Differenze tra le versioni di "Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/20"

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<poem>Lassa che mi dicìa,
 
<poem>Lassa che mi dicìa,
Quando m’avìa in celato:
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Quando m’avìa in celato:
« Di te, o vita mia,
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« Di te, o vita mia,
« Mi tegno più pagato.
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« Mi tegno più pagato.
« Che s’io avessi in balìa
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« Che s’io avessi in balìa
« Lo mondo a signorato ». </poem>
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« Lo mondo a signorato ». </poem>
   
 
Sono sentimenti elementari e irriflessi, che sbuccian fuori nella loro natìa integrità senza immagini e senza concetti. Non ci è poeta di quel tempo, anche trai meno naturali, dove non trovi qualche esempio di questa forma primitiva, elementare, a suon di natura, come dice un poeta popolare, e com’è una prima e subita impressione colta nella sua sincerità. Ed è allora che la lingua esce così viva, e propria e musicale che serba una immortale freschezza, e la diresti ''pur mo’ nata'', e fa contrasto con altre parti ispide dello stesso canto. Rozza assai è una canzone di {{AutoreCitato|Re Enzo|Enzo re}}; ma chi ha pazienza di leggerla, vi trova questa gemma:
 
Sono sentimenti elementari e irriflessi, che sbuccian fuori nella loro natìa integrità senza immagini e senza concetti. Non ci è poeta di quel tempo, anche trai meno naturali, dove non trovi qualche esempio di questa forma primitiva, elementare, a suon di natura, come dice un poeta popolare, e com’è una prima e subita impressione colta nella sua sincerità. Ed è allora che la lingua esce così viva, e propria e musicale che serba una immortale freschezza, e la diresti ''pur mo’ nata'', e fa contrasto con altre parti ispide dello stesso canto. Rozza assai è una canzone di {{AutoreCitato|Re Enzo|Enzo re}}; ma chi ha pazienza di leggerla, vi trova questa gemma: