Pagina:Le confessioni di un ottuagenario I.djvu/153: differenze tra le versioni

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<span class="SAL">153,1,ThomasBot</span>porta del castello fino a quella di cucina. Là mi saltò addosso Martino.
dalla porta del castello fino a quella di cucina. Là mi saltò addosso Martino.
:- Furfantello! scapestrato che sei! non la farai la seconda volta, te lo giuro io! arrischiarti di notte per questo buio fuori casa! -

:Anche qui la parlata fu il meno, il piú si erano gli scappelletti che l’accompagnavano. Se tanto mi toccava dagli amici, figuratevi poi cosa dovessi aspettarmi dagli altri!.. Il capitano che giocava all’oca con Marchetto s’accontentò di menarmi un buon pugno nella schiena dicendo che la mia era tutta infingardaggine, e che dovevano consegnarmi a lui per averne un buon risultato de’fatti miei. Marchetto mi tirò le orecchie con amicizia, la signora Veronica, che si scaldava al fuoco, tornò a ribadirmi le sculacciate di Germano, e la vecchiaccia unta della cuoca mi menò un piede nel sedere con tanta grazia, che andai a finir col naso sul girarrosto che girava.
- Furfantello! scapestrato che sei! non la farai la seconda volta, te lo giuro io! arrischiarti di notte per questo buio fuori casa!
:- Giusto proprio! sei capitato a tempo! - si pensò di dire quella strega: - ho dovuto metter in opera il girarrosto, ma giacché ci sei tu non fa piú di mestieri. -

:Con tali parole ella avea già cavato la corda dalla carrucola, e dato a me in mano lo spiedo dopo averlo preso fuori dalla morsa del girarrosto. Io cominciai a voltare e a rivoltare, non senza essere assalito e bersagliato dalle fantesche e dalle cameriere, mano a mano che capitavano in cucina: e voltando e rivoltando pensava al piovano, pensava a Fulgenzio, pensava a Gregorio, a monsignore, al ''confiteor'', al signor conte, alla signora contessa ed alla mia cuticagna! Quella sera, se mi avessero sforacchiato parte per parte collo spiedo, non avrebbero fatto altro che diminuirmi il martirio della paura. Certo io avrei preferito veder arrostita la mia cuticagna, piuttostochè abbandonarla per tre soli minuti alle mani della Contessa; e in quanto alla conciatura, trovava nella mia idea assai piú fortunato<span class="SAL">153,2,Lady mapu</span>
Anche qui la parlata fu il meno; il piú si erano le scoppate che l’accompagnavano. Se tanto mi toccava dagli amici, figuratevi poi cosa dovessi aspettarmi dagli altri!... Il Capitano che giocava all’oca con Marchetto s’accontentò di menarmi un buon pugno nella schiena dicendo che la mia era tutta infingardaggine, e che dovevano consegnarmi a lui per averne un buon risultato de’ fatti miei. Marchetto mi tirò le orecchie con amicizia, la signora Veronica che si scaldava al fuoco tornò a ribadirmi le sculacciate di Germano, e la vecchiaccia della cuoca mi menò un piede nel sedere con tanta grazia che andai a finir col naso sul menarrosto che girava.

- Giusto proprio! sei capitato a tempo! - si pensò di dire quella strega - ho dovuto metter in opera il menarrosto, ma giacché ci sei tu non fa piú di mestieri.

In tali parole ella avea già cavato la corda dalla carrucola e dato a me in mano lo spiedo dopo averlo preso fuori dalla morsa del menarrosto. Io cominciai a voltare e a rivoltare non senza essere assalito e bersagliato dalle fantesche e dalle cameriere mano a mano che capitavano in cucina: e voltando e rivoltando pensava al Piovano, pensava a Fulgenzio, pensava a Gregorio, a Monsignore, al Confiteor, al signor Conte, alla signora Contessa ed alla mia cuticagna! Quella sera se mi avessero sforacchiato banda per banda collo spiedo non avrebbero fatto altro che diminuirmi il martirio della paura. Certo io avrei preferito arrostita la mia cuticagna, piuttostoché abbandonarla per tre soli minuti alle mani della Contessa; e in quanto alla conciatura, trovava nella mia idea assai piú fortunato san