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{{Qualità|avz=75%|data=20 dicembre 2008|arg=Saggi}}
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Uno principe adunque che abbi una città forte e non si facci odiare, non può essere assaltato; e se pure fussi chi lo assaltassi, se ne partirebbe con vergogna: perché le cose del mondo sono sì varie che egli è quasi impossibile che uno potessi con li eserciti stare uno anno ozioso a campeggiarlo. E chi replicassi: se il populo arà le sue possessioni fuora, e veggale ardere, non ci arà pazienzia, e il lungo assedio e la carità propria li farà sdimenticare el principe; respondo che uno principe potente e animoso supererà sempre tutte quelle difficultà, dando a’ sudditi ora speranza che el male non fia lungo, ora timore della crudeltà del nimico, ora assicurandosi con destrezza di quelli che gli paressino troppo arditi. Oltre a questo, el nimico ragionevolmente debba ardere e ruinare el paese in sulla sua giunta, e ne’ tempi quando li animi degli uomini sono ancora caldi e volenterosi alla difesa; e però tanto meno el principe debbe dubitare: perché dopo qualche giorno che gli animi sono raffreddi, sono di già fatti e danni, sono ricevuti e mali e non vi è più remedio; e allora tanto più si vengono a unire con il loro principe, parendo che lui abbia con loro obligo, sendo loro sute arse le case, ruinate le possessioni per la difesa sua. E la natura delli uomini è, così obligarsi per li benefizii che si fanno come per quelli che si ricevano. Onde, se si considerrà bene tutto, non fia difficile a uno principe prudente tenere prima e poi fermi gli animi de’ sua cittadini nella obsidione, quando non li manchi da vivere né da difendersi.
 
 
[[en:The Prince (Hill Thomson)/Chapter X]]
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