Differenze tra le versioni di "Cuore (1889)/Febbraio/Buoni propositi"

Correzione pagina via bot
m (Conversione intestazione / correzione capitolo by Alebot)
(Correzione pagina via bot)
{{Qualità|avz=75%|data=5 maggio 2009|arg=Romanzi}}
{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[Cuore/Febbraio|Febbraio]] - Buoni propositi|prec=../Una medaglia ben data|succ=../Il vaporino}}
 
{{capitolo
|CapitoloPrecedente=Una medaglia ben data
|NomePaginaCapitoloPrecedente=../Una medaglia ben data
|CapitoloSuccessivo=Il vaporino
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=../Il vaporino
}}
5, domenica
 
M'haM’ha destato un rimorso quella medaglia data a Precossi. Io che non ne ho ancora guadagnata una! Io da un po'po’ di tempo non studio, e sono scontento di me, e il maestro, mio padre e mia madre sono scontenti. Non provo più neppure il piacere di prima a divertirmi, quando lavoravo di voglia, e poi saltavo su dal tavolino e correvo ai miei giochi pieno d'allegrezzad’allegrezza, come se non avessi più giocato da un mese. Neanche a tavola coi miei non mi siedo più con la contentezza d'unad’una volta. Sempre ho come un'ombraun’ombra nell'animonell’animo, una voce dentro che mi dice continuamente: - non va, non va. - Vedo la sera passar per la piazza tanti ragazzi che tornan dal lavoro, in mezzo a gruppi d'operaid’operai tutti stanchi ma allegri, che allungano il passo, impazienti di arrivar a casa a mangiare, e parlano forte, ridendo, e battendosi sulle spalle le mani nere di carbone o bianche di calce, e penso che hanno lavorato dallo spuntar dell'albadell’alba fino a quell'oraquell’ora; e con quelli tanti altri anche più piccoli, che tutto il giorno son stati sulle cime dei tetti, davanti alle fornaci, in mezzo alle macchine, e dentro all'acquaall’acqua, e sotto terra, non mangiando che un po'po’ di pane; e provo quasi vergogna, io che in tutto quel tempo non ho fatto che scarabocchiare di mala voglia quattro paginuccie. Ah sono scontento, scontento! Io vedo bene che mio padre è di malumore, e vorrebbe dirmelo, ma gli rincresce, e aspetta ancora; caro padre mio, che lavori tanto! Tutto è tuo, tutto quello che mi vedo intorno in casa, tutto quello che tocco, tutto quello che mi veste e che mi ciba, tutto quello che mi ammaestra e mi diverte, tutto è frutto del tuo lavoro, ed io non lavoro, tutto t'èt’è costato pensieri, privazioni, dispiaceri, fatiche, e io non fatico! Ah no, è troppo ingiusto e mi fa troppa pena. Io voglio cominciare da oggi, voglio mettermi a studiare, come Stardi, coi pugni serrati e coi denti stretti, mettermici con tutte le forze della mia volontà e del mio cuore; voglio vincere il sonno la sera, saltar giù presto la mattina, martellarmi il cervello senza riposo, sferzare la pigrizia senza pietà, faticare, soffrire anche, ammalarmi; ma finire una volta di trascinare questa vitaccia fiacca e svogliata che avvilisce me e rattrista gli altri. Animo, al lavoro! Al lavoro con tutta l'animal’anima e con tutti i nervi! Al lavoro che mi renderà il riposo dolce, i giochi piacevoli, il desinare allegro; al lavoro che mi ridarà il buon sorriso del mio maestro e il bacio benedetto di mio padre.
{{capitolo
|CapitoloPrecedente=Una medaglia ben data
|NomePaginaCapitoloPrecedente=../Una medaglia ben data
|CapitoloSuccessivo=Il vaporino
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=../Il vaporino
}}
362 077

contributi