Differenze tra le versioni di "La novella della matrona efesina"

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Conversione a nuova Intestazione by Alebot
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m (Conversione a nuova Intestazione by Alebot)
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| Nome e cognome dell'autore= =Petronio Arbitro
| Titolo= =La novella della matrona efesina
| Iniziale del titolo= =L
|Secolo Anno di pubblicazione= =Antichità
|Nome della pagina principale= La novella della matrona efesina
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| Lingua originale del testo= =latino
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| Nome e cognome del traduttore= =Antonio Cesari
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| Anno di traduzione= =1843
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| Progetto =letteratura
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| Argomento =novelle
|Lingua originale del testo= latino
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|Nome e cognome del traduttore= Antonio Cesari
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|Anno di traduzione= 1843
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|Secolo di traduzione= XIX secolo
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|Abbiamo la versione cartacea a fronte?=no
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|URL della versione cartacea a fronte=
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Fu già in Efeso una matrona in tanta fama di pudicizia, che eziandio dalle terre vicine tirava le femmine a vederla per maraviglia. Ora essendole morto il marito, non contenta di seguitar, com'era in costume generalmente, il funerale di lui co' capelli scarmigliati, e di darsi corampopulo nel nudo petto, accompagnò il corpo altresì dentro del monumento; ed, essendo posto (come fanno i Greci) sotterra, si mise a guardarlo piangendo dì e notte continuo. Macerandosi adunque così, e deliberata di voler morire di fame, non fu mai potuta da ciò rivolgere nè da' genitori, nè da' parenti; ed essendovisi messo da ultimo eziandio il maestrato, n'andarono con la repulsa. Onde compianta da tutti per donna di esempio miracoloso, era già venuta al quinto dì, senza romper digiuno. Stava allato seduta alla addolorata donna una fante sua fedelissima, la quale prestavate eziandio le sue lagrime, ed ogni volta che la lucerna posta nel monumento fosse venuta meno, rifornivala d'olio. Adunque in tutta la città non si parlava che pure di questo fatto, protestando (''affermando'') tutti gli ordini delle persone unico al mondo essere quello specchio di pudicizia e d'amore che così risplendeva.
 
Ma i genitori di uno degl'impiccati, veduto che la guardia era fatta loro più al largo (''lor più cortese''), di notte ferma nel dispiccarono e gli diedero sepoltura (''fecero il mortorio, il mestiero''). Mentre adunque il soldato cattivello (''affascinato, circumscriptus. Altri ha circumspectus, o circumpectus'') se la piglia un po' consolata, l'altro dì vede da una delle forche spiccato il corpo. Il perchè aspettandosi la morte, raccontò ogni cosa alla donna; protestandole, che egli non aspetterebbe la sentenza del giudice, ma colla spada sarebbesi imposta la pena della sua scioperaggine: solamente ella gli desse al morire la mano, (''leggo: manum morituro commodaret sibi'') e concedesse il fatal monumento a comune all'amico e al marito. La donna, non meno pietosa che casta; Cessi Iddio, rispose, che io nel medesimo tempo voglia essere spettatrice di due morti di due persone che di tutte ho carissime: io patirò meglio d'impendere un morto, che un vivo ammazzare. Così detto, l'aiutò levare (''così mi par da voltare il jussit tolli'') dall'arca il cadavere del marito e impendere alla croce rimasa vota. Il soldato non si lasciò scappare (''usò, prese, a bocca baciata, di bel patto'') l'argomento (''il trovato'') della savissima donna: di che il dì appresso la gente uscita di sè diceva: Or come dee essere stato, che il morto è risalito sopra le forche? La commedia fu risa da' navichieri; arrossando non poco Trifena, che si lasciò amorosamente cadere sul collo di Gitone. Non rise già Lica; ma crollando per ira il capo, rispose: Se il governatore avesse voluto esser giusto, egli era da far riporre nel monimento il cadavere del marito, ed in costui scambio cacciar sulle forche la donna.
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