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in dubbio se fossero realmente esistiti. E, all’occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe più tentato di negarla." Con questa sua malizia l’Autore vuole lasciarci intendere che egli, dopo aver messo in scena sè stesso o persone da lui conosciute, ha voluto cercare se, per caso, esse potessero avere qualche riscontro con persone vissute nella stessa Lombardia due secoli innanzi; e poichè, in tal sorta d’investigazioni, si trova quasi sempre quello che si cerca, poichè gli uomini si modificano nelle forme, ma nel fondo sono sempre gli stessi, egli non dovette troppo meravigliarsi nel trovare ch’egli ed i suoi conoscenti presentavano sotto parecchi aspetti caratteri di molta somiglianza con alcuni veri ed autentici personaggi storici. Così l’Innominato egli non l’inventò tutto; era Bernardino Visconti, a proposito del quale la duchessa Visconti rallegravasi un giorno che il Manzoni le avesse messo in casa "prima un gran birbante, ma poi un gran santo;" il poeta Giusti soleva ''e converso'' chiamare il Manaoni "un santo birbone," alludendo alla santità della sua vita e della sua fede e all’infinita malizia del suo ingegno. L’Innominato aveva dunque esistito; ma il Manzoni lo riscaldò coi proprii sentimenti e ne fece un gran tipo.<ref>È il Manzoni stesso che ce lo fa sapere in una sua letterina a Cesare Cantù, il quale, valendosi, com’è noto, in gran parte dei materiali di studio dei ''Promessi Sposi'' che avevano servito al Manzoni, compose il suo ''Commento storico'' ai ''Promessi Sposi'': "L’Innominato (scriveva il Manzoni) è certamente Bernardino {{pt||{{#section:Pagina:Manzoni.djvu/253|note1}}}}</ref> Chi dubita dell’esistenza del cardinal
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