Differenze tra le versioni di "Arabella/Parte seconda/2"

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Luigi62: match
m (Luigi62: match)
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'''In casa delle due “beate„'''
—Che cosa dite, adesso?— gridò la Colomba già eccitata da quell’improvvisa apparizione. E muovendosi per la stanza, soggiunse: —Aspettate che accendo la lucerna—.
Il Berretta con una mano tremante di paralitico fe’ segno a Ferruccio di chiudere l’uscio e le finestre. Mentre il ragazzo obbediva, alla zia Colomba non riusciva d’accendere lo zolfanello sulla pietra del camino. La Nunziadina nel correre da una parte all’altra in preda alla convulsione, fece sonare nel buio le gruccette sull’ammattonato.
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Mentre il ragazzo obbediva, alla zia Colomba non riusciva d’accendere lo zolfanello sulla pietra del camino. La Nunziadina nel correre da una parte all’altra in preda alla convulsione, fece sonare nel buio le gruccette sull’ammattonato.
Finalmente la fiamma rischiarò quei quattro visi intorno al tavolo, tre dei quali si fissarono in uno come in un specchio.
—Quest’uomo a furia di bere quella schifosa acquavite non sa più quel che si dice, non sa più— soggiunse con asprezza la Colomba.
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Ferruccio, sottovoce, con pazienza, cercò di strappare di bocca a suo padre una confessione.
—Della vecchia.—
O Signor benedetto! il sor Tognino era venuto a cercare una carta. Aveva un cappello molle in testa. Faceva freddo; lui stava vicino al fuoco. Lo chiamò a fargli lume, ma lui non voleva. Cercò anche nel letto, ma lui non aveva viste carte. Se osava parlare lo denunciava. Ma i preti avevan saputo la cosa e lo tirarono sotto il Crocifisso a giurare. C’era di mezzo il Mornigani, il mezzo avvocato, l’Olimpia e monsignor arcivescovo. Tutti lo volevano morto, cominciando da don Giosuè Pianelli. Egli non aveva visto niente, aveva detto niente a nessuno, nemmeno ad Aquilino; ma il sor Tognino aveva saputo tutto, fece la deposizione e mandò le guardie a prenderlo per menarlo al cellulare. Aveva veduto le guardie dalla bottega della sora Palmira, verso le tre e mezzo, e non tornò più a casa. Aveva fatto il giro di tutti i bastioni; al cellulare lui non voleva andare, no, no. Prima si gettava nel Naviglietto...
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il Mornigani, il mezzo avvocato, l’Olimpia e monsignor arcivescovo. Tutti lo volevano morto, cominciando da don Giosuè Pianelli. Egli non aveva visto niente, aveva detto niente a nessuno, nemmeno ad Aquilino; ma il sor Tognino aveva saputo tutto, fece la deposizione e mandò le guardie a prenderlo per menarlo al cellulare. Aveva veduto le guardie dalla bottega della sora Palmira, verso le tre e mezzo, e non tornò più a casa. Aveva fatto il giro di tutti i bastioni; al cellulare lui non voleva andare, no, no. Prima si gettava nel Naviglietto...
—Oh, oh, oh!...— urlò cacciando le mani nei pochi capelli grigi. —Mi getto nel Naviglietto!—
—Le ho prese perché la Ratta non mi pagava mai. Sono stato malato; è la Giuditta che ha parlato, o me pover’uomo.—
—È
—È venuto da voi il sor Tognino?—
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—È venuto da voi il sor Tognino?—
—Ieri sera e mi ha detto: ’So che hai parlato coi preti. Ti ho denunciato, brutta faccia di ladro’. Sono venute anche le guardie, e io sono scappato sui bastioni. Io non mangio più, non bevo più, non parlo più. Io mi annego nel Naviglietto...—
La zia Nunziadina, non sapendo più stare a quella scena, scappò via saltellando e andò a nascondersi nello stanzino.
—Le guardie intanto non sanno ch’egli è qui,— riprese la Colomba —e qui non morirà di fame. Tu potrai vedere domattina il padrone e sentirai com’è questa faccenda delle bottiglie, se pure si tratta di bottiglie. Ma mi par di vedere in uno specchio che c’è qualche altra ragione e che il ladro è di là, e un ladro grosso, di quelli che non si possono pigliare.—
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che c’è qualche altra ragione e che il ladro è di là, e un ladro grosso, di quelli che non si possono pigliare.—
—Sicuro che è una cosa orribile e spaventosa— riprese a dire Ferruccio, rimettendosi a passeggiare in fretta attraverso la cucina, come se recitasse una parte sul palcoscenico. —È il disonore questo, capite, zia? ma voi, voi...— e così dicendo correva verso quel pover’uomo mezzo stordito dalla paura e dall’acquavite —voi non avete offerto di pagare? non avete detto ch’io avrei pagato? dovessi vendere anche le scarpe, dovessi vivere a pane e acqua tutta la vita, ma bisogna ch’io salvi quest’uomo dal disonore. O me poveretto, o la mia povera mamma, se guarda in terra! o zia, che vergogna!...—
—Bisogna che tu veda il sor Tognino, subito: cercalo per mare e per terra, finché l’hai trovato, e digli che le bottiglie le paghiamo noi: ora ti darò quei pochi denari... Se non trovi lui cerca la sora Arabella—.
La Colomba abbassò gli occhi, ma, sentendo che Ferruccio cominciava a tremare come una foglia, lo prese più forte per le due spalle e, scrollandolo, soggiunse con tono quasi di rimprovero:
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prese più forte per le due spalle e, scrollandolo, soggiunse con tono quasi di rimprovero:
—Ciò che importa è che quest’uomo non vada in prigione. Sarà forse più la paura che il male; ma coi lupi non si scherza e il sor Tognino è un lupo. Se è vera la storia di questa carta, se è vero che il tuo padrone ha sporca la coscienza, sai che son gli stracci che vanno all’aria. Cercalo subito, parlagli chiaro: adesso ti dò i denari... O cara Madonna benedetta, anche questa mi era riservato di vedere.—
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