Decameron/Giornata sesta/Conclusione: differenze tra le versioni

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== Conclusione ==
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Questa novella porse igualmente a tutta la brigata grandissimo piacere e sollazzo, e molto per tutti fu riso di fra Cipolla e massimamente del suo pellegrinaggio e delle reliquie così da lui vedute come recate. La quale la reina sentendo esser finita, e similmente la sua signoria, levata in piè, la corona si trasse e ridendo la mise in capo a Dioneo, e disse:
 
 
A cui Elissa sorridendo rispose che volentieri, e con soave voce cominciò in cotal guisa:
<poem>
Amor, s'io posso uscir de' tuoi artigli,<br>
appena creder posso<br>
che alcun altro uncin più mai mi pigli.<br>
 
Io entrai giovinetta en la tua guerra,<br>
Amor, s'io posso uscir de' tuoi artigli,<br>
quella credendo somma e dolce pace,<br>
appena creder posso<br>
e ciascuna mia arme posi in terra,<br>
che alcun altro uncin più mai mi pigli.<br>
come sicuro chi si fida face<br>
 
tu, disleal tiranno, aspro e rapace,<br>
Io entrai giovinetta en la tua guerra,<br>
tosto mi fosti addosso<br>
quella credendo somma e dolce pace,<br>
con le tue armi e co' crude'roncigli.<br>
e ciascuna mia arme posi in terra,<br>
come sicuro chi si fida face<br>
tu, disleal tiranno, aspro e rapace,<br>
tosto mi fosti addosso<br>
con le tue armi e co' crude'roncigli.<br>
 
Poi, circundata delle tue catene,<br>
a quel, che nacque per la morte mia,<br>
piena d'amare lagrime e di pene<br>
presa mi desti, e hammi in sua balia;<br>
ed è sì cruda la sua signoria,<br>
che giammai non l'ha mosso<br>
sospir né pianto alcun che m'assottigli.<br>
 
Li prieghi miei tutti glien porta il vento,<br>
nullo n'ascolta né ne vuole udire;<br>
per che ogn'ora cresce 'l mio tormento,<br>
onde 'l viver m'è noia, né so morire.<br>
Deh dolgati, signor, del mio languire,<br>
fa tu quel ch'io non posso;<br>
dalmi legato dentro à tuoi vincigli.<br>
 
Se questo far non vuogli, almeno sciogli,<br>
i legami annodati da speranza.<br>
Deh! io ti priego, signor, che tu vogli;<br>
ché, se tu 'l fai, ancor porto fidanza<br>
di tornar bella qual fu mia usanza,<br>
e il dolor rimosso,<br>
di bianchi fiori ornarmi e di vermigli.<br>
</poem>
 
Poi che con un sospiro assai pietoso Elissa ebbe alla sua canzon fatta fine, ancor che tutti si maravigliasser di tali parole, niuno per ciò ve n'ebbe che potesse avvisare chi di così cantar le fosse stato cagione. Ma il re, che in buona tempera era, fatto chiamar Tindaro, gli comandò che fuor traesse la sua cornamusa, al suono della quale esso fece fare molte. danze. Ma, essendo già buona parte di notte passata, a ciascun disse ch'andasse a dormire.
 
Finisce la sesta giornata del Decameron
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