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In gioi mi tegno tut[t]a la mia pena
e contolami in gran bonaventura;
come Parisi quando amav'amav’ Alena,
così fac[c]io, membrando per ogn'uraogn’ura.
Non cura - lo meo cor s'às’à pene,{{R|5}}
membrando gioi che vene,
quanto più dole ed ell'aell’a[ve] più dura.
Null'omoNull’omo credo c'amic’ami lealmente
che tema pene inver sua donna c'amac’ama:
amante è che ama falsamente{{R|10}}
quandunque vede un poco e che più brama,
e chiama - tut[t]avia mercede,
e già mai non si crede
c'Amorc’Amor conosca il male c'altruic’altrui inflama.
Però la tegno grande scanoscenza{{R|15}}
chi rimprocc[i]a a l'Amorel’Amore i suo'suo’ tormenti,
chè non è gioi che si venda in credenza
nè per forza di pene c'altruic’altrui senti.
Non menti - a quelli che son suoi,
anti li dona gioi,{{R|20}}
come fa buon segnore a suo serventi.
Dunque, madonna, ben facc[i]o ragione
s'ios’io vi conto le pene ch'ioch’io patia.
Ancora chi agia avuto guiderdone
de la più ric[c]a gioia che 'n’n voi sia,{{R|25}}
vor[r]ia, - bella, a poco a poco
con voi rintrare in gioco,
com'iocom’io son vostro e voi, madonna mia.
Or ti rimembri, bella, a quello punto
ched io ti presi ad amare [a] coragio:{{R|30}}
da poi che gravemente m'agiem’agie punto,
tut[t]a la pena ben mi pare chi agio.
Ben agio, - amore, e vo'vo’ serviri,
e tragendo martiri,
e non cangio per nulla gioia c'agioc’agio.{{R|35}}
</poem>
 
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