Apri il menu principale

Modifiche

m
nessun oggetto della modifica
Dal che, Venerabili Fratelli, sorge naturale il dubbio che l’odierna riforma contro il matrimonio religioso sia dettata, più che da sentimento di ordine e di rettitudine sociale, dal proposito di recare nuove tribolazioni alla Chiesa ed al Clero, e di accrescere incentivi di perversione al popolo italiano. E il dubbio purtroppo si avvalora, se si osservi come la detta riforma vada a colpire di maggior pena il sacro Ministro, che non i principali trasgressori, lasciando pure a questi uno scampo per esimersi, entro un termine, dall’azione penale, ma non così al sacro Ministro: e se inoltre si ponga mente agl’ignobili commenti e alle irreligiose declamazioni, onde si volle innanzi al pubblico accreditare la riforma stessa, non senza offesa e cordoglio d’ogni cuore cattolico. Poiché si osò dire senza ambagi: Che la morale sociale non è la morale religiosa, ed il legislatore civile non deve farla da moralista; Che lo Stato non guarda a Sacramenti, né si perita di punire anche un Sacramento per sostenere le sue istituzioni; Che la presente riforma è una rappresaglia contro la Chiesa, perché condanna come iniqua la legge civile, che disconosce il carattere religioso del Sacramento; Che il Sacramento del matrimonio è un’unione simulata, è un concubinato che offende la legge sociale, Voi ben vedete, Venerabili Fratelli, dopo siffatte manifestazioni, da quali principi è ispirata, ed a qual termine intenda la proposta riforma!
 
Preghiamo perciò di tutto cuore l’Altissimo che Ci risparmi l’angoscia di vedere spargere nella vigna evangelica questa nuova semenza, la quale non può recare che frutti perniciosi alla fede ed alla domestica e pubblica morale, e sarà pure una sorgente di nuove offensioni e violenze a danno dei sacri Ministri. In pari tempo non desistiamo, Venerabili Fratelli, di premunire i fedeli con opportune esortazioni sulla grande verità cattolica, che l’origine e santificazione delle nozze sono da Dio, e che fuori delle forme da Dio e dalla Chiesa stabilite non v’è onestà, né santità di vincoli, né grazia di Sacramento. A smentire poi le speciose accuse che oggi si vanno lanciando contro la Chiesa ed il Clero, facendoli credere sistematicamente ostili a quegli ordinamenti che regolano il matrimonio nelle sue civili attinenze, non abbiamo che a ricordare le sapienti istruzioni con cui la Chiesa stessa, posta in salvo l’integrità del domma e la dignità del Sacramento, lascia che i fedeli, di fronte a siffatte legislazioni, fruiscano dei sociali vantaggi che da quelle discendono. Queste istruzioni Voi ben le conoscete, Venerabili Fratelli, da moltissimi atti della Sede Apostolica, e segnatamente dal Breve di Benedetto XIV ai Vescovi di Olanda Reddite sunt, del 17 settembre 1746; dal Breve di Pio VI al Vescovo di Luçon del 28 maggio 1793; dall’Enciclica di {{AutoreCitato|Papa Pio VII|Pio VII}} all’Episcopato francese del 17 febbraio 1809; e ai giorni nostri dalla generale Istruzione della S. Penitenzieria ai Vescovi d’Italia del 15 gennaio 1866.
 
Quanto Vi abbiamo esposto, Venerabili Fratelli, potrebbe certo valere ad illuminare le menti e a scongiurare il temuto pericolo. Che se, ciò malgrado, la malvagità degli uomini Ci costringesse a vedere con queste ed altre perniciose riforme sempre più compromesso il Sacramento, Noi con Voi ne saremmo per fermo profondamente addolorati: ma dall’invitto esempio degli Apostoli e dei Nostri Predecessori trarremmo le norme per tutelare maisempre, secondo il divino mandato, la santa causa del matrimonio cristiano, e la salute spirituale dei fedeli.
8 815

contributi