuni fiori, per esempio il girasole, seguono la direzione del sole; altri s’aprono e si chiudono ad ore determinate; altri s’aprono di notte, come la Bella di notte, e quelli del cacto grandifloro, ecc., ma questa non è una eccezione, poichè la disposizione più vigorosa del fiore e che serve alla fecondazione, riesce quella serrata di giorno, e la rilasciata, quella aperta di notte. In generale quasi tutti i fiori s’aprono di giorno e si chiudono di notte. Certi fiori non si aprono o non si chiudono all’avvicinarsi della pioggia.

Già vi dissi che durante la fioritura succedono sensibili [p. 60 modifica]movimenti fra gli organi sessuali del fiore, avvicinandosi gli stami allo stigma, o questo a quelli secondo la loro diversa disposizione. Ma assai più meritevoli d’attenzione sono i movimenti prodotti nel fiore o nelle foglie dal contatto esterno eventuale o procurato. Ognuno conosce come l’erba sensitiva, appena tocca dalla mano dell’uomo, da un insetto, o scossa in qualunque modo, quasi ritrosa, ravvicini le foglie l’una contro l’altra; le foglie della pianta detta pigliamosche, toccate sulla nervatura di mezzo, vi si ripiegano sopra, imprigionando gl’insetti che vengono a posare su di esse. In alcune questi movimenti sono quasi continui tutto il giorno, come nelle oscillarie (specie di alghe), i filamenti di cui sono composte oscillano da un lato e dall’altro come un dito od una proboscide. I viticci delle viti, dei cocomeri, dei piselli, le piante rampanti o giranti intorno ad altre, come il fagiuolo, mostrano esse pure di moversi e dirigersi dalla parte che toccano. La comunissima robinia, come tant’altre piante, quando venga scossa dal vento o dalla mano dell’uomo abbassa le foglie, e questo movimento ripetesi finchè, quasi stanca cedendo alla forza superiore, rimane per molto tempo in quello stato d’abbandono.

Quale sarà la causa di tali movimenti? Dovremo noi forse in tutto paragonare i vegetali agli animali? No. Dovremo forse affatto separarli? Neppure. Sulla terra tutto si concatena e si confonde in modo che tutti devono confessare che la natura non va per salti. Essa, dispone, modifica, procede sempre, ma non fa divisioni.