Differenze tra le versioni di "Canti (Leopardi - Donati)/II. Sopra il monumento di Dante"

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{{IncludiIntestazione|sottotitolo=II<br />Sopra il monumento di Dante<br />che si preparava in Firenze|prec=../All'Italia|succ=../Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica}}
 
{{capitolo
|CapitoloPrecedente=I - All'Italia
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|CapitoloSuccessivo=III - Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=../Ad Angelo Mai: quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica
}}
<poem>
Perché le nostre genti
Pace sotto le bianche ali raccolga,
Non fien da'da’ lacci sciolte
Dell'anticoDell’antico sopor l'italel’itale menti
{{R|5}}S'aiS’ai patrii esempi della prisca etade
Questa terra fatal non si rivolga.
O Italia, a cor ti stia
Far ai passati onor; che d'altrettalid’altrettali
Oggi vedove son le tue contrade,
{{R|10}}Né v'èv’è chi d'onorard’onorar ti si convegna.
Volgiti indietro, e guarda, o patria mia,
Quella schiera infinita d'immortalid’immortali,
E piangi e di te stessa ti disdegna;
Che senza sdegno omai la doglia è stolta:
{{R|15}}Volgiti e ti vergogna e ti riscuoti,
E ti punga una volta
Pensier degli avi nostri e de'de’ nepoti.
 
D'ariaD’aria e d'ingegnod’ingegno e di parlar diverso
Per lo toscano suol cercando gia
{{R|20}}L'ospiteL’ospite desioso
Dove giaccia colui per lo cui verso
Il meonio cantor non è più solo.
Ed, oh vergogna! udia
Che non che il cener freddo e l'ossal’ossa nude
{{R|25}}Giaccian esuli ancora
Dopo il funereo dì sott'altrosott’altro suolo,
Ma non sorgea dentro a tue mura un sasso,
Firenze, a quello per la cui virtude
Tutto il mondo t'onorat’onora.
{{R|30}}Oh voi pietosi, onde sì tristo e basso
Obbrobrio laverà nostro paese!
Bell'opraBell’opra hai tolta e di ch'amorch’amor ti rende,
Schiera prode e cortese,
Qualunque petto amor d'Italiad’Italia accende.
 
{{R|35}}Amor d'Italiad’Italia, o cari,
Amor di questa misera vi sproni,
Ver cui pietade è morta
In ogni petto omai, perciò che amari
Giorni dopo il seren dato n'han’ha il cielo.
{{R|40}}Spirti v'aggiungav’aggiunga e vostra opra coroni
Misericordia, o figli,
E duolo e sdegno di cotanto affanno
Ma voi di quale ornar parola o canto
{{R|45}}Si debbe, a cui non pur cure o consigli,
Ma dell'ingegnodell’ingegno e della man daranno
I sensi e le virtudi eterno vanto
Oprate e mostre nella dolce impresa?
Quali a voi note invio, sì che nel core,
{{R|50}}Sì che nell'almanell’alma accesa
Nova favilla indurre abbian valore?
 
Voi spirerà l'altissimol’altissimo subbietto,
Ed acri punte premeravvi al seno.
Chi dirà l'ondal’onda e il turbo
{{R|55}}Del furor vostro e dell'immensodell’immenso affetto?
Chi pingerà l'attonitol’attonito sembiante?
Chi degli occhi il baleno?
Qual può voce mortal celeste cosa
Come cadrà? come dal tempo rosa
Fia vostra gloria o quando?
Voi, di ch'ilch’il nostro mal si disacerba,
{{R|65}}Sempre vivete, o care arti divine,
Conforto a nostra sventurata gente,
Fra l'italel’itale ruine
Gl'italiGl’itali pregi a celebrare intente.
 
Ecco voglioso anch'ioanch’io
{{R|70}}Ad onorar nostra dolente madre
Porto quel che mi lice,
E mesco all'opraall’opra vostra il canto mio,
Sedendo u'u’ vostro ferro i marmi avviva.
O dell'etruscodell’etrusco metro inclito padre,
{{R|75}}Se di cosa terrena,
Se di costei che tanto alto locasti
Qualche novella ai vostri lidi arriva,
io so ben che per te gioia non senti,
Che saldi men che cera e men ch'arenach’arena,
{{R|80}}Verso la fama che di te lasciasti,
Son bronzi e marmi; e dalle nostre menti
Se mai cadesti ancor, s'unquas’unqua cadrai,
Cresca, se crescer può, nostra sciaura,
E in sempiterni guai
 
Ma non per te; per questa ti rallegri
Povera patria tua, s'unquas’unqua l'esempiol’esempio
Degli avi e de'de’ parenti
Ponga ne'ne’ figli sonnacchiosi ed egri
{{R|90}}Tanto valor che un tratto alzino il viso.
Ahi, da che lungo scempio
{{R|95}}Oggi ridotta sì che a quel che vedi,
Fu fortunata allor donna e reina.
Tal miseria l'accoral’accora
Qual tu forse mirando a te non credi.
Taccio gli altri nemici e l'altrel’altre doglie;
{{R|100}}Ma non la più recente e la più fera,
Per cui presso alle soglie
Vide la patria tua l'ultimal’ultima sera.
 
