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L ALTRO VIACii.l’i 407 del misericord! e il dono della pieta, ed t l’opposto quindi dell’invidia. Dante vi si volge con gli eterni Gemelli, e cosi vede " l’aiuola che ci fa tanto feroci. (i) In verita l’occhio dell’invido " pur a terra mira, (2) e per quel mi rare l’animo si fa feroce. Laggiu l’aiuola dell’invidia, quassu il dono della pieta e la beatitudine dei misericordi. Ad accertarne, potrebbe bastare quella comparazione dell’augello, (3) posato al nido de’ suoi dolci nati. Ma " ecco le schiere del trionfo di Cristo, o della misericordia divina, come si potrebbe dire: di quella u sapienza e possanza (4) ch’apri le strade intra il cielo e la terra. Ma " quivi e la rosa in che il Verbo divino carne si fece, quivi risuona il nome " del bel fiore che Dante invocava mattina e sera. (5) In lei misericordia! in lei pietate! Qui si vede l’atto di quei candori che si stendono in su, come il fantolino tende le braccia " in ver la mamma... poi che il latte prese. (6) E c’e oltre che misericordia, oltre che pieta nel senso di regolatrice dei nostri doveri verso il prossimo, v’e la pietas nell’altro senso augusto. Quivi il Poeta e esaminato intorno alle tre virtu sante, nel cui esercizio si assomma la pieta o religione (7). E Pietro maledice ci6 che e nelle bolgie, la simonia, lo scisma, l’ipocrisia dei lupi in vista di pastori; e fa piu alta(i) Par. XXII 151 e segg. - (2) Purg. XIV 150. - (3) Par. XXriI, si-jis. (4) ib. 37 seg. - (5) ib. 73 seg. 88. - (6) ib. 121 segg. - (7) l’ar. XXIV-XXYI.
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dei misericordi e il dono della pietà, ed è l’opposto quindi dell’invidia. Dante vi si volge con gli eterni Gemelli, e così vede "l’aiuola che ci fa tanto feroci".<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXII#150|Par. XXII 151}} e segg.</ref> In verità l’occhio dell’invido "pur a terra mira",<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Purgatorio/Canto XIV#150|Purg. XIV 15o}}</ref> e per quel mirare l’animo si fa feroce. Laggiù l’aiuola dell’invidia, quassù il dono della pietà e la beatitudine dei misericordi. Ad accertarne, potrebbe bastare quella comparazione dell’augello<ref>{{TestoCitato|Divina Commedia/Paradiso/Canto XXIII#3|Par. XXIII 1}} segg.</ref>,
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{{ms|font=0.7pc}}<poem>posato al nido de’ suoi dolci nati</poem></div>.
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Ma "ecco le schiere del trionfo di Cristo", o della misericordia divina, come si potrebbe dire: di quella "sapienza e possanza" (4) ch’apri le strade intra il cielo e la terra. Ma " quivi e la rosa in che il Verbo divino carne si fece, quivi risuona il nome " del bel fiore che Dante invocava mattina e sera. (5) In lei misericordia! in lei pietate! Qui si vede l’atto di quei candori che si stendono in su, come il fantolino tende le braccia " in ver la mamma... poi che il latte prese. (6) E c’e oltre che misericordia, oltre che pieta nel senso di regolatrice dei nostri doveri verso il prossimo, v’e la pietas nell’altro senso augusto. Quivi il Poeta e esaminato intorno alle tre virtu sante, nel cui esercizio si assomma la pieta o religione (7). E Pietro maledice ci6 che e nelle bolgie, la simonia, lo scisma, l’ipocrisia dei lupi in vista di pastori; e fa piu alta(i) Par. XXII 151 e segg. - (2) Purg. XIV 150. - (3) Par. XXriI, si-jis. (4) ib. 37 seg. - (5) ib. 73 seg. 88. - (6) ib. 121 segg. - (7) l’ar. XXIV-XXYI.
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