Divina Commedia/Inferno/Canto III: differenze tra le versioni

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{{Qualità|avz=100%|data=13 febbraio 2008|arg=Poemi}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Divina Commedia/Inferno|Inferno]]<br />Canto terzo|prec=../Canto II|succ=../Canto IV}}
 
{{capitolo
''Canto terzo, nel quale tratta de la porta e de l'entratal’entrata de l'infernol’inferno e del fiume d'Acheronted’Acheronte, de la pena di coloro che vissero sanza opere di fama degne, e come il demonio Caron li trae in sua nave e come elli parlò a l'auttorel’auttore; e tocca qui questo vizio ne la persona di papa Cilestino.''
|CapitoloPrecedente=Canto secondo
|NomePaginaCapitoloPrecedente=../Canto II
|CapitoloSuccessivo=Canto quarto
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=../Canto IV
}}
''Canto terzo, nel quale tratta de la porta e de l'entrata de l'inferno e del fiume d'Acheronte, de la pena di coloro che vissero sanza opere di fama degne, e come il demonio Caron li trae in sua nave e come elli parlò a l'auttore; e tocca qui questo vizio ne la persona di papa Cilestino.''
 
<poem>
'{{§|Per me si va ne la città dolente|Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. {{R|3}}
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e 'l’l primo amore. {{R|6}}
 
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch'intratech’intrate}}'. {{R|9}}
 
Queste parole di colore oscuro
vid'ïovid’ïo scritte al sommo d'unad’una porta;
per ch'ioch’io: "Maestro, il senso lor m'èm’è duro". {{R|12}}
 
Ed elli a me, come persona accorta:
ogne viltà convien che qui sia morta. {{R|15}}
 
Noi siam venuti al loco ov'i'ov’i’ t't’ ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c'c’ hanno perduto il ben de l'intellettol’intelletto". {{R|18}}
 
E poi che la sua mano a la mia puose
con lieto volto, ond'ioond’io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose. {{R|21}}
 
Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l'aerel’aere sanza stelle,
per ch'ioch’io al cominciar ne lagrimai. {{R|24}}
 
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d'irad’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle {{R|27}}
 
facevano un tumulto, il qual s'aggiras’aggira
sempre in quell'auraquell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira. {{R|30}}
 
E io ch'aveach’avea d'errord’error la testa cinta,
dissi: "Maestro, che è quel ch'i'ch’i’ odo?
e che gent'ègent’è che par nel duol sì vinta?". {{R|33}}
 
Ed elli a me: "Questo misero modo
tegnon l'animel’anime triste di coloro
che visser sanza 'nfamia’nfamia e sanza lodo. {{R|36}}
 
Mischiate sono a quel cattivo coro
Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch'alcunach’alcuna gloria i rei avrebber d'ellid’elli". {{R|42}}
 
E io: "Maestro, che è tanto greve
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che 'nvidïosi’nvidïosi son d'ogned’ogne altra sorte. {{R|48}}
 
Fama di loro il mondo esser non lassa;
{{§|non ragioniam di lor, ma guarda e passa|non ragioniam di lor, ma guarda e passa}}". {{R|51}}
 
E io, che riguardai, vidi una 'nsegna’nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d'ogned’ogne posa mi parea indegna; {{R|54}}
 
e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch'i'ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n'avessen’avesse disfatta. {{R|57}}
 
Poscia ch'ioch’io v'ebbiv’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombral’ombra di colui
{{§|Viltade|che fece per viltade il gran rifiuto}}. {{R|60}}
 
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d'id’i cattivi,
a Dio spiacenti e a'a’ nemici sui. {{R|63}}
 
Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch'eranch’eran ivi. {{R|66}}
 
Elle rigavan lor di sangue il volto,
che, mischiato di lagrime, a'a’ lor piedi
da fastidiosi vermi era ricolto. {{R|69}}
 
E poi ch'ach’a riguardar oltre mi diedi,
vidi genti a la riva d'und’un gran fiume;
per ch'ioch’io dissi: "Maestro, or mi concedi {{R|72}}
 
ch'i'ch’i’ sappia quali sono, e qual costume
le fa di trapassar parer sì pronte,
com'i'com’i’ discerno per lo fioco lume". {{R|75}}
 
Ed elli a me: "Le cose ti fier conte
quando noi fermerem li nostri passi
su la trista riviera d'Acheronted’Acheronte". {{R|78}}
 
Allor con li occhi vergognosi e bassi,
temendo no 'l’l mio dir li fosse grave,
infino al fiume del parlar mi trassi. {{R|81}}
 
 
Non isperate mai veder lo cielo:
i'i’ vegno per menarvi a l'altral’altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e 'n’n gelo. {{R|87}}
 
E tu che se'se’ costì, anima viva,
pàrtiti da cotesti che son morti".
Ma poi che vide ch'ioch’io non mi partiva, {{R|90}}
 
disse: "Per altra via, per altri porti
più lieve legno convien che ti porti". {{R|93}}
 
E 'l’l duca lui: "Caron, non ti crucciare:
{{§|vuolsi così colà dove si puote|vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare}}". {{R|96}}
Quinci fuor quete le lanose gote
al nocchier de la livida palude,
che 'ntorno’ntorno a li occhi avea di fiamme rote. {{R|99}}
 
Ma quell'animequell’anime, ch'eranch’eran lasse e nude,
cangiar colore e dibattero i denti,
ratto che 'nteser’nteser le parole crude. {{R|102}}
 
Bestemmiavano Dio e lor parenti,
l'umanal’umana spezie e 'l’l loco e 'l’l tempo e 'l’l seme
di lor semenza e di lor nascimenti. {{R|105}}
 
Poi si ritrasser tutte quante insieme,
forte piangendo, a la riva malvagia
ch'attendech’attende ciascun uom che Dio non teme. {{R|108}}
 
{{§|Caron dimonio|Caron dimonio, con occhi di bragia
batte col remo qualunque s'adagia.}} {{R|111}}
 
Come d'autunnod’autunno si levan le foglie
l'unal’una appresso de l'altral’altra, fin che 'l’l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie, {{R|114}}
 
similemente il mal seme d'Adamod’Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo. {{R|117}}
 
Così sen vanno su per l'ondal’onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s'aunas’auna. {{R|120}}
 
{{§|Figliuol mio|"Figliuol mio", disse 'l maestro cortese,
Quinci non passa mai anima buona;
e però, se Caron di te si lagna,
ben puoi sapere omai che 'l’l suo dir suona". {{R|129}}
 
Finito questo, la buia campagna
la qual mi vinse ciascun sentimento; {{R|135}}
 
e caddi come l'uoml’uom cui sonno piglia.
</poem>
 
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