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{{Qualità|avz=75%|data=05 ottobre 2009|arg=Saggi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=XII<br />IL CINQUECENTO|prec=../XI|succ=../XIII}}
 
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XII
 
IL CINQUECENTO
 
Di questo ideale, di cui adombra i lineamenti {{Ac|Giovanni Boccaccio}}, non hai finora che segni, indizi, frammenti. Il suo lato positivo è una sensualità nobilitata dalla coltura e trasformata nel culto della forma come forma, il regno solitario dell'arte nell'anima tranquilla e idillica: di che trovi l'espressione filosofica nell'Accademia platonica, massime nel {{Ac|Marsilio Ficino|Ficino}} e nel Pico, e l'espressione letteraria nell'{{Ac|Leon Battista Alberti|Alberti}} e nel {{Ac|Angelo Poliziano|Poliziano}}, a cui con pari tendenza, ma con minore abilità tecnica e artistica, si avvicina il {{Ac|Matteo Maria Boiardo|Boiardo}}. Il protagonista di questo mondo nuovo è Orfeo, e il suo modello più puro e perfetto sono le ''{{TestoCitato|Stanze de messer Angelo Politiano cominciate per la giostra del magnifico Giuliano di Pietro de Medici|Stanze}}''. Accanto al Poliziano, pittore della natura, sta Battista Alberti, pittore dell'uomo. Attorno a questi due spuntano egloghe, elegie, poemetti bucolici, rappresentazioni pastorali e mitologiche: la beata Italia in quegli anni di pace e di prosperità s'interessava alle sorti di Cefalo e agli amori di Ergasto e di Corimbo. Le accademie, le feste, le colte brigate erano un'Arcadia letteraria, alla quale in quel vuoto ozio degli spiriti il pubblico prendeva una viva partecipazione. A Napoli, a Firenze, a Ferrara si vivea tra novelle, romanzi ed egloghe. Gli uomini, già cospiratori, oratori, partigiani, patrioti, ora vittime, ora carnefici, sospiravano tra ninfe e pastori. E mi spiego l'infinito successo che ebbe l' ''Arcadia'' del {{Ac|Jacopo Sannazaro|Sannazzaro}}, la quale parve a' contemporanei l'immagine più pura e compiuta di quell'ideale idillico. Ma di questo {{Ac|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} napolitano non è rimasta viva che qualche sentenza felicemente espressa, come:
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