Differenze tra le versioni di "Divina Commedia/Purgatorio/Canto II"

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(correzione apostrofi e capitoli)
{{Qualità|avz=75%|data=13 febbraio 2008|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Purgatorio|Purgatorio]]<br /><br />Canto secondo|prec=../Canto I|succ=../Canto III}}
 
{{capitolo
|CapitoloPrecedente=Canto primo
|NomePaginaCapitoloPrecedente=../Canto I
|CapitoloSuccessivo=Canto terzo
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=../Canto III
}}
''Canto secondo, nel quale tratta de la prima qualitade cioè dilettazione di vanitade, nel quale peccato inviluppati sono puniti proprio fuori del purgatorio in uno piano, e in persona di costoro nomina il Casella, uomo di corte.''
 
 
sì che le bianche e le vermiglie guance,
dov'i'dov’i’ era, de la bella Aurora
per troppa etate divenivan rance. {{r|9}}
 
Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
per li grossi vapor Marte rosseggia
giù nel ponente sovra 'l’l suol marino, {{r|15}}
 
cotal m'apparvem’apparve, s'ios’io ancor lo veggia,
un lume per lo mar venir sì ratto,
che 'l’l muover suo nessun volar pareggia. {{r|18}}
 
Dal qual com'iocom’io un poco ebbi ritratto
l'occhiol’occhio per domandar lo duca mio,
rividil più lucente e maggior fatto. {{r|21}}
 
Poi d'ogned’ogne lato ad esso m'appariom’appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo. {{r|24}}
 
gridò: "Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l'angell’angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali. {{r|30}}
 
Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l'alil’ali sue, tra liti sì lontani. {{r|33}}
 
Vedi come l'l’ ha dritte verso 'l’l cielo,
trattando l'aerel’aere con l'etternel’etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo". {{r|36}}
 
Poi, come più e più verso noi venne
l'uccell’uccel divino, più chiaro appariva:
per che l'occhiol’occhio da presso nol sostenne, {{r|39}}
 
ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l'acqual’acqua nulla ne 'nghiottiva’nghiottiva. {{r|42}}
 
Da poppa stava il celestial nocchiero,
e più di cento spirti entro sediero. {{r|45}}
 
'In’In exitu Isräel de Aegypto'Aegypto’
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto. {{r|48}}
 
Poi fece il segno lor di santa croce;
ond'eiond’ei si gittar tutti in su la piaggia:
ed el sen gì, come venne, veloce. {{r|51}}
 
 
Da tutte parti saettava il giorno
lo sol, ch'aveach’avea con le saette conte
di mezzo 'l’l ciel cacciato Capricorno, {{r|57}}
 
quando la nova gente alzò la fronte
ver'ver’ noi, dicendo a noi: "Se voi sapete,
mostratene la via di gire al monte". {{r|60}}
 
E {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} rispuose: "Voi credete
forse che siamo esperti d'estod’esto loco;
ma noi siam peregrin come voi siete. {{r|63}}
 
che lo salire omai ne parrà gioco". {{r|66}}
 
L'animeL’anime, che si fuor di me accorte,
per lo spirare, ch'i'ch’i’ era ancor vivo,
maravigliando diventaro smorte. {{r|69}}
 
e di calcar nessun si mostra schivo, {{r|72}}
 
così al viso mio s'affisars’affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi oblïando d'ired’ire a farsi belle. {{r|75}}
 
Io vidi una di lor trarresi avante
che mosse me a far lo somigliante. {{r|78}}
 
Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspettol’aspetto!
tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
e tante mi tornai con esse al petto. {{r|81}}
 
Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
per che l'ombral’ombra sorrise e si ritrasse,
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi. {{r|84}}
 
Soavemente disse ch'ioch’io posasse;
allor conobbi chi era, e pregai
che, per parlarmi, un poco s'arrestasses’arrestasse. {{r|87}}
 
Rispuosemi: "Così com'iocom’io t'amait’amai
nel mortal corpo, così t'amot’amo sciolta:
però m'arrestom’arresto; ma tu perché vai?". {{r|90}}
 
"Casella mio, per tornar altra volta
dov'iodov’io son, fo io questo vïaggio",
diss'iodiss’io; "ma a te com'ècom’è tanta ora tolta?". {{r|93}}
 
Ed elli a me: "Nessun m'èm’è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m'm’ ha negato esto passaggio; {{r|96}}
 
ché di giusto voler lo suo si face:
chi ha voluto intrar, con tutta pace. {{r|99}}
 
Ond'ioOnd’io, ch'erach’era ora a la marina vòlto
dove l'acqual’acqua di Tevero s'insalas’insala,
benignamente fu'fu’ da lui ricolto. {{r|102}}
 
A quella foce ha elli or dritta l'alal’ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala". {{r|105}}
 
E io: "Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l'amorosol’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie, {{r|108}}
 
di ciò ti piaccia consolare alquanto
l'animal’anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!". {{r|111}}
 
'Amor’Amor che ne la mente mi ragiona'ragiona’
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona. {{r|114}}
 
Lo mio maestro e io e quella gente
ch'eranch’eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente. {{r|117}}
 
qual negligenza, quale stare è questo?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
ch'esserch’esser non lascia a voi Dio manifesto". {{r|123}}
 
Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l'usatol’usato orgoglio, {{r|126}}
 
se cosa appare ond'elliond’elli abbian paura,
subitamente lasciano star l'escal’esca,
perch'assalitiperch’assaliti son da maggior cura; {{r|129}}
 
così vid'iovid’io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e fuggir ver'ver’ la costa,
com'omcom’om che va, né sa dove rïesca; {{r|132}}
 
né la nostra partita fu men tosta.
===== Altri progetti =====
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