Beato te che il fato
A viver non dannò fra tanto orrore;
{{R|105}}Che non vedesti in braccio
L'italaL’itala moglie a barbaro soldato;
Non predar, non guastar cittadi e colti
L'astaL’asta inimica e il peregrin furore;
Non degl'italidegl’itali ingegni
{{R|110}}Tratte l'oprel’opre divine a miseranda
Schiavitude oltre l'alpel’alpe, e non de'de’ folti
Carri impedita la dolente via;
Non gli aspri cenni ed i superbi regni;
Non udisti gli oltraggi e la nefanda
{{R|115}}Voce di libertà che ne schernia
Tra il suon delle catene e de'de’ flagelli.
Chi non si duol? che non soffrimmo? intatto
Che lasciaron quei felli?
Nostra patria vedendo ancella e schiava,
{{R|125}}E da mordace lima
Roder la sua virtù, di null'aitanull’aita
E di nullo conforto
Lo spietato dolor che la stracciava
Avesti, o cara; e morto
Io non son per la tua cruda fortuna.
Qui l'iral’ira al cor, qui la pietade abbonda:
Pugnò, cadde gran parte anche di noi:
{{R|135}}Ma per la moribonda
Mutato sei da quel che fosti in terra.
Morian per le rutene
{{R|140}}Squallide piagge, ahi d'altrad’altra morte degni,
Gl'italiGl’itali prodi; e lor fea l'aerel’aere e il cielo
E gli uomini e le belve immensa guerra.
Cadeano a squadre a squadre
Semivestiti, maceri e cruenti,
{{R|145}}Ed era letto agli egri corpi il gelo.
Allor, quando traean l'ultimel’ultime pene,
Membrando questa desiata madre,
Diceano: oh non le nubi e non i venti,
Ma ne spegnesse il ferro, e per tuo bene,
{{R|150}}O patria nostra. Ecco da te rimoti,
Quando più bella a noi l'etàl’età sorride,
A tutto il mondo ignoti,
Moriam per quella gente che t'uccidet’uccide.
 
Di lor querela il boreal deserto
{{R|155}}E conscie fur le sibilanti selve.
Così vennero al passo,
E i negletti cadaveri all'apertoall’aperto
Su per quello di neve orrido mare
Dilaceràr le belve
{{R|160}}E sarà il nome degli egregi e forti
Pari mai sempre ed uno
Con quel de'de’ tardi e vili. Anime care,
Bench'infinitaBench’infinita sia vostra sciagura,
Datevi pace; e questo vi conforti
{{R|165}}Che conforto nessuno
Avrete in questa o nell'etànell’età futura.
In seno al vostro smisurato affanno
Posate, o di costei veraci figli,
Al cui supremo danno
{{R|170}}Il vostro solo è tal che s'assomiglis’assomigli.
 
Di voi già non si lagna
La patria vostra, ma di chi vi spinse
A pugnar contra lei,
ch'ellach’ella sempre amaramente piagna
{{R|175}}E il suo col vostro lacrimar confonda.
Oh di costei ch'ognich’ogni altra gloria vinse
Pietà nascesse in core
A tal de'de’ suoi ch'affaticatach’affaticata e lenta
Di sì buia vorago e sì profonda
{{R|180}}La ritraesse! O glorioso spirto,
Dimmi: d'Italiad’Italia tua morto è l'amorel’amore?
Di'Di’: quella fiamma che t'acceset’accese, è spenta?
Di'Di’: né più mai rinverdirà quel mirto
Ch'alleggiòCh’alleggiò per gran tempo il nostro male?
{{R|185}}Nostre corone al suol fien tutte sparte?
Né sorgerà mai tale
Che stai? levati e parti.
Non si conviene a sì corrotta usanza
Questa d'animid’animi eccelsi altrice e scola:
Se di codardi è stanza,
{{R|200}}Meglio l'èl’è rimaner vedova e sola.
